giovedì 27 febbraio 2020

Migranti, Musumeci scrive a Conte: "Da irresponsabili lo sbarco a Messina"

Duro attacco del governatore siciliano contro il premier Conte dopo la decisione di far sbarcare al porto di Messina i 194 migranti della Sea Watch
La sfida adesso è a distanza e il tema è quello dei migranti. Il governatore Nello Musumeci contesta la decisione del governo nazionale di far sbarcare in Sicilia i migranti recuperati dalla Sea Watch.
Ieri il numero uno di palazzo Orleans ha inviato una lettera al premier Giuseppe Conte specificando che nella caserma Gasparro Bisconte di Messina "sono emerse rilevanti criticità sotto il profilo igienico-sanitario, in merito all'accoglienza di nuovi migranti".
Nella missiva a Palazzo Chigi, il governatore rileva che "il Centro di primo soccorso ed identificazione, destinato per legge ad una permanenza breve limitata alla identificazione dei migranti, appare strutturalmente incompatibile con l'esigenza del prolungato regime di isolamento a cui dovrebbero essere sottoposti i cittadini non comunitari in arrivo". Musumeci ha quindi esortato il presidente del Consiglio dei ministri "a condividere il senso di responsabilità nei confronti della Comunità dei siciliani, anche in ragione dell'emergenza nazionale che sta impegnando tutte le nostre strutture sanitarie nella complessa azione di contrasto alla epidemia Covid-19". Insomma al centro delle polemiche finisce lo sbarco a causa dell'emergenza sanitaria legata all'emergenza coronavirus.
Oggi Musumeci è tornato sull'argomento rincarando la dose, dopo la notizia dello sbarco. "Il governo di Roma ha respinto la nostra proposta, autorizzando a Messina lo sbarco dei migranti e la loro sottoposizione a isolamento in un hotspot che le autorità sanitarie hanno dichiarato inadeguato allo scopo. È una decisione grave che non rispetta la dignità dei migranti e le preoccupazioni dei siciliani. Sarebbe stato più umano indirizzare la nave in un porto attrezzato e in un territorio lontano dalla emergenza sanitaria. Ne prendiamo atto". Il governatore ha scritto nella sua lettera che a Messina "il Centro di primo soccorso ed identificazione, destinato per legge ad una permanenza breve limitata alla identificazione dei migranti, appare strutturalmente incompatibile con l'esigenza del prolungato regime di isolamento a cui dovrebbero essere sottoposti i cittadini non comunitari in arrivo".
E ancora: "Avevo chiesto ieri e ribadisco oggi: in un contesto di allarme come quello attuale, suona come una sfida al popolo siciliano pensare di fare sbarcare altri 194 migranti in Sicilia. Una quarantena a bordo è indispensabile o, se le autorità ritengono che la nave non lo consenta, si interloquisca con le autorità competenti e si diriga in altri porti", ha detto Musumeci. Fonte

Il capolavoro di "Giuseppi": delegittimare l'Italia

La gestione dell’emergenza Coronavirus da parte del governo è davvero un capolavoro. Le frasi di Giuseppe Conte sulla “gestione non del tutto propria” dell’ospedale di Codogno stanno facendo il giro del mondo. E ovviamente l'Italia, delegittimata dal suo stesso primo ministro, non ci fa una bella figura. Mentre gli altri Stati ci trattano come appestati la CNN cita i virgolettati del premier in un resoconto dall’Italia intitolato “Italy scrambles to contain coronavirus outbreak after admitting hospital mess-up” [qui].
L’ospedale in questione sarebbe quello di Codogno, ma ad arrancare è il premier, che va ospite praticamente a reti unificate, dalla (D’Urso alla Venier a Giletti a Fazio) e nell’ansia di dire qualcosa se la prende con chi si sbatte davvero per mettere un freno al contagio, cioè gli operatori sanitari che lavorano a ciclo continuo da giorni. Consiglio a “Giuseppi”: si legga la testimonianza dell’infettivologo Raffaele Bruno, che sta curando il “paziente 1” sul “Corriere della Sera” di oggi. Forse cambierà idea…

Il medico in trincea da 80 ore «Un farmaco anti Hiv per salvare Mattia e gli altri»
Simona Ravizza per il “Corriere della Sera

L' infettivologo in trincea contro il Coronavirus da 80 ore di fila: «Ormai il conto l' ho perso». E il «Paziente Uno» di una maledetta conta di casi. Raffaele Bruno, 54 anni il prossimo 29 marzo, è l' emblema del senso di responsabilità di tutti i medici e infermieri che da giorni lavorano senza rientrare a casa né vedere la propria famiglia.

Borghi: "Non si azzardino a firmare il Mes, fuga dai titoli di Stato e Troika"

Sul coronavirus l'appello del leghista Claudio Borghi
"Premessa importante: il Mes non andrebbe rinviato solo per l'emergenza coronavirus. Per come è stato presentato e messo a punto non andrebbe proprio firmato e andrebbe solo respinto. Sappiamo tutti ormai come è andata, il premier Giuseppe Conte pare che, almeno al momento, abbia disatteso il mandato parlamentare. Ora, a maggior ragione, visto le violente ripercussioni dell'emergenza coronavirus sui mercati finanziari internazionali, non si deve nemmeno pensare o immaginare di firmare il Mes". A sostenerlo, in un'intervista ad Affaritaliani.it, è il leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera.
"Autorevoli studiosi, quasi all'unanimità, hanno spiegato che il Mes non è affatto uno strumento che porta sicurezza, bensì maggiore instabilità, soprattutto considerando l'attuale situazione con i mercati finanziari in subbuglio. Quello che nel Mes non dovrebbe essere scritto e invece c'è, purtroppo, è la possibilità che il default dello Stato diventi più facile. Non ci provino nemmeno a portarlo avanti perché in questo momento le ripercussioni potrebbero essere irreparabili", spiega l'esponente del Carroccio.

lunedì 24 febbraio 2020

Emmanuel Macron, ora l'Islam si ribella: pronto il piano per diventare autonomo da Parigi

Situazione emblematica che cova da tempo. Dovremmo cercare di trarne una lezione.

