giovedì 27 febbraio 2020

Migranti, Musumeci scrive a Conte: "Da irresponsabili lo sbarco a Messina"

Duro attacco del governatore siciliano contro il premier Conte dopo la decisione di far sbarcare al porto di Messina i 194 migranti della Sea Watch
La sfida adesso è a distanza e il tema è quello dei migranti. Il governatore Nello Musumeci contesta la decisione del governo nazionale di far sbarcare in Sicilia i migranti recuperati dalla Sea Watch.
Ieri il numero uno di palazzo Orleans ha inviato una lettera al premier Giuseppe Conte specificando che nella caserma Gasparro Bisconte di Messina "sono emerse rilevanti criticità sotto il profilo igienico-sanitario, in merito all'accoglienza di nuovi migranti".
Nella missiva a Palazzo Chigi, il governatore rileva che "il Centro di primo soccorso ed identificazione, destinato per legge ad una permanenza breve limitata alla identificazione dei migranti, appare strutturalmente incompatibile con l'esigenza del prolungato regime di isolamento a cui dovrebbero essere sottoposti i cittadini non comunitari in arrivo". Musumeci ha quindi esortato il presidente del Consiglio dei ministri "a condividere il senso di responsabilità nei confronti della Comunità dei siciliani, anche in ragione dell'emergenza nazionale che sta impegnando tutte le nostre strutture sanitarie nella complessa azione di contrasto alla epidemia Covid-19". Insomma al centro delle polemiche finisce lo sbarco a causa dell'emergenza sanitaria legata all'emergenza coronavirus.
Oggi Musumeci è tornato sull'argomento rincarando la dose, dopo la notizia dello sbarco. "Il governo di Roma ha respinto la nostra proposta, autorizzando a Messina lo sbarco dei migranti e la loro sottoposizione a isolamento in un hotspot che le autorità sanitarie hanno dichiarato inadeguato allo scopo. È una decisione grave che non rispetta la dignità dei migranti e le preoccupazioni dei siciliani. Sarebbe stato più umano indirizzare la nave in un porto attrezzato e in un territorio lontano dalla emergenza sanitaria. Ne prendiamo atto". Il governatore ha scritto nella sua lettera che a Messina "il Centro di primo soccorso ed identificazione, destinato per legge ad una permanenza breve limitata alla identificazione dei migranti, appare strutturalmente incompatibile con l'esigenza del prolungato regime di isolamento a cui dovrebbero essere sottoposti i cittadini non comunitari in arrivo".
E ancora: "Avevo chiesto ieri e ribadisco oggi: in un contesto di allarme come quello attuale, suona come una sfida al popolo siciliano pensare di fare sbarcare altri 194 migranti in Sicilia. Una quarantena a bordo è indispensabile o, se le autorità ritengono che la nave non lo consenta, si interloquisca con le autorità competenti e si diriga in altri porti", ha detto Musumeci. Fonte

Il capolavoro di "Giuseppi": delegittimare l'Italia

La gestione dell’emergenza Coronavirus da parte del governo è davvero un capolavoro. Le frasi di Giuseppe Conte sulla “gestione non del tutto propria” dell’ospedale di Codogno stanno facendo il giro del mondo. E ovviamente l'Italia, delegittimata dal suo stesso primo ministro, non ci fa una bella figura. Mentre gli altri Stati ci trattano come appestati la CNN cita i virgolettati del premier in un resoconto dall’Italia intitolato “Italy scrambles to contain coronavirus outbreak after admitting hospital mess-up” [qui].
L’ospedale in questione sarebbe quello di Codogno, ma ad arrancare è il premier, che va ospite praticamente a reti unificate, dalla (D’Urso alla Venier a Giletti a Fazio) e nell’ansia di dire qualcosa se la prende con chi si sbatte davvero per mettere un freno al contagio, cioè gli operatori sanitari che lavorano a ciclo continuo da giorni. Consiglio a “Giuseppi”: si legga la testimonianza dell’infettivologo Raffaele Bruno, che sta curando il “paziente 1” sul “Corriere della Sera” di oggi. Forse cambierà idea…

Il medico in trincea da 80 ore «Un farmaco anti Hiv per salvare Mattia e gli altri»
Simona Ravizza per il “Corriere della Sera

L' infettivologo in trincea contro il Coronavirus da 80 ore di fila: «Ormai il conto l' ho perso». E il «Paziente Uno» di una maledetta conta di casi. Raffaele Bruno, 54 anni il prossimo 29 marzo, è l' emblema del senso di responsabilità di tutti i medici e infermieri che da giorni lavorano senza rientrare a casa né vedere la propria famiglia.

