domenica 15 dicembre 2019

Brexit: Il coraggio anglosassone delle scelte e una manica di imbecilli continentali

Com’era facilissimo prevedere – a meno di non prendere per buoni gli editoriali che nelle ultime due settimane abbiamo letto sul novanta per cento di una stampa italiana che seguita a confondere i suoi pregiudizi radical chic con l’opinione della gente semplice e perbene – un uragano conservatore ha travolto, in Inghilterra, le truppe sparute ma chiassose dei remainers. Di chi cioè voleva, contro il volere della maggioranza e dunque in barba alla democrazia, rovesciare all’italiana il risultato di un libero referendum.
Ma fortunatamente agli inglesi d’italiano sono bastati i quasi tre anni dell’umiliante balletto “dentro- fuori”, per decidere a valanga di lasciare l’Unione Europea.
Sono infatti convinto che non tutti i voti di Boris Johnson siano arrivati da conservatori e da cittadini convinti della Brexit. Ma chi ha votato per il primo ministro – laburista o liberaldemocratico che fosse in precedenza – ha scelto l’unico candidato che aveva un’idea chiara: dalla UE si esce. Senza se e senza ma. Senza rimandi, esitazioni, sospensioni, esasperazioni. Gli inglesi hanno insomma scelto la scelta. Quale che fosse. Perché se non è scelta ma eterno mediare, rimediare, meditare e rimeditare, la politica si trasforma in vuota logomachia. In polemica sterile. Anche divertente. Ma solo per metter su uno programma televisivo. Ma che resta e muore lì. Nello schermo. Mentre la realtà va da un’altra parte.

sabato 14 dicembre 2019

La spada di Damocle sui sovranisti

Prospettive per nulla rassicuranti. Si può solo sperare in possibili abili future contromosse e nei venti di cambiamento che il definitivo successo di Johnson certamente incrementa.

"Il Mes non è una partita chiusa: ma è sicuramente una partita che ha già scritto chi saranno i vincitori e chi i vinti. Almeno nelle intenzioni dell’Europa. Perché se è vero che il Meccanismo europeo di stabilità ha come scopo quello di tutelare l’Eurozona, è anche vero che dal punto di vista politico non è tanto importante il rispetto dei parametri, quanto quello di fare ciò che l’Unione europea dice: cedere poteri, consegnare la propria sovranità alle istituzioni europee e seguire in modo più o meno pedissequo quanto richiesto nei corridoi di Bruxelles. Corridoi che, inutile negarlo, sono di fatto ancor oggi le proiezioni di potenza di Francia e Germania. E Angela Merkel ed Emmanuel Macron, che pure si ammantano di un’aurea europeista, di fatto non sono altro che leader dei propri Paesi che utilizzano l’Unione allo scopo di accrescere il proprio consenso internazionale e il potere del proprio Stato.

venerdì 13 dicembre 2019

Piazza Fontana. E poi?

Cinquant’anni orsono iniziava la stagione stragista e si inauguravano gli anni di piombo. 17 morti a Piazza Fontana, per i quali, dopo mezzo secolo, stranamente, non ci sono colpevoli.
La stagione del terrorismo iniziava, guarda caso, con l’attacco a banche pubbliche; un segnale fin troppo chiaro per i pochissimi che ragionano, non raccontatelo però agli “insardinati” di ieri, di oggi e di domani; sarebbe come dare perle ai porci. Inutile perdere tempo.
Quella lunga stagione di sangue e attentati continui, terminò, guarda caso, all’alba della stagione europea e dei relativi trattati; nasce l’UE e finisce il terrorismo, finiscono le proteste e le mobilitazioni. Che strano.

Il nutri-score non è un complotto contro il made in Italy. È molto peggio

Magari il nutri-score da stampare obbligatoriamente sulle confezioni degli alimenti fosse un complotto della burocrazia Ue contro il cibo italiano e i prodotti del made in Italy: è molto, molto peggio. È la più compiuta manifestazione, fino ad oggi, della retrocessione dell’alimentazione da fatto culturale a realtà puramente biologica; della riduzione della salute da concetto olistico che integra tutte le componenti della persona umana (corpo, psiche, relazioni sociali, memoria storica, dimensione spirituale e simbolica) a concetto materialistico incentrato sulla pura efficienza fisica dell’organismo dell’individuo.

Semafori verdi e rossi
Il sistema di classificazione e di etichettatura delle confezioni dei prodotti alimentari in base a cinque lettere dalla A alle E e soprattutto sulla base di cinque colori di ispirazione semaforica che vanno dal verde al rosso è già in vigore, sotto varie forme, in paesi europei come la Francia (dove qualche anno fa il sistema è stato elaborato), il Belgio, la Spagna, la Germania e la Svizzera, paesi dove in alcuni casi la scelta del consumatore per l’alimento ricco di fibre e povero di grassi e di zuccheri è premiato con sconti alla cassa. Adesso si vorrebbe, a livello di Unione Europea, standardizzare la pratica e imporla a tutti i paesi; anche a quelli, come l’Italia, che si limitano a imporre l’obbligo di scrivere sulla confezione la composizione e la grammatura degli ingredienti presenti, senza semafori verdi o rossi che consiglino o sconsiglino l’acquisto in base al criterio di ipotizzati vantaggi o danni per la salute.

lunedì 9 dicembre 2019

Fondo Salva Stati / “Così il Mes può essere smontato”

Un cieco trova la coda, un altro la proboscide, mentre il terzo trova la pancia. Finché non si parlano, non capiscono di trovarsi di fronte ad un elefante. Fuor di metafora, il Mes non può esser capito, perché è un ibrido.
Il trattato del Fondo salva-Stati (Mes) può essere smontato pezzo per pezzo in tutti paesi dell’eurozona. Esiste un enorme problema di reciprocità tra Germania e altri Stati contraenti.

... Il caso Mes è un crescendo, ma nella direzione sbagliata. Altro che la telenovela su Conte e Tria e il mandato parlamentare non rispettato. “Volendo, il trattato del Fondo salva-Stati può essere smontato pezzo per pezzo in tutti paesi dell’eurozona” spiega al Sussidiario Alessandro Mangia, ordinario di diritto costituzionale alla Cattolica di Milano. Tutto dipende da una riserva costituzionale che in Germania è in vigore dal 2012 e che “pone un enorme problema di reciprocità tra Germania e altri Stati contraenti”.

.... Prima bisognerebbe capire cos’è il Mes. Ci si trova di fronte al caso dei tre ciechi e dell’elefante. Un cieco trova la coda, un altro la proboscide, mentre il terzo trova la pancia. Finché non si parlano, non capiscono di trovarsi di fronte ad un elefante.
Fuor di metafora, il Mes non può esser capito, perché è un ibrido.
Ci vuole qualcuno che lo guardi dal punto di vista del diritto commerciale, perché il Mes è una banca. Ci vuole qualcuno che lo guardi dal punto di vista del diritto costituzionale, perché il Mes è una banca che ha le prerogative di uno Stato sovrano. E ci vuole qualcuno che lo guardi dal punto di vista dell’economia dei mercati finanziari, perché nel Mes si concepiscono come un’istituzione finanziaria, e non capiscono perché un’istituzione finanziaria debba essere oggetto di tante critiche. Molti dei problemi di cui si parla dipendono dal fatto che ognuno se lo vede dalla sua angolazione e non coglie la figura.

domenica 8 dicembre 2019

Salvini e Meloni da settembre schiacciano il piede sull’acceleratore, ma giocando di sponda.

La reginetta e il Capitone
C’è chi li offende, li ingiuria, li minaccia, c’è chi li vorrebbe appesi a testa in giù. I detrattori non fanno che sparare a zero su di loro per ridicolizzarli, sbeffeggiarli criminalizzarli con qualunque pretesto. I più accaniti sostenitori del ‘love&peace 3.0’ che predicano contro l’odio, ‘(in)coerentemente’ li… odiano. Ma quelli vanno avanti per la loro strada e nei sondaggi tengono, crescono, trionfano. Alla faccia di chi gli vuole male e di chi crede che basti appallottolare quattro insulti come le cartacce per averne ragione. Invece no. Più li attaccano più Matteo Salvini e Giorgia Meloni ne guadagnano. Non avendolo capito, nemici e avversari non devono poi essere così tanto intelligenti come vorrebbero far credere. Infatti rilanciano. C’è chi li dipinge come eversivi, chi ne contesta le piazze, chi li chiama fascisti, razzisti, xenofobi, oppure dà di gomito sulla pancia dell’uno e l’altezza dell’altra. C’è chi prova a sputtanarli via social, chi mette l’accento su ‘schiene lardose’ o ‘nocciole e Nutella’, chi li definisce i capipopolo di una massa di buzzurri ignoranti. Ma loro vanno avanti per la loro strada e nei sondaggi tengono, crescono, trionfano.

giovedì 5 dicembre 2019

Europa: rinascita o morte? Intervista a Stanislaw Grygiel

Interessante. Effettivamente il problema è che non c'è Solidarność perché è intervenuta la scristianizzazione.

