mercoledì 9 ottobre 2019

Mala tempora... Ulteriori prove di cedimento della nostra sovranità e identità

La maglia della Nazionale verde e priva del tricolore. Sarà soltanto per una partita [Italia-Grecia, 12 ottobre], ma intanto iniziano ad abituare il pubblico alla rimozione dei simboli nazionali. Nella dittatura che sta per arrivare, gli italiani che non si vorranno estinguere saranno duramente perseguitati. (Cesare Sacchetti)

Prove di sudditanza: abbiamo ceduto la sovranità popolare un po’ alla volta, ci hanno spogliati del nostro essere cittadini Italiani per essere sudditi di Francia e Germania.
La maglia della Nazionale degli 'Azzurri'
L’Europa non esiste come entità politica ma come tecnocrazia; e tuttavia chiede enormi sacrifici: chi sta dietro a questo scenario tremendo?
Può sembrare eccessivo reagire a qualcosa che si presenta come estemporaneo e apparentemente innocuo; ma su cui con l'aria che tira è legittimo nutrire sospetti di rimozione dei simboli nazionali. E i tifosi non se ne rendono conto?
Nessuno sembra reagire, per ora; mentre gli unici a difendere il nostro Paese, Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono stati messi all'angolo nonostante il favore popolare.

domenica 29 settembre 2019

Tra Greta e il Sinodo, il gregge a San Pietro prega per la Chiesa

Iniziative della "resistenza cattolica" (qui), che non si elidono ma si sommano perché vanno tutte nella stessa direzione. Riporto di seguito indicazioni sulla preghiera che si terrà il 5 ottobre prossimo.
Ieri, vigilia della Festa odierna di San Michele Arcangelo, nello stesso lugo si è svolta una prima "preghiera silenziosa" tra le 15 e le 16 del pomeriggio, per concludersi con il canto collettivo del “Credo” [vedi]. Circa duecento laici cattolici provenienti da tutto il mondo si sono riuniti a Castel Sant’Angelo per rivolgere un “Appello agli Angeli”, alla vigilia del Sinodo sull’Amazzonia che si aprirà in Vaticano il 6 ottobre prossimo. I partecipanti all’evento fanno parte di una coalizione internazionale chiamata Acies ordinata che già ha svolto una manifestazione lo scorso 19 febbraio, in piazza San Silvestro, sul tema “In silenzio per rompere il muro del silenzio” [qui - qui]. I partecipanti sono esponenti delle più note associazioni, gruppi, e blog (compreso il nostro) che difendono la fede e la morale cattolica e la Tradizione della Chiesa. Durante la preghiera silenziosa chiusa col corale Credo finale, nei pressi dell'Acies schierata ordinatamente, alcuni sacerdoti hanno recitato la versione lunga della preghiera a San Michele Arcangelo di Leone XIII, per esorcizzare gli spiriti malvagi che vorrebbero corrompere la Chiesa.

Tra Greta e il Sinodo, il gregge a San Pietro prega per la Chiesa 

Pregare per il bene di chi ci governa è cosa buona e giusta, lo ha detto pure San Paolo, a patto di ricordarsene solo quando il governante è gradito. Pregare perché un sinodo non si concluda con qualche apostasia è roba dell’altro mondo, viste le reazioni di sdegno suscitate da una iniziativa in tal senso del cardinale Burke e del vescovo Schneider (due preti che invitano a recitare il Rosario e a digiunare, non sia mai!). Pregare e operare per la conversione dei non cristiani è materia da processo canonico per direttissima per il reato di proselitismo. Ma visto che almeno per il Papa “tentato e assediato” è arrivato un sommo invito a invocare il Cielo, nessuno Oltretevere dovrebbe aversene a male alla notizia della convocazione di una preghiera pubblica per la Chiesa, a due passi da San Pietro, aperta ai fedeli di tutto il mondo. Anzi!

venerdì 27 settembre 2019

Notizia censurata / Spagna e Grecia oppongono netto rifiuto alla bozza di Malta sui migrantiI (Conte PD-M5S affondatiI)

La stampa e l'informazione anche televisiva italiana ha completamente censurato la notizia, perchè è politicamente  "mortale" per il governo Conte e per Conte in persona, dato che fa cadere di schianto tutta la montagna di bugie e omissioni raccontate sul vertice di Malta, spacciato per essere una "svolta" della Ue rispetto la questione migranti.
Sì, una svolta contro il muro.
L'intesa siglata da Germania, Francia, Italia e Malta, che prevede la ridistribuzione volontaria nei paesi europei dei migranti soccorsi nel Mediterraneo, si è scontrata con il netto rifiuto di due Stati chiave: Spagna e Grecia.
Lo scrive il quotidiano El Pais in prima pagina, spiegando che, secondo i governi di Madrid e Atene, il cosiddetto patto di Malta si basa su uno schema che mira, quasi esclusivamente, ad affrontare il problema italiano della gestione dei flussi. Tanto il governo spagnolo che quello della Grecia lo respingono. Voteranno contro alla riunione dei primi d'ottobre durante la quale si dovrebbe valutare quante nazioni dell'Unione europea aderirebbero al piano volontario e della durata di sei mesi, salvo la possibilità di ciascuno stato aderente di sfilarsi in un qualsiasi momento senza dove dare spiegazioni.

mercoledì 25 settembre 2019

Migranti. Il ridicolo bluff del governo è durato meno di 24 ore

L’accordo di Malta sui migranti rischia già di saltare, ma sarebbe meglio dire che non c’è mai stato. Il bluff del governo giallorosso è durato neanche 24 ore, perché la bozza di accordo tanto magnificata ieri dai giornali è «vaga», «scarsa di dettagli», inconsistente. La sbandierata rotazione dei porti è soltanto un desiderio italiano, che rimarrà tale, e la distinzione fondamentale tra migranti economici e aventi diritto all’asilo politico non sarà affatto abolita ma, come confermano fonti francesi, ci sarà una «distinzione netta». Soprattutto, come avevamo già scritto, sarà un accordo politico «volontario», senza valore legale, senza sanzioni per chi non vi partecipa e senza sanzioni per chi non lo rispetta. Qualunque paese aderente, infatti, potrà chiamarsi fuori in ogni momento senza dare spiegazioni.

ALLA FACCIA DELLA «LEZIONE AL SALVINISMO»
Alla luce della triste verità, e cioè che le moine accondiscendenti del governo Pd-M5s non hanno affatto cambiato l’atteggiamento ostile dei partner europei sulla questione migranti, fanno sorridere le dichiarazioni entusiaste di ieri del premier Giuseppe Conte e dei giornali ideologicamente schierati. Parlando al Fatto Quotidiano, il presidente del Consiglio tuonava: «Abbiamo fatto più a Malta in un giorno di Salvini in un anno». E Repubblica gongolava in prima pagina: «Prima lezione al salvinismo; l’accordo siglato ieri a Malta costituisce la più grande sconfitta del sovranismo italiano». Per non parlare del Corriere, che parlava in modo inspiegabile di «primo patto europeo» (non è così) e dava ampio risalto al giubilo di Conte: «Se non si litiga si ottiene». Invece, purtroppo per l’Italia, aveva ragione Salvini a dire che si trattava di «un accordo del piffero, una solenne fregatura». Fonte

domenica 22 settembre 2019

Un professore universitario epurato nell’era dell’Europa “democratica”. Liberal-chic e “anti-fascisti” tutti zitti

A me hanno sempre insegnato che l’epurazione dalle Università e dalle scuole era un atto fascista. Mi hanno riempito la testa sin dalle scuole elementari, quando per la prima volta mi dissero che i professori universitari che durante il fascismo non avevano accettato di giurare fedeltà al regime di Mussolini furono messi fuori servizio. Che cattivi questi fascisti.
Poi ho frequentato le scuole medie, le superiori e infine l’Università, sempre più convinto che la censura del pensiero fosse un deprecabile atto dittatoriale, da qualunque parte provenisse.
Stamattina mi son svegliato, dice una famosa canzone partigiana, e ho letto un articolo di Daniele Capezzone su La Verità che riporta una notizia incredibile: il prof. Marco Gervasoni, professore ordinario di storia contemporanea all’Università statale del Molise (sottolineo ordinario, cioè il livello più alto dell’insegnamento universitario), è stato mandato via dall’Università Luiss, dove insegnava storia comparata dei sistemi politici.

venerdì 20 settembre 2019

Senza croci verranno le mezzelune

Niente più croci sulle vette dei Pirenei orientali. L’ha stabilito il Centro nazionale di addestramento commando (Cnec) francese per «non rinfocolare la polemica» e – testuale – per «la pacificazione», dopo che dei vandali si erano divertiti, nei mesi scorsi, a distruggere il simbolo cristiano sul Pic Carlit, la montagna più alta dei Pirenei orientali appunto. Ora, a parte la follia dell’autocensura preventiva, che sposa la linea vandalica a scapito della tradizione cristiana, viene da chiedersi se prima che sciocca una simile idea non sia pericolosa.
Infatti, se da un lato in Francia la cristofobia avanza a grandi passi – 875 chiese e 59 cimiteri vandalizzati solo lo scorso anno, per non parlare dell’enigmatico e comunque apocalittico rogo di Notre-Dame ad aprile – , dall’altro, dato che parliamo di un Paese che solo dal 2015 al 2018 ha subito 12 attentati islamisti (con 250 morti), che ospita la più grande comunità islamica in Europa con Mohamed nella top ten dei nomi dei neonati parigini già da anni, verrebbe da consigliare prudenza ai cugini d’Oltralpe. Perché chi di laicismo ferisce, d’islamismo perisce. (Giuliano Guzzo)

giovedì 19 settembre 2019

Il vizio degli europei di invadere l'Italia. E il vizio dei governanti italiani di far umiliare il nostro paese dagli stranieri