Borghi: "Non si azzardino a firmare il Mes, fuga dai titoli di Stato e Troika"

Sul coronavirus l'appello del leghista Claudio Borghi
"Premessa importante: il Mes non andrebbe rinviato solo per l'emergenza coronavirus. Per come è stato presentato e messo a punto non andrebbe proprio firmato e andrebbe solo respinto. Sappiamo tutti ormai come è andata, il premier Giuseppe Conte pare che, almeno al momento, abbia disatteso il mandato parlamentare. Ora, a maggior ragione, visto le violente ripercussioni dell'emergenza coronavirus sui mercati finanziari internazionali, non si deve nemmeno pensare o immaginare di firmare il Mes". A sostenerlo, in un'intervista ad Affaritaliani.it, è il leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera.
"Autorevoli studiosi, quasi all'unanimità, hanno spiegato che il Mes non è affatto uno strumento che porta sicurezza, bensì maggiore instabilità, soprattutto considerando l'attuale situazione con i mercati finanziari in subbuglio. Quello che nel Mes non dovrebbe essere scritto e invece c'è, purtroppo, è la possibilità che il default dello Stato diventi più facile. Non ci provino nemmeno a portarlo avanti perché in questo momento le ripercussioni potrebbero essere irreparabili", spiega l'esponente del Carroccio.

lunedì 24 febbraio 2020

Emmanuel Macron, ora l'Islam si ribella: pronto il piano per diventare autonomo da Parigi

Situazione emblematica che cova da tempo. Dovremmo cercare di trarne una lezione.

Per la prima volta da quando è diventato presidente della Repubblica, Emmanuel Macron martedì scorso, ha parlato di «separatismo islamista» per descrivere la situazione in cui versano sempre più zone della République, e in cui presto, se non saranno opposte le adeguate offensive, potrebbero scivolare altri territori. «Il nostro nemico è il separatismo (). Il separatismo islamista è incompatibile con la libertà e l' uguaglianza, è incompatibile con l' indivisibilità della Repubblica e la necessaria unità della nazione», ha dichiarato, con toni fermi, in un discorso molto atteso, pronunciato a Mulhouse, in Alsazia. Non si era mai sentito un Macron così deciso nel fotografare e condannare la realtà di quei "territori perduti" di cui già parlava lo storico Georges Bensoussan nel 2002 in un' inchiesta choc, dove le leggi di Allah hanno sostituito le leggi di Marianne, e, per dirla con la filosofa femminista Élisabeth Badinter, «una seconda società tenta di imporsi in maniera insidiosa nella nostra Repubblica, voltandole le spalle, e puntando esplicitamente al separatismo, se non addirittura alla secessione».

domenica 23 febbraio 2020

Coronavirus e cambiamenti epocali? Riflettere mentre accadono i fatti

Sino ad oggi, ho evitato volontariamente di dare il mio non richiesto contributo all’entropia cognitiva che accompagna lo sviluppo della nota epidemia. Ma oggi trasgredisco il divieto autoimposto. Sto scrivendo un libro ed in questo libro c’è una parte che cerca di rispondere alla domanda: cosa portò a terminare il medioevo ed ad iniziare il moderno? Alcuni storici, pochi per la verità, sostengono che se un momento decisivo ci fu, non una causa unica ma un innesco di processo, questo fu la Peste del ‘300.

Rispetto agli eventi in corso, i fatti di allora avevano forme e condizioni ben diversi, ma alcune no. A partire dall’innesco. La Peste Nera era di origine asiatica (tecnicamente un batterio ma le modalità di diffusione sono analoghe), mongolo per la precisione, trasmesso all’uomo per le diverse abitudini che quelle popolazioni avevano in termini di rapporti con gli animali. In realtà, la trasmissione di malattie dagli animali agli uomini, la zoonosi, segna le società umane sin dai tempi mesopotamici. L’altrettanto longeva tradizione umana alle interrelazioni tra gruppi anche a lunga distanza fece il resto. Così, nel ‘300, il batterio si imbarcò sulle navi commerciali genovesi in quel di Crimea e sbarcò poi a Messina, Genova e Marsiglia. Trasmissione dal regno animale a quello umano e diffusione tra gruppi umani anche a lunga distanza, sono costanti della nostra storia. Ma la Peste Nera ebbe effetti diversi da quelli dell’attuale fenomeno. La mortalità era altissima ed in soli cinque anni scomparve in maniera tra l’altro particolarmente raccapricciante, almeno un terzo della popolazione europea, ma in alcune zone, anche la metà. Sul come la Peste Nera fece crollare organizzazioni sociali ed immagini di mondo medioevali creando i presupposti per l’avvento di una nuova era, non possiamo qui precisare per ragioni di spazio.