Per la prima volta da quando è diventato presidente della Repubblica, Emmanuel Macron martedì scorso, ha parlato di «separatismo islamista» per descrivere la situazione in cui versano sempre più zone della République, e in cui presto, se non saranno opposte le adeguate offensive, potrebbero scivolare altri territori. «Il nostro nemico è il separatismo (). Il separatismo islamista è incompatibile con la libertà e l' uguaglianza, è incompatibile con l' indivisibilità della Repubblica e la necessaria unità della nazione», ha dichiarato, con toni fermi, in un discorso molto atteso, pronunciato a Mulhouse, in Alsazia. Non si era mai sentito un Macron così deciso nel fotografare e condannare la realtà di quei "territori perduti" di cui già parlava lo storico Georges Bensoussan nel 2002 in un' inchiesta choc, dove le leggi di Allah hanno sostituito le leggi di Marianne, e, per dirla con la filosofa femminista Élisabeth Badinter, «una seconda società tenta di imporsi in maniera insidiosa nella nostra Repubblica, voltandole le spalle, e puntando esplicitamente al separatismo, se non addirittura alla secessione».

domenica 23 febbraio 2020

Coronavirus e cambiamenti epocali? Riflettere mentre accadono i fatti

Sino ad oggi, ho evitato volontariamente di dare il mio non richiesto contributo all’entropia cognitiva che accompagna lo sviluppo della nota epidemia. Ma oggi trasgredisco il divieto autoimposto. Sto scrivendo un libro ed in questo libro c’è una parte che cerca di rispondere alla domanda: cosa portò a terminare il medioevo ed ad iniziare il moderno? Alcuni storici, pochi per la verità, sostengono che se un momento decisivo ci fu, non una causa unica ma un innesco di processo, questo fu la Peste del ‘300.

Rispetto agli eventi in corso, i fatti di allora avevano forme e condizioni ben diversi, ma alcune no. A partire dall’innesco. La Peste Nera era di origine asiatica (tecnicamente un batterio ma le modalità di diffusione sono analoghe), mongolo per la precisione, trasmesso all’uomo per le diverse abitudini che quelle popolazioni avevano in termini di rapporti con gli animali. In realtà, la trasmissione di malattie dagli animali agli uomini, la zoonosi, segna le società umane sin dai tempi mesopotamici. L’altrettanto longeva tradizione umana alle interrelazioni tra gruppi anche a lunga distanza fece il resto. Così, nel ‘300, il batterio si imbarcò sulle navi commerciali genovesi in quel di Crimea e sbarcò poi a Messina, Genova e Marsiglia. Trasmissione dal regno animale a quello umano e diffusione tra gruppi umani anche a lunga distanza, sono costanti della nostra storia. Ma la Peste Nera ebbe effetti diversi da quelli dell’attuale fenomeno. La mortalità era altissima ed in soli cinque anni scomparve in maniera tra l’altro particolarmente raccapricciante, almeno un terzo della popolazione europea, ma in alcune zone, anche la metà. Sul come la Peste Nera fece crollare organizzazioni sociali ed immagini di mondo medioevali creando i presupposti per l’avvento di una nuova era, non possiamo qui precisare per ragioni di spazio.

lunedì 17 febbraio 2020

L’Europa esige molto più che un “resteremo nell’Euro”

Dichiarazioni euroconcilianti non basteranno al centrodestra per far cadere i veti dei Pasdaran dell’europeismo
Si stenta a definirlo “dibattito” quello a destra sulla cosiddetta Italexit – e chi vi scrive le preferisce per ovvi motivi la variante Libertalia, suggerita in passato da Ambrose Evans-Pritchard, giornalista inglese ma simpatetico alle inquietudini neo-risorgimentali italiane.
Si stenta perché si svolge in un Paese che conserva solo esteriormente i tratti della democrazia, e nel quale è pertanto inutile persuadere i propri concittadini del valore di questa o quella causa: i Guardiani della Costituzione, omologhi dei Pasdaran in Iran, tollerano ormai a fatica che vogliate mettere becco sull’operato delle amministrazioni regionali, figuriamoci sulle questioni fondamentali.
E si stenta perché si svolge a destra, in uno schieramento largamente sprovvisto di potere istituzionale, sicché si è costretti a parlarsi subissati dagli insulti di una platea d’onore per nove decimi ostile: “Folli! Irresponsabili! Trogloditi! Sabotatori putiniani!”.

domenica 16 febbraio 2020

Chi è Elly Schlein, il volto della nuova sinistra

Impegnata, preparata; ma porta avanti tutti i disvalori del circolo mediatico-identitario, già fin troppo affollato, della sinistra. Dopo l'articolo che segue, alcune osservazioni di Filippo Nesi

"È stata la più votata di tutta l’Emilia Romagna, con ben 22mila preferenze. Un vero plebiscito. Stiamo parlando di Elly Schlein, il volto della new left che ha abbandonato le fabbriche per sistemarsi comodamente in un loft nel centro storico. La Schlein, in effetti, ha tutto di questa sinistra urbana, liberal e post-operaia. Giovane, ecologista, femminista, immigrazionista, la Schlein ha tutte le carte in regola per rappresentare quel segmento di sinistra sempre più globalista e sempre meno nazional-popolare. Erede di Clinton, non certo di Gramsci.

Un profilo global
Ma chi è, quindi, la più votata delle Regionali? Elena Ethel Schlein, per gli amici «Elly», proviene da una famiglia di rango. Entrambi i genitori, infatti, possono vantare un alto blasone accademico: papà Melvin è un ebreo americano, mamma Maria Paola italiana. Elly nasce a Lugano nel 1985, dove rimarrà fino al conseguimento della maturità. Si trasferisce quindi a Bologna per studiare giurisprudenza presso l’Alma mater studiorum, ottenendo la laurea nel 2011. Appassionata di politica, la Schlein bazzica le sedi del Partito democratico, ma nel 2013 si unisce al coro degli scontenti per i governi delle «larghe intese». Di qui la sua l’adesione alla corrente di Pippo Civati, che la catapulterà nella direzione nazionale del Pd.

venerdì 14 febbraio 2020

Attacco alla separazione dei poteri: come violentare la democrazia pur di far fuori l’avversario politico

Il triste finale di partita di Emma Bonino, Renzi e Zingaretti, a fronte della lezione di diritto e cultura liberale di Casini
Primato della politica. Quante volte sentiamo i nostri parlamentari e leader di partito riempirsi la bocca di questa espressione per rivendicare il ruolo preminente della politica, per esempio, nei confronti dei “poteri” economici e finanziari? Ebbene, ieri in Senato è andata in scena la resa della politica, l’abdicazione a favore della magistratura, come purtroppo già molte volte in questi ultimi trent’anni a partire da Mani Pulite (ce le ricorda Daniele Meloni oggi su Atlantico). Una deriva antidemocratica e, questa sì, populista, che nessun leader politico è riuscito a contenere: chi ci ha provato e ne è stato travolto e chi invece l’ha addirittura cavalcata secondo le convenienze del momento, con alterne fortune. Di sicuro, c’è stato dal 1992 ad oggi un progressivo trasferimento di potere dalla politica alla parte più militante, minoritaria ma consistente, della magistratura.