Europa: rinascita o morte?” è il titolo di un incontro che il prof. Stanislaw Grygiel (filosofo, direttore della cattedra Karol Wojtyla al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II presso la Pontificia Università Lateranense a Roma) ha recentemente tenuto per la Scuola di Cultura Cattolica di Bassano del Grappa. È stata l’occasione per delineare i principali tratti della crisi del Vecchio continente, crisi che affonda le radici – prima ancora che nella politica – nella cultura e nella visione dell’uomo. A margine dell’incontro abbiamo potuto raccogliere qualche sua dichiarazione.
Professore, nel 2020 cade l’anniversario dei 40 anni dal primo sciopero di Solidarność, iniziato proprio nei cantieri navali di Danzica nel 1980, e proprio da lì è partita la rivoluzione. Che cosa può dire un’esperienza come quella all’Europa di oggi?
Solidarność consiste nel portare gli uni i pesi degli altri. Se posso dire così, è il modo in cui si vive nella famiglia che è communio personarum. Se l’Europa è famiglia delle nazioni, e io l’intendo così, allora anche in essa una nazione deve portare i pesi dell’altra nazione. Altrimenti non potremmo parlare della solidarność europea. Ed è alla luce di questa solidarność che la politica e l’economia europee dovrebbero essere intese e fatte. In tal modo, nel centro della vita dell’Europa si troverebbe la persona umana e, quindi, il matrimonio e la famiglia, perché è nella persona umana che essi avvengono. Nessuna nazione può imporre il proprio modo di vivere alle altre nazioni. Aiutare non significa comandare. Questa solidarność, e non gli interessi economici e politici, deve dare il contenuto e la forma alle forze di difesa dell’Europa.

Italia esclusa dal vertice a 4 sulla Libia. Smacco per Conte e Di Maio

Nel vertice Nato in corso in queste ore a Londra, uno sguardo è stato dato ovviamente anche alla crisi libica. Impossibile non parlare di Libia quando, attorno ad uno stesso tavolo, sono seduti alcuni dei leader più importanti impegnati politicamente nel paese nordafricano.Per questo motivo, a margine del primo giorno di vertice dell’alleanza atlantica, è stato organizzato un mini incontro volto a lanciare un comune documento politico proprio sulla Libia. Ma il vero segnale di natura politica non è arrivato dal documento in sé, quanto invece da un’esclusione eccellente che ha fatto molto rumore: quella cioè dell’Italia.

Vertice a quattro senza l’Italia
Siria e Libia sono alcuni degli argomenti più importanti in esame nel summit Nato in corso nella capitale del Regno Unito. Per questo, a margine del primo giorno del vertice, è stata organizzata una riunione che ha visto la presenza di quattro capi di governo: il padrone di casa Boris Johnson, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron ed il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Un vertice a 4 in cui sono stati toccati i punti più salienti riguardanti la crisi siriana e libica. Escluso da questo mini summit il presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte, che pure in quel momento era già a Londra.

mercoledì 4 dicembre 2019

Una situazione che incombe anche su di noi e contro l'Europa una volta cristiana

Ho vissuto quasi due anni in Francia. Sono rientrata in Italia a gennaio ma torno spesso in Provenza.
In tutto il territorio francese la situazione è gravissima. L'islamizzazione si sta espandendo a macchia d'olio e si sta ormai radicando.
Non c'è stato argine. Il laicismo anticristiano ha promosso l'islam che ha riempito uno spazio lasciato drammaticamente vuoto. Oggi i cattolici sono una minoranza ad alto rischio.
Macron sostiene e spinge l'attacco all'identità della sua nazione così come supporta le lobbies che attaccano la famiglia naturale.
La perdita valoriale è sconvolgente: droga, alcool, suicidi, depressione infantile.C'è ormai un'insicurezza diffusa. Ci sono bande afroislamiche che dettano legge in molti territori. In molte zone le donne hanno modificato il loro abbigliamento, non escono dopo il tramonto e hanno perso la loro libertà. Gli stupri non si contano più ma molte hanno paura di denunciare perché gli aggressori non vengono puniti. Viene detto che questi non possono sapere che lo stupro è un reato perché nella loro "cultura" le donne non hanno volontà e questi uomini non sanno che bisogna rispettarle, soprattutto se poi sono considerate infedeli.

martedì 3 dicembre 2019

Gli attuali regimi 'democratici' si basano su un sistema che vede un gruppo elitario egemonizzare tutti gli altri consociati

Un pensiero del professor Michele Gaslini:

Esistono numerosi studi, che vertono sul fatto di come i regimi democratici si basino su di un sistema che vede un gruppo elitario egemonizzare tutti gli altri consociati; ciò può avvenire, in particolar modo, attraverso l'esercizio di un'intensissima e continua campagna di propaganda.
Tale campagna prevede l'esclusione delle impostazioni ideali effettivamente divergenti rispetto a quelle volute dal gruppo egemone, tramite la loro demonizzazione; tuttavia, per salvare l'apparenza di un pluralismo di facciata, si ammette l'esistenza "gruppi d'opposizione", i quali, in realtà, altro non fanno che declinare i medesimi modelli d'aggregazione sociale voluti dal gruppo egemone, sia pure se in termini talora così differenti, da indurre il soggetto meno provveduto a credere che realmente si tratti di un'offerta politica alternativa a quella che, di fatto, si percepisce come autoritativamente imposta ai consociati.
Appare evidente come la perpetuazione di questo sistema democratico imponga un attento controllo, diretto ed indiretto, della qualità dell'informazione che obiettivamente venga ad essere veicolata all'interno della società; questo affinché, nella percezione del cittadino medio, nulla abbia a contrastare, rispetto all'esigenza d' un acritico accoglimento di quella logica apparente, che si pone alla base del modello politico il quale s'intenda far risultare come l'unico da ritenersi eticamente ammissibile, per esplicita volontà dei gruppi egemoni .
In questa più amplia cornice di contesto, viene ora a proporsi il problema delle c.d. "fake news".
Certo, è indubitabile che, oggi come in qualsiasi epoca della storia, circolino delle notizie fasulle; se mai il problema odierno è dato dal fatto che il senso comune, ormai da tempo addomesticato a doversi piegare alle più irrazionali suggestioni imposte dalla propaganda esercitata dai soggetti egemoni di cui sopra, non riesce più a cogliere la falsità insita in una tendenziosa rappresentazione di fatti o in un ragionamento logicamente erroneo . Ed ecco che, dunque, i regimi democratici vengono a por rimedio alla faccenda, a seconda di quella logica che li contraddistingue: vietando autoritativamente la circolazione e la diffusione delle "fake news" !
Ovviamente, accomunando in tale unica (ed eticamente deprecabile) categoria, tanto le notizie che falsifichino la realtà, quanto quelle le quali, invece, si limitino a contrastare il senso dei modelli ideali e sociali autoritativamente imposti alla collettività dal gruppo egemone e che quindi, tanto, "more solito", si dovrebbero comunque demonizzare ...
Rien ne va plus, les jeux sont faits ...

lunedì 2 dicembre 2019

Il Mes viola la Costituzione italiana?

Costituzione italiana contro trattati europei: il Mes apre un nuovo fronte o, meglio, riapre un fronte rimasto a lungo silente. Lo scontro che si è sostanziato a più riprese in un braccio di ferro tra organi di diritto italiani e sovrastrutture europee (vedasi i dubbi della Corte Costituzionale sulla riforma del 2012 dell’Articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio) ritorna a infiammarsi.

Torna a infiammarsi perché il Meccanismo europeo di sicurezza viene discusso ora, sette anni dopo la sua nascita, una volta caduta la cappa di piombo che silenziava chiunque osasse parlare contro il mainstream europeista, chiunque opponesse il patriottismo costituzionale all’insensatezza dei vincoli. O opponeva una visione strategica contro le logiche ristrette dell’economicismo. Basti pensare all’assalto mediatico a Paolo Savona in occasione della sua (mancata) nomina a ministro dell’Economia nel governo Conte I, che portò l’accademico sardo a essere bollato come pericolo pubblico solo perché, da europeista convinto, aveva pensato a misure che andassero in controtendenza con le linee del rigore germanico.

Vladimir Bukovskij, ex dissidente sovietico: la UE può diventare una dittatura

Interessanti contenuti, che risalgono ad anni precedenti, ma molto attuali e dunque utili per decriptare la situazione attuale e le dinamiche poco rassicuranti della tecnocrazia che governa l'Europa e strangola gli stati nazionali. L'articolo riporta un'intervista e, a seguire, il testo del discorso pronunciato a Bruxelles nel 2006, in occasione del 50° anniversario della Rivoluzione Ungherese del 1956, che purtroppo riusciamo a conoscere solo oggi.

