venerdì 28 febbraio 2020

Governo, caso psichiatrico

Mentre le autorità portuali di Tangeri hanno bloccato l’ingresso al porto di un traghetto italiano che collega Genova alla città marocchina, Sea Watch arriva e sbarca migranti, Messina zimbello d’Europa. Risultato: Migliaia di italiani segregati nelle zone colpite dal virus; migliaia di clandestini liberi di sbarcare e dileguarsi. Senza dimenticare che tra i nuovi sbarchi il rischio per la salute non è solo il coronavirus, ma da tempo si denunciano scabbia, tubercolosi, HIV, epatite, ecc. E senza dimenticare anche che, oltre alla salute pubblica e tutti gli aggravi anche economici per la gestione dei nuovi arrivati, permane il problema ineludibile della impossibile integrazione di enclave impermeabili alla nostra cultura e civiltà, certamente in crisi epocale, ma non per questo da dare per spacciata... Il problema è che stanno prevalendo le forze dissolutrici. (M.G.)

In sostanza i cittadini del quadrilatero della Colonna infame (lombardo-veneto) sono in condizione di libertà semi-vigilata e sono qualificati come untori a livello internazionale mentre i trecento-quattrocento deportati dall'Africa (continente ad elevatissimo rischio, dato che non è in grado neppure di riconoscere il virus) ogni giorno dalle ONG arrivano da zone sicure (l'Africa non è un problema, dice il Ministro Speranza), quindi saranno continuamente accolti e messi a spese dello Stato in quarantena a terra.

giovedì 27 febbraio 2020

Migranti, Musumeci scrive a Conte: "Da irresponsabili lo sbarco a Messina"

Duro attacco del governatore siciliano contro il premier Conte dopo la decisione di far sbarcare al porto di Messina i 194 migranti della Sea Watch
La sfida adesso è a distanza e il tema è quello dei migranti. Il governatore Nello Musumeci contesta la decisione del governo nazionale di far sbarcare in Sicilia i migranti recuperati dalla Sea Watch.
Ieri il numero uno di palazzo Orleans ha inviato una lettera al premier Giuseppe Conte specificando che nella caserma Gasparro Bisconte di Messina "sono emerse rilevanti criticità sotto il profilo igienico-sanitario, in merito all'accoglienza di nuovi migranti".
Nella missiva a Palazzo Chigi, il governatore rileva che "il Centro di primo soccorso ed identificazione, destinato per legge ad una permanenza breve limitata alla identificazione dei migranti, appare strutturalmente incompatibile con l'esigenza del prolungato regime di isolamento a cui dovrebbero essere sottoposti i cittadini non comunitari in arrivo". Musumeci ha quindi esortato il presidente del Consiglio dei ministri "a condividere il senso di responsabilità nei confronti della Comunità dei siciliani, anche in ragione dell'emergenza nazionale che sta impegnando tutte le nostre strutture sanitarie nella complessa azione di contrasto alla epidemia Covid-19". Insomma al centro delle polemiche finisce lo sbarco a causa dell'emergenza sanitaria legata all'emergenza coronavirus.

Il capolavoro di "Giuseppi": delegittimare l'Italia

La gestione dell’emergenza Coronavirus da parte del governo è davvero un capolavoro. Le frasi di Giuseppe Conte sulla “gestione non del tutto propria” dell’ospedale di Codogno stanno facendo il giro del mondo. E ovviamente l'Italia, delegittimata dal suo stesso primo ministro, non ci fa una bella figura. Mentre gli altri Stati ci trattano come appestati la CNN cita i virgolettati del premier in un resoconto dall’Italia intitolato “Italy scrambles to contain coronavirus outbreak after admitting hospital mess-up” [qui].
L’ospedale in questione sarebbe quello di Codogno, ma ad arrancare è il premier, che va ospite praticamente a reti unificate, dalla (D’Urso alla Venier a Giletti a Fazio) e nell’ansia di dire qualcosa se la prende con chi si sbatte davvero per mettere un freno al contagio, cioè gli operatori sanitari che lavorano a ciclo continuo da giorni. Consiglio a “Giuseppi”: si legga la testimonianza dell’infettivologo Raffaele Bruno, che sta curando il “paziente 1” sul “Corriere della Sera” di oggi. Forse cambierà idea…

Il medico in trincea da 80 ore «Un farmaco anti Hiv per salvare Mattia e gli altri»
Simona Ravizza per il “Corriere della Sera

L' infettivologo in trincea contro il Coronavirus da 80 ore di fila: «Ormai il conto l' ho perso». E il «Paziente Uno» di una maledetta conta di casi. Raffaele Bruno, 54 anni il prossimo 29 marzo, è l' emblema del senso di responsabilità di tutti i medici e infermieri che da giorni lavorano senza rientrare a casa né vedere la propria famiglia.

