sabato 2 novembre 2019

Perché una Commissione per la prevenzione dell'odio "in generale" è un mostro giuridico

Con il pretesto di contrastare l’intolleranza e il razzismo, è stata istituita fra applausi scroscianti una commissione per la prevenzione dell’odio in “generale”.
Un comitato di controllo che si “impegna a livello nazionale contro l’odio in TUTTE le sue forme e in particolare contro l’hate speech”. Definizione di cui, lo stesso testo approvato dal Senato, dice esplicitamente “non esistere ancora una definizione normativa” di essere quindi di “difficile definizione” e pertanto [..] “suscettibile di applicazioni arbitrarie”. Ma nonostante i rischi connessi all’adozione di un provvedimento così generico, e quindi potenzialmente liberticida, si è voluto proseguire dritti, perché è ritenuto “fondamentale prevedere una norma che vieta OGNI forma di odio”.
Creando pertanto i presupposti (evidentemente con scientifica cognizione di causa) per la formazione di uno specifico reato aberrante: l’odio “generico”. Attraverso il quale sarà possibile perseguire penalmente qualunque manifestazione di dissenso nei confronti del potere costituito.
Una mostruosità giuridica, mascherata dagli alti valori democratici, degna dei peggiori regimi dispotici. Un attacco frontale a chiunque dissenta, sopratutto in un momento storico in cui si sta disvelando con tutta la sua potenza il conflitto di natura politico-economica fra governanti e governati.
Perché va ricordato ai plaudenti benpensanti che anche l’odio di classe è odio. E renderlo potenzialmente punibile significa stare dalla parte degli oppressori e non da quella degli oppressi.
Notizia del: 31/10/2019

4 commenti:

Anonimo ha detto...

http://www.marcelloveneziani.com/articoli/il-muro-tra-due-menzogne/

Anonimo ha detto...

Mora Martino:
Emergenza neofascista, emergenza razzista, emergenza antisemita, emergenza "omofoba", emergenza democratica, emergenza dell'odio. Viviamo in perpetua emergenza, secondo gli strilloni del pensiero unico. Un'emergenza perennemente funzionale alla creazione di nuove leggi liberticide, di nuovo terrorismo intellettuale, di nuovo indottrinamento, di nuova ingegneria sociale. Ma ormai sono sono sempre di più quelli che stanno capendo il giochetto.

Anonimo ha detto...

ALLA FINE DEI GIOCHI SPORCHI VIENE FUORI CHE LA SIGNORA LILIANA SEGRE NON HA MAI RICEVUTO I FAMIGERATI 200 INSULTI RAZZISTI AL GIORNO.

I DATI DELL’OSSERVATORIO ANTISEMITA SI RIFERISCONO AL 2018, NON AL 2019. GLI EPISODI DI ANTISEMITISMO SONO 197 ALL'ANNO, NON 200 AL GIORNO.

Inoltre per quanto riprovevoli e inaccettabili gli insulti riguardano nel complesso vari personaggi pubblici come Gad Lerner, Emanuele Fiano, Sandro Parenzo, Enrico Mentana e la stessa Liliana Segre.

Quindi l'inchiesta di ''Repubblica'' che ha fatto partire la gigantesca mobilitazione politica e giornalistica sull'onda dell'indignazione per i ''200 insulti che ogni giorno partono'' verso la senatrice (citiamo testualmente da ''Repubblica''), si basa su una menzogna artefatta! E ha, questa si, l’intento di aizzare tutti contro il popolo italiano tacciandolo di razzista e quant'altro per il solo fatto di non essere di sinistra.

Ma come se non bastasse la menzogna della sinistra ha pure l’intento di alimentare un fenomeno inesistente, mettere gli uni contro gli altri, per poi scatenare una guerra sporca contro tutti coloro che non sono sottomessi al pensiero unico globalista.

Anonimo ha detto...

A questo punto nella contesa si inserisce Paolo Becchi, che sintetizza su Twitter: "Solo per capire, senza polemica e con tutto il rispetto: noi paghiamo la scorta alla senatrice Segre perché Repubblica si è inventata una notizia falsa". Dunque, il professore ricorda come sia stata creata "una Commissione su un problema inesistente. E poi poiché hanno fatto esistere il problema è stata assegnata una scorta. La profezia che si avvera. Tutto questo grazie a notizie prive di fondamento divulgate da un giornale". Infine, l'amara considerazione di Becchi, contattato da Libero: "E non puoi neppure dirlo, perché se lo dici sei un antisemita. La trappola perfetta", conclude Paolo Becchi.