L’Unione Europea come l’Unione Sovietica
Molto si sa delle radici della UE, nella geo-strategia americana e nel revanscismo ordo-liberale delle élite euro-atlantiche – si veda l’ottimo blog del giurista Luciano Barra Caracciolo a questo proposito. Meno evidente è la terza, tardiva radice del progetto, che affonda nell’eredità dei partiti socialdemocratici e comunisti europei che sul volgere degli anni 80, dopo anni di opposizione, timorosi di fronte alle arrembanti politiche neo-liberiste della Thatcher e al declino dell’impero sovietico, con la benedizione di Gorbaciov saltarono sul carro europeista dei vincitori, nell’illusione di dirottarlo verso posizioni socialdemocratiche e di salvarsi politicamente la vita. Ne parla (in un intervento del 2006 ancora attualissimo) l’ex dissidente sovietico Vladimir Bukovskij in questo discorso tenuto a Bruxelles, in cui – con preoccupanti parallelismi con l’URSS – evidenzia come questa terza corrente abbia portato con sé un carico ideologico, funzionale alle altre correnti del progetto, che ha riprodotto nelle istituzioni della UE, e che rischia di trasformare quella che è “soltanto” una efficiente macchina di distruzione di ricchezza e diritti in uno stato totalitario simile all’URSS. Anche per Bukovskij la UE non è riformabile e può solo essere abbattuta: quanto prima, tanto meglio. ( Paul Belien, 27 febbraio 2006)
Vladimir Bukovskij, già dissidente sovietico [qui], che oggi ha 63 anni [l'articolo è anteriore alla sua morte avvenuta il 27 ottobre scorso -ndR], teme che l’Unione Europea stia per diventare un’altra Unione Sovietica. In un discorso pronunciato a Bruxelles la scorsa settimana, il Bukovskij ha definito l’Unione Europea un “mostro” che deve essere distrutto, quanto prima tanto meglio, prima che diventi uno stato totalitario a tutti gli effetti.

domenica 1 dicembre 2019

Ma perché piacciono tanto al sistema le facce 'pulite' delle 'sardine'?

Mi sono preso la briga di spulciare i commenti del gruppo sardine di Roma al quale ero stato incautamente invitato. Buona parte di questi commentatori ha un’età avanzata, comunque tutti si definiscono di sinistra ed esprimono fede cieca nell’Europa (UE) considerata baluardo di democrazia; esprimono verso populisti e sovranisti (che strana la neo-lingua progressista, essere per il popolo e per la sua sovranità equivale alla peggiore offesa!) immenso livore, livore che non si placa di un ette quando commentano il para-leghista Marco Rizzo secondo cui le sardine sono un’arma di distrazione di massa… e poi che diritto di parola ha costui col suo minuscolo partito comunista che alle elezioni prende meno dell’uno per cento? Riconosco che il campione preso in considerazione non ha valore statistico, in quanto poco rappresentativo del fenomeno di riferimento, ma conoscendo personalmente molti di quelli infatuati dalle sardine posso tranquillamente affermare che una certa idea di questo movimento ce la si può comunque fare.

sabato 30 novembre 2019

Il MES? Giuridicamente un ente teologico. Neanche nel medioevo

Esiste un aspetto del MES, di cui si parla poco, che è assolutamente e totalmente scandaloso, tanto da meritare, solo per questo motivo, di non essere votato, è quello delle incredibili guarentigie di cui gode il Direttore Generale ed il Consiglio dei Dirigenti dell’ente. Normalmente agli enti sovra-nazionali viene garantita una certa immunità, ma in questo caso abbiamo un livello tale, come riporta Italia Oggi, che non si ha come riscontro nè verso capi di stato e neanche verso il governatore della BCE.
Il direttore del Meccanismo Europeo  di Stabilità è assolutamente, totalmente completamente IMMUNE alle leggi dei 19 stati dell’Area Euro. Non può essere toccato, per nessun motivo, per nessun reato, nè lui nè i 6 membri del suo board. Italia Oggi parla di un “Privilegio Medievale”, ma sbaglia, perchè nel medioevo l’alta nobiltà rispondeva al Re o all’Imperatore e l’Imperatore rispondeva al Papa che a sua volta poteva essere messo sotto accusa  dal Clero (l’infallibilità assoluta è successiva), qui siamo ad una assoluta immunità penale e civile, una posizione da Imperatore Romano oppure da Imperatore persiano. Però queste figure venivano ricambiate con metodi violenti, cosa che all’attuale direttore, il tedesco Klaus Regling, non rischia.
Per dare un esempio pratico le decisioni di Mario Draghi sono state portate a giudizio davanti alla Corte Costituzionale Tedesca, che le giudicò  legittime entro certi limiti. Al contrario quelle di Klaus Regling sono inappellabili, ingiudicabili, assolute come scese direttamente da Dio. Ecco lui è il novello Mosè e le sue decisioni sono le norme delle Tavole della Legge, sciolte anche dai giudizi della Corte di Giustizia Europea.
Lo stesso vale anche per il suo board: David Eatough (Irlanda), Rolf Strauch (Germania), Christophe Frankel (Francia), Kalin Anev Janse (Olanda), Sofie De Beule-Roloff (Belgio) e Francois Blondel (Francia). Nessun italiano, nessuno spagnolo, nessun greco. solo nordici.
Questa è una bestialità giuridica, assolutamente intollerabile in qualsiasi paese civile, eppure è la normativa che governa il MES. Ed in  Italia qualcuno vuole ancora votarlo. - Fonte

venerdì 29 novembre 2019

Vi spiego le anomalie del Mes. Parla Giulio Sapelli

Origine, obiettivi, contraddizioni e pericoli (non solo per l’Italia) del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità anche noto come Fondo salva Stati, secondo Giulio Sapelli, storico, economista e saggista
Giulio Sapelli non si stupisce e anzi trova tardive – forse inutili? – le polemiche degli ultimi giorni sulla riforma del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità anche noto come Fondo salva Stati; riforma che dovrebbe essere ratificata tra fine anno e inizio 2020. “Valgono le stesse regole che valgono in Europa: siamo di fronte alla definitiva sottrazione della democrazia liberale” nel Vecchio continente, afferma lo storico dell’economia. “In pratica, un Paese non ha né il diritto né la libertà di scegliere come intervenire sul proprio debito pubblico”, commenta il saggista ed editorialista in una conversazione con Start.

IL MES Ѐ UN TRATTATO INTERNAZIONALE, NON UN VEICOLO FINANZIARIO
Intanto, puntualizza Sapelli, “occorre spiegare che il Mes è un trattato internazionale che si presenta ai più come un veicolo finanziario ma non ne ha né la forma né la sostanza”. Un trattato che dovrebbe intervenire in caso d’insolvenza da parte di Paesi con alto debito pubblico, come il nostro. “In sostanza, il Mes supplisce alla Banca centrale europea che non è un prestatore di ultima istanza”.

mercoledì 27 novembre 2019

MES L’«avvocato del popolo» dovrà trovarsi un avvocato. Ha tradito il Parlamento già a giugno

Roberto Gualtieri, nel tentativo di difendere il Presidente del Consiglio sul Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità), in realtà lo inguaia. E lo fa in una sede ufficiale, nel corso dell’audizione alle commissioni riunite di Finanze e Politiche Ue tenutasi ieri al Senato.
Gualtieri ha affermato che l’accordo stretto da Giuseppe Conte a Bruxelles a fine giugno “è in coerenza con il mandato parlamentare che la risoluzione gli attribuiva”. Il ministro dell’economia si riferisce alla risoluzione delle Camere del 19 giugno, che però dicono una cosa completamente opposta a quello che ha tentato di far passare il titolare di Via XX Settembre.
Leggiamola questa risoluzione. Il Parlamento impegnava il Governo “a render note alle Camere le proposte di modifica al trattato ESM, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato” e a “non approvare modifiche che prevedano condizionalità”.

L’ammiraglio De Felice: “Il governo ora blocchi gli sbarchi. Il tribunale dei ministri parla chiaro”

Roma, 27 nov – La decisione del tribunale dei ministri di scagionare l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini per aver negato lo sbarco alla Alan Kurdi della Ong Sea Watch crea un precedente fondamentale sulla gestione degli sbarchi e smonta il castello di carte costruito da inquirenti e filo immigrazionisti per spalancare i porti alle Ong.
A spiegarci come funziona la Legge del mare è l’ammiraglio Nicola De Felice: “Se, ad esempio, una nave di una Ong olandese e battente bandiera olandese prende a bordo immigrati illegali in acque Sar libiche, gli immigrati vanno trasportati nel Paese della nave, che è l’Olanda. Secondo punto: il porto sicuro più vicino, se non è Tripoli, è uno dei tanti porti sicuri della Tunisia. E comunque se le Ong tengono gli immigrati a bordo 10-15 giorni in attesa di sbarcare in Italia, andassero nel Paese di provenienza.
La Ocean Viking è una nave da 76 metri, di tremila tonnellate, con a bordo medici e ogni struttura necessaria per la lunga navigazione: può tornare benissimo da dove è venuta, in nord Europa. Oppure andassero in Francia: ad Ajaccio, in Corsica, ci arrivano in 12 ore”.
De Felice quindi punta il dito contro i giallofucsia: “La domanda viene spontanea: come mai il governo attuale continua a far sbarcare le navi Ong battenti bandiere di altri Stati in Italia? Alla luce della decisione del tribunale dei ministri, è il governo Conte bis che non si sta attenendo alle direttive internazionali”. - Fonte

