Olivier Clément, l'Europa ha ancora qualcosa da dire al mondo? Ha ancora una missione spirituale da svolgere?
«Ha senz'altro molto da dire al mondo. Soprattutto credo debba avere il coraggio della sua storia, del suo passato cristiano che a volte sembra voler dimenticare o addirittura rifiutare. L'Europa ha ancora oggi valori profondi da esprimere, e uomini che li vivono autenticamente. Forse il suo limite è di perdersi in divisioni inutili, in contrapposizioni che non hanno ragione di esistere. Valori vi sono anche fra chi non è cristiano. Occorre imparare a scoprirli e a trovare linguaggi comuni in cui esprimerli».
Se lei dovesse indicare due-tre elementi che costituiscono la cultura europea, cosa individuerebbe?
«La persona, la tecnica e la ricerca. Che poi sono Gerusalemme, Atene e Roma: i nostri retaggi costitutivi».
Le radici della civiltà dell'Occidente Europeo sono greco-romane e cristiane. La rinnovata contrapposizione con il mondo islamico non può essere l’occasione di cercare un’unità nella pseudo-cultura modernista o nei diritti dell’uomo che si fa Dio; ma in ciò che ci è proprio e che ha fatto la nostra forza: nella fedeltà alla tradizione della Chiesa Romana, la nostra vera Tradizione, che ha origine da Dio e dal suo Cristo.
domenica 20 agosto 2006
domenica 30 luglio 2006
Benedetto XVI sull'edificazione della casa comune europea
È, infatti, essenziale che l'edificazione della casa comune europea sia sempre basata sulla verità dell'uomo, poggiando quindi sull'affermazione del diritto di ciascuno alla vita dal concepimento fino alla morte naturale; sul riconoscimento della componente spirituale dell'essere umano, nella quale si radica l'inalienabile sua dignità; sul rispetto delle scelte religiose di ciascuno, nelle quali si testimonia l'insopprimibile apertura al trascendente. Su questi valori è possibile trovare il consenso anche di chi, pur non aderendo alla Chiesa cattolica, accetta la voce della ragione, sensibile ai dettami della legge naturale.
venerdì 28 luglio 2006
Parla lo storico Emmanuel Le Roy Ladurie
«Spesso confuso con la storia, il ricordo collettivo è in evoluzione continua, carico di sentimenti e sempre a rischio di manipolazioni». «Le società del Vecchio continente sono tutte figlie di migrazioni. Però chi arriva oggi spesso non ha lo stesso comune riferimento culturale. L'islam merita rispetto, ma per ora rimane sotto la spada di Damocle del fondamentalismo»
Emmanuel Le Roy Ladurie è storico tra i più fecondi e innovativi della «Nouvelle histoire» francese, da lui fondata. I suoi studi sulla microstoria e i fatti visti dal basso, attraverso le vicende della gente comune e degli umili, hanno gettato nuova luce sul Medioevo e sull'Era moderna. «È evidente che l'Europa sia legata al cristianesimo, anche in un'epoca come la nostra di post-cristianità», afferma quasi stupendosi della domanda. Prende in mano il suo libro Il secolo dei Platter. Sfoglia qualche pagina, e poi aggiunge: «Ecco qui, ho compiuto una ricerca sulla famiglia Platter, famosi viaggiatori del Cinquecento. Nei loro appunti compare il termine Europa come sinonimo di cristianesimo». E poi dal portafoglio estrae una banconota da venti euro: «Cosa vede raffigurata? L'Europa. E se lo giro, vede invece la finestra gotica di una cattedrale. Perché una è legata all'altra, una trae forza dall'altra». Al Collège de France, dove ha insegnato per anni a capo del dipartimento di Storia della moderna civilizzazione, si è scontrato spesso su questo concetto. «Non si può non convenire che il cristianesimo è stato nei secoli il cemento che ha tenuto unita la società europea. E tutt'oggi, la Chiesa continua ad ispirare il pensiero e il comportamento di milioni di persone, in Europa e nel mondo. Anzi direi che l'influenza della religione cristiana va oltre gli appartenenti alla Chiesa stessa. Coinvolge la società tutta».
Emmanuel Le Roy Ladurie è storico tra i più fecondi e innovativi della «Nouvelle histoire» francese, da lui fondata. I suoi studi sulla microstoria e i fatti visti dal basso, attraverso le vicende della gente comune e degli umili, hanno gettato nuova luce sul Medioevo e sull'Era moderna. «È evidente che l'Europa sia legata al cristianesimo, anche in un'epoca come la nostra di post-cristianità», afferma quasi stupendosi della domanda. Prende in mano il suo libro Il secolo dei Platter. Sfoglia qualche pagina, e poi aggiunge: «Ecco qui, ho compiuto una ricerca sulla famiglia Platter, famosi viaggiatori del Cinquecento. Nei loro appunti compare il termine Europa come sinonimo di cristianesimo». E poi dal portafoglio estrae una banconota da venti euro: «Cosa vede raffigurata? L'Europa. E se lo giro, vede invece la finestra gotica di una cattedrale. Perché una è legata all'altra, una trae forza dall'altra». Al Collège de France, dove ha insegnato per anni a capo del dipartimento di Storia della moderna civilizzazione, si è scontrato spesso su questo concetto. «Non si può non convenire che il cristianesimo è stato nei secoli il cemento che ha tenuto unita la società europea. E tutt'oggi, la Chiesa continua ad ispirare il pensiero e il comportamento di milioni di persone, in Europa e nel mondo. Anzi direi che l'influenza della religione cristiana va oltre gli appartenenti alla Chiesa stessa. Coinvolge la società tutta».
mercoledì 12 luglio 2006
11 luglio, San Benedetto patrono d'Europa
«Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo... Abbiamo bisogno di uomini come Benedetto da Norcia il quale, in un tempo di dissipazione e di decadenza, si sprofondò nella solitudine più estrema, riuscendo, dopo tutte le purificazioni che dovette subire, a risalire alla luce, a ritornare e a fondare a Montecassino, la città sul monte che, con tante rovine, mise insieme le forze dalle quali si formò un mondo nuovo. Così Benedetto, come Abramo, diventò padre di molti popoli». Cita le parole dell'allora cardinale Joseph Ratzinger, pronunziate il 1° aprile 2005 nell'abbazia di Santa Scolastica, l'abate ordinario di Subiaco, dom Mauro Meacci per aprire le celebrazioni promosse (dall'11 al 16 luglio)per la festa di san Benedetto abate, dalla cui opera rinacquero la civiltà e il cristianesimo in Europa.
sabato 1 luglio 2006
Le tappe chiave di una civiltà letteraria
Manlio Simonetti, "Romani e barbari" Le lettere latine alle origini dell’Europa (secoli V-VIII), Carocci. Pag 304. Euro 19,50
Un libro che è la storia culturale di un mondo, cristiano e pagano, nel periodo di passaggio dall’antichità al Medioevo concluso dall’espansione militare islamica e dalla reazione e dalla rinascita carolingie, come aveva visto con lucidità Henri