Il governo Conte bis e il vizio dei politici italiani di allearsi con gli stranieri che umiliano il nostro Paese. 
A cui fa da sponda il vizio degli europei di invadere l'Italia: da Carlo VIII a Hitler (e oggi: Merkel e Macron)
"Sono acerbe parole queste ch'io scrivo, lo so. Ma anche so che per un popolo che ha nome dell'Italia non è vita (...) non avere né un'idea né un valore politico, non rappresentare nulla, non contar nulla, essere in Europa quello che è il matto nel gioco de' tarocchi: peggio (...), essere un cameriere che chiede la mancia a quelli che si levano satolli dal famoso banchetto delle nazioni, e quasi sempre, con la scusa del mal garbo, la mancia gli è scontata in ischiaffi".
Fa impressione rileggere queste righe che Giosuè Carducci  scrisse nel 1882, nella prefazione a "Giambi ed Epodi". Perché sembra la tristissima cronaca dei nostri giorni, quella che si ripresenta adesso con la nuova legge di bilancio (con l'Italia in cerca di mance per il deficit), quella che ha sempre caratterizzato l'Italia a guida Pd, sottomessa al "partito straniero" e trattata come un cameriere che chiede mance e si prende schiaffi.
Quella che esulta perché hanno assegnato un importante posto di commissario europeo a Gentiloni senza avvedersi che non ci è stato regalato nulla (essendo nostro diritto) e soprattutto senza capire che Ursula von der Leyen, ha "commissariato"  il commissario con il vicepresidente all'economia, il falco Dombrovskis. Il quale rappresenta un Paese, la Lettonia, che è l'ultimo arrivato e che ha meno abitanti della Calabria.
Cionondimeno sarà Dombrovskis che darà gli ordini e Gentiloni ubbidirà. Loro lo sanno quanto è "europeista" (cioè ubbidiente) Gentiloni. Per questo lo hanno voluto.

mercoledì 18 settembre 2019

E l’Italia perduta fu ritrovata a Fiume

D'Annunzio la cui poesia è anche musica. In calce, tutta da ascoltare, La pioggia nel pineto

Chiamateli pazzi, ridicoli, anacronistici. Chiamateli neofascisti, come hanno già fatto le tv e i croati, per prendere le distanze e sentirsi a posto con la coscienza. Ma quei tre ragazzi fermati a Fiume, perché hanno innalzato la bandiera italiana sul Palazzo del Governatore, nel centenario dell’impresa dannunziana di Fiume, a me fanno simpatia, forse invidia. Anzi ammirazione. Ho incerte notizie sull’accaduto, non so nulla di loro, ma ne avessimo di ragazzi pronti a rischiare per una causa persa, e nobile; non per i soldi, non per i selfie, ma per quel pazzo amore che è l’amor patrio, per memoria storica e gloria letteraria. Ne avessimo di ragazzi fuori formato, anzi extra format.

Si, per carità, so che queste imprese sono puramente dimostrative, del tutto inutili, non producono frutti e creano qualche fastidio alle diplomazie. Ma le imprese più inutili sono le più nobili, le imprese assurde sono quelle che lasciano il segno e restano impresse nel tempo. Ricordate le imprese di D’Annunzio, i volantini su Vienna, le imprese marine e sottomarine, e poi il pitale lanciato dai dannunziani su Montecitorio. Per carità “repetita non iuvant”, ma è bello vedere dei ragazzi nati nel duemila che considerano la storia una cosa viva, aperta come una ferita, controversa, da scrivere e non solo già scritta, digerita, evacuata e sparita.

martedì 17 settembre 2019

Foreign Affairs stronca il Conte bis: “Un trionfo precario”

Il governo giallo-rosso? Se non riuscirà a migliorare sensibilmente le condizioni di vita degli italiani Matteo Salvini e la Lega torneranno al potere, più forti di prima. L’autorevole Foreign Affairs, pubblicato dal Council on Foreign Relations americano, smorza con un’analisi pubblicata nelle ultime ore tutti gli entusiasmi sul Conte-bis e sul ritorno del leader leghista all’opposizione celebrata da numerosi quotidiani stranieri di orientamento progressista. “Se il nuovo governo fermerà l’ascesa del populismo di destra dipenderà dalla sua capacità di migliorare il tenore di vita italiano e invertire alcune tendenze negative che hanno reso il Paese uno degli anelli deboli dell’Unione europea. Fare questo sarebbe un compito arduo per qualsiasi governo, per non parlare di uno composto da due partiti – entrambi segnati da divisioni interne – che erano acerrimi rivali fino a poche settimane fa”, scrive Alexander Stille, docente presso la Columbia Journalism School di San Paolo.

domenica 15 settembre 2019

Fabio Armano: Ho un paio di cose da dire ai supponenti meteorologi comunisti da "clima di odio".

"Salvini ha creato un clima di odio!"
Ho un paio di cose da dire ai supponenti meteorologi comunisti da "clima di odio".
Non è odio. È insofferemza per le vostre menzogne.
Questo CLIMA, è il risultato delle vostre politiche, delle vostre ideologie, e della vostra onnipresente supponenza.
Lasciatevi dire da un umile operaio, che nelle risposte che sempre più italiani vi rifilano fregandosene delle vostre magliette rosse ed i sit in con le barchette di carta, c’è la reazione fisiologica per ogni vostra accusa di “razzismo”, ed ogni etichetta di “fascista”, che avete appiccicato a quanti non si piegavano alle vostre ideologie.

C’è ogni casa popolare che con soddisfazione avete assegnato ad immigrati, per poi ringhiare in faccia agli italiani che protestavano che la legge è quella e che dovevano tacere.

giovedì 12 settembre 2019

Il sovranismo è morto, viva il sovranismo! La sfida di Salvini

Dopo la formazione del nuovo governo Conte, ciò che è accaduto questa estate – le polemiche tra gli ex alleati, lo “strappo” di Salvini – acquista una nuova luce, e consente nuove riflessioni politiche. Gli errori tattici di Salvini, che senza dubbio ci sono stati, appaiono poca cosa, rispetto ad esempio al cambiamento strutturale che ha riguardato, invece, il M5S. Dagli sbagli di Salvini, non ne è uscita una Lega politicamente diversa da prima. Dai ripensamenti di Grillo è invece uscito un Movimento che non ha più nulla del precedente. Una vera e propria mutazione genetica.
Si sono trovate tante giustificazioni, ma il dato rimane: il M5S ha finito per stringere un’alleanza di governo non semplicemente con un partito della “casta”, ma con quel Pd che Gianroberto Casaleggio – il vero fondatore del MoVimento – indicava come il nemico assoluto, il partito dell’establishment, di “Renzie”, come lo chiamava una volta Grillo, l’“ebetino”. Ed ecco che proprio a Grillo è, invece, toccato di resuscitare l’ex segretario, perché è con lui, che controlla ancora i gruppi parlamentari Dem, e non con Zingaretti, che l’alleanza di governo si è conclusa. È a Renzi che Grillo ha venduto un Movimento, che è stato così “rivoltato come un calzino” (altro che il Parlamento!). Resta però da capire, però, perché tutto ciò sia avvenuto, e quale sia l’obiettivo di questa operazione. Certo, l’alleanza è, in apparenza, puramente “difensiva”: si trattava di impedire quelle elezioni in cui Salvini, presumibilmente, avrebbe vinto da solo contro tutti, superando il consenso raccolto alle elezioni europee. In realtà, però, il patto Pd-M5S, obiettivamente, spinge per una rideterminazione complessiva degli equilibri politici. Sembra che ci sia già dimenticati della novità che il governo Lega-M5S ha rappresentato, non solo per l’Italia, ma per l’Europa: quella che fino a quel momento si era tentata di far passare per la “minaccia populista”, eversiva, ha dato vita ad un “laboratorio politico” in cui si sono saldati un sovranismo identitario, quello della Lega, ed un sovranismo sociale, espresso dal M5S.

mercoledì 11 settembre 2019

Gentilini Gualtieri e Dombrovskis:povera economia italiana

Un trio ha il compito di azzerare quel poco che rimane di economia italiana, sottomettendolo ad un insopportabile centralismo fiscale repressivo che cancellerà quel poco di classe media che è rimasto. I tre Moschettieri de Leuropa, cioè della burocrazia antidemocratica, rispondono ai nomi di Gentiloni, Gualtieri e Dombrovskis.
Iniziamo dal meno importante: l’ex presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, colui che, come ministro degli esteri, è diventato famoso per aver ceduto il Mare italiano alla Francia [vedi]. Gentiloni sarà Commissario agli affari economici, ma…
In realtà abbiamo un “Gentilonis Dimitiatus”, un mezzo Gentiloni qualsiasi: infatti le sue deleghe, come dice con un eufemismo il Sole 24 ore, sono state “Semplificate”, cioè ridotte: rimangono tassazione, affari economici e finanziari, dogane, ma esce la compentenza sulla finanze pubbliche nazionali. Volete seriamente che sia lasciato un tema simile agli italiani? Giammai!!! Inoltre verrà messo sotto tutela dal Dombrovskis, per cui non conterà quali nulla. Allora era meglio il Commissario alla Concorrenza, che avrebbe potuto incidere veramente sull’Europa industriale, ma questo è rimasto alla Vestager. Alla fine Gentiloni è un bambinone da tenere sotto tutela.

domenica 8 settembre 2019

Non ha ottenuto il voto ma è ancora in partita: i veri errori di Salvini e perché la crisi era un rischio che doveva correre

Insediatosi il nuovo governo, possiamo soffermarci sullo sconfitto, o presunto tale, della situazione: Matteo Salvini. Ha chiamato l’all-in ma gli è andata male, non aveva un punto abbastanza alto in mano (o forse qualcuno ha barato…). Molto è stato già detto e scritto e l’opinione prevalente è che abbia commesso un errore ad aprire la crisi. Almeno nei tempi e nei modi, visto che in molti gli suggerivano di rompere. Il paradosso, infatti, è che forse Salvini e la sua cerchia sono tra coloro che più hanno creduto nel contratto con i 5 Stelle, anche troppo, a tal punto da accarezzare l’idea di un’alleanza non solo occasionale e a tempo determinato, come agli inizi auspicato da Steve Bannon. La Lega nordista, i governatori, la vecchia guardia legata alle esperienze di centrodestra, sono stati invece dall’inizio i più scettici e hanno spinto per la rottura sui temi dell’economia e dell’autonomia. Alla fine Salvini si è convinto.

venerdì 6 settembre 2019

Matteo Salvini e la Lega: morte politica o ritorno trionfale annunciato?