lunedì 17 febbraio 2020

L’Europa esige molto più che un “resteremo nell’Euro”

Dichiarazioni euroconcilianti non basteranno al centrodestra per far cadere i veti dei Pasdaran dell’europeismo
Si stenta a definirlo “dibattito” quello a destra sulla cosiddetta Italexit – e chi vi scrive le preferisce per ovvi motivi la variante Libertalia, suggerita in passato da Ambrose Evans-Pritchard, giornalista inglese ma simpatetico alle inquietudini neo-risorgimentali italiane.
Si stenta perché si svolge in un Paese che conserva solo esteriormente i tratti della democrazia, e nel quale è pertanto inutile persuadere i propri concittadini del valore di questa o quella causa: i Guardiani della Costituzione, omologhi dei Pasdaran in Iran, tollerano ormai a fatica che vogliate mettere becco sull’operato delle amministrazioni regionali, figuriamoci sulle questioni fondamentali.
E si stenta perché si svolge a destra, in uno schieramento largamente sprovvisto di potere istituzionale, sicché si è costretti a parlarsi subissati dagli insulti di una platea d’onore per nove decimi ostile: “Folli! Irresponsabili! Trogloditi! Sabotatori putiniani!”.

domenica 16 febbraio 2020

Chi è Elly Schlein, il volto della nuova sinistra

Impegnata, preparata; ma porta avanti tutti i disvalori del circolo mediatico-identitario, già fin troppo affollato, della sinistra. Dopo l'articolo che segue, alcune osservazioni di Filippo Nesi

"È stata la più votata di tutta l’Emilia Romagna, con ben 22mila preferenze. Un vero plebiscito. Stiamo parlando di Elly Schlein, il volto della new left che ha abbandonato le fabbriche per sistemarsi comodamente in un loft nel centro storico. La Schlein, in effetti, ha tutto di questa sinistra urbana, liberal e post-operaia. Giovane, ecologista, femminista, immigrazionista, la Schlein ha tutte le carte in regola per rappresentare quel segmento di sinistra sempre più globalista e sempre meno nazional-popolare. Erede di Clinton, non certo di Gramsci.

Un profilo global
Ma chi è, quindi, la più votata delle Regionali? Elena Ethel Schlein, per gli amici «Elly», proviene da una famiglia di rango. Entrambi i genitori, infatti, possono vantare un alto blasone accademico: papà Melvin è un ebreo americano, mamma Maria Paola italiana. Elly nasce a Lugano nel 1985, dove rimarrà fino al conseguimento della maturità. Si trasferisce quindi a Bologna per studiare giurisprudenza presso l’Alma mater studiorum, ottenendo la laurea nel 2011. Appassionata di politica, la Schlein bazzica le sedi del Partito democratico, ma nel 2013 si unisce al coro degli scontenti per i governi delle «larghe intese». Di qui la sua l’adesione alla corrente di Pippo Civati, che la catapulterà nella direzione nazionale del Pd.

venerdì 14 febbraio 2020

Attacco alla separazione dei poteri: come violentare la democrazia pur di far fuori l’avversario politico

Il triste finale di partita di Emma Bonino, Renzi e Zingaretti, a fronte della lezione di diritto e cultura liberale di Casini
Primato della politica. Quante volte sentiamo i nostri parlamentari e leader di partito riempirsi la bocca di questa espressione per rivendicare il ruolo preminente della politica, per esempio, nei confronti dei “poteri” economici e finanziari? Ebbene, ieri in Senato è andata in scena la resa della politica, l’abdicazione a favore della magistratura, come purtroppo già molte volte in questi ultimi trent’anni a partire da Mani Pulite (ce le ricorda Daniele Meloni oggi su Atlantico). Una deriva antidemocratica e, questa sì, populista, che nessun leader politico è riuscito a contenere: chi ci ha provato e ne è stato travolto e chi invece l’ha addirittura cavalcata secondo le convenienze del momento, con alterne fortune. Di sicuro, c’è stato dal 1992 ad oggi un progressivo trasferimento di potere dalla politica alla parte più militante, minoritaria ma consistente, della magistratura.