* * *
Sul tribunale dei ministri che ha assolto Salvini: 
Ottima e giusta decisione. Una riflessione però va fatta. Circa la motivazione della sentenza di archiviazione. Giusto dire che la nave che accoglie i c.d. migranti è già territorio dello Stato del quale porta la bandiera. Lì devono allora andare i migranti. Ma non basta. Manca la cosa più importante, ed è gravi che manchi.
Manca la giustificazione dell'operato del ministro, della discrezionalità che la legge gli riconosce, nella giusta misura, circa la messa in opera di provvedimenti temporaneamente restrittivi della libertà di movimento di persone che si presentano ai confini senza aver titolo per entrare.
Insomma rientra tra le prerogative della sovranità di un qualsiasi Stato, non solo di quello moderno, decidere chi deve entrare e chi no nel suo territorio, in applicazione peraltro di norme di carattere costituzionale e di diritto positivo, che rendono questa decisione giuridicamente legittima.
Non si tratta qui di decisioni dovute solo all'uso  indiscriminato della forza. Sono decisioni prese nel rispetto di leggi esistenti.
Non è ammissibile che l'esercizio legittimo dei poteri esecutivi inerenti alla sovranità di uno Stato, riconosciuto ed esistente con tutti i crismi, venga considerato reato! Come se il ministro, nell'imporre una misura amministrativa nel pieno rispetto della legge italiana, si fosse comportato al modo di un  delinquente, di un sequestratore. 
Qui si è perso completamente il senso del diritto e anche quello, collegato, dello Stato, di che cosa è lo Stato e di cos'è l'esercizio legittimo dei poteri di uno Stato, peraltro costituzionalmente determinati e provvidi di garanzie  nei confronti del cittadino e anche dello straniero che non delinqui (e pure se  delinque). 
Speriamo che nella motivazione della decisione del Tribunale ci sia almeno un accenno nel senso sopra indicato.

lunedì 25 novembre 2019

Il fascismo antifascista

"Il problema, caro Vespa, non è il fascismo che non torma. Il problema sono gli italiani che non cambiano."
Caro Vespa,
ho letto con piacere il suo libro, che farà un gran bene a quei moltissimi asini italioti che credono che Mussolini salì al potere con la violenza e alla testa di chissà quali armati manipoli.
Invece il futuro duce – che in parlamento contava solo su 35 deputati, affiancati da 10 nazionalisti – quando chiese la fiducia, fu plebiscitato con 306 voti favorevoli su 508 parlamentari. Votarono per il governo che aveva formato l’intera galassia liberale, i popolari e qualche repubblicano. In senato fu un trionfo: 196 voti favorevoli e 19 contrari.
Sarebbe stato però interessante rammentare anche come il fascismo cadde, dottor Vespa. Ed evocare la singolare notte del Gran Consiglio – il 25 luglio del ’43 – durante la quale gli stessi leader fascisti, nell’imminenza della sconfitta militare, misero in minoranza il loro duce e chiesero a quella volpe di Vittorio Emanuele – “ai sensi dall’articolo V dello Statuto” – di defenestrare Mussolini.
Strana vicenda quella di una dittatura che si impose con un libero voto di fiducia e che si suicidò con un voto di sfiducia richiesto dai suoi stessi leader. Solo – beninteso – quando la guerra era perduta. Prima no. Il Mussolini vincente andava bene a tutti. Non solo a Grandi, Ciano, Bottai e compagnia nera. Andava bene agli italiani che - fatte salve luminose eccezioni – erano tutti fascisti, parafascisti o simpatizzanti del regime.
Perché vede, Vespa, il problema non è il fascismo che non torna. Il problema sono gli italiani che restano e non cambiano. Gli italiani anarchici ma pronti ad applaudire il padrone di turno; gli italiani eterni campioni olimpici – medaglie d’oro, d’argento e di bronzo – di salto sul carro del vincitore. E di salto dal carro dello sconfitto. Come dimostrò la faccenda della resistenza. I partigiani veri, coraggiosi e onesti non furono mai più di trentamila fino a tutto il 1944. Diventarono, con tanto di brevetto, trecentocinquantottomila nell’aprile e nel maggio del ’45. A cose fatte e a duce morto.
Sono gli stessi italiani che oggi acconsentono gli si dica senza vergogna in faccia: “Non vi facciamo votare perché altrimenti perderemmo le elezioni”. E agli italiani va bene. Di destra o sinistra che siano.
I destri non reagiscono limitandosi a sterili incazzature. I sinistri - povere animule – neppure capiscono che un gesto del genere – impedire la libera espressione della volontà popolare per paura di perdere il potere - è davvero fascista. Ma di un fascismo da quattro soldi. Un fascismo con le facce di Zingaretti, Renzi, Di Maio e del Conte della Pochette. Il fascismo che ci meritiamo. Farsesco, ciaccione e - naturalmente – antifascista. (Biagio Buonomo)

domenica 24 novembre 2019

Puntualizzazioni circa recenti riflessioni sul Comunismo di Luca Ricolfi

"Il vecchio PCI era per ordine e sicurezza oltre che per la tutela del proprio popolo". 
Ma era vero? NO.
Così si è espresso il giornalista Ricolfi su Il Messaggero di Roma in un articolo, che peraltro mostra onestà intellettuale, dal titolo: Il PD oltre le sardine/ Non si cerca l’anima lontano dal popolo [qui]. Si tratta però di un'immagine edulcorata. Non era così. Il PCI è diventato partito d'ordine (pubblico) solo quando gli è apparsa sulla sua sinistra l'idra del terrorismo. 
Nel 1977 Lama, segretario della CGIL, dopo un comizio all'Università di Roma, Sapienza, fu aggredito dai picchiatori della sinistra extraparlamentare e salvato a stento dal linciaggio dalla guardia del corpo di operai (dei sindacati) che si era portato appresso. 
Per decenni, il PCI ha svolto opera ora aperta ora subdola di dissoluzione dello Stato, dell'esercito, della società, della morale cosiddetta borghese (contro la famiglia), della religione. L'ha svolta in ambito politico, economico, culturale. Si è mosso in Italia come se fosse un esercito di occupazione, agli ordini della Patria di tutti i lavoratori, la grande Unione Sovietica, che lo finanziava abbondantemente sottobanco, si è alla fine scoperto. 
Del popolo italiano al PCI non è mai importato un fico secco, il popolo, nella migliore tradizione rivoluzionaria, è solo "materiale da costruzione" per l'utopia rivoluzionaria, la società senza classi che il partito comunista credeva di avere il compito storico di realizzare. 
Crollato il comunismo, l'ex PCI, formazione Postcomunista, ha continuato la sua opera di dissoluzione. Caduta la bardatura marxista, sconfitta dalla prassi con l'implosione dell'URSS, è rimasto il nocciolo di origine materialista, libertina, illuminista, ateo e scientista. 
Al cosmopolitismo di taglio marxista, quello dell'Internazionale dei Lavoratori, funzionale alla politica estera dell'URSS, si è per naturale contrappasso sostituito un cosmopolitismo (sempre antitialiano) che ha adottato la visuale nel democraticismo mondialista imperante con la globalizzazione della finanza e la trasformazione dell'ONU in un'agenzia politica che organizza l'invasione dei paesi ricchi o presunti tali da parti di quelli cosiddetti poveri e soprattutto musulmani.

sabato 23 novembre 2019

La sinistra a pesci in faccia

Ma chi sono, da dove spuntano le sardine, questi pesci miracolosi che si moltiplicano nelle piazze, lontano dal mare e sono esaltati dai media italiani come un fenomeno spontaneo, genuino, dietetico, salvifico?
Io le conosco, le sardine. Conosco i loro padri che cinquant’anni fa si concentravano nelle piazze adiacenti e antagoniste a quelle in cui c’era una manifestazione tricolore o un comizio di Giorgio Almirante. E inveivano, a volte tentavano di impedire che lui parlasse, gridavano minacciosi slogan. Conosco poi i loro fratelli maggiori che diciassette anni fa dettero vita ai girotondini, scendendo in piazza come un movimento di resistenza a Silvio Berlusconi, non legato ai partiti e alla sinistra storica. Mutano di colore negli anni, i resistenti, in una progressione cromatica precisa: erano rossi cinquant’anni fa, erano viola 17 anni fa, sono pesce azzurro in questi giorni.

mercoledì 20 novembre 2019

Altro che Sardine, ecco i ragazzi che combattono per la libertà

Guardate la ragazza di questo video sola, fiera, bellissima (immagine ricavata dal fermo-immagine). E se amate un minimo quel privilegio quotidiano che si chiama libertà, chinate il capo. Questa ragazza, come molti suoi coetanei in queste ore, ha scelto di ribellarsi al totalitarismo teocratico e assassino degli ayatollah che da decenni imprigiona il suo Paese carico di storia, l’Iran. E lo fa nella forma più estrema, sia come gesto che come significato: strappando le pagine del Corano, e gettandole nel fuoco. “Non vogliamo la Repubblica Islamica!”, stanno urlando i coraggiosissimi giovani iraniani nelle piazze, mentre gli sgherri del regime sparano, e i morti sono già più di 100. E lei, coraggiosa tra i coraggiosi, va alla radice dell’oppressione che sta annichilendo, culturalmente e fisicamente, una generazione: quel testo sacro che intima “Circondateli e metteteli a morte ovunque li troviate, uccideteli ogni dove li troviate, cercate i nemici dell’Islam senza sosta” (Sura 4:90).

La staranno già cercando, ora, per ammazzarla, le belve islamiste, e speriamo davvero che sia fuggita all’estero prima di condividere questo video, in cui a volto orgogliosamente scoperto sfida la tirannia. Lei, e quelli come lei, quelli che si riversano in strada insultando l’ayatollah Khamenei e quell’infernale macchina sterminatrice politico-religiosa che li opprime, stanno rischiando tutto. Mi gioco la vita, pur di non lasciare loro in mano la mia libertà. Sono questi, i ragazzi e le ragazze che dovrebbero prendersi le prime pagine oggi, a maggior ragione quelle dei giornali occidentali, dei nostri giornali, i giornali di quel mondo libero nel cui nome loro stanno conducendo la battaglia impari, la ragione contro le pallottole.