Anche Oltralpe si interrogano. Il politologo e saggista francese Alexandre del Valle su Valeurs Actuelles (nella nostra traduzione): Salvini è davvero finito? Non andiamo troppo in fretta... la "morte politica" del ministro dell'interno e "Vice Presidente del consiglio" italiano è stata annunciata troppo presto... Il nuovo governo 5 stelle-PD, formato per eliminarla, non durerà.

In un video pubblicato giovedì scorso su Facebook, Matteo Salvini, leader della Lega (detta anche “Il Carroccio”) ha avvisato i suoi detrattori: “Non vi libererete di me con un giochino di palazzo, io non mollo”. Il monito è stato lanciato nel momento in cui i suoi rivali e avversari – Partito Democratico (PD, sinistra) e Movimento Cinque Stelle (M5S, populisti) – stavano cercando di costruire il loro futuro governo che, secondo lui, è stato deciso a Bruxelles. Alexandre Del Valle commenta la crisi di governo provocata da Matteo Salvini l’8 agosto, che è sfociata nella sua rimozione, e spiega tuttavia che la “morte politica” del ministro dell’Interno e “vicepresidente del Consiglio” italiano è stata forse annunciata troppo presto...

giovedì 5 settembre 2019

Cronaca di una crisi annunciata

Pur essendo il primo partito della coalizione uscita vincente dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018, la Lega non ha ricevuto l'incarico di tentare di formare un Governo. Questo diniego, indipendentemente dalle sue motivazioni e dal loro fondamento, ha dato luogo alla crisi più lunga nella storia della Repubblica: 88 giorni. Durante tutta questa crisi la Lega ha mantenuto un profilo costruttivo e leale, rinunciando a propri candidati alla presidenza delle Camere e attendendo un via libera dagli alleati di coalizione prima di intavolare discussioni con il M5S, uscito come maggiore singolo partito dalle elezioni. Queste discussioni hanno riguardato contenuti programmatici, non nomi, e sono durate quasi un mese, approdando a un documento formale, il Contratto per il Governo del cambiamento, sottoposto all'approvazione delle rispettive basi elettorali.
È stato accettato un Presidente del Consiglio, presentatosi come "avvocato difensore del popolo italiano", che avrebbe dovuto essere di garanzia e mediazione fra i due partiti della maggioranza (e che certamente offriva sufficienti garanzie all'establishment), ed è stata inoltre recepita la raccomandazione del Presidente della Repubblica di avere un Ministro dell'economia che non desse "un messaggio immediato di allarme per gli operatori economici e finanziari". Pertanto il Ministro dell'Economia e delle Finanze che, stando agli accordi avrebbe dovuto essere proposto dalla Lega, è finito per essere un "tecnico" senza mandato elettorale. Credo di essere l'unico parlamentare che lo conoscesse.

Governo politico Quirinale-Bruxelles per blindare l’Italia. Pd: urne vuote, Palazzi pieni

A scorrere la lista dei ministri del governo Conte 2 la nostra impressione è che sia il Partito democratico il partito di maggioranza relativa e il Movimento 5 Stelle il junior partner, ma le interpretazioni degli osservatori in queste prime ore divergono fortemente e molti sostengono che in realtà sia il primo ad essersi consegnato nelle mani del secondo. Proviamo a dipanare la matassa. Il Pd è in un governo con Conte premier e Di Maio ministro: messa così, appare una staffetta Lega-Pd in un contesto di sostanziale continuità. Ma a noi appare di gran lunga più complicata. Come dicevamo, era impossibile un equilibrio win-win per Pd e M5S nella nuova squadra. Se come rivendica Di Maio tutti i 26 punti del Movimento sono entrati nel programma, tuttavia si nota una buona dose di discontinuità nei nomi dei ministri. Tra i 5 Stelle vengono riconfermati solo Bonafede e Costa, nei due ministeri dove evidentemente è più forte la convergenza tra i due nuovi alleati: giustizia e ambiente. Di Maio, pur essendo il capo politico, ha rischiato fino all’ultimo di restare escluso dai ministeri di peso, e ha dovuto comunque rinunciare al super-ministero sviluppo economico e lavoro da cui passano le promesse elettorali caratterizzanti della sua campagna, che ha portato il “suo” Movimento al 34 per cento: salva onore e posizione personale, ma la sua leadership esce ridimensionata.

domenica 1 settembre 2019

Salvini ha fatto ALL IN. Ecco cosa c’ è in ballo.

L'ora è grave e forse far conoscere ciò che i canali di informazione di regime non diffondono può fare la differenza. Analisi seria e lungimirante.

Mattarella vuole mettere in 4 Ministeri uomini di sua fiducia. E di fiducia di Bruxelles. Oltre ad essere una prassi non prevista dalla Costituzione, il perchè appare chiarissimo ed evidente.

Quante nomine devono fare la Presidenza del Consiglio (ormai in mano a Bruxelles- Mattarella) e questi Ministri (MEF-Trasporti- MISE- Difesa-Esteri )? Migliaia. Sono quelle le poltrone che contano. Quelle che non devono occupare Leghisti o anche Grillini non legati alle cancellerie UE. Nel nuovo governo giallorosso i ministeri chiave non andranno a grillini vedrete. Sono riusciti a far passare Giuseppe Conte come uno in quota 5 stelle (cosa non vera ormai dipende solo da Mattarella e Bruxellese) e con questa scusa si prenderanno vicepresidente e ministeri chiave. Pd oppure ” tecnici” benvoluti dal Quirinale.

Quindi ENI, Leonardo, Fincantieri, Forze armate, Cassa dep e Prestiti, Poste, e moltissime altre importantissime società pubbliche, Ragioneria dello Stato, Giudici della Corte Costituzionale (dopo il Presidente Della Repubblica)  e altre 3.000 nomine. Avete capito bene 3.000 nomine. Forse 4.000.  Oltre alla riforma di Bankitalia.

Alberto Bagnai da Goofynomics. Quod Erat Demostrandum

(…chi sa perché è un QED, sa anche che, quindi, non deve preoccuparsi. Lasciate che si preoccupino gli altri. Ai lettori di questo blog la situazione è piuttosto chiara. Non credo siano stupiti del fatto che la coalizione fra un partito profondamente critico e uno profondamente europeista sia andata in crisi! Ieri se n’è accorto perfino Fabbrini (chi?) sul Sole 24 Ore! I miei lettori hanno avuto il privilegio di saperlo sette anni or sono…
Dice: “Ma allora perché ci avete governato insieme?” Io perché sono entrato in politica per obbedire: mi è stato ordinato di tenere in piedi questa strana coalizione, e l’ho fatto con lealtà, ben sapendo che al di là del valore e della dimensione soggettiva dei singoli colleghi, che continuo a stimare, le dinamiche oggettive del movimento in cui erano inseriti restavano quelle qui tante volte descritte, e che alla fine la saldatura fra loro e il PD, qui tante volte evocata, sarebbe comunque avvenuta. So anche che alla fine i migliori di loro verranno con noi. Ma naturalmente l’esperienza di governo ha avuto un significato che trascende la mia esperienza personale, ed è servita a fare tante cose: a cominciare a ridurre le tasse, a sburocratizzare, a difendere quanto restava del credito cooperativo, a mandare in pensione un po’ di persone che se lo meritavano, a porre sul tavolo il tema della governance di Banca d’Italia, che tante soddisfazioni ha dato ai nostri risparmiatori, a tentare di riportare un minimo di legalità e quindi di coinvolgimento del Parlamento nel negoziato con l’Europa – contro il muro di gomma dei ministri “tecnici”, ecc.
Ed è servita, soprattutto, a far capire agli ultimi che avevano qualche margine per capirlo – c’è anche chi non ne ha – che cosa siano PD e 5 Stelle.