giovedì 13 febbraio 2020

La minaccia sbarca dall'Africa Colonia cinese senza controlli

Dall'Asia inviati un milione di lavoratori nei cantieri A Pechino studiano 80mila africani. Rischi dai migranti
Altro che turisti e ristoranti cinesi. La vera minaccia per noi italiani si chiama Africa. Anche perché a traghettare il coronavirus 2019-nCoV potrebbero essere quelle navi delle Ong, cariche di migranti, a cui il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese garantisce solleciti approdi nei nostri porti. La minaccia è evidente. Negli ultimi dieci anni il Continente Nero è diventato un'immensa colonia cinese grazie ai 270 miliardi di dollari con cui Pechino ha foraggiato la costruzione di porti, strade, dighe e ferrovie. Stando al Parlamento Europeo la Cina ha finanziato il 18,9% delle grandi opere sorte in Africa tra il 2010 e il 2018 e ne ha realizzato il 33,2 per cento. In cambio di questa presenza capillare si è garantita lo sfruttamento delle risorse naturali di molte nazioni africani. Ma la vera peculiarità di questo neo-colonialismo predatorio è la pretesa di realizzare i progetti con forza lavoro cinese trasferita sul posto assieme ad attrezzature e strumenti di lavoro.

lunedì 10 febbraio 2020

Piccolo memorandum sulle foibe

Giorno del Ricordo. Oggi ricordiamo migliaia di connazionali innocenti, uccisi nelle foibe dai comunisti titini e cacciati dalle loro terre, per la sola colpa di essere italiani. Purtroppo, ancora oggi questa tragedia non è immune da un intollerabile negazionismo.

“Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città… Non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già scarsi”.
È Salvini, è CasaPound o il Fronte Nazionale che scrive dei migranti?
Nossignori, è l’Unità, organo del Pci, del 30 novembre 1946 a proposito dei profughi istriani, dalmati, giuliani. Italiani doc, che secondo i comunisti fuggivano non da un nemico “ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori”.
Capito? I comunisti infoibatori erano “alito di libertà”, “eserciti liberatori”. E i profughi, cacciati dalle loro case, sopravvissuti alle foibe, erano abusivi da respingere… Basterebbe solo questo per capire tutto il resto, l’omertà, la falsificazione, il negazionismo. E ora i convegni dell’Anpi sulle foibe...
Infine una nota, hanno rotto una lapide dedicata alle foibe e imbrattato di rosso un monumento ai carabinieri caduti. Ma solo un cretino in malafede dirà che sta tornando il comunismo. Invece basta anche meno per dire che sta tornando il nazismo... (Marcello Veneziani)

Siamo (o eravamo?) un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori e di trasmigratori

75 anni di totale e sistematica propaganda denigratoria  non sono riusciti a cancellare le opere del regime fascista nella memoria e nella coscienza di una buona parte del popolo italiano. Non si è trattato tanto dell'efficacia della propaganda neofascista, ghettizzata, marginalizzata e fino alla soglia dell'epoca dei social così priva di mezzi da essere incapace di raggiungere pure consistenti aree di simpatizzanti oltre che raramente in grado di superare la soglia del nostalgismo e di alcune formulette retoriche.
Le opere pubbliche e talvolta anche politiche, certe intuizioni sempre politiche del fascismo resistono al tempo e questo pone ovviamente delle domande in un contesto quale quello odierno nel quale democrazia e la politica sono diventati sinonimi di confusione divisoria, chiacchiericcio velleitario e inconcludente e di inefficienza.
75 anni di propaganda antifascista, perlopiù monopolizzata dai socialcomunisti, non poteva che finire per essere percepita, in larga misura come tale e quindi ribaltata, se non ovviamente in riabilitazione totale, almeno in apprezzamento per certe realizzazioni concrete politiche e sociali riconosciute spesso al genio di Mussolini e, in parte forse minore, alla sua creatura.