Invece, i quotidiani nostrani impiegano chili di carta nell’adorazione di queste cosiddette Sardine. Studenti e neolavoratori in preda al complesso non risolto da Erasmus, che manifestano in una democrazia contro l’opposizione, contro la sua stessa esistenza. Il ritratto della vacuità, nessuna proposta o nessun valore, anche basico, che non sia quello della Resistenza fuori tempo massimo contro l’ennesimo Duce immaginario (Salvini, prima era Berlusconi, prima ancora Craxi…). Giovanni Sallusti - Fonte

lunedì 18 novembre 2019

Qualcuno ha avvertito gli italiani del nuovo MES? Come mai la politica italiana tace?

Giusto occuparsi dell’acqua alta di Venezia e del reddito di cittadinanza. Ma i cittadini italiani sono stati informati sulle modifiche del MES che il Parlamento italiano dovrà ratificare? Lo sanno che, una volta che il parlamento avrà detto sì, tutti i titoli di Stato con durata superiore a un anno emessi a partire dal 2013 potranno essere modificati a piacere al fine di rispondere alle necessità dello Stato che emette il titolo? Non è che il Governo Conte bis è arrivato per questo?
Nell’assordante silenzio dei media, totalmente asserviti agli euroschiavisti dell’alta finanza globalista, sta per consumarsi la stretta finale del famigerato MES sulle libertà dei Popoli. Entro dicembre infatti il nostro Paese sarà chiamato ad esprimersi sulle modifiche al citato MES (Meccanismo Europeo di Stabilità lo chiamano…) proposte dalla UE. Proposte che, di fatto, esautorano la già abusiva Commissione europea attraverso l’istituzione di un “organismo commissariale” ancora superiore che, arbitrariamente, stilerà direttamente le leggi di bilancio dei vari Paesi europei e, come se ciò non bastasse, stabilirà autonomamente l’aliquota di contributo di ogni Stato al MES e questo senza che i singoli Stati possano nulla obiettare (l’Italia, attualmente, è già impegnata nel versamento di ben 125 miliardi di euro in 5 anni).
I “nostri” politici sanno di cosa si tratti? Ne dubitiamo fortemente.

domenica 17 novembre 2019

In difesa dei social

Ecco la Bestia, il social. È il nemico numero uno da abbattere, punire, imprigionare. I capi d’accusa sono ormai ossessivi: gli insulti sulla rete, l’odio diffuso, il razzismo, il sessismo e l’omofobia, le fake news, e poi la dipendenza, il narcisismo di massa, i furti d’identità e la psicopubblicità, l’istupidimento collettivo. Si minacciano sorveglianze e punizioni, occhiute commissioni anti-odio nel nome di Liliana Segre, operazioni di polizia telematica, censure, “retate” e oscuramenti. Ma oltre gli arcigni tutori del Politically correct, anche un osservatore liberale come Paolo Del Debbio sostiene in un libro, Cosa rischiano i nostri figli (ed. Piemme) che i social hanno un’impronta alienante, totalitaria, quasi demoniaca.
Geert Lovink, che ha fondato e dirige l’Istituto di Network Culture di Amsterdam, ritiene che i social siano il luogo triste in cui cresce “il nichilismo digitale”, come titola nella versione italiana il suo libro edito dalla Bocconi. Secondo Lovink il “popolo del presente” è in preda a un’allucinazione temporale, per dirla con Roland Barthes. Nell’epoca dei social, disagio, distrazione e depressione di massa sono virali. Il titolo originario del suo testo è dedicato alla tristezza, una tristezza tecnologica, programmata e somministrata dalla rete. Cadiamo nel vuoto e nella solitudine appena smettiamo di cliccare e navigare. Per dare un volto meno vago al Nemico, Lovink addita le piattaforme, come Google, Twitter, Instagram e Facebook, che imprigionano gli utenti dentro percorsi obbligati. E in particolare i loro agenti, i wistleblowers, le talpe che incanalano, irretiscono gli utenti. Per non dire della funzione nefasta degli algoritmi, in apparenza neutrali, ma in realtà usati e veicolati per controllare, invadere e reprimere la rete.

giovedì 14 novembre 2019

Impedite a Veneziani di andare in palcoscenico

Il due novembre scorso il Teatro Verdi di Padova ha aperto la sua stagione con Marcello Veneziani portando in scena 1919. I rivoluzionari, dedicato a quell’anno in cui nascque il fascismo, il partito popolare, l’italo-comunismo e ci fu l’impresa fiumana di d’Annunzio. Attori che recitavano testi di Marinetti, don Sturzo, Mussolini, Gramsci e d’Annunzio, musiche d’epoca e Veneziani che raccontava quegli eventi. Gran successo, “dieci minuti d’applausi” fa notare il presidente del Teatro Stabile Veneto, Giampiero Beltotto. Ma il Collettivo Attori Antifascisti, non sappiamo come altro definire il gruppo di attori che fa capo alla compagnia Anagoor, guidata da tale Simone Derai, ha avviato una raccolta di firme per contestare il teatro di aver chiamato “un controverso personaggio come Veneziani”.

martedì 12 novembre 2019

“Io sono Giorgia”, i compagni non ridono più: “E’ diventato un inno, non volevamo”

[..] “Volevamo fosse un inno Lgbt” 
«Il video di Giorgia Meloni al comizio in piazza San Giovanni a Roma del 19 ottobre era già tristemente virale per quello che diceva” dice uno dei due musicisti, molto vicini all’universo Lgbt “noi abbiamo voluto girarlo in chiave ironica e trasformarlo in un discorso a favore della comunità Lgbt. Adesso questa cosa si è persa, tanto la leader di Fratelli d’Italia lo ha rigirato a suo favore: però, d’altronde, fa parte del gioco. Comunque, il pubblico ha capito che volevamo prenderla per i fondelli»: quest’ultima frase, come si dice a Roma, è un po’ un “consolarsi con l’ajetto”, vale a dire accontentarsi di molto poco. Io sono Giorgia voleva essere il definitivo sberleffo borioso della comunità Lgbt; una volta persa questa qualità, e utilizzato in proprio favore dalla loro “bestia nera” (quella Meloni donna, madre, italiana, cristiana), gli arcobalenosi sono andati incontro ad una vera débacle social. [...] - Fonte

sabato 2 novembre 2019

Perché una Commissione per la prevenzione dell'odio "in generale" è un mostro giuridico

Con il pretesto di contrastare l’intolleranza e il razzismo, è stata istituita fra applausi scroscianti una commissione per la prevenzione dell’odio in “generale”.
Un comitato di controllo che si “impegna a livello nazionale contro l’odio in TUTTE le sue forme e in particolare contro l’hate speech”. Definizione di cui, lo stesso testo approvato dal Senato, dice esplicitamente “non esistere ancora una definizione normativa” di essere quindi di “difficile definizione” e pertanto [..] “suscettibile di applicazioni arbitrarie”. Ma nonostante i rischi connessi all’adozione di un provvedimento così generico, e quindi potenzialmente liberticida, si è voluto proseguire dritti, perché è ritenuto “fondamentale prevedere una norma che vieta OGNI forma di odio”.
Creando pertanto i presupposti (evidentemente con scientifica cognizione di causa) per la formazione di uno specifico reato aberrante: l’odio “generico”. Attraverso il quale sarà possibile perseguire penalmente qualunque manifestazione di dissenso nei confronti del potere costituito.
Una mostruosità giuridica, mascherata dagli alti valori democratici, degna dei peggiori regimi dispotici. Un attacco frontale a chiunque dissenta, sopratutto in un momento storico in cui si sta disvelando con tutta la sua potenza il conflitto di natura politico-economica fra governanti e governati.
Perché va ricordato ai plaudenti benpensanti che anche l’odio di classe è odio. E renderlo potenzialmente punibile significa stare dalla parte degli oppressori e non da quella degli oppressi.
Notizia del: 31/10/2019

sabato 26 ottobre 2019

Carotenuto: ho paura, chi pilota il Conte-2 è capace di tutto

Analisi interessante, condivisibile anche nel pragmatismo conclusivo. Ho scoperto che l'autore ha una formazione antroposofica, steineriana, improntata ad una conoscenza superiore, iniziatica, protesa a cogliere ciò che si situa al di là del dato concreto. Un pensiero che non ammette possibilità di confutazione, dal momento che Steiner afferma che questa conoscenza non proviene da una ricerca scientifica, ma da una chiaroveggenza. Entriamo così in un campo che sfiora il mondo del paranormale, a cui molte persone danno credito, una dimensione altra di stati modificati di coscienza. Ci troviamo, quindi, di fronte ad una struttura di conoscenza che non si presta a nessuna conferma. Le notizie che riporta, invece, derivano dalla sua diretta esperienza governativa e per conto di organizzazioni internazionali. Le notizie del retroterra di Giuseppe Conte coincidono con quanto avevo analizzato qui: Il trionfo - così sembra - dei catto-dem, che viene da lontano. Ma non in nostro nome.