venerdì 23 agosto 2019

Anche questa crisi non si decide in Parlamento

Quanti paventano o auspicano il governo giallo rosso, a succedere a quello giallo verde, lambiccano alchimie politiche squisitamente nazionali. Questa crisi non si decide in Parlamento, come d’altronde le precedenti e nonostante le apparenze. Guardiamo dunque al di là del naso.
L’Italia è da sempre al centro d’una faglia geopolitica più minacciosa di quella di San Andreas, a insidiare San Francisco e dintorni.
Dopo la morte di Aldo Moro s’acuì il carattere “proconsolare” delle massime istituzioni repubblicane, Quirinale e palazzo Chigi.
Fin dal nostro ingresso nella NATO, nel 1949, presidenza della Repubblica e governi si legittimarono con la benedizione del Dipartimento di Stato statunitense e quella della Curia vaticana, osservatore fiduciario permanente degli USA, fino al 1989. Oggi Bergoglio conta meno di Jean-Claude Juncker dopo il quarto drink. Il ruolo dell’Unione sovietica crebbe a partire dagli anni ’80, in seguito alla scomparsa di Moro. Una beffa per quanti oltre Atlantico concessero in fretta e furia il visto d’ingresso a Giorgio Napolitano, reputando il Pci più affidabile di Aldo Moro.
Caduto il Muro di Berlino, il ruolo di Mosca fu scalzato dall’asse franco prussiano, col favore dei Bush, padre e figlio, seguito dai Clinton, marito e moglie, e da Hussein Barak Obama. Un club di avidi sciocchi e sanguinari, manutengoli della Repubblica Popolare Cinese, cui stavano consegnando il mondo e l’Europa, com’è oramai visibile nei mutati equilibri in Africa e nel Mediterraneo.

giovedì 22 agosto 2019

Chi, come e perché ha sfasciato davvero il governo Conte. Parola di Bagnai (Lega)

Cosa ha detto in Senato il presidente della commissione Finanze, l’economista della Lega, Alberto Bagnai, dopo il discorso del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. (Ottimo intervento che vi invito ad ascoltare dal vivo qui)
CONTE STAI SEREN-SPREAD
“Presidente, lei si preoccupa dello spread, ma lo spread non si preoccupa di lei: il governo oggi è caduto e lo spread è sceso. Questo vuol dire che nella sua metrica lei ha fatto la cosa giusta”. Ironico e diretto comme d’habitude il senatore leghista Alberto Bagnai.
Nel rivolgersi ieri a Giuseppe Conte a Palazzo Madama, l’economista della Lega ha messo in fila un discorso molto commentato sui social. Social che il senatore utilizza con larghezza; contestando al premier dimissionario di avere invece nei loro confronti “un atteggiamento di distanza”.
Apprezzatissimo l’intervento di Bagnai dai numerosi follower e fan come plastica rappresentazione delle reali ragioni della sincope governativa; quanto deriso dai detrattori.

CHI SONO I GIUDA?
Elenca, il presidente della Commissione Finanze della “camera alta”, le ragioni economiche del no al governo cadente. Ma, avverte, rivolgendosi a Conte: “Non siamo stati noi ad aprirla (questa crisi, ndr) che è stata aperta invece da chi le ha voltato le spalle quando ha iniziato a parlare in Aula e da chi sostanzialmente le ha votato contro una mozione che riguardava un’opera infrastrutturale cui aveva dato il suo sostegno”. Non servono sottotitoli: è chiaro riferimento a M5s e Tav.

mercoledì 21 agosto 2019

Europeismo: la cura sinistra per l’Italia indisciplinata

L’anomalia populista della Lega al governo va cancellata, Francia e Germania vanno rassicurate e vanno create le basi per nuove maggioranze di Sinistra. Questo europeismo implacabile, diretto a riportare l’ordine dei potenti dopo il voto indisciplinato degli italiani è talmente sfacciato da essere evidente a tutti. Si riesuma Prodi, il globalista Sachs detta la linea e l’ultima uscita di papa Francesco su sovranismo e Hitler è stato come suonare la carica.
Alle recenti elezioni europee l’Italia aveva votato decisamente contro l’Unione europea. Il grande successo della Lega in primo luogo e di Fratelli d’Italia in secondo luogo aveva anche questa motivazione. L’Italia voleva liberarsi da una ideologia che spesso su questo quotidiano abbiamo chiamato europeismo. Le ideologie non sono solo delle teorie di parte che pretendono di valere per il tutto, ma rappresentano sempre anche una grande concentrazione di interessi e di poteri. Sono molto difficili da sconfiggere e perfino da scalfire. Ed infatti è proprio l’europeismo a tornare alla carica in questa fase della crisi di governo italiana, con l’ipotesi di una coalizione tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle – o altro che uscirà dal cilindro di Mattarella basta che metta la Lega in un angolo – per riprendersi la rivincita di sistema contro questi “straccioni” di italiani che hanno avuto la velleità di votare in dissonanza. Che Romano Prodi sia riemerso è già un segno forte di questo tentativo di rivincita, che poi abbia addirittura invocato la nascita di una “maggioranza Ursula”, dal nome della nuova Commissaria europea, rischia di essere addirittura inquietante come le cose ridicole spesso sanno fare più di quelle serie.

«La maggioranza degli italiani approva l'azione di Salvini come ministro dell'Interno»

Segnala un lettore:
"Mentre in Italia i media raccontano frottole, antipasto del governo dell’incesto, in Francia hanno ben presente il quadro. Ed è il quadro che mi fa stare tranquillo: Salvini è riuscito a trasmettere l’immagine di ministro dell’interno efficace. Davanti al delirio migratorio che scateneranno i grullosinistri, è di questo che si ricorderanno gli elettori nelle urne. Urne che non tarderanno: anche se i grullosinistri sembrano pappa e ciccia, finirà comunque con una gran lite molto presto". E, infatti, leggiamo su Le Figaro: «La majorité des Italiens approuve l’action de Salvini comme ministre de l’intérieur». Di seguito la mia traduzione.

FIGAROVOX / TRIBUNE - La popolarità del leader della Lega è indiscutibile, ma la situazione politica italiana rimane complessa e incerta, spiega l'analista Paul Cébille.
Mentre la crisi politica italiana continua, il modo in cui evolveranno e a cosa sfoceranno gli eventi resta difficile da determinare. In Francia l'attenzione su questo caso senza precedenti nella politica italiana si concentra principalmente su Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio, ma vi sono coinvolti anche molti altri attori: Luigi di Maio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l'attuale leader del Partito Democratico Nicola Zingaretti, Silvio Berlusconi o Matteo Renzi. Uno dei grandi assenti, eppure inevitabile, è il popolo italiano.
Torniamo quindi all'evoluzione dell'opinione pubblica italiana a partire dalla formazione della coalizione tra Movimento cinque stelle e Lega nel 2018 fino ad oggi di fronte alla crisi politica. I dati di vari istituti italiani di sondaggi pubblicati sul sito web del governo ci consentono di valutare le principali ragioni attribuite dagli italiani al fallimento della coalizione nazional-populista.

Lo sgretolamento del M5S
Il Movimento cinque stelle è stata la prima forza politica in Italia nel marzo 2018 (32,7% dei voti), ma il movimento ha visto due cali nel sostegno popolare: una prima  flessione a maggio 2018 al momento della formazione del governo e un'altra a novembre 2018, a tutt'oggi recuperata: attualmente ristagna al 17% delle intenzioni di voto, molto indietro rispetto alla Lega (38%) ma soprattutto dietro al Partito Democratico (PD) e al suo 23% di intenzioni di voto in agosto.

*Paul Cébille è responsabile degli studi all'IFOP, ha lavorato a diversi studi riguardanti il ​​rapporto dei francesi con la 'democrazia diretta'.

Ma io tifo per Salvini: non si poteva andare avanti così

Elogio di Salvini. Sì, proprio elogio, come nella tradizione celebrativa ottocentesca. Incondizionato.
Stando all'estero, nell'italianissima Eritrea, senza internet, mi arrivavano segnali discontinui sull'andamento della crisi.
Tutti perplessi e confusi, ma concordi su una cosa: Salvini ha sbagliato la mossa e scelto i tempi sbagliati. Interpretazione attribuita anche a voci non antagoniste come Giorgetti o i giornali di destra. Azzardo intempestivo e al buio: non un governo, ma una crisi balneare.
La controffensiva è aperta dalla vomitevole demagogia di Di Maio («non si dimette perché fa comodo avere l'auto blu e i voli di Stato mentre si fa campagna elettorale nelle spiagge»); e poi Pietro Grasso, il redivivo Rotondi, fino a Renzi che vuole uccidere il Pd per aiutare a sopravvivere i disperati dei Cinque stelle. E poi ancora i big grillini riuniti da Grillo che lo dichiarano «inaffidabile», Cangini di Forza Italia che lo accusa di «fallimento», la ministra Trenta, perfino Casini.

lunedì 19 agosto 2019

Crisi di governo/L’ultima chance di Salvini per evitare il patto M5s-Pd

Ieri Grillo sembra aver voluto minare l’ultima chance per un accordo Salvini-Di Maio. Che è ancora possibile, ecco come
Più che una crisi di governo sembra la tela di Penelope. Da un lato la mozione di sfiducia della Lega nei confronti del governo, dall’altro tutte le opposizioni di “sinistra” pronte a formare un nuovo governo col M5s pur di togliere Salvini dal Viminale.
Il leader del Carroccio si aspettava che quantomeno Renzi restasse della sua opinione di sempre, cioè mai coi 5 Stelle, in modo tale che – in assenza di altre maggioranze – il Capo dello Stato si sarebbe trovato nelle condizioni di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni per ottobre.
E invece il senatore di Firenze, come preferisce farsi chiamare adesso, fregandosene del fatto di non essere più il segretario del Pd, ha sparigliato le carte annunciando di essere pronto a formare un nuovo governo (addirittura di legislatura) con M5s, LeU, centristi, +Europa e, se ci sta, pure Forza Italia. L’obiettivo è chiaro: evitare che con le elezioni anticipate in autunno la sua corrente sia spazzata via nella compilazione delle liste da parte di Zingaretti, che invece si è detto favorevole alle urne, salvo cambiare idea una volta al giorno. Meglio non fidarsi, sono pur sempre ex comunisti pronti a qualsiasi inciucio pur di andare al potere.