domenica 9 febbraio 2020

“Tutti pazzi per Giorgia”. Le Monde spiega il fenomeno Meloni ai francesi

«Sono qui negli Usa sempre con lo stesso obiettivo: difendere gli interessi italiani. Considero importante e lavoro per creare una rete di conservatori, unendo i tanti movimenti che nel mondo difendono i nostri valori di riferimento e continuo a cercare amici e collaborazione su questo piano politico».
Dotata “di un tasso di simpatia record”, Giorgia Meloni “è l’oggetto da mesi di un interesse crescente in Italia e all’estero”. A scriverlo è Le Monde, in un lungo ritratto dedicato “alla popolare Meloni” che “riesce a far esistere il suo partito all’estrema destra malgrado la Lega”.
Le Monde: “Un’ascesa sorprendente” “In questo momento tutti la vogliono”, scrive il quotidiano ricordando la sua apertura della National Conservatism Conference a Roma e la sua partecipazione al National Prayer Breakfast a Washington. “L’irruzione in primo piano” della leader di FdI “ha qualcosa di sorprendente”, nota il giornale. Ma se qualcuno pensava che l’ascesa di Matteo Salvini l’avrebbe condannata a un ruolo minore, “oggi nessuno si pone più la questione”: “Giorgia Meloni ha conquistato il suo spazio politico”.
“Meloni sembra complementare a Salvini” A spiegare l’ascesa della leader di Fratelli d’Italia, che ha subito un’accelerazione negli ultimi mesi, è prima di tutto “una certa forma di coerenza politica”, scrive il quotidiano, ricordando che Fdi ha scelto di non entrare nel governo di coalizione fra Lega e M5S. Così “i postfascisti hanno avuto agio a denunciare un’intesa contro natura con un movimento estraneo alle tradizioni della destra”. Una costanza che secondo i sondaggi d’opinione ha pagato, rivolgendosi “ai delusi della Lega e a battaglioni di transfughi della destra moderata”. Per ora l’elettorato di Lega e Fdi sembra complementare, continua il giornale, ricordando come il partito di Giorgia Meloni sia forte al Sud dove la Lega non riesce a prendere radice.
Ma andrà sempre così, Le Monde cita lo storico Giovanni Orsina. Secondo il professor Orsina, l’attuale gerarchia fra Salvini e Meloni è chiara e potrebbero governare assieme. Tuttavia, “se la Lega scende mentre Fratelli d’Italia continua a salire, allora sarà molto complicato, per l’uno come per l’altra”. Fonte
* * * 
Inoltre
Mentre era a Washington, nello stesso giorno in cui parlava Trump al National Prayer Breakfast, Giorgia rispondeva così ad una domanda sulla NATO:
“Siamo parte della Nato ma non sempre gli interessi italiani e europei coincidono perfettamente con quelli Usa. Comprendo la forte alleanza che esiste tra Usa e Arabia Saudita ma so bene che per noi l’Arabia Saudita vuol dire realtà abbastanza vicine a quel fondamentalismo islamico che a casa nostra produce attentati e sangue”
Ha poi aggiunto sulla politica estera di Trump e sulla proposta di Gerusalemme capitale d’Israele:
“Alcuni passaggi della politica estera non mi sono piaciuti. Noi non saremo mai vicini all’Arabia Saudita e la dichiarazione unilaterale di riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele rischia di esasperare la tensione in una regione mediorentale con un equilibrio già precario. Ci deve essere una politica estera italiana, autonoma pur nel rispetto dell’Alleanza atlantica, come dovrebbe esserci una politica estera europea che invece langue.”
Non si è fatta problemi a dire quello che pensava anche quando gli USA hanno assassinato a Bagdad il Generale iraniano Qasem Soleimani, mettendo in evidenza come certe tensioni mettano a rischio l’interesse nazionale italiano....
Il segreto della politica estera di Giorgia è dunque svelato: costruire rapporti internazionali senza subordinazioni o soggezioni, rimanendo sempre liberi di dire ciò che si pensa anteponendo sempre e solo l’interesse nazionale. È una cosa che dovrebbe essere scontata, ed è così che ragionano tutte le altre nazioni del mondo. Ma in Italia siamo fin qui stati abituati ad avere personalità che si sono sempre poste supinamente di fronte agli altri capi di Stato, con il conseguente e incalcolabile danno alla nostra immagine. A nessuno piacciono i servi. Fonte