giovedì 13 febbraio 2020

La minaccia sbarca dall'Africa Colonia cinese senza controlli

Dall'Asia inviati un milione di lavoratori nei cantieri A Pechino studiano 80mila africani. Rischi dai migranti
Altro che turisti e ristoranti cinesi. La vera minaccia per noi italiani si chiama Africa. Anche perché a traghettare il coronavirus 2019-nCoV potrebbero essere quelle navi delle Ong, cariche di migranti, a cui il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese garantisce solleciti approdi nei nostri porti. La minaccia è evidente. Negli ultimi dieci anni il Continente Nero è diventato un'immensa colonia cinese grazie ai 270 miliardi di dollari con cui Pechino ha foraggiato la costruzione di porti, strade, dighe e ferrovie. Stando al Parlamento Europeo la Cina ha finanziato il 18,9% delle grandi opere sorte in Africa tra il 2010 e il 2018 e ne ha realizzato il 33,2 per cento. In cambio di questa presenza capillare si è garantita lo sfruttamento delle risorse naturali di molte nazioni africani. Ma la vera peculiarità di questo neo-colonialismo predatorio è la pretesa di realizzare i progetti con forza lavoro cinese trasferita sul posto assieme ad attrezzature e strumenti di lavoro.

lunedì 10 febbraio 2020

Piccolo memorandum sulle foibe

Giorno del Ricordo. Oggi ricordiamo migliaia di connazionali innocenti, uccisi nelle foibe dai comunisti titini e cacciati dalle loro terre, per la sola colpa di essere italiani. Purtroppo, ancora oggi questa tragedia non è immune da un intollerabile negazionismo.

“Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città… Non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già scarsi”.
È Salvini, è CasaPound o il Fronte Nazionale che scrive dei migranti?
Nossignori, è l’Unità, organo del Pci, del 30 novembre 1946 a proposito dei profughi istriani, dalmati, giuliani. Italiani doc, che secondo i comunisti fuggivano non da un nemico “ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori”.
Capito? I comunisti infoibatori erano “alito di libertà”, “eserciti liberatori”. E i profughi, cacciati dalle loro case, sopravvissuti alle foibe, erano abusivi da respingere… Basterebbe solo questo per capire tutto il resto, l’omertà, la falsificazione, il negazionismo. E ora i convegni dell’Anpi sulle foibe...
Infine una nota, hanno rotto una lapide dedicata alle foibe e imbrattato di rosso un monumento ai carabinieri caduti. Ma solo un cretino in malafede dirà che sta tornando il comunismo. Invece basta anche meno per dire che sta tornando il nazismo... (Marcello Veneziani)

Siamo (o eravamo?) un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori e di trasmigratori

75 anni di totale e sistematica propaganda denigratoria  non sono riusciti a cancellare le opere del regime fascista nella memoria e nella coscienza di una buona parte del popolo italiano. Non si è trattato tanto dell'efficacia della propaganda neofascista, ghettizzata, marginalizzata e fino alla soglia dell'epoca dei social così priva di mezzi da essere incapace di raggiungere pure consistenti aree di simpatizzanti oltre che raramente in grado di superare la soglia del nostalgismo e di alcune formulette retoriche.
Le opere pubbliche e talvolta anche politiche, certe intuizioni sempre politiche del fascismo resistono al tempo e questo pone ovviamente delle domande in un contesto quale quello odierno nel quale democrazia e la politica sono diventati sinonimi di confusione divisoria, chiacchiericcio velleitario e inconcludente e di inefficienza.
75 anni di propaganda antifascista, perlopiù monopolizzata dai socialcomunisti, non poteva che finire per essere percepita, in larga misura come tale e quindi ribaltata, se non ovviamente in riabilitazione totale, almeno in apprezzamento per certe realizzazioni concrete politiche e sociali riconosciute spesso al genio di Mussolini e, in parte forse minore, alla sua creatura.

domenica 9 febbraio 2020

“Tutti pazzi per Giorgia”. Le Monde spiega il fenomeno Meloni ai francesi

«Sono qui negli Usa sempre con lo stesso obiettivo: difendere gli interessi italiani. Considero importante e lavoro per creare una rete di conservatori, unendo i tanti movimenti che nel mondo difendono i nostri valori di riferimento e continuo a cercare amici e collaborazione su questo piano politico».
Dotata “di un tasso di simpatia record”, Giorgia Meloni “è l’oggetto da mesi di un interesse crescente in Italia e all’estero”. A scriverlo è Le Monde, in un lungo ritratto dedicato “alla popolare Meloni” che “riesce a far esistere il suo partito all’estrema destra malgrado la Lega”.
Le Monde: “Un’ascesa sorprendente” “In questo momento tutti la vogliono”, scrive il quotidiano ricordando la sua apertura della National Conservatism Conference a Roma e la sua partecipazione al National Prayer Breakfast a Washington. “L’irruzione in primo piano” della leader di FdI “ha qualcosa di sorprendente”, nota il giornale. Ma se qualcuno pensava che l’ascesa di Matteo Salvini l’avrebbe condannata a un ruolo minore, “oggi nessuno si pone più la questione”: “Giorgia Meloni ha conquistato il suo spazio politico”.
“Meloni sembra complementare a Salvini” A spiegare l’ascesa della leader di Fratelli d’Italia, che ha subito un’accelerazione negli ultimi mesi, è prima di tutto “una certa forma di coerenza politica”, scrive il quotidiano, ricordando che Fdi ha scelto di non entrare nel governo di coalizione fra Lega e M5S. Così “i postfascisti hanno avuto agio a denunciare un’intesa contro natura con un movimento estraneo alle tradizioni della destra”. Una costanza che secondo i sondaggi d’opinione ha pagato, rivolgendosi “ai delusi della Lega e a battaglioni di transfughi della destra moderata”. Per ora l’elettorato di Lega e Fdi sembra complementare, continua il giornale, ricordando come il partito di Giorgia Meloni sia forte al Sud dove la Lega non riesce a prendere radice.
Ma andrà sempre così, Le Monde cita lo storico Giovanni Orsina. Secondo il professor Orsina, l’attuale gerarchia fra Salvini e Meloni è chiara e potrebbero governare assieme. Tuttavia, “se la Lega scende mentre Fratelli d’Italia continua a salire, allora sarà molto complicato, per l’uno come per l’altra”. Fonte
* * * 
Inoltre
Mentre era a Washington, nello stesso giorno in cui parlava Trump al National Prayer Breakfast, Giorgia rispondeva così ad una domanda sulla NATO:
“Siamo parte della Nato ma non sempre gli interessi italiani e europei coincidono perfettamente con quelli Usa. Comprendo la forte alleanza che esiste tra Usa e Arabia Saudita ma so bene che per noi l’Arabia Saudita vuol dire realtà abbastanza vicine a quel fondamentalismo islamico che a casa nostra produce attentati e sangue”
Ha poi aggiunto sulla politica estera di Trump e sulla proposta di Gerusalemme capitale d’Israele:
“Alcuni passaggi della politica estera non mi sono piaciuti. Noi non saremo mai vicini all’Arabia Saudita e la dichiarazione unilaterale di riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele rischia di esasperare la tensione in una regione mediorentale con un equilibrio già precario. Ci deve essere una politica estera italiana, autonoma pur nel rispetto dell’Alleanza atlantica, come dovrebbe esserci una politica estera europea che invece langue.”
Non si è fatta problemi a dire quello che pensava anche quando gli USA hanno assassinato a Bagdad il Generale iraniano Qasem Soleimani, mettendo in evidenza come certe tensioni mettano a rischio l’interesse nazionale italiano....
Il segreto della politica estera di Giorgia è dunque svelato: costruire rapporti internazionali senza subordinazioni o soggezioni, rimanendo sempre liberi di dire ciò che si pensa anteponendo sempre e solo l’interesse nazionale. È una cosa che dovrebbe essere scontata, ed è così che ragionano tutte le altre nazioni del mondo. Ma in Italia siamo fin qui stati abituati ad avere personalità che si sono sempre poste supinamente di fronte agli altri capi di Stato, con il conseguente e incalcolabile danno alla nostra immagine. A nessuno piacciono i servi. Fonte