Crisi di Governo: l'Europa darà più soldi all'Italia se faranno fuori Salvini

Ferragosto di fuoco nei palazzi del potere ma anche sotto il Cupolone, con il cardinale Parolin che ha avuto mandato diretto da Papa Francesco di seguire molto da vicino la crisi italiana e di non far mancare la sponda vaticana a chi vuol far implodere quella che nei Sacri Palazzi viene chiamata la "superbia salviniana". Insomma, rivela Dagospia, la Santa Sede vede a portata di mano l'occasione di sbarazzarsi del suo arcinemico e non vuole mancare l'obiettivo: Matteo Salvini deve essere messo in condizioni di non nuocere. Deve essere "neutralizzato". [Ma per vedere quel che ne pensano i cattolici, quelli non schiavi di ideologie sinistrorse o globaliste, vedi qui - qui - qui]
Il filo diretto che il prefetto per la Comunicazione, Paolo Ruffini, tiene per conto di Francesco con il Quirinale (in particolare con il consigliere mattarelliano Francesco Saverio Garofani, sempre molto ascoltato dal Capo dello Stato) non si limita a registrare i sussurri e le grida nazionali, ma è in grado di amplificare anche i segnali che arrivano da Francia e Germania, che vedrebbero bene il riproporsi in Italia di una "maggioranza Ursula", così denominata dal fatto che sia Partito Democratico che M5S che Forza Italia in Europa hanno votato a favore della nuova presidente della Commissione Europea, a differenza di quanto ha fatto la Lega, isolandosi sempre di più. Altra mossa tattica clamorosamente sbagliata da Salvini in questa sua disastrosa estate. Anche attraverso i suoi nunzi e le conferenze episcopali nazionali, il Vaticano ha raccolto l'evidente disponibilità ad allargare i cordoni europei della borsa se l'Italia si sbarazzerà di Salvini, permettendo al nuovo governo giallorosso (e forse anche azzurro) di varare una finanziaria che a questo punto non sarebbe più lacrime e sangue.
Insomma, continua Dagospia, Francia e Germania hanno già fatto capire a chi di dovere (non solo al Colle) che se anche in Italia (cosi come già accaduto in Europa) venisse messo in condizioni di non nuocere Matteo Salvini (garantendo quindi che non arrivi un sovranista nel 2022 al Quirinale, modificando la legge elettorale in chiave anti-Lega ed in attesa che la magistratura faccia il suo corso) l'aumento dell'Iva non sarebbe più un problema per il Belpaese (con l'aiuto della Ue sarebbe possibile scongiurarlo) così come i vincoli di bilancio che, in vista della prossima finanziaria, verrebbero clamorosamente allentati fino a sfiorare il 3% nel rapporto deficit/Pil. Insomma, l'Europa è disposta a mettere sul piatto della bilancia un bel po' di soldini pur di vedere nascere anche in Italia quel "cordone sanitario" contro Matteo Salvini già operativo a Bruxelles. Si starebbero già studiando anche le modalità tecniche: "Basterebbe riconoscere in sede Ecofin il quadro macroeconomico deteriorato e concedere una deroga alla regola del debito..." rivela chi sta seguendo il dossier. Deroga che, visti i rallentamenti dell'economia internazionale in corso, presto potrebbe far molto comodo e servire anche a Francia e Germania. - Fonte

domenica 18 agosto 2019

Il segreto della crisi di governo è tra il Quirinale e gli usa.

Situazione per nulla rassicurante. Per lo meno da questa visuale evidentemente di sinistra.

“Subordinazione totale alle politiche europee dell’austerità, accelerazione del processo di deindustrializzazione, svendita degli asset strategici del paese. Una cura greca, cura si fa per dire; esattamente l’antitesi delle riforme di cui l’Italia avrebbe bisogno”. Così Giulio Sapelli, accademico di lungo corso ed economista di primo piano, boccia in un’intervista a Il Sussidiario l’ipotesi di un ribaltone che, in caso di interruzione dell’esperienza di governo di Giuseppe Conte targata Lega e Movimento Cinque Stelle, porti a un’alleanza tra i pentastellati e il Partito democratico. 
Sapelli non usa mezze parole per criticare un’ipotesi che a suo parere vincolerebbe il destino del Paese a un destino già scritto e alla “liquidazione totale del Paese”: la nuova coalizione di governo, infatti, ricalcherebbe l’asse con cui Pd e M5S hanno sostenuto l’elezione alla presidenza della Commissione europea di Ursula von der Leyen, paladina dell’austerità che, insieme a Christine Lagarde, sarà dall’autunno la donna simbolo del Vecchio continente.

lunedì 12 agosto 2019

Marcello Veneziani: “5stelle e il vuoto siderale”

Articolo del marzo 2018. Lungimirante... A oltre un anno di distanza e dopo un'altalenarsi di vicende è sorto l'astro Salvini e si fa sempre più consistente la sponda Meloni. Le prossime ore ci diranno se potremo salire a riveder le stelle, quelle vere, non quelle di latta.

Se non avessimo a cuore le sorti dell’Italia e degli italiani, vorremmo che dopo questa assurda pantomima di nozze e di separazioni, con gare alterne di valzer e di pugilato, andassero al governo i 5 stelle. Ma da soli. Con l’appoggio esterno di chi volete voi, ma da soli. Per metterli alla prova senza alibi. Se faranno bene o semplicemente meglio dei loro predecessori, tanto meglio per tutti, e noi pronti a ricrederci. Se si confermeranno quel che temiamo siano, ci toglieremo finalmente il pensiero di affidare il governo a un branco di dilettanti allo sbaraglio che non hanno un’idea neanche vaga della politica, della realtà, delle cose da fare ma sono stati votati semplicemente per dire che fanno schifo tutti, senza distinzione. Il loro fallimento confermerebbe per assurdo la loro fede: il potere corrompe, chi va al potere diventa subito il nemico, il male, il corrotto da mandare a casa. Una fede che verrebbe naturalmente applicata anche a loro, martiri della stessa idea disumana di purezza.

venerdì 9 agosto 2019

Il dado è tratto?

Quindi pare che il governo Conte sia concluso. La storia giudicherà che tipo di esperienza sia stata questa che, comunque, in ogni modo, è stata una rottura con quanto visto prima in Italia, sia per le modalità di formazione sia per il peso invadente tenuto dal Quirinale fin dai suoi primi passi. Passiamo dimenticare la vicenda del MEF e del professor Savona, la cui nomina Mattarella minacciò di non controfirmare? Comunque pare che siamo giunti alla fine di questa avventura.

Sicuramente a questa prima fase di questa avventura è chiusa e presto sapremo se lo è chiusa in modo assoluto. Se così fosse la strada maestra sarebbe quella del voto, che tutti hano invocato da mesi e che tutti continuano ad invocare. Sinceramente sorridevo sentendo oggi la Bernini che chiedeva il voto, visto che questo, così anticipato, senza preparazione, sarebbe la pietra tombale per i berlusconiani.

Vedremo ora se  anche il PD che chiedeva elezioni fino a ieri veramente rispetterà il mandato oppure cercherà un accordo all’ultimo minuto per il solito governicchio tecnico “Di transizione”, “Di bilancio” etc etc. Non è detto che non ci provino, nel breve tempo facendo un grosso sgambetto a Salvini, ma nel medio lungo, vista l’incapacità di fare una manovra espansiva per la totale sottomissione a Bruxelles, facendogli un grande favore.

mercoledì 31 luglio 2019

Ue, Meloni: FDI chiede al Governo Italiano di ritirarsi dai pessimi accordi di Caen

«La Francia continua con il suo inaccettabile tentativo di impossessarsi di acque territoriali italiane. La questione riguarda gli accordi di Caen firmati di soppiatto il 21 marzo 2015 dal Governo Gentiloni con i quali di fatto regaliamo parte dei nostri mari più pescosi alla Francia, accordi che, per fortuna, necessitano della ratifica del nostro Parlamento per diventare effettivi, cosa mai avvenuta. Ma la Francia ci prova lo stesso. Dopo il tentativo del 2018 sventato grazie alla denuncia di Fratelli d’Italia, la Francia ci riprova e ripresenta i confini marittimi “casualmente” sbagliati, nei quali ingloba parte delle nostre acque territoriali in quelle francesi. Ora basta! Fratelli d’Italia chiede al Governo italiano di protestare formalmente con la Francia di Macron e di ritirarsi definitivamente dai pessimi accordi di Caen».
Lo scrive su facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
A suo tempo, avevo lanciato l'allarme qui e qui

martedì 30 luglio 2019

La strana polizia europea

In Italia, i relatori del provvedimento di ratifica sono gli onorevoli Filippo Ascierto e Gennaro Malgieri, entrambi del PDL, che assicurano che i chiarimenti del caso potranno essere dati in Aula, a Montecitorio, precisando che questa squadra speciale di polizia militare extra-nazionale risponderà solo ai ministri degli Esteri e della Difesa degli Stati membri. Cosa alquanto pericolosa, perché dietro vi è celato il potere, dato ad ogni Paese firmatario, di espropriare i propri parlamenti dalle decisioni sull’impiego delle proprie truppe. E consente di farlo in piena legalità.
Si chiama Eurogendfor. Una siglia, solo una sigla apparentemente innocua, che però in italiano diventa "Gendarmeria europea". Proprio in questi giorni, circondata da uno strano silenzio della stampa, è in discussione presso le commissioni Esteri e Difesa della Camera dei Deputati la proposta di legge di ratifica del trattato, datato 18 ottobre 2007, che istituisce questa strana gendarmeria: una forza militare sub-europea indipendente.