Carotenuto: ho paura, chi pilota il Conte-2 è capace di tutto 

«Spero sinceramente che duri poco, perché di questo governo c’è da aver paura: il Conte-bis è un esecutivo pericolosissimo». Lo afferma Fausto Carotenuto, già analista strategico dei servizi segreti, autore di una singolare ritratto di Giuseppe Conte: «E’ sorretto dallo stesso potentissimo network vaticano che gestiva lo strapotere di Andreotti, a cominciare dal cardinale Achille Silvestrini». Ora siamo nei guai, dice Carotenuto in un video su YouTube, perché a Conte si aggiungono personaggi temibili come l’euro-tecnocrate Roberto Gualtieri, che Bruxelles ha fatto sistemare direttamente al ministero dell’economia. Senza contare Paolo Gentiloni, come Conte in strettissimi rapporti col Vaticano, ora promosso alla Commissione Ue, e lo stesso David Sassoli, eletto presidente del Parlamento Europeo. Gentiloni e Sassoli, ovvero: il Pd, i grandi media, il Vaticano e l’europeismo oligarchico. Questo significa che l’Italia, dopo l’effimera sbornia gialloverde, è oggi una cinghia di trasmissione perfetta per il super-potere europeo: «Aspettiamoci di tutto», dice Carotenuto, perché i signori dell’eurocrazia, magari in cambio di qualche piccola concessione sul bilancio, «potranno prendere decisioni inimmaginabili e terribili, per tutti noi».

venerdì 25 ottobre 2019

La Repubblica prima diffama e poi censura la Meloni. Ecco la verità

Repubblica insulta Giorgia Meloni con tanto di di titolo in prima pagina e pubblica di nascosto e tagliandola vistosamente la replica della presidente di Fratelli d’Italia. Noi, invece, la riproponiamo integralmente ai lettori del Secolo d’Italia che vorranno diffondere la risposta di Giorgia Meloni a tutti i loro amici e vedremo chi vince questa partita tra noi e loro.
Una leader che non parla a slogan ma argomenta e così facendo forma e informa i cittadini a cui si rivolge. Ed esprime valori non chiacchiere. Ed è tanto più efficace in quanto chiara, limpida, appassionata, convinta e dunque convincente. Credo che gli ignobili insulti di cui è stata oggetto dipendano dal fatto che cominciano a temerla.

La risposta integrale di Giorgia Meloni
 Mi sono chiesta del perché di questo duro attacco a me e a Fratelli d’Italia. Forse la risposta è in una celebre frase di Gandhi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”. Siamo già alla terza fase.
Egregio Direttore,
ho letto con grande stupore il fiume rancoroso di insulti, volgarità e falsità che Francesco Merlo mi ha rivolto nel lunghissimo articolo pubblicato da La Repubblica il 24 ottobre. Dedicate tempo e spazio a parlare della necessità di combattere le fake news e le “parole d’odio”, soprattutto contro le donne, ma evidentemente questo non vale quando si tratta di attaccare chi ha la grave colpa di fare politica a destra.
Tanto livore mi ha fatto tornare in mente una frase di Plutarco: “I nemici sono eccitati dai mali, dalle brutture, dalle sofferenze della vita”. Così Merlo si è voluto lanciare rapace sul mio aspetto fisico, sul mio accento, sulla mia vita, anche privata e familiare, sulle difficoltà vissute; tutte cose che ben poco hanno a che fare con il mio ruolo di donna impegnata in politica e che in buona parte non sono dipese dalla mia volontà, ma piuttosto imposte dalla sorte, che non sempre è generosa e benevola come vorremmo.

mercoledì 9 ottobre 2019

Mala tempora... Ulteriori prove di cedimento della nostra sovranità e identità

La maglia della Nazionale verde e priva del tricolore. Sarà soltanto per una partita [Italia-Grecia, 12 ottobre], ma intanto iniziano ad abituare il pubblico alla rimozione dei simboli nazionali. Nella dittatura che sta per arrivare, gli italiani che non si vorranno estinguere saranno duramente perseguitati. (Cesare Sacchetti)

Prove di sudditanza: abbiamo ceduto la sovranità popolare un po’ alla volta, ci hanno spogliati del nostro essere cittadini Italiani per essere sudditi di Francia e Germania.
La maglia della Nazionale degli 'Azzurri'
L’Europa non esiste come entità politica ma come tecnocrazia; e tuttavia chiede enormi sacrifici: chi sta dietro a questo scenario tremendo?
Può sembrare eccessivo reagire a qualcosa che si presenta come estemporaneo e apparentemente innocuo; ma su cui con l'aria che tira è legittimo nutrire sospetti di rimozione dei simboli nazionali. E i tifosi non se ne rendono conto?
Nessuno sembra reagire, per ora; mentre gli unici a difendere il nostro Paese, Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono stati messi all'angolo nonostante il favore popolare.

domenica 29 settembre 2019

Tra Greta e il Sinodo, il gregge a San Pietro prega per la Chiesa

Iniziative della "resistenza cattolica" (qui), che non si elidono ma si sommano perché vanno tutte nella stessa direzione. Riporto di seguito indicazioni sulla preghiera che si terrà il 5 ottobre prossimo.
Ieri, vigilia della Festa odierna di San Michele Arcangelo, nello stesso lugo si è svolta una prima "preghiera silenziosa" tra le 15 e le 16 del pomeriggio, per concludersi con il canto collettivo del “Credo” [vedi]. Circa duecento laici cattolici provenienti da tutto il mondo si sono riuniti a Castel Sant’Angelo per rivolgere un “Appello agli Angeli”, alla vigilia del Sinodo sull’Amazzonia che si aprirà in Vaticano il 6 ottobre prossimo. I partecipanti all’evento fanno parte di una coalizione internazionale chiamata Acies ordinata che già ha svolto una manifestazione lo scorso 19 febbraio, in piazza San Silvestro, sul tema “In silenzio per rompere il muro del silenzio” [qui - qui]. I partecipanti sono esponenti delle più note associazioni, gruppi, e blog (compreso il nostro) che difendono la fede e la morale cattolica e la Tradizione della Chiesa. Durante la preghiera silenziosa chiusa col corale Credo finale, nei pressi dell'Acies schierata ordinatamente, alcuni sacerdoti hanno recitato la versione lunga della preghiera a San Michele Arcangelo di Leone XIII, per esorcizzare gli spiriti malvagi che vorrebbero corrompere la Chiesa.

Tra Greta e il Sinodo, il gregge a San Pietro prega per la Chiesa 

Pregare per il bene di chi ci governa è cosa buona e giusta, lo ha detto pure San Paolo, a patto di ricordarsene solo quando il governante è gradito. Pregare perché un sinodo non si concluda con qualche apostasia è roba dell’altro mondo, viste le reazioni di sdegno suscitate da una iniziativa in tal senso del cardinale Burke e del vescovo Schneider (due preti che invitano a recitare il Rosario e a digiunare, non sia mai!). Pregare e operare per la conversione dei non cristiani è materia da processo canonico per direttissima per il reato di proselitismo. Ma visto che almeno per il Papa “tentato e assediato” è arrivato un sommo invito a invocare il Cielo, nessuno Oltretevere dovrebbe aversene a male alla notizia della convocazione di una preghiera pubblica per la Chiesa, a due passi da San Pietro, aperta ai fedeli di tutto il mondo. Anzi!

venerdì 27 settembre 2019

Notizia censurata / Spagna e Grecia oppongono netto rifiuto alla bozza di Malta sui migrantiI (Conte PD-M5S affondatiI)

La stampa e l'informazione anche televisiva italiana ha completamente censurato la notizia, perchè è politicamente  "mortale" per il governo Conte e per Conte in persona, dato che fa cadere di schianto tutta la montagna di bugie e omissioni raccontate sul vertice di Malta, spacciato per essere una "svolta" della Ue rispetto la questione migranti.
Sì, una svolta contro il muro.
L'intesa siglata da Germania, Francia, Italia e Malta, che prevede la ridistribuzione volontaria nei paesi europei dei migranti soccorsi nel Mediterraneo, si è scontrata con il netto rifiuto di due Stati chiave: Spagna e Grecia.
Lo scrive il quotidiano El Pais in prima pagina, spiegando che, secondo i governi di Madrid e Atene, il cosiddetto patto di Malta si basa su uno schema che mira, quasi esclusivamente, ad affrontare il problema italiano della gestione dei flussi. Tanto il governo spagnolo che quello della Grecia lo respingono. Voteranno contro alla riunione dei primi d'ottobre durante la quale si dovrebbe valutare quante nazioni dell'Unione europea aderirebbero al piano volontario e della durata di sei mesi, salvo la possibilità di ciascuno stato aderente di sfilarsi in un qualsiasi momento senza dove dare spiegazioni.

mercoledì 25 settembre 2019

Migranti. Il ridicolo bluff del governo è durato meno di 24 ore

L’accordo di Malta sui migranti rischia già di saltare, ma sarebbe meglio dire che non c’è mai stato. Il bluff del governo giallorosso è durato neanche 24 ore, perché la bozza di accordo tanto magnificata ieri dai giornali è «vaga», «scarsa di dettagli», inconsistente. La sbandierata rotazione dei porti è soltanto un desiderio italiano, che rimarrà tale, e la distinzione fondamentale tra migranti economici e aventi diritto all’asilo politico non sarà affatto abolita ma, come confermano fonti francesi, ci sarà una «distinzione netta». Soprattutto, come avevamo già scritto, sarà un accordo politico «volontario», senza valore legale, senza sanzioni per chi non vi partecipa e senza sanzioni per chi non lo rispetta. Qualunque paese aderente, infatti, potrà chiamarsi fuori in ogni momento senza dare spiegazioni.