venerdì 7 febbraio 2020

Per un futuro

 Memoranda
"L'alternativa radicale al comunismo, offerta all'uomo contemporaneo è il cristianesimo, ma non lo pseudo-cristianesimo modernista o neo-modernista, o progressista che dir si voglia, che non intende fondarsi sulla solida base della philosophia perennis e che vaneggia di "esperienze di fede" e di "fatti di chiesa", trasudando sentimentalismo e falsa mistica "carismatica", bensì il cristianesimo tradizionale, cattolico, apostolico e romano, che, lungo la via percorsa dalla chiesa nei secoli, ha raccolto il legato "ellenico" della filosofia e quello "romano" del diritto; che, rielaborandoli, si è svolto in apologetica, in filosofia cristiana e quindi in teologia, nonchè in strutture canoniche stabili e articolate; e che non è un momento dialettico del divenire storico, ma il criterio di giudizio della storia." (Jean Daujat)

mercoledì 5 febbraio 2020

Sanremo. Parallelo calzante: Da Caravaggio alla merda d’artista inscatolata

Il festival della canzone di Sanremo è, da sempre, lo specchio della società che cambia e della quale è, per così dire, un infallibile sismografo. E di mutamenti nella società ve ne sono stati molti e decisivi, che hanno scandito il transito da un capitalismo ancora borghese, con il senso dell’autorità e del limite, al nuovo capitalismo assoluto di libero consumo e di libero costume. 
Il passaggio si evince limpidamente, se si osservano i mutamenti nelle canzoni e nei costumi degli artisti che si sono succeduti sul palco dell’Ariston. Fino ai giorni nostri, fino al tempo della “compiuta peccaminosità” e del “regno animale dello Spirito”. 
Il passaggio epocale si coglie, dicevo, nel mutare delle forme dell’arte e della canzone. Nel passaggio, se vogliamo dire così, da Caravaggio alla merda d’artista inscatolata. E, insieme, dagli artisti che si esibivano a Sanremo negli anni Sessanta a quelli che hanno solcato ieri sera il palco dell’Ariston.

Giorgia Meloni e l'Europa: "Perché è la nuova Unione Sovietica, chi osa contraddire il regime..."

Pubblichiamo ampi stralci del discorso inaugurale del presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, alla "National Conservatism Conference" di Roma, evento ideato dalla Edmund Burke Foundation.

Grazie a Yoram Hazony e agli amici della Edmund Burke Foundation per avermi invitato a inaugurare questo importante evento e grazie per aver scelto Roma e l' Italia come sede della seconda edizione della "National Conservatism Conference". Condivido in pieno le valutazioni di Yoram sulla necessità di riportare il conservatorismo al suo ambito tradizionale, quello delle appartenenze nazionali. La grande sfida della nostra epoca è la difesa delle identità nazionali e dell'esistenza stessa degli Stati come unico strumento di tutela della sovranità e della libertà dei popoli. Per questo ho trovato molto efficace il titolo dell' ultimo libro di Yoram, "Le virtù del nazionalismo": poche parole per far capire che la nostra visione del mondo è esattamente l'opposto di quella che vorrebbero imporci. [Sorridendo ha detto che gli farà pubblicità in Italia perché conta di citarlo spesso -ndr]
Il nostro principale nemico è oggi la deriva mondialista di chi reputa l'identità, in ogni sua forma, un male da combattere e agisce costantemente per spostare il potere reale dal popolo a entità sovrannazionali guidate da presunte élite illuminate. Ricordiamocelo, perché non abbiamo combattuto e sconfitto il comunismo per sostituirlo con un nuovo regime internazionalista, ma per consentire a nazioni indipendenti di tornare a difendere la libertà, l'identità e la sovranità dei loro popoli. Con questo stesso spirito oggi Fratelli d'Italia si batte per una Europa di nazioni libere e sovrane come seria alternativa al superstato burocratico che si è andato imponendo da Maastricht in poi con la logica del "vincolo esterno", quella per cui c'è sempre qualcuno che si arroga il diritto di decidere al posto dei popoli sovrani e dei governi nazionali. Così oggi, con buona pace dei falsi democratici, i conservatori nazionali a tutte le latitudini sono in realtà gli unici veri democratici poiché solo difendendo lo Stato nazionale si difende la sovranità politica in capo ai cittadini di quello Stato.