Andando a scavare nella documentazione dell'Unione Europea risulta difficile scovare genesi e obiettivi di questo organismo. Sulla carta è nato il 18 ottobre 2007, con il Trattato di Velsen, anche questo poco o nulla pubblicizzato presso i cittadini europei. Ne fanno parte non tutti i Paesi UE, ma solo quelli dotati di una polizia militare: Francia, Spagna, Portogallo, Olanda e Italia. Secondo il Trattato, si tratta di una sorta di super-polizia sovranazionale a disposizione della UE, dell’OSCE, della NATO o di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche.

domenica 21 luglio 2019

Chi c’è dietro al partito di Conte

L’avvocato degli italiani, Giuseppe Conte, non vuole andare a votare a settembre non solo perché brama di restare a Palazzo Chigi, ma soprattutto perché stanno preparando un partito tutto per lui. La ‘lista Conte’, un mix di mondo cattolico variopinto tra solidarietà, rigore e comprensione verso le nuove tendenze della società. A questo progetto lavorano frange vaticane che non si rassegnano a vedere emarginata la loro missione, organizzazioni cattoliche del volontariato, pezzi dell’intelligence e più di qualche grande manager pubblico. Il Premier per adesso si schernisce, finge di non sapere, anche perché aveva solennemente dichiarato che finito questo sogno sarebbe tornato dai suoi studenti e ai suoi arbitrati. Ora però si guarda bene dal ripeterlo, troppo proteso ad alimentare il fuoco tra Di Maio e Salvini, ha bisogno di tempo almeno fino alla primavera.

venerdì 19 luglio 2019

Matteo Salvini, Paolo Becchi e il "piano-schiaccianoci" contro la Lega: se fa la prima mossa, la spazzano via

Una situazione delicatissima
Dopo quello che è avvenuto martedì sera a Bruxelles, tutto è cambiato. Non tanto perché il M5S ha votato l' ultra neoliberista von der Leyen alla presidenza della commissione, la cosa era nell' aria già da qualche giorno, ma perché i voti pentastellati sono risultati determinanti per il mantenimento dell' asse franco-tedesco. Appena nove voti di differenza e gli equilibri europei che finora hanno distrutto l' economia italiana sarebbero stati rimessi in discussione. Un' occasione storica sprecata per un piatto di lenticchie.
Ciò ha prodotto ripercussioni politiche anche in Italia. Salvini è stato messo spalle al muro dai 5Stelle sia a Bruxelles che sul caso appositamente creato dei rubli russi, con una particolarità: l' apporto decisivo del Movimento all' elezione della von der Leyen, votata anche da Pd, Forza Italia, Macron e Merkel, apre una nuova fase politica anche nel nostro Paese, il M5S è pronto a scaricare Salvini e andare a formare un nuovo governo col Pd. Un Conte bis o qualcosa del genere. Non lo vede solo chi non lo vuole vedere.

giovedì 18 luglio 2019

La guerra mondiale contro Salvini

Sul piano logico condivido la realistica analisi di Veneziani; ma non riesco a rassegnarmi e resto convinta che, nonostante tutto, Salvini riuscirà a trovare la quadra con una mossa tanto audace quanto abile. E che non gli manchi l'Alleata invincibile che non credo abbia invocato con un gesto superficiale o strumentale. In effetti per ora sta resistendo bene e non credo che ci saranno novità nel breve termine: il punto è che chi lo vota si è rotto le scatole alla grande e ha capito il giochetto, quindi la "guerra mondiale" non sposta opinioni, semmai mostra anche a chi prima non ci credeva che c'è un'allineamento di forze ai nostri danni. I primi sondaggi post-Metropol sembrano confermarlo, vedremo la settimana prossima. Mi incuriosisce vedere anche i prossimi sondaggi sui 5 stelle, dopo il tradimento di ieri: secondo me perderanno ancora voti. Per quanto mi riguarda, l'affare Metropol, per quanto è stato detto sinora, è una bufala. L'unica cosa che conta in un'accusa di aver ricevuto finanziamenti è la prova dei finanziamenti su un conto corrente, e non c'è. Ma anticipo che molto probabilmente anche qualora saltasse fuori che la cosa è vera, me ne fregherò: se a sinistra possono invocare lo stato di necessità e violare le leggi per farci invadere, io ho il diritto di invocarlo per non farci invadere. Però ad un certo punto, se la Lega non capitalizzerà i grandi consensi che ha e non si sbarazzerà dei grillini, la gente potrebbe iniziare a scoraggiarsi.

La guerra mondiale contro Salvini

Come reagiranno gli italiani alla guerra mondiale contro Salvini? Resisteranno stringendosi intorno a lui, nei rifugi antiatomici dei social, anzi cresceranno a dispetto dell’assedio e del bombardamento, proprio per reagire indignati all’attacco concentrico e permanente contro di lui; oppure alla fine si stancheranno, cederanno alla pressione potente e multitasking e si rassegneranno all’impossibilità d’incidere, cominciando a trovare nel loro beniamino limiti, errori e difetti? È la scommessa dell’estate e siamo curiosi e ansiosi di saperlo.
Andiamo con ordine. Diciamo guerra mondiale contro Salvini non per il gusto di esagerare ma con precisa cognizione di causa. L’America e la Russia, l’Unione europea e molti suoi stati membri, per non dire l’Africa e i migranti, sono trascinati, mobilitati o coinvolti per castigare Matteo Salvini. Ogni punto in più da lui registrato nei sondaggi è un nemico in più che sorge, un nuovo fronte d’attacco che si apre, un dossier in più contro di lui e il suo partito.

mercoledì 17 luglio 2019

Von der Leyen sappia che l'Italia non sarà il campo profughi promesso da PD e M5S

Nonostante tutto l'Italia non sarà il campo profughi, ma neppure più lo zerbino. Credo e spero che col voto alla von der Leyen i 5stelle si siano giocati definitivamente gli italiani con un briciolo di buon senso. E che Salvini riesca a resistere agli attacchi inauditi trovando la quadra delle difficoltà con audace abilità. L'ultima mossa con le parti sociali, che pone sul tappeto la proposta del suo partito, potrebbe essere l'inizio.... In ogni caso non credo che l'inciucio col PD e con FI possa avere i numeri in parlamento per un nuovo esecutivo malauguratamente auspicato anche dal Colle... In ogni caso, in Europa, con una maggioranza così esigua, la spaccatura è evidente.

Juncker si è messo la gonna e ce lo terremo per altri cinque anni. Il voto folle del Parlamento Europeo ci rimette alla mercè della Germania, santa madre protettrice di Ursula Von der Leyen. La Merkel è riuscita a far comandare ancora i tedeschi con la nuova presidente della Commissione Ue.Tornerà – come ha notato Giorgia Meloni, fiera del voto contrario di Fratelli d’Italia a Strasburgo – l’asse franco tedesco. E del resto Macron aveva rivendicato l’alleanza con la Germania proprio su questa nomina e quella della Lagarde alla Banca Centrale.
L’Europa continuerà ad essere imbelle nella lotta all’immigrazione clandestina e al terrorismo. Punteranno a far male alle Nazioni che non si piegano ai diktat europei.
Continuità assoluta, dunque, e zerbinaggio soprattutto da parte dei partiti italiani che hanno perso da noi le elezioni europee. A partire dalla sinistra, ma questo si sapeva già. Forza Italia idem. Ma quel che è grave è stata la pronuncia favorevole del premier non votato da nessuno, Giuseppe Conte, che già si era rivolto alla sua maggioranza nei giorni scorsi.

sabato 6 luglio 2019

Io non ci sto...

Grande Maria Giovanna Maglie su Dagospia!
Caro Dago, eh no che non ci sto a passare per disumana e ora anche per fessa, viste le decisioni della ineffabile magistrato che non ravvisa nel comportamento di Carola Rackete alcun reato, e loro sì che applicano la legge, nessuna ombra di uso politico della giustizia li sfiora.
Non ci sto a sentire che c'è addirittura allarme rosso, e Salvini rischia di alimentare il clima di odio in Italia. Parola dell'Associazione Nazionale magistrati, rappresentanti di quella categoria che si riuniva con politici del PD per decidere posti e poltrone, in un giro di toghe retribuite o castigate, di processi da tenere bassi o da esaltare per rovinare gli avversari politici, che un momento di silenzio per vergogna non lo osserva neanche a morire. Non ci sto a sentire che lui, Salvini, è cattivo, non la gip che ha deciso che tentare di ammazzare dei finanzieri in servizio non è reato, figurarsi tentata strage, alimentando così qualunque tipo di clima di odio e aggressione futura verso qualunque iniziativa e presenza di forze dell'ordine.

mercoledì 3 luglio 2019

Lo scomodo caso della Sea Watch 3. Un pericoloso precedente

Nella serata di ieri il giudice per le indagini preliminari di Agrigento ha emanato la sua ordinanza sulla convalida di arresto e richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale della medesima città nei confronti della comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, indagata per i noti fatti di questi giorni, per i reati di Resistenza o violenza contro nave da guerra (art. 1100 cod. nav.) e di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.).
Nel merito, il magistrato in questione, ha, in buona sostanza, non solo non convalidato l’arresto dell’indagata ma, addirittura, ha dichiarato:
  1. non sussistere il reato di cui all’art. 1100 del codice della navigazione dal momento che, secondo lui, una unità della Guardia di Finanza che operi in acque territoriali non possa considerarsi una nave da guerra, secondo una interpretazione avanzata, a suo dire, dalla Corte Costituzionale, con una sentenza del 2000;
  2.  essere scriminato quello di cui all’art. 337 del codice penale, perché compiuto nell’adempimento di un dovere, ossia quello derivante dal rispetto dei trattati internazionali riguardanti il soccorso in mare dei naufraghi.

lunedì 1 luglio 2019

Sei tesi sui porti aperti

Vorrei dire sei cose oltre la vicenda Sea Watch, la retorica, gli odi e gli slogan.