ALLA FACCIA DELLA «LEZIONE AL SALVINISMO»
Alla luce della triste verità, e cioè che le moine accondiscendenti del governo Pd-M5s non hanno affatto cambiato l’atteggiamento ostile dei partner europei sulla questione migranti, fanno sorridere le dichiarazioni entusiaste di ieri del premier Giuseppe Conte e dei giornali ideologicamente schierati. Parlando al Fatto Quotidiano, il presidente del Consiglio tuonava: «Abbiamo fatto più a Malta in un giorno di Salvini in un anno». E Repubblica gongolava in prima pagina: «Prima lezione al salvinismo; l’accordo siglato ieri a Malta costituisce la più grande sconfitta del sovranismo italiano». Per non parlare del Corriere, che parlava in modo inspiegabile di «primo patto europeo» (non è così) e dava ampio risalto al giubilo di Conte: «Se non si litiga si ottiene». Invece, purtroppo per l’Italia, aveva ragione Salvini a dire che si trattava di «un accordo del piffero, una solenne fregatura». Fonte

domenica 22 settembre 2019

Un professore universitario epurato nell’era dell’Europa “democratica”. Liberal-chic e “anti-fascisti” tutti zitti

A me hanno sempre insegnato che l’epurazione dalle Università e dalle scuole era un atto fascista. Mi hanno riempito la testa sin dalle scuole elementari, quando per la prima volta mi dissero che i professori universitari che durante il fascismo non avevano accettato di giurare fedeltà al regime di Mussolini furono messi fuori servizio. Che cattivi questi fascisti.
Poi ho frequentato le scuole medie, le superiori e infine l’Università, sempre più convinto che la censura del pensiero fosse un deprecabile atto dittatoriale, da qualunque parte provenisse.
Stamattina mi son svegliato, dice una famosa canzone partigiana, e ho letto un articolo di Daniele Capezzone su La Verità che riporta una notizia incredibile: il prof. Marco Gervasoni, professore ordinario di storia contemporanea all’Università statale del Molise (sottolineo ordinario, cioè il livello più alto dell’insegnamento universitario), è stato mandato via dall’Università Luiss, dove insegnava storia comparata dei sistemi politici.

venerdì 20 settembre 2019

Senza croci verranno le mezzelune

Niente più croci sulle vette dei Pirenei orientali. L’ha stabilito il Centro nazionale di addestramento commando (Cnec) francese per «non rinfocolare la polemica» e – testuale – per «la pacificazione», dopo che dei vandali si erano divertiti, nei mesi scorsi, a distruggere il simbolo cristiano sul Pic Carlit, la montagna più alta dei Pirenei orientali appunto. Ora, a parte la follia dell’autocensura preventiva, che sposa la linea vandalica a scapito della tradizione cristiana, viene da chiedersi se prima che sciocca una simile idea non sia pericolosa.
Infatti, se da un lato in Francia la cristofobia avanza a grandi passi – 875 chiese e 59 cimiteri vandalizzati solo lo scorso anno, per non parlare dell’enigmatico e comunque apocalittico rogo di Notre-Dame ad aprile – , dall’altro, dato che parliamo di un Paese che solo dal 2015 al 2018 ha subito 12 attentati islamisti (con 250 morti), che ospita la più grande comunità islamica in Europa con Mohamed nella top ten dei nomi dei neonati parigini già da anni, verrebbe da consigliare prudenza ai cugini d’Oltralpe. Perché chi di laicismo ferisce, d’islamismo perisce. (Giuliano Guzzo)

giovedì 19 settembre 2019

Il vizio degli europei di invadere l'Italia. E il vizio dei governanti italiani di far umiliare il nostro paese dagli stranieri

Il governo Conte bis e il vizio dei politici italiani di allearsi con gli stranieri che umiliano il nostro Paese. 
A cui fa da sponda il vizio degli europei di invadere l'Italia: da Carlo VIII a Hitler (e oggi: Merkel e Macron)
"Sono acerbe parole queste ch'io scrivo, lo so. Ma anche so che per un popolo che ha nome dell'Italia non è vita (...) non avere né un'idea né un valore politico, non rappresentare nulla, non contar nulla, essere in Europa quello che è il matto nel gioco de' tarocchi: peggio (...), essere un cameriere che chiede la mancia a quelli che si levano satolli dal famoso banchetto delle nazioni, e quasi sempre, con la scusa del mal garbo, la mancia gli è scontata in ischiaffi".
Fa impressione rileggere queste righe che Giosuè Carducci  scrisse nel 1882, nella prefazione a "Giambi ed Epodi". Perché sembra la tristissima cronaca dei nostri giorni, quella che si ripresenta adesso con la nuova legge di bilancio (con l'Italia in cerca di mance per il deficit), quella che ha sempre caratterizzato l'Italia a guida Pd, sottomessa al "partito straniero" e trattata come un cameriere che chiede mance e si prende schiaffi.
Quella che esulta perché hanno assegnato un importante posto di commissario europeo a Gentiloni senza avvedersi che non ci è stato regalato nulla (essendo nostro diritto) e soprattutto senza capire che Ursula von der Leyen, ha "commissariato"  il commissario con il vicepresidente all'economia, il falco Dombrovskis. Il quale rappresenta un Paese, la Lettonia, che è l'ultimo arrivato e che ha meno abitanti della Calabria.
Cionondimeno sarà Dombrovskis che darà gli ordini e Gentiloni ubbidirà. Loro lo sanno quanto è "europeista" (cioè ubbidiente) Gentiloni. Per questo lo hanno voluto.

mercoledì 18 settembre 2019

E l’Italia perduta fu ritrovata a Fiume

D'Annunzio la cui poesia è anche musica. In calce, tutta da ascoltare, La pioggia nel pineto

Chiamateli pazzi, ridicoli, anacronistici. Chiamateli neofascisti, come hanno già fatto le tv e i croati, per prendere le distanze e sentirsi a posto con la coscienza. Ma quei tre ragazzi fermati a Fiume, perché hanno innalzato la bandiera italiana sul Palazzo del Governatore, nel centenario dell’impresa dannunziana di Fiume, a me fanno simpatia, forse invidia. Anzi ammirazione. Ho incerte notizie sull’accaduto, non so nulla di loro, ma ne avessimo di ragazzi pronti a rischiare per una causa persa, e nobile; non per i soldi, non per i selfie, ma per quel pazzo amore che è l’amor patrio, per memoria storica e gloria letteraria. Ne avessimo di ragazzi fuori formato, anzi extra format.

Si, per carità, so che queste imprese sono puramente dimostrative, del tutto inutili, non producono frutti e creano qualche fastidio alle diplomazie. Ma le imprese più inutili sono le più nobili, le imprese assurde sono quelle che lasciano il segno e restano impresse nel tempo. Ricordate le imprese di D’Annunzio, i volantini su Vienna, le imprese marine e sottomarine, e poi il pitale lanciato dai dannunziani su Montecitorio. Per carità “repetita non iuvant”, ma è bello vedere dei ragazzi nati nel duemila che considerano la storia una cosa viva, aperta come una ferita, controversa, da scrivere e non solo già scritta, digerita, evacuata e sparita.

martedì 17 settembre 2019

Foreign Affairs stronca il Conte bis: “Un trionfo precario”

Il governo giallo-rosso? Se non riuscirà a migliorare sensibilmente le condizioni di vita degli italiani Matteo Salvini e la Lega torneranno al potere, più forti di prima. L’autorevole Foreign Affairs, pubblicato dal Council on Foreign Relations americano, smorza con un’analisi pubblicata nelle ultime ore tutti gli entusiasmi sul Conte-bis e sul ritorno del leader leghista all’opposizione celebrata da numerosi quotidiani stranieri di orientamento progressista. “Se il nuovo governo fermerà l’ascesa del populismo di destra dipenderà dalla sua capacità di migliorare il tenore di vita italiano e invertire alcune tendenze negative che hanno reso il Paese uno degli anelli deboli dell’Unione europea. Fare questo sarebbe un compito arduo per qualsiasi governo, per non parlare di uno composto da due partiti – entrambi segnati da divisioni interne – che erano acerrimi rivali fino a poche settimane fa”, scrive Alexander Stille, docente presso la Columbia Journalism School di San Paolo.

domenica 15 settembre 2019

Fabio Armano: Ho un paio di cose da dire ai supponenti meteorologi comunisti da "clima di odio".

"Salvini ha creato un clima di odio!"
Ho un paio di cose da dire ai supponenti meteorologi comunisti da "clima di odio".
Non è odio. È insofferemza per le vostre menzogne.
Questo CLIMA, è il risultato delle vostre politiche, delle vostre ideologie, e della vostra onnipresente supponenza.
Lasciatevi dire da un umile operaio, che nelle risposte che sempre più italiani vi rifilano fregandosene delle vostre magliette rosse ed i sit in con le barchette di carta, c’è la reazione fisiologica per ogni vostra accusa di “razzismo”, ed ogni etichetta di “fascista”, che avete appiccicato a quanti non si piegavano alle vostre ideologie.