venerdì 7 febbraio 2020

Per un futuro

 Memoranda
"L'alternativa radicale al comunismo, offerta all'uomo contemporaneo è il cristianesimo, ma non lo pseudo-cristianesimo modernista o neo-modernista, o progressista che dir si voglia, che non intende fondarsi sulla solida base della philosophia perennis e che vaneggia di "esperienze di fede" e di "fatti di chiesa", trasudando sentimentalismo e falsa mistica "carismatica", bensì il cristianesimo tradizionale, cattolico, apostolico e romano, che, lungo la via percorsa dalla chiesa nei secoli, ha raccolto il legato "ellenico" della filosofia e quello "romano" del diritto; che, rielaborandoli, si è svolto in apologetica, in filosofia cristiana e quindi in teologia, nonchè in strutture canoniche stabili e articolate; e che non è un momento dialettico del divenire storico, ma il criterio di giudizio della storia." (Jean Daujat)

mercoledì 5 febbraio 2020

Sanremo. Parallelo calzante: Da Caravaggio alla merda d’artista inscatolata

Il festival della canzone di Sanremo è, da sempre, lo specchio della società che cambia e della quale è, per così dire, un infallibile sismografo. E di mutamenti nella società ve ne sono stati molti e decisivi, che hanno scandito il transito da un capitalismo ancora borghese, con il senso dell’autorità e del limite, al nuovo capitalismo assoluto di libero consumo e di libero costume. 
Il passaggio si evince limpidamente, se si osservano i mutamenti nelle canzoni e nei costumi degli artisti che si sono succeduti sul palco dell’Ariston. Fino ai giorni nostri, fino al tempo della “compiuta peccaminosità” e del “regno animale dello Spirito”. 
Il passaggio epocale si coglie, dicevo, nel mutare delle forme dell’arte e della canzone. Nel passaggio, se vogliamo dire così, da Caravaggio alla merda d’artista inscatolata. E, insieme, dagli artisti che si esibivano a Sanremo negli anni Sessanta a quelli che hanno solcato ieri sera il palco dell’Ariston.

Giorgia Meloni e l'Europa: "Perché è la nuova Unione Sovietica, chi osa contraddire il regime..."

Pubblichiamo ampi stralci del discorso inaugurale del presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, alla "National Conservatism Conference" di Roma, evento ideato dalla Edmund Burke Foundation.

Grazie a Yoram Hazony e agli amici della Edmund Burke Foundation per avermi invitato a inaugurare questo importante evento e grazie per aver scelto Roma e l' Italia come sede della seconda edizione della "National Conservatism Conference". Condivido in pieno le valutazioni di Yoram sulla necessità di riportare il conservatorismo al suo ambito tradizionale, quello delle appartenenze nazionali. La grande sfida della nostra epoca è la difesa delle identità nazionali e dell'esistenza stessa degli Stati come unico strumento di tutela della sovranità e della libertà dei popoli. Per questo ho trovato molto efficace il titolo dell' ultimo libro di Yoram, "Le virtù del nazionalismo": poche parole per far capire che la nostra visione del mondo è esattamente l'opposto di quella che vorrebbero imporci. [Sorridendo ha detto che gli farà pubblicità in Italia perché conta di citarlo spesso -ndr]
Il nostro principale nemico è oggi la deriva mondialista di chi reputa l'identità, in ogni sua forma, un male da combattere e agisce costantemente per spostare il potere reale dal popolo a entità sovrannazionali guidate da presunte élite illuminate. Ricordiamocelo, perché non abbiamo combattuto e sconfitto il comunismo per sostituirlo con un nuovo regime internazionalista, ma per consentire a nazioni indipendenti di tornare a difendere la libertà, l'identità e la sovranità dei loro popoli. Con questo stesso spirito oggi Fratelli d'Italia si batte per una Europa di nazioni libere e sovrane come seria alternativa al superstato burocratico che si è andato imponendo da Maastricht in poi con la logica del "vincolo esterno", quella per cui c'è sempre qualcuno che si arroga il diritto di decidere al posto dei popoli sovrani e dei governi nazionali. Così oggi, con buona pace dei falsi democratici, i conservatori nazionali a tutte le latitudini sono in realtà gli unici veri democratici poiché solo difendendo lo Stato nazionale si difende la sovranità politica in capo ai cittadini di quello Stato.