Borghi: "Non si azzardino a firmare il Mes, fuga dai titoli di Stato e Troika"

Sul coronavirus l'appello del leghista Claudio Borghi
"Premessa importante: il Mes non andrebbe rinviato solo per l'emergenza coronavirus. Per come è stato presentato e messo a punto non andrebbe proprio firmato e andrebbe solo respinto. Sappiamo tutti ormai come è andata, il premier Giuseppe Conte pare che, almeno al momento, abbia disatteso il mandato parlamentare. Ora, a maggior ragione, visto le violente ripercussioni dell'emergenza coronavirus sui mercati finanziari internazionali, non si deve nemmeno pensare o immaginare di firmare il Mes". A sostenerlo, in un'intervista ad Affaritaliani.it, è il leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera.
"Autorevoli studiosi, quasi all'unanimità, hanno spiegato che il Mes non è affatto uno strumento che porta sicurezza, bensì maggiore instabilità, soprattutto considerando l'attuale situazione con i mercati finanziari in subbuglio. Quello che nel Mes non dovrebbe essere scritto e invece c'è, purtroppo, è la possibilità che il default dello Stato diventi più facile. Non ci provino nemmeno a portarlo avanti perché in questo momento le ripercussioni potrebbero essere irreparabili", spiega l'esponente del Carroccio.

lunedì 24 febbraio 2020

Emmanuel Macron, ora l'Islam si ribella: pronto il piano per diventare autonomo da Parigi

Situazione emblematica che cova da tempo. Dovremmo cercare di trarne una lezione.

Per la prima volta da quando è diventato presidente della Repubblica, Emmanuel Macron martedì scorso, ha parlato di «separatismo islamista» per descrivere la situazione in cui versano sempre più zone della République, e in cui presto, se non saranno opposte le adeguate offensive, potrebbero scivolare altri territori. «Il nostro nemico è il separatismo (). Il separatismo islamista è incompatibile con la libertà e l' uguaglianza, è incompatibile con l' indivisibilità della Repubblica e la necessaria unità della nazione», ha dichiarato, con toni fermi, in un discorso molto atteso, pronunciato a Mulhouse, in Alsazia. Non si era mai sentito un Macron così deciso nel fotografare e condannare la realtà di quei "territori perduti" di cui già parlava lo storico Georges Bensoussan nel 2002 in un' inchiesta choc, dove le leggi di Allah hanno sostituito le leggi di Marianne, e, per dirla con la filosofa femminista Élisabeth Badinter, «una seconda società tenta di imporsi in maniera insidiosa nella nostra Repubblica, voltandole le spalle, e puntando esplicitamente al separatismo, se non addirittura alla secessione».

domenica 23 febbraio 2020

Coronavirus e cambiamenti epocali? Riflettere mentre accadono i fatti

Sino ad oggi, ho evitato volontariamente di dare il mio non richiesto contributo all’entropia cognitiva che accompagna lo sviluppo della nota epidemia. Ma oggi trasgredisco il divieto autoimposto. Sto scrivendo un libro ed in questo libro c’è una parte che cerca di rispondere alla domanda: cosa portò a terminare il medioevo ed ad iniziare il moderno? Alcuni storici, pochi per la verità, sostengono che se un momento decisivo ci fu, non una causa unica ma un innesco di processo, questo fu la Peste del ‘300.

Rispetto agli eventi in corso, i fatti di allora avevano forme e condizioni ben diversi, ma alcune no. A partire dall’innesco. La Peste Nera era di origine asiatica (tecnicamente un batterio ma le modalità di diffusione sono analoghe), mongolo per la precisione, trasmesso all’uomo per le diverse abitudini che quelle popolazioni avevano in termini di rapporti con gli animali. In realtà, la trasmissione di malattie dagli animali agli uomini, la zoonosi, segna le società umane sin dai tempi mesopotamici. L’altrettanto longeva tradizione umana alle interrelazioni tra gruppi anche a lunga distanza fece il resto. Così, nel ‘300, il batterio si imbarcò sulle navi commerciali genovesi in quel di Crimea e sbarcò poi a Messina, Genova e Marsiglia. Trasmissione dal regno animale a quello umano e diffusione tra gruppi umani anche a lunga distanza, sono costanti della nostra storia. Ma la Peste Nera ebbe effetti diversi da quelli dell’attuale fenomeno. La mortalità era altissima ed in soli cinque anni scomparve in maniera tra l’altro particolarmente raccapricciante, almeno un terzo della popolazione europea, ma in alcune zone, anche la metà. Sul come la Peste Nera fece crollare organizzazioni sociali ed immagini di mondo medioevali creando i presupposti per l’avvento di una nuova era, non possiamo qui precisare per ragioni di spazio.