martedì 4 febbraio 2020

Quod Erat Demonstrandum 91: koinè e demos in Europa


Oggi, al ritorno dalla palestra, trovo questo messaggio di un amico: 
Riguardo il post antologico sulla Brexit, mi è tornato in mente un tuo intervento al Parlamento europeo (22 aprile 2015), in cui (tra le altre cose) sottolineavi (lo traggo dalla traduzione di Voci dall'Estero) che non era detto che dare più poteri al PE avrebbe significato maggiore democrazia, facendo questa ipotesi (cito): "Forse eleggeremo una volta un presidente lituano, che sarebbe veramente una buona idea, che farà una campagna elettorale nella lingua dell’unico paese che nel frattempo se ne sarà andato, che è l’Inghilterra".
Mi pare un QED niente male, ma capisco che non essendo un post su Goofy, nell'antologia (dei post di Goofy) non poteva andarci...
Mia risposta: Questo concetto lo avevo già espresso a dicembre 2013.
In effetti, alle 13:35 del 7 dicembre 2013 mi era capitato di dire queste testuali parole:
Non c'è una democrazia sovranazionale, non è possibile, non esiste un demos europeo. Quando eleggeremo in modo diretto il Presidente dell'Unione Europea, lo faremo con una campagna elettorale che sarà condotta in inglese, cioè nella lingua dell'unico paese che nel frattempo sarà uscito dall'Unione Europea (applausi).
Trovate tutto qui (la frase, in particolare, si trova nello spezzone che comincia alle 13:24).
Del rapporto fra progetto europeo e democrazia abbiamo poi parlato in modo più approfondito, affrontandolo sotto varie angolazioni: politologica, etnologica, sociologica, neurologica (sì, anche quella), ma insomma, per restare sul punto, voi vi ricordate un dibattito sulla Brexit nel 2013? Qualcuno la prevedeva? Qualcuno ne parlava? Ci sono voluti 2246 giorni, ma quella cosa che all'epoca vedevamo veramente in pochi (qualcun altro ci sarà stato, e me lo ricorderete nei commenti) alla fine è successa.

lunedì 3 febbraio 2020

Giorgia Meloni vola negli USA, lunedì summit con Orban e conservatori

Giorgia Meloni vola negli USA, lunedì summit con Orban e conservatori A Roma apre la «National conservatism conference», un appuntamento che si svolge per la seconda volta in Europa. Poi la leader di Fratelli d'Italia a Washington per la «National prayer breakfast»

ROMA (ASKANEWS) - Lunedì 3 febbraio alle ore 19 al Grand Hotel Plaza in via del Corso 126 a Roma, il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni terrà l'intervento inaugurale dei lavori della «National Conservatism Conference», l'evento internazionale ideato dalla Edmund Burke Foundation. Un appuntamento che si svolge per la seconda volta in Europa e che vedrà la partecipazione, tra gli altri, del primo ministro ungherese Viktor Orbán, del presidente del gruppo ECR al Parlamento Europeo, Ryszard Legutko, del filosofo israeliano Yoram Hazony. Il partner italiano della conferenza è il movimento di idee Nazione Futura e le altre realtà promotrici sono Bow Group (Regno Unito), Danube Institute (Ungheria), International Reagan Thatcher Society (Stati Uniti), The Herzl Institute (Israele).
Un evento che conferma la centralità sulla scena politica europea e internazionale di Fratelli d'Italia, seconda delegazione per grandezza in ECR e che esprime la co-presidenza del gruppo dei conservatori nel Parlamento europeo. La conferenza di lunedì sarà utile al presidente di Fratelli d'Italia per incontrare il primo ministro ungherese Orbán, il presidente di Vox Santiago Abascal e il presidente di Forum voor Democratie Thierry Baudet. I tre politici saranno di nuovo a Roma dopo essere stati ospiti l'anno scorso ad Atreju, kermesse organizzata proprio dalla leader di FdI.
Giorgia Meloni a Washington
La partecipazione di Giorgia Meloni alla «National Conservatism Conference» di Roma sarà solo il primo di una intensa settimana di appuntamenti a livello internazionale. Martedì 4 febbraio, il presidente di Fratelli d'Italia volerà a Washington D.C. per una serie di incontri di alto livello con esponenti repubblicani e democratici. L'evento si concluderà il 7 febbraio.
Su invito di una Commissione di senatori e membri del Congresso degli Stati Uniti il presidente di FdI parteciperà alla 68ª edizione del «National Prayer Breakfast», storico evento organizzato ogni anno, che vede come da tradizione la partecipazione del presidente degli Stati Uniti e al quale prendono parte ogni anno esponenti e personalità politiche di tutto il mondo. - Fonte