martedì 4 febbraio 2020

Quod Erat Demonstrandum 91: koinè e demos in Europa


Oggi, al ritorno dalla palestra, trovo questo messaggio di un amico: 
Riguardo il post antologico sulla Brexit, mi è tornato in mente un tuo intervento al Parlamento europeo (22 aprile 2015), in cui (tra le altre cose) sottolineavi (lo traggo dalla traduzione di Voci dall'Estero) che non era detto che dare più poteri al PE avrebbe significato maggiore democrazia, facendo questa ipotesi (cito): "Forse eleggeremo una volta un presidente lituano, che sarebbe veramente una buona idea, che farà una campagna elettorale nella lingua dell’unico paese che nel frattempo se ne sarà andato, che è l’Inghilterra".
Mi pare un QED niente male, ma capisco che non essendo un post su Goofy, nell'antologia (dei post di Goofy) non poteva andarci...
Mia risposta: Questo concetto lo avevo già espresso a dicembre 2013.
In effetti, alle 13:35 del 7 dicembre 2013 mi era capitato di dire queste testuali parole:
Non c'è una democrazia sovranazionale, non è possibile, non esiste un demos europeo. Quando eleggeremo in modo diretto il Presidente dell'Unione Europea, lo faremo con una campagna elettorale che sarà condotta in inglese, cioè nella lingua dell'unico paese che nel frattempo sarà uscito dall'Unione Europea (applausi).
Trovate tutto qui (la frase, in particolare, si trova nello spezzone che comincia alle 13:24).
Del rapporto fra progetto europeo e democrazia abbiamo poi parlato in modo più approfondito, affrontandolo sotto varie angolazioni: politologica, etnologica, sociologica, neurologica (sì, anche quella), ma insomma, per restare sul punto, voi vi ricordate un dibattito sulla Brexit nel 2013? Qualcuno la prevedeva? Qualcuno ne parlava? Ci sono voluti 2246 giorni, ma quella cosa che all'epoca vedevamo veramente in pochi (qualcun altro ci sarà stato, e me lo ricorderete nei commenti) alla fine è successa.

lunedì 3 febbraio 2020

Giorgia Meloni vola negli USA, lunedì summit con Orban e conservatori

Giorgia Meloni vola negli USA, lunedì summit con Orban e conservatori A Roma apre la «National conservatism conference», un appuntamento che si svolge per la seconda volta in Europa. Poi la leader di Fratelli d'Italia a Washington per la «National prayer breakfast»

ROMA (ASKANEWS) - Lunedì 3 febbraio alle ore 19 al Grand Hotel Plaza in via del Corso 126 a Roma, il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni terrà l'intervento inaugurale dei lavori della «National Conservatism Conference», l'evento internazionale ideato dalla Edmund Burke Foundation. Un appuntamento che si svolge per la seconda volta in Europa e che vedrà la partecipazione, tra gli altri, del primo ministro ungherese Viktor Orbán, del presidente del gruppo ECR al Parlamento Europeo, Ryszard Legutko, del filosofo israeliano Yoram Hazony. Il partner italiano della conferenza è il movimento di idee Nazione Futura e le altre realtà promotrici sono Bow Group (Regno Unito), Danube Institute (Ungheria), International Reagan Thatcher Society (Stati Uniti), The Herzl Institute (Israele).
Un evento che conferma la centralità sulla scena politica europea e internazionale di Fratelli d'Italia, seconda delegazione per grandezza in ECR e che esprime la co-presidenza del gruppo dei conservatori nel Parlamento europeo. La conferenza di lunedì sarà utile al presidente di Fratelli d'Italia per incontrare il primo ministro ungherese Orbán, il presidente di Vox Santiago Abascal e il presidente di Forum voor Democratie Thierry Baudet. I tre politici saranno di nuovo a Roma dopo essere stati ospiti l'anno scorso ad Atreju, kermesse organizzata proprio dalla leader di FdI.
Giorgia Meloni a Washington
La partecipazione di Giorgia Meloni alla «National Conservatism Conference» di Roma sarà solo il primo di una intensa settimana di appuntamenti a livello internazionale. Martedì 4 febbraio, il presidente di Fratelli d'Italia volerà a Washington D.C. per una serie di incontri di alto livello con esponenti repubblicani e democratici. L'evento si concluderà il 7 febbraio.
Su invito di una Commissione di senatori e membri del Congresso degli Stati Uniti il presidente di FdI parteciperà alla 68ª edizione del «National Prayer Breakfast», storico evento organizzato ogni anno, che vede come da tradizione la partecipazione del presidente degli Stati Uniti e al quale prendono parte ogni anno esponenti e personalità politiche di tutto il mondo. - Fonte

domenica 2 febbraio 2020

Giorgia Meloni negli Usa: la leader di FdI seduce l'America conservatrice

Dopo la sorprendente per certi versi uscita dell’autorevole Times che ha inserito Giorgia Meloni fra le 20 persone più influenti dell’anno, per la Giorgia nazionale arriva un importante endorsment da parte degli Stati Uniti d’America e precisamente dal meeting repubblicano che vedrà il 7 Febbraio la presenza anche del presidente americano. Secondo alcuni questa potrebbe essere l’occasione per la Meloni di incontrare il presidente americano o almeno il suo vice Pence. In questo viaggio in terra americana la leader di Fratelli d’Italia dovrebbe essere accompagnato da Carlo Fidanza, capo delegazione del partito al parlamento europeo, fine tessitore della politica filo atlantista del partito.
Insomma la Meloni sembra non ricevere apprezzamenti sempre più numerosi in Italia ( Fratelli di Italia ormai è saldamente sopra l’11% secondo i principali istituti di sondaggio) ma anche oltreoceano e questo forse potrebbe essere ulteriore motivo di attrito con il leader della Lega Matteo Salvini, che invece sembra ancora trovare qualche resistenza all’interno della amministrazione americana. Anche perché per la Meloni non si tratta della prima esperienza come ospite ad una convention repubblicana negli Usa. Nello scorso Marzo, infatti, aveva già partecipato al Consiglio Italia-Stati Uniti a New York, un grande evento che mette insieme le migliori energie della politica e dell'imprenditoria italo-americana per intensificare i rapporti e gli scambi commerciali. E di seguito aveva partecipato, come ospite accreditata a parlare, al Conservative Political Action Conference 2019 a Washington [qui], la più grande manifestazione organizzata dai repubblicani americani e che riguarda il campo dei conservatori. In quella sede il suo discorso, in un inglese impeccabile, aveva stupito molti osservatori americani, che evidentemente ancora non conoscevano appieno la leader di Fratelli d’Italia e le sue grandi potenzialità. Questa sua esperienza americana, infatti, secondo alcuni gli sarebbe valsa ( il condizionale è assolutamente d’obbligo in queste circostanze) un invito ufficiale e riservatissimo da parte dell’ambasciata americana in Italia, onore che si riserva solitamente a pochi importanti ed autorevoli esponenti politici, sopratutto della maggioranza di governo.

sabato 1 febbraio 2020

Alcune brevi considerazioni sulla Brexit

La Gran Bretagna ha sempre agito secondo la logica del Balance of Power. Impedire in qualsiasi modo che il continente fosse egemonizzato da una sola grande Potenza.