lunedì 17 febbraio 2020

L’Europa esige molto più che un “resteremo nell’Euro”

Dichiarazioni euroconcilianti non basteranno al centrodestra per far cadere i veti dei Pasdaran dell’europeismo
Si stenta a definirlo “dibattito” quello a destra sulla cosiddetta Italexit – e chi vi scrive le preferisce per ovvi motivi la variante Libertalia, suggerita in passato da Ambrose Evans-Pritchard, giornalista inglese ma simpatetico alle inquietudini neo-risorgimentali italiane.
Si stenta perché si svolge in un Paese che conserva solo esteriormente i tratti della democrazia, e nel quale è pertanto inutile persuadere i propri concittadini del valore di questa o quella causa: i Guardiani della Costituzione, omologhi dei Pasdaran in Iran, tollerano ormai a fatica che vogliate mettere becco sull’operato delle amministrazioni regionali, figuriamoci sulle questioni fondamentali.
E si stenta perché si svolge a destra, in uno schieramento largamente sprovvisto di potere istituzionale, sicché si è costretti a parlarsi subissati dagli insulti di una platea d’onore per nove decimi ostile: “Folli! Irresponsabili! Trogloditi! Sabotatori putiniani!”.

domenica 16 febbraio 2020

Chi è Elly Schlein, il volto della nuova sinistra

Impegnata, preparata; ma porta avanti tutti i disvalori del circolo mediatico-identitario, già fin troppo affollato, della sinistra. Dopo l'articolo che segue, alcune osservazioni di Filippo Nesi

"È stata la più votata di tutta l’Emilia Romagna, con ben 22mila preferenze. Un vero plebiscito. Stiamo parlando di Elly Schlein, il volto della new left che ha abbandonato le fabbriche per sistemarsi comodamente in un loft nel centro storico. La Schlein, in effetti, ha tutto di questa sinistra urbana, liberal e post-operaia. Giovane, ecologista, femminista, immigrazionista, la Schlein ha tutte le carte in regola per rappresentare quel segmento di sinistra sempre più globalista e sempre meno nazional-popolare. Erede di Clinton, non certo di Gramsci.

Un profilo global
Ma chi è, quindi, la più votata delle Regionali? Elena Ethel Schlein, per gli amici «Elly», proviene da una famiglia di rango. Entrambi i genitori, infatti, possono vantare un alto blasone accademico: papà Melvin è un ebreo americano, mamma Maria Paola italiana. Elly nasce a Lugano nel 1985, dove rimarrà fino al conseguimento della maturità. Si trasferisce quindi a Bologna per studiare giurisprudenza presso l’Alma mater studiorum, ottenendo la laurea nel 2011. Appassionata di politica, la Schlein bazzica le sedi del Partito democratico, ma nel 2013 si unisce al coro degli scontenti per i governi delle «larghe intese». Di qui la sua l’adesione alla corrente di Pippo Civati, che la catapulterà nella direzione nazionale del Pd.

venerdì 14 febbraio 2020

Attacco alla separazione dei poteri: come violentare la democrazia pur di far fuori l’avversario politico

Il triste finale di partita di Emma Bonino, Renzi e Zingaretti, a fronte della lezione di diritto e cultura liberale di Casini
Primato della politica. Quante volte sentiamo i nostri parlamentari e leader di partito riempirsi la bocca di questa espressione per rivendicare il ruolo preminente della politica, per esempio, nei confronti dei “poteri” economici e finanziari? Ebbene, ieri in Senato è andata in scena la resa della politica, l’abdicazione a favore della magistratura, come purtroppo già molte volte in questi ultimi trent’anni a partire da Mani Pulite (ce le ricorda Daniele Meloni oggi su Atlantico). Una deriva antidemocratica e, questa sì, populista, che nessun leader politico è riuscito a contenere: chi ci ha provato e ne è stato travolto e chi invece l’ha addirittura cavalcata secondo le convenienze del momento, con alterne fortune. Di sicuro, c’è stato dal 1992 ad oggi un progressivo trasferimento di potere dalla politica alla parte più militante, minoritaria ma consistente, della magistratura.