C’è ogni casa popolare che con soddisfazione avete assegnato ad immigrati, per poi ringhiare in faccia agli italiani che protestavano che la legge è quella e che dovevano tacere.

giovedì 12 settembre 2019

Il sovranismo è morto, viva il sovranismo! La sfida di Salvini

Dopo la formazione del nuovo governo Conte, ciò che è accaduto questa estate – le polemiche tra gli ex alleati, lo “strappo” di Salvini – acquista una nuova luce, e consente nuove riflessioni politiche. Gli errori tattici di Salvini, che senza dubbio ci sono stati, appaiono poca cosa, rispetto ad esempio al cambiamento strutturale che ha riguardato, invece, il M5S. Dagli sbagli di Salvini, non ne è uscita una Lega politicamente diversa da prima. Dai ripensamenti di Grillo è invece uscito un Movimento che non ha più nulla del precedente. Una vera e propria mutazione genetica.
Si sono trovate tante giustificazioni, ma il dato rimane: il M5S ha finito per stringere un’alleanza di governo non semplicemente con un partito della “casta”, ma con quel Pd che Gianroberto Casaleggio – il vero fondatore del MoVimento – indicava come il nemico assoluto, il partito dell’establishment, di “Renzie”, come lo chiamava una volta Grillo, l’“ebetino”. Ed ecco che proprio a Grillo è, invece, toccato di resuscitare l’ex segretario, perché è con lui, che controlla ancora i gruppi parlamentari Dem, e non con Zingaretti, che l’alleanza di governo si è conclusa. È a Renzi che Grillo ha venduto un Movimento, che è stato così “rivoltato come un calzino” (altro che il Parlamento!). Resta però da capire, però, perché tutto ciò sia avvenuto, e quale sia l’obiettivo di questa operazione. Certo, l’alleanza è, in apparenza, puramente “difensiva”: si trattava di impedire quelle elezioni in cui Salvini, presumibilmente, avrebbe vinto da solo contro tutti, superando il consenso raccolto alle elezioni europee. In realtà, però, il patto Pd-M5S, obiettivamente, spinge per una rideterminazione complessiva degli equilibri politici. Sembra che ci sia già dimenticati della novità che il governo Lega-M5S ha rappresentato, non solo per l’Italia, ma per l’Europa: quella che fino a quel momento si era tentata di far passare per la “minaccia populista”, eversiva, ha dato vita ad un “laboratorio politico” in cui si sono saldati un sovranismo identitario, quello della Lega, ed un sovranismo sociale, espresso dal M5S.

mercoledì 11 settembre 2019

Gentilini Gualtieri e Dombrovskis:povera economia italiana

Un trio ha il compito di azzerare quel poco che rimane di economia italiana, sottomettendolo ad un insopportabile centralismo fiscale repressivo che cancellerà quel poco di classe media che è rimasto. I tre Moschettieri de Leuropa, cioè della burocrazia antidemocratica, rispondono ai nomi di Gentiloni, Gualtieri e Dombrovskis.
Iniziamo dal meno importante: l’ex presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, colui che, come ministro degli esteri, è diventato famoso per aver ceduto il Mare italiano alla Francia [vedi]. Gentiloni sarà Commissario agli affari economici, ma…
In realtà abbiamo un “Gentilonis Dimitiatus”, un mezzo Gentiloni qualsiasi: infatti le sue deleghe, come dice con un eufemismo il Sole 24 ore, sono state “Semplificate”, cioè ridotte: rimangono tassazione, affari economici e finanziari, dogane, ma esce la compentenza sulla finanze pubbliche nazionali. Volete seriamente che sia lasciato un tema simile agli italiani? Giammai!!! Inoltre verrà messo sotto tutela dal Dombrovskis, per cui non conterà quali nulla. Allora era meglio il Commissario alla Concorrenza, che avrebbe potuto incidere veramente sull’Europa industriale, ma questo è rimasto alla Vestager. Alla fine Gentiloni è un bambinone da tenere sotto tutela.

domenica 8 settembre 2019

Non ha ottenuto il voto ma è ancora in partita: i veri errori di Salvini e perché la crisi era un rischio che doveva correre

Insediatosi il nuovo governo, possiamo soffermarci sullo sconfitto, o presunto tale, della situazione: Matteo Salvini. Ha chiamato l’all-in ma gli è andata male, non aveva un punto abbastanza alto in mano (o forse qualcuno ha barato…). Molto è stato già detto e scritto e l’opinione prevalente è che abbia commesso un errore ad aprire la crisi. Almeno nei tempi e nei modi, visto che in molti gli suggerivano di rompere. Il paradosso, infatti, è che forse Salvini e la sua cerchia sono tra coloro che più hanno creduto nel contratto con i 5 Stelle, anche troppo, a tal punto da accarezzare l’idea di un’alleanza non solo occasionale e a tempo determinato, come agli inizi auspicato da Steve Bannon. La Lega nordista, i governatori, la vecchia guardia legata alle esperienze di centrodestra, sono stati invece dall’inizio i più scettici e hanno spinto per la rottura sui temi dell’economia e dell’autonomia. Alla fine Salvini si è convinto.

venerdì 6 settembre 2019

Matteo Salvini e la Lega: morte politica o ritorno trionfale annunciato?

Anche Oltralpe si interrogano. Il politologo e saggista francese Alexandre del Valle su Valeurs Actuelles (nella nostra traduzione): Salvini è davvero finito? Non andiamo troppo in fretta... la "morte politica" del ministro dell'interno e "Vice Presidente del consiglio" italiano è stata annunciata troppo presto... Il nuovo governo 5 stelle-PD, formato per eliminarla, non durerà.

In un video pubblicato giovedì scorso su Facebook, Matteo Salvini, leader della Lega (detta anche “Il Carroccio”) ha avvisato i suoi detrattori: “Non vi libererete di me con un giochino di palazzo, io non mollo”. Il monito è stato lanciato nel momento in cui i suoi rivali e avversari – Partito Democratico (PD, sinistra) e Movimento Cinque Stelle (M5S, populisti) – stavano cercando di costruire il loro futuro governo che, secondo lui, è stato deciso a Bruxelles. Alexandre Del Valle commenta la crisi di governo provocata da Matteo Salvini l’8 agosto, che è sfociata nella sua rimozione, e spiega tuttavia che la “morte politica” del ministro dell’Interno e “vicepresidente del Consiglio” italiano è stata forse annunciata troppo presto...

giovedì 5 settembre 2019

Cronaca di una crisi annunciata

Pur essendo il primo partito della coalizione uscita vincente dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018, la Lega non ha ricevuto l'incarico di tentare di formare un Governo. Questo diniego, indipendentemente dalle sue motivazioni e dal loro fondamento, ha dato luogo alla crisi più lunga nella storia della Repubblica: 88 giorni. Durante tutta questa crisi la Lega ha mantenuto un profilo costruttivo e leale, rinunciando a propri candidati alla presidenza delle Camere e attendendo un via libera dagli alleati di coalizione prima di intavolare discussioni con il M5S, uscito come maggiore singolo partito dalle elezioni. Queste discussioni hanno riguardato contenuti programmatici, non nomi, e sono durate quasi un mese, approdando a un documento formale, il Contratto per il Governo del cambiamento, sottoposto all'approvazione delle rispettive basi elettorali.
È stato accettato un Presidente del Consiglio, presentatosi come "avvocato difensore del popolo italiano", che avrebbe dovuto essere di garanzia e mediazione fra i due partiti della maggioranza (e che certamente offriva sufficienti garanzie all'establishment), ed è stata inoltre recepita la raccomandazione del Presidente della Repubblica di avere un Ministro dell'economia che non desse "un messaggio immediato di allarme per gli operatori economici e finanziari". Pertanto il Ministro dell'Economia e delle Finanze che, stando agli accordi avrebbe dovuto essere proposto dalla Lega, è finito per essere un "tecnico" senza mandato elettorale. Credo di essere l'unico parlamentare che lo conoscesse.

Governo politico Quirinale-Bruxelles per blindare l’Italia. Pd: urne vuote, Palazzi pieni

A scorrere la lista dei ministri del governo Conte 2 la nostra impressione è che sia il Partito democratico il partito di maggioranza relativa e il Movimento 5 Stelle il junior partner, ma le interpretazioni degli osservatori in queste prime ore divergono fortemente e molti sostengono che in realtà sia il primo ad essersi consegnato nelle mani del secondo. Proviamo a dipanare la matassa. Il Pd è in un governo con Conte premier e Di Maio ministro: messa così, appare una staffetta Lega-Pd in un contesto di sostanziale continuità. Ma a noi appare di gran lunga più complicata. Come dicevamo, era impossibile un equilibrio win-win per Pd e M5S nella nuova squadra. Se come rivendica Di Maio tutti i 26 punti del Movimento sono entrati nel programma, tuttavia si nota una buona dose di discontinuità nei nomi dei ministri. Tra i 5 Stelle vengono riconfermati solo Bonafede e Costa, nei due ministeri dove evidentemente è più forte la convergenza tra i due nuovi alleati: giustizia e ambiente. Di Maio, pur essendo il capo politico, ha rischiato fino all’ultimo di restare escluso dai ministeri di peso, e ha dovuto comunque rinunciare al super-ministero sviluppo economico e lavoro da cui passano le promesse elettorali caratterizzanti della sua campagna, che ha portato il “suo” Movimento al 34 per cento: salva onore e posizione personale, ma la sua leadership esce ridimensionata.