Negli ultimi due secoli si è tentato di unificare l'Europa tre volte. E in tutti e tre i casi è stata l'Inghilterra a non volere, ad impedire la concretizzazione dei tre tentativi.
La prima sotto l'egemonia francese con le guerre di Napoleone. Fu il Duca di Wellington ad impedirlo nella - seppur fortunosa per gli inglesi - battaglia di Waterloo.
La seconda sotto l'egemonia tedesca nel corso della seconda guerra mondiale, su intenzione di Hitler. Fu Winston Churchill a convincere gli americani a sbarcare in Normandia e liberare l'Europa dal giogo nazista. E fu lo stesso Churchill a non accettare compromessi coi tedeschi già dal 1940.
La terza sotto l'egemonia franco-tedesca attraverso il progetto dell'Unione europea. È stato il popolo britannico - prima col referendum del 23 giugno 2016 e successivamente con le elezioni politiche del 13 dicembre 2019 - a volere l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, affidandosi al leader conservatore Boris Johnson, grande umanista e tra i più fervidi sovranisti inglesi.
La Gran Bretagna ha dunque evitato, per ben tre volte negli ultimi duecento anni, che l'Europa finisse nelle mani del colonialismo francese o tedesco. E lo ha fatto mantenendo fede (sempre) alle sue secolari tradizioni.
A vincere, con la Brexit, è soprattutto la secolare tradizione democratica britannica.
Dio salvi la Regina! (Giuseppe PALMA)

mercoledì 29 gennaio 2020

Il governo non cade? Meglio per tutti, salvo gli italiani

Dunque, il governo non cadrà. Almeno così appare dal voto in Emilia, così incautamente caricato di valenze simboliche e nazionali. A dir la verità, avevo forti dubbi che il governo cadesse anche in caso di vittoria del centro-destra a Bologna; l’intenzione era quella di restare comunque al governo perché se cadono Conte, Zingaretti e i grillini tornano nel niente da cui provengono. Solo la fine rapida e ingloriosa dei 5Stelle può produrre a questo punto un’accelerazione sulla sua caduta, ma è difficile immaginare chi possa essere il kamikaze.
Aggiungo una considerazione insolita: se il governo non cade adesso è meglio per tutti. Salvo per gli italiani. Ma tutto sommato conviene sia a chi ci governa, altrimenti sparirebbe nel nulla sia all’opposizione, altrimenti al governo finirebbe nei guai. E conviene pure a Renzi che poche aspettative dal voto, e a Berlusconi, idem con patate.

martedì 28 gennaio 2020

Italia senza guide né figure super partes

Ma quali sono le guide istituzionali, spirituali, morali, civili e intellettuali dell’Italia di oggi? Quali sono i modelli positivi, gli esempi, le figure al di sopra delle parti in grado di rappresentare solidi punti di riferimento per gli italiani? È una domanda che cade nel nulla e nel vuoto, e non è affatto una cosa secondaria, irrilevante, perché l’assenza di guide spiega e rispecchia l’assenza d’Italia su tutti i piani. E non sto facendo paragoni col mondo antico, coi classici e i grandi del passato, mi limito alla più modesta storia dell’Italia repubblicana.
Chi rappresenta oggi l’Italia nel mondo, qual è la figura istituzionale o morale che ha l’autorevolezza di farsi riconoscere e rispettare nel mondo, qualcuno che sia il simbolo del nostro paese, della sua millenaria civiltà? Nessuno, mi pare. 

lunedì 27 gennaio 2020

L’altra faccia del lunedì – Del buon uso di una (relativa) sconfitta

Ci sono sconfitte a cui uno metterebbe la firma. Tale ci sembra quella di Salvini, che oggi tutti i media mainstream a pagine e reti unificate decantano. Vittoria in Calabria e un 32 per cento in Emilia-Romagna, e non nel voto d’opinione e volatile delle Europee ma in quello più corposo delle amministrative, non sembrano esattamente segni di disfacimento. E però non dobbiamo nasconderci: l’investimento personale del segretario della Lega sull’Emilia-Romagna è stato tale che comunque di sconfitta, neanche di misura peraltro, si deve parlare. E su questa si deve meditare. Perché essere sconfitti non è una tragedia o una colpa, in ogni guerra accade di subirne, e  anzi esse possono essere salutari ai fini della vittoria, purché se ne comprenda il senso.
La cifra della sconfitta non va a nostro avviso tanto cercata nella candidata Lucia Borgonzoni, su cui ora molti tendono a scaricare la colpa. Un altro candidato, magari preso dai circoletti bolognesi di avvocati, imprenditori, o peggio ancora un tecnico o un professore universitario, avrebbero raccolto non più del 40 per cento ma meno della metà. Non è facile del resto trovare candidati in una regione che da sempre è stata dominata dalla sinistra, con in cui l’opposizione, prima la Dc poi il berlusconismo, era stato costretta sempre a venire a patti.

domenica 26 gennaio 2020

Gli Italiani hanno una marcia in più?

I norvegesi non riescono ad ultimare la costruzione di una nave  di una nave e chi risolve il problema? Una squadra di napoletani 
dell’Ing. Marco Pianigiani (ingegnere navale, La Spezia)

Sono in Norvegia, in fondo ad un fiordo del cazzo, privo di qualsiasi attrattiva naturalistica, se non fosse perché il termine villaggio è completamente diverso dalla nostra tradizione mediterranea e dalla nostra percezione semantica; un territorio di 1410 km quadrati con una popolazione di 1147 abitanti, come capirò in seguito, uguale ad altri mille, ovvero una impalpabile spolverata di case lontane una dalle altre.
Nella lunga notte invernale, queste case sono rintracciabili, ai bordi dell’unica strada che circumnaviga il fiordo, perché hanno delle abat-jour, delle luci, delle candele finte alle finestre prive di scuri, sempre accese notte e giorno. Questa lontananza abitativa delle persone, è rappresentativa della densità dei sudditi del regno, più grande dell’Italia ma con soli cinque milioni di abitanti.

sabato 25 gennaio 2020

Lo sporco affare del processo politico a Salvini

Si è riunita ieri pomeriggio la giunta per le immunità parlamentari del Senato per decidere se mandare o meno a processo Matteo Salvini sul caso Gregoretti. Quando nel luglio scorso il leader della Lega era Ministro dell’Interno, ordinò alla nave Gregoretti di non sbarcare sulle coste italiane. L’imbarcazione rimase in mare per qualche giorno con circa 130 migranti a bordo. Ora il Tribunale dei ministri chiede il rinvio a giudizio di Salvini per sequestro di persona. Ma perché Matteo sia mandato a processo, trattandosi di “reato ministeriale” (cioè per fatti commessi nell’esercizio delle funzioni di ministro) occorre l’autorizzazione a procedere della camera di appartenenza, che per il leader dell’opposizione è il Senato.
Tralasciamo le questioni giuridiche, sulle quali pure ci sarebbe tanto da dire – la procura tra latro aveva ritenuto non vi fosse alcun reato nel comportamento del Ministro – e vediamo la querelle politica. La maggioranza giallorossa ha fatto di tutto per rinviare il voto della giunta a dopo le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria del 26 gennaio, ma una decina di giorni fa la giunta ha bocciato il rinvio anche grazie ad una presa di posizione della presidente del Senato Casellati. L’obiettivo della maggioranza era quello di evitare di fornire l’immagine del “martirio politico” di Salvini prima del voto regionale, per poi mandarlo ugualmente a processo dopo le elezioni. Processare il leader dell’opposizione per aver difeso i confini dello Stato equivale a regalargli consenso, quindi meglio mandarlo a processo dopo il voto. Questa la trappola delle quattro sinistre al governo, che però non ha funzionato.

venerdì 24 gennaio 2020

Salvini ha deciso che vuol vincere in Emilia-Romagna e gli emiliani, per la stampa, rischiano di far la fine degli inglesi

Alla domanda che avevo posto qualche tempo fa, ovvero “Salvini vuole perdere in Emilia-Romagna?”, è arrivata la risposta. Salvini ha deciso che vuol vincere in Emilia-Romagna e gli emiliani, per la stampa, rischiano di far la fine degli inglesi 

Sebbene diversi elementi facessero pensare il contrario (a partire dalla candidatura della Borgonzoni, una candidatura debolissima per usare un eufemismo), pare che Salvini abbia ormai deciso di tentare il tutto per tutto e di giocarsi fino all’ultima carta la vittoria in Emilia Romagna.
La legge elettorale in arrivo, il governo che barcolla ma non molla e tutti gli altri annessi e connessi, hanno fatto premere il piede sull’acceleratore al senatore.

mercoledì 22 gennaio 2020

Sardine, sintesi perfetta del totalitarismo

Le sardine rappresentano la sintesi perfetta del totalitarismo in un contesto culturalmente relativista e politicamente democratico reso possibile dal servilismo dei media e dalla perdita del buon senso e del senso del ridicolo da parte di una buona parte della popolazione italiana.
Faccio notare anche alcune incongruenze:
  1. si spacciano per i paladini del pensiero anti-odio e sottofondo mettono "La locomotiva" di Guccini simbolo della reazione cieca violenta (e addirittura stragista) antiborghese (che poi è la loro classe di appartenenza) degli anarco-comunisti.
  2. Il loro fine è quello non in positivo di occupare le piazze per prendere consensi o portare un messaggio o dei contenuti, ma solo quello di sottrattrarlo alle destre in modo da poter lasciare via libera alla sola sinistra ricattando i partiti di destra attraverso la loro presenza: quando venite voi noi vi anticipiamo...
  3. Centrale e specchio di questo modo di pensare è proprio la questione-Bibbiano. Per loro è una semplice videnda giudiziaria che, qualora si individuassero dei reati, sarebbero addebitabili solamente a chi li ha commesso, come reati individuali e quindi ogni altra lettura rappresenta una vile e strumentale  speculazione elettorale delle destre da cui, appunto, la loro reazione. Ovvio ed evidente, invece che Bibbiano - PD - Anghileri - Foti-Lgbt rappresentano invece il frutto che a Bibbiano si fa sistema (e quindi è politico ed ha responsabilità politiche) di un modo di concepire la vita, la sessualità, la famiglia, la persona che ha nella cultura radicale assunta dal PD (ma presente in quasi tutta la cultura di sinistra) il suo perno politico da cui sollevare le leve giuridiche, istituzionali e culturali per permere la società e gli individui di questo spirito e questa mentalità.
Si tratta di un totalitarismo che da morbido sta diventando sempre più pesante e oppressivo perché, in un contesto segnato dalla libertà di espressione (anche delle più deleterie) si cerca in qualsiasi modo, anche con lo squadrismo di massa e con la repressione di tale libertà di espressione persino sui social non solo di impedire questa libertà di espressione ma addirittura, attraverso media e scuola, di "educare" in questo senso o di "rieducare" chi non volesse adeguarsi con la minaccia di estrimissione dal consorzio civile o andando a colpirlo sul piano economico con sodalizi come "Odiare ti costa". (Piero Mainardi)

martedì 21 gennaio 2020

La Toga, la Cupola e gli italiani

Ma davvero vi aspettavate che la Corte costituzionale desse il via libera al referendum promosso dalla Lega? Ma in che mondo vivete, conoscete le biografie dei giudici costituzionali, chi li ha voluti lì, e più in generale conoscete le leggi inesorabili del potere, il loro reciproco sostegno? E la stessa cosa vale per la decisione della Cassazione in merito alla questione Carola Rackete; pensavate davvero che accadesse il contrario?
Per anni siamo stati abituati a considerare chi è al potere come la Casta. È tempo di fare un salto di qualità e considerare che il potere è oggi piuttosto la Cupola. La casta riguardava solo i privilegi, la Cupola è un assetto di potere interdipendente e non espugnabile in modo fortuito. La cupola è una struttura sovrastante che non accetta né immissioni di estranei, né circolazione delle classi dirigenti, né il minimo cedimento dei suoi assetti consolidati. I suoi metodi e i suoi scopi sono finalizzati alla pura conservazione del potere, allo scambio di favori tra poteri, all’associazione di scopo finalizzata al reciproco sostegno. Quello che il popolino al sud sintetizzava nella formula “mantienimi-che-ti-mantengo”, ossia uno regge l’altro ed ambedue impediscono l’accesso di estranei, outsider. La Cupola regge su un patto implicito, ma forte come il patto di sangue tra le cosche. E l’avversario è declassato al rango di nemico dell’umanità e dunque ogni mezzo è lecito per farlo fuori, o come scrive la Repubblica, per cancellarlo. Che si tratti d’intenzioni mafiose perseguite in modo incruento, nulla toglie al suo carattere puramente antidemocratico e antipopolare e al prevalere della conservazione del potere su ogni altra considerazione di giustizia, equità, rispetto. E l’idea che questo paese debba varare l’ennesima legge elettorale aggiustata sugli interessi del momento delle maggioranze parlamentari del momento, rende ancora più miserabile il ruolo della cupola. L’unica speranza è che anche questa volta la legge elettorale concepita per utilità di chi governa, cicero pro domo mea, si ritorca contro gli stessi partiti della Cupola. Resta che il ritorno al proporzionale sia un passo indietro sul piano della governabilità del paese.

lunedì 20 gennaio 2020

In Francia migliaia in piazza contro l’utero in affitto (ma nessuno ne parla)

Continuano quindi le manifestazioni di piazza a Parigi contro il progetto legislativo che vuole estendere la procreazione medicalmente assistita anche a donne lesbiche e single, la cosiddetta “PMA per tutti”. Domenica 19 gennaio decine di migliaia di manifestanti, infatti, hanno marciato nella capitale francese contro il disegno di legge sulla bioetica che verrà esaminato al Senato martedì prossimo. 