La prima: se si stabilisce il principio che ogni uomo ha diritto di decidere unilateralmente quando, come e dove vivere senza considerare norme, confini, stati e popolazioni, salta ogni ordinamento giuridico, si polverizza ogni sovranità nazionale e statale, si cancella ogni limite e frontiera, ogni tutela e ogni garanzia per i cittadini regolari di quei paesi che hanno diritti e doveri, lavorano e pagano le tasse. Il sottinteso di quella pretesa è che non va applicata una procedura eccezionale per dare asilo a profughi che fuggono da guerre e da acclarate situazioni d’emergenza ma va accolto chiunque decida di mettersi in viaggio, in navigazione. E nemmeno “una tantum” ma ogni volta che accade.

venerdì 14 giugno 2019

Quella terna tra Roma e Bruxelles

Un, due, Tria. Tra i grillini e i leghisti in campo c’è una terna arbitrale gradita al Quirinale e a Bruxelles. L’arbitro è l’Avvocato, professor Giuseppe Conte da Volturara Appula, i segnalinee sono il ragionier Filini in arte Giovanni Tria e il segnaposto-ombra Enzo Moavero Milanesi. È il Trio Carbone del governo e dovrebbe servire a eliminare i molesti gonfiori intestinali della Commissione europea. È la zona grigia tra il governo italiano e la commissione europea, il cuscinetto a tre punte in mezzo ai due; la piccola azienda artigianale in cui si rattoppano e si modificano i prototipi, adattandoli alla sagoma del cliente. Sono i tre stranieri della nazionale di governo, tre tecnici con permesso temporaneo di soggiorno, tre marziani spopulisti che non stanno né di là né di qua, e che nella mitologia governativa rappresentano le Parche del Compromesso.

lunedì 10 giugno 2019

PERCHE’ I MINIBOT STANNO MANDANDO IN CORTO CIRCUITO LA SINISTRA ED IL FINTO CENTRODESTRA

Una discussione semplice come quella sui minibot sta mandando nel pallone la sinistra ed anche quella parte della destra, ormai in dismissione ed in trasferimento verso i Paesi Bassi, che ne è alleata e soccube, oltre che una fetta notevole della élite-kaviar che è pronta a sfilare per il gay pride, ma non a  versare una lacrima per un imprenditore suicidato.

Cerchiamo di chiarire alcuni concetti. I miniBOT non suono nuovo debito, ma cartolarizzazioni in forma differente di debiti esistenti. Non creano nuovo debito senza controllo perchè le spese che vanno a coprire, debiti dello stato nei confronti dei fornitori, sono state già autorizzate da norme che hanno superato lo  scoglio dell’approvazione parlamentare con copertura ex art 81 cost. Quindi NON cambia assolutamente nulla rispetto a prima e la copertura delle spese è necessaria.

sabato 8 giugno 2019

L'Italia s'è desta con l'elmo di una sovranità ritrovata. Anche se non mancheranno ostacoli

L’Italia con poche righe, approvate all’unanimità dal Parlamento nei giorni scorsi, si è riappropriata della sua sovranità senza chiedere permessi di impossibile realizzazione nella posizione subalterna subita a causa di troppi governi proni ai diktat sovranazionali della tecnocrazia apolide e privi di alcuna reazione alle scorrette alchimie franco-tedesche. Non mancheranno ostacoli; ma qui si parrà la coesione e la tenuta di un governo anomalo che, tuttavia, proprio in quest'ultima possibilità per il nostro Paese di non soccombere, potrebbe fare la differenza.

Vi spiego in breve cosa sono i minibot (ideati già da diversi anni dall'amico Claudio Borghi A, attuale presidente della Commissione bilancio alla Camera), sui quali sono anni che scrivo articoli e analisi. L'ultimo articolo è di pochi giorni fa su Libero (a firma mia e di P. Becchi).
  1. Sono Titoli di Stato di piccolo taglio espressi in euro (taglio da 1, 2, 5, 10, 20, 50, 100, 200 e 500 euro). Ma, a differenza dei BTP (che sono titoli del debito pubblico), i minibot non costituiscono altro debito perché sono senza scadenza e senza interessi. Hanno valore intrinseco, cioè con essi si possono pagare tasse e imposte;
  2. sono emessi dal Tesoro a pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione, circa 70 miliardi di euro (salvo rinnovi);
  3. non hanno corso forzoso, quindi sono compatibili con i Trattati europei (non contrastano con gli artt. 127 e 128 Tfue). La loro accettazione nello scambio di beni e servizi tra privati avviene esclusivamente su base volontaria. E su base volontaria avviene anche l'accettazione di cittadini e imprese del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione da parte dello Stato;
Ciò detto, quando Draghi dice che costituiscono nuovo debito, dice una enorme schiocchezza. Punto.
Qualcuno contesta anche il fatto che non sarebbero accettati nelle transazioni. Altra vulgata senza fondamento. Il valore intrinseco ne rende conveniente l'accettazione (per ovvi motivi). Ma non solo. Se sulla stessa via ci sono tre panettieri ed uno solo di essi accetta i minibot, cosa faranno gli altri due dopo che vedranno i loro clienti andare via dai propri negozi?
Il resto lo capite da soli. (Giuseppe Palma)

venerdì 7 giugno 2019

Spolpare l’Italia: solo Salvini e Meloni contro il piano-Draghi

Solo Matteo Salvini e Giorgia Meloni potrebbero scongiurare l’avvento a Palazzo Chigi di Mario Draghi, invocato da Berlusconi per affondare il traballante governo gialloverde e recuperare così un ruolo politico ammiccando alla tecnocrazia europea. Lo afferma Gianfranco Carpeoro, che ha accesso a fonti riservate nell’ambito del circuito massonico internazionale.
Autore del saggio “Dalla massoneria al terrorismo”, che mette a fuoco la “sovragestione” che pilota i destini europei (con l’Italia il più delle volte nel ruolo di vittima), Carpeoro era stato il primo, alla vigilia delle europee, a lanciare l’allarme-Draghi: la supermassoneria reazionaria, in cui il presidente della Bce milita, sta aumentando la pressione su Super-Mario perché accetti di formare un governo “lacrime e sangue”, come quello di Monti. Le premesse ci sono tutte: l’alleanza gialloverde è al capolinea, e la   crisi economica – già seria, anche a causa del mancato ampliamento del deficit – è destinata ad aggravarsi in modo artificioso, attraverso la sapiente regia politica dello spread. La solita tenaglia finanziaria, preannunciata direttamente dai tecnocrati di Bruxelles: lo provano le fughe di notizie sulle “letterine” della Commissione Europea che prospettano una severa punizione per il nostro paese, costretto a tagli sanguinosi e al probabile aumento dell’Iva. 

mercoledì 29 maggio 2019

Una nuova Europa può nascere senza traumi

Rilancio volentieri il commento a caldo di Magdi che a mio parere ha centrato in pieno la questione.

I risultati alle europee sono stati straordinari per la Lega e Fratelli d’Italia.
Il PD ha fatto quello che nel gergo finanziario si chiama “il rimbalzo del gatto morto”, cioè dopo il tracollo alle politiche ha intercettato una piccola parte dei voti dei delusi dai 5 stelle che, dato che erano venuti dal PD al PD sono tornati, perché vengono da cittadini ancora “telelobotomizzati” dai media e giornaloni che dipingono Lega e Salvini come fascisti e disumani (mentre il vero fascismo è quello mediatico con il continuo martellamento di Fake News pro globalismo, liberismo e finanza speculativa imposto mediaticamnte come dogma teologico che macella intere fasce sociali in nome della competitività e del mercantilismo).
La sintesi di Magdi è perfetta perché, come ritengo anch’io, ora viene il difficile:

domenica 26 maggio 2019

I Mostri di oggi, i Draghi di domani

In una domenica di maggio travestito da novembre arrivò finalmente il giudizio di Dio, l’ordalia elettorale che dovrà decidere i sommersi e i salvati, o se preferite, i salvini e i dannati. Giorno importante dal punto di vista simbolico, prima che politico. Ma come è stato raccontato questo 26 maggio dai media e dai poteri storti? Come il giorno dei mostri. Euromostri da abbattere, detti sovranisti, presentati come un pericolo per l’umanità, per l’Europa e per i singoli paesi.