domenica 2 febbraio 2020

Giorgia Meloni negli Usa: la leader di FdI seduce l'America conservatrice

Dopo la sorprendente per certi versi uscita dell’autorevole Times che ha inserito Giorgia Meloni fra le 20 persone più influenti dell’anno, per la Giorgia nazionale arriva un importante endorsment da parte degli Stati Uniti d’America e precisamente dal meeting repubblicano che vedrà il 7 Febbraio la presenza anche del presidente americano. Secondo alcuni questa potrebbe essere l’occasione per la Meloni di incontrare il presidente americano o almeno il suo vice Pence. In questo viaggio in terra americana la leader di Fratelli d’Italia dovrebbe essere accompagnato da Carlo Fidanza, capo delegazione del partito al parlamento europeo, fine tessitore della politica filo atlantista del partito.
Insomma la Meloni sembra non ricevere apprezzamenti sempre più numerosi in Italia ( Fratelli di Italia ormai è saldamente sopra l’11% secondo i principali istituti di sondaggio) ma anche oltreoceano e questo forse potrebbe essere ulteriore motivo di attrito con il leader della Lega Matteo Salvini, che invece sembra ancora trovare qualche resistenza all’interno della amministrazione americana. Anche perché per la Meloni non si tratta della prima esperienza come ospite ad una convention repubblicana negli Usa. Nello scorso Marzo, infatti, aveva già partecipato al Consiglio Italia-Stati Uniti a New York, un grande evento che mette insieme le migliori energie della politica e dell'imprenditoria italo-americana per intensificare i rapporti e gli scambi commerciali. E di seguito aveva partecipato, come ospite accreditata a parlare, al Conservative Political Action Conference 2019 a Washington [qui], la più grande manifestazione organizzata dai repubblicani americani e che riguarda il campo dei conservatori. In quella sede il suo discorso, in un inglese impeccabile, aveva stupito molti osservatori americani, che evidentemente ancora non conoscevano appieno la leader di Fratelli d’Italia e le sue grandi potenzialità. Questa sua esperienza americana, infatti, secondo alcuni gli sarebbe valsa ( il condizionale è assolutamente d’obbligo in queste circostanze) un invito ufficiale e riservatissimo da parte dell’ambasciata americana in Italia, onore che si riserva solitamente a pochi importanti ed autorevoli esponenti politici, sopratutto della maggioranza di governo.

sabato 1 febbraio 2020

Alcune brevi considerazioni sulla Brexit

La Gran Bretagna ha sempre agito secondo la logica del Balance of Power. Impedire in qualsiasi modo che il continente fosse egemonizzato da una sola grande Potenza.

Negli ultimi due secoli si è tentato di unificare l'Europa tre volte. E in tutti e tre i casi è stata l'Inghilterra a non volere, ad impedire la concretizzazione dei tre tentativi.
La prima sotto l'egemonia francese con le guerre di Napoleone. Fu il Duca di Wellington ad impedirlo nella - seppur fortunosa per gli inglesi - battaglia di Waterloo.
La seconda sotto l'egemonia tedesca nel corso della seconda guerra mondiale, su intenzione di Hitler. Fu Winston Churchill a convincere gli americani a sbarcare in Normandia e liberare l'Europa dal giogo nazista. E fu lo stesso Churchill a non accettare compromessi coi tedeschi già dal 1940.
La terza sotto l'egemonia franco-tedesca attraverso il progetto dell'Unione europea. È stato il popolo britannico - prima col referendum del 23 giugno 2016 e successivamente con le elezioni politiche del 13 dicembre 2019 - a volere l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, affidandosi al leader conservatore Boris Johnson, grande umanista e tra i più fervidi sovranisti inglesi.
La Gran Bretagna ha dunque evitato, per ben tre volte negli ultimi duecento anni, che l'Europa finisse nelle mani del colonialismo francese o tedesco. E lo ha fatto mantenendo fede (sempre) alle sue secolari tradizioni.
A vincere, con la Brexit, è soprattutto la secolare tradizione democratica britannica.
Dio salvi la Regina! (Giuseppe PALMA)