Provenienti da tutta la Francia, 41.000 persone, secondo i dati della prefettura, – 26.000 invece secondo quelli del Consiglio dei Ministri – sono stati richiamati dal collettivo “Marchons enfants”, composto da ventidue associazioni. Tra queste la “Manif pour tous”, il cui ex presidente Guillaume de Prémare dichiara: “Questa legge porta alla distruzione della famiglia e alla mercificazione dell’embrione e ciò equivale a consegnare la madre e il bambino al mercato”. 

domenica 19 gennaio 2020

Craxi non è morto latitante. È morto esule

È stato chiesto a Claudio Martelli cosa rimanga oggi di Bettino Craxi. Ha risposto: "Il socialismo tricolore". 
Tanti anni fa, un signore anziano mi disse: "Quella tra cattolici e comunisti è la peggiore miscela possibile". L'incontro tra molti cattolici ed i post-comunisti poteva avvenire solo su un punto: l'universalismo, il mondo senza Patrie. Gli uni e gli altri si definiscono con orgoglio "cittadini del mondo". 
Non abbiamo mai avuto una Chiesa così poco amata dai cattolici e così tanto amata da agnostici e miscredenti. Non abbiamo mai avuto una classe dirigente così "universalista" e visceralmente antiitaliana. Il cattocomunismo, che trova la sua personificazione compiuta in Romano Prodi, ha vinto su tutta la linea. Il socialismo tricolore di Craxi era l'ultimo ostacolo al definitivo trionfo di questo mostro a due teste. No, Craxi non è morto da latitante. È morto esule. Per riscattare l'Italia si potrà ricominciare solo dal tricolore. (Mauro Ammirati)

martedì 14 gennaio 2020

“Fidesz potrebbe uscire dal PPE”, la minaccia di Orbán

“L’Ue può aver bisogno di una nuova iniziativa cristiano-democratica” ha dichiarato il primo ministro ungherese. I popolari europei decideranno a febbraio se espellere il partito del premier 
Bruxelles – “Il Partito Popolare Europeo non è interessante per noi se rimane così com’è oggi. Ci interessa il suo futuro, ma dev’essere differente”. Lo ha detto Viktor Orbán, primo ministro ungherese, in una conferenza stampa giovedì 9 gennaio. Orbán ha detto che prenderà una decisione sull’appartenenza del suo partito, Fidesz, all’interno del PPE solo dopo aver incontrato Annegret Kramp-Karrenbauer, leader della CDU tedesca, Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo e attuale presidente del PPE, e Alexander Kurz, cancelliere austriaco.
“Il PPE si sta indebolendo e si sta spostando verso posizioni più centriste e liberali”, ha detto Orbán. “Se non cambierà direzione, penso che in Europa ci sarà bisogno di una nuova iniziativa cristiano-democratica. Nel caso non dovessimo riuscire a cambiare il gruppo dall’interno allora faremo partire noi una nuova iniziativa”. Secondo alcuni giornalisti lo scopo del premier ungherese è quello di posizionarsi dal lato opposto del quadro politico europeo rispetto a Emmanuel Macron, attualmente una delle personalità politiche che più sta spingendo verso una maggiore integrazione europea.

lunedì 13 gennaio 2020

Scruton, conservare è una virtù

È morto ieri all’età di 75 anni il filosofo conservatore Roger Scruton. Nonostante fosse inglese, professore in un mucchio di università angloamericane e con una chioma rossa indisponente, da vecchia signora con pessimo parrucchiere, Scruton si è cimentato a scrivere il Manifesto dei conservatori, come fecero Prezzolini e Barry Goldwater negli anni Settanta. Ma il manifesto dei conservatori è una contraddizione in termini, perché i conservatori non manifestano, e spesso non si manifestano; raramente teorizzano, più spesso vivono i loro principi e la loro sensibilità immersi nel dolce e amaro rumore della vita. Di solito si è conservatori per indole e per senso pratico, amore della realtà, direi quasi in natura; perciò è difficile censire i conservatori se sono i primi a non dichiararsi all’anagrafe.
Lo stesso Scruton riconosce nel suo Manifesto dei conservatori che il conservatorismo non ha le sue radici in una teoria, o peggio in un’ideologia ma nel retaggio dei ceti alti, nel pacato buon senso e nelle abitudini senza pretese della gente comune; sottolineando come l’esperienza, le consuetudini, i pregiudizi, come pensava già Burke, siano il sostituto pratico della riflessione. Perché il conservatorismo, ha ragione Scruton, non è un’ideologia ma una visione del mondo. Intendiamoci, Scruton non è un pensatore politico, ha scritto lucidi saggi sulla bellezza e sull’arte, sulla scienza e perfino sugli animali. Il suo pensiero esula dai circuiti militanti, raggiunge anche i mass media e la cultura riconosciuta.

mercoledì 1 gennaio 2020

UE missione compiuta: La Grecia verso l'estinzione

Attenzione, questa è la fine che ci si prepara se non cade questo governo, che resta in piedi con la connivenza del Colle nonostante i media di regime, commentando il discorso di fine anno, non abbiano fatto che ripetere che il Colle è super partes. Come se gli italiani fossero dei minus habentes e non siano in gran parte immuni nonché arcistufi di narrazioni ideologiche addomesticate dal politicamente corretto... La notizia sulla situazione greca non ci lascia indifferenti e continuiamo a chiederci come non si sia fatto nulla per impedirlo e non si faccia nulla per correre ai ripari per quanto possìbile. Anche qui sono le nostre radici! Mala tempora...

L’Unione Europea sta raggiungendo il proprio obiettivo per la Grecia: l’estinzione.

A partire dal 2011, quando è iniziata la crisi del debito sovrano, la popolazione della Grecia ha iniziato a calare, come potete vedere da questo grafico di tradineconomics:
Dal 2011 al 2018 la popolazione greca è cala di 380 mila unità, e questo nonostante il flusso migratorio dall’Asia Minore. La tendenza è anche peggiore con la perdita di oltre mezzo milione di abitanti dal 2011 al 2020. Il 5% della popolazione greca scompare.