Ma per sostituirli come, con chi, con che cosa? Ecco, questo è il mistero glorioso di questa tornata elettorale. In Italia tutti sanno bene che non ci sono alternative praticabili in campo, nessuno degli avversari del Mostro a due teste ha la possibilità di vincere e poi di cambiare il governo del nostro paese. Sono forze che nella migliore delle ipotesi raccolgono la quinta parte dei votanti o che sono largamente al di sotto, e non ci sono cartelli di alleanze alternative.

domenica 19 maggio 2019

SeaWatch, Patronaggio ordina lo sbarco dei clandestini

Ѐ incredibile che l'Italia sia tenuta in scacco da navi private, come quelle delle ONG, che arbitrariamente fanno la spola nel Mediterraneo incentivando le partenze dalle coste africane di persone senza documenti e senza visto di cui non si conosce nulla, identità, status sanitario e penale. E forzano le autorità italiane con il ricatto morale umanitario e la claque della sinistra nostrana a farli sbarcare in violazione di ogni regola. Ѐ una macchinazione che potrebbe continuare all'infinito con costi incalcolabili e pertanto deve essere quanto prima bloccata.
Ma sarebbe ingeneroso far cadere su Salvini la responsabilità dell'ennesimo sbarco di migranti. Salvini non ha fatto altro che ribadire il suo tassativo divieto mentre altri esponenti del Governo, purtroppo, hanno fatto ripetute dichiarazioni di apertura. Ora chi ha permesso lo sbarco se ne assumerà le responsabilità di fronte agli italiani. La decisione è del procuratore di Agrigento (peraltro lo stesso che aveva incriminato Salvini per sequestro di persona). Di positivo c'è che sia il Comandante della nave che l'equipaggio ora sono indagati sia per la condotta della ONG Tedesca sia per traffico illegale di esseri umani e favoreggiamento dell'immigrazione. Il punto però è un'altro: in una precedente occasione, trascorso qualche giorno, è finito tutto in una bolla di sapone... Se ci fosse ancora il Governo di sinistra di ONG ne arriverebbero a decine e tornerebbe la politica che ha fatto si che il nostro Paese subisse l'invasione che sembrava inesorabile e invece può e deve essere governata. Per questo non resta che votare Giorgia Meloni o Matteo Salvini, altrimenti rischiamo, tra l'altro, di diventare un Califfato Islamico.

sabato 18 maggio 2019

Governo Lega-M5S, Marcello Veneziani analizza in un’intervista ad Affaritaliani.it la situazione della maggioranza

“Stando alla temperatura dello scontro continuo e quotidiano, il governo Conte dovrebbe cadere subito dopo le elezioni europee. Stando però al quadro generale e alle convenienze è davvero difficile dirlo. Il problema non è solo l’atto della crisi ma anche e soprattutto che cosa succederà dopo. Uno scenario che potrebbe spaventare gli attori protagonisti, cioè M5S e Lega”.
Lo scrittore e politologo Marcello Veneziani analizza in un’intervista ad Affaritaliani.it la situazione della maggioranza, alla luce delle tensioni sempre più forti, e che cosa potrebbe accadere dopo il 26 maggio.
“Se cade questo governo – spiega Veneziani – non ci sono solo le elezioni anticipate, ma potrebbe anche esserci un esecutivo guidato ad esempio da Mario Draghi o da un’altra figura meno rilevante. L’establishment e le altre forze politiche diverse dalla Lega potrebbero cercare una soluzione, e ce ne sono tante, per cercare di far sbollire la passione degli italiani per Matteo Salvini. Anche solo un periodo limitato e per giustificati motivi, legati a qualche emergenza, non escludo affatto che i numeri si possano trovare in Parlamento. E non dimentichiamoci che il mandato di Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea scade a ottobre e lui resta una riserva della Repubblica che magari in futuro potrà puntare al Quirinale”.
Quanto alle elezioni di domenica 26 maggio, Veneziani ritiene che la Lega “possa raggiungere la quota del 30%. Non credo che il ciclo espansivo possa interrompersi in maniera brusca, anche se in questa fase il partito più attivo in campagna elettorale è quello dei magistrati. Il Carroccio fermerà un po’ la sua crescita, ma non credo proprio in un’inversione di trend”.
E la sfida per il secondo posto? “Penso che il M5S possa mantenere qualche punto in più rispetto al Pd, grazie anche alla boccata d’ossigeno che ha avuto dalla Magistratura e da questa aria di nuova Tangentopoli che si respira”. Secondo Veneziani “Forza Italia potrebbe raggiungere la quota simbolica del 10%, anche se mi aspetto un incremento soprattutto da parte di Fratelli d’Italia. La Meloni potrebbe sottrarre qualche voto alla Lega in nome di un sovranismo che non è stato toccato dall’attacco concentrico e giudiziario”, conclude. - Fonte

martedì 14 maggio 2019

Sinistra, Chiesa e poteri forti contro il popolo: tentativo di colpo di stato strisciante

E’ incredibile. Allucinante, terribilmente, maledettamente serio. Quello che sta accadendo in Italia a livello politico è un tentativo di colpo di stato strisciante messo insieme non dai fascisti, come suggeriscono e vorrebbero gli imbecilli verniciati di rosso, ma dalle élites intellettualoidi della sinistra radical chic choc. Esattamente come a metà anni Novanta i quotidiani – La Repubblica in primis – iniziarono un vero e proprio massacro di Silvio Berlusconi, altrettanto sta accadendo, oggi, e con molti più strumenti di allora, nei confronti di Matteo Salvini. Quest’ultimo è dipinto, da questi seguaci del Pensiero Unico Dominante, del politicamente corretto, come l’origine di tutti i mali al punto che mai come adesso un uomo politico è stato posto all’indice soltanto per aver cercato di difendere quella che è l’identità nazionale di questo disgraziato paese.

In questa mistificazione mediatica recita un ruolo preponderante il Vaticano, con papa Francesco e i suoi accoliti che sono apertamente scesi in campo per smantellare le decisioni adottate da un ministro di uno stato che, fino a prova contraria, dovrebbe essere indipendente dai poteri esterni ed interni. Pagare la corrente elettrica a gente che occupa un edificio abusivo non può essere una nota di merito altrimenti si finisce per giustificare tutto, persino la rivolta collettiva di chi niente ha contro chi riesce a sopravvivere. Sia la Chiesa sia la sinistra sono unite nel tentativo di far entrare nel nostro paese le moltitudini africane e asiatiche in cerca di un futuro migliore, senza che nessuna delle due si ponga alcun problema sulle possibilità che abbiamo di assorbirle e sulle conseguenze di questa sostituzione etnica.

giovedì 9 maggio 2019

“L’Occidente è vittima del suo senso di colpa”, intervista ad Alexandre Del Valle

Parla il politologo e saggista francese, già consulente di Nicolas Sarkozy e autore de “Il complesso occidentale, Piccolo trattato di decolpevolizzazione” (Paesi edizioni 2019). In cui spiega che “la minaccia più grande per la nostra società proviene dalla sua debolezza interna”
Professor Del Valle, cosa intende per “complesso occidentale”?

Intendo l’incapacità delle società e delle autorità dei Paesi occidentali di reagire di fronte alle minacce, in particolare quelle che mettono a rischio la sicurezza dei cittadini. Questa situazione, che oggi stiamo vivendo in tutta Europa, è il prodotto della convergenza tra diversi elementi, tra cui: la propaganda culturale dell’estrema sinistra, l’ideologia del consumo, l’influenza della nuova chiesa cattolica post-conciliare e la presenza dell’islam radicale.

domenica 5 maggio 2019

Qualche dato in più sulla minaccia dei 'corridoi umanitari' sponsorizzati anche da Bergoglio

Ѐ un crimine contro gli italiani e un tradimento del voto elettorale, se non si bloccano i ricongiungimenti familiari e i bizzarri ‘corridoi umanitari’. Il risultato è quello eloquentemente raffigurato dell'immagine a lato: nessuno sembra riflettere anche sul fatto che gli invasori afro-islamici travestiti da cosiddetti profughi sono tra l'altro poligami...  Di per sé il principio dei corridoi umanitari appare condivisibile; ma a destare ragionevole allarme è l'uso strumentale e indiscriminato che se ne profila, soprattutto avuto riguardo ai promotori e gestori. Dei corridoi umanitari recentemente sponsorizzati da Bergoglio abbiamo già parlato qui

[...] Già nello scorso mese di settembre, durante la conferenza internazionale della Comunità di Sant’Egidio a Bologna, fu lanciata la proposta di corridoi umanitari, così come era stato fatto per il Libano, poi ripresa negli scorsi giorni da “Mediterranean Hope”, il programma di corridoi umanitari promosso dalla Fcei, la Federazione delle Chiese evangeliche italiane. Anche il Coordinamento Italiano ONG Internazionali ha parlato di urgenza dell’apertura di corridoi umanitari, come l’Onu e l’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) e tutte le Ong impegnate in questo settore, che come hanno svelato numerose inchieste giornalistiche – a partire da quella a firma Gian Micalessin per “Il Giornale” del marzo 2017 – coltivano ottimi rapporti con George Soros, fondatore della rete “filantropica” dell’Open Society Foundations, che sin dal mese di settembre del 2016 annunciò dalle colonne del “Wall Street Journal” di voler investire “in start-up, aziende, iniziative di impatto sociale e imprese fondate da migranti e rifugiati” e poi confermò, proprio durante un suo intervento in una delle Commissioni delle Nazioni Unite, di finanziare le Ong che scorazzano per il Mare Mediterraneo in cerca di battelli che trasportano la merce umana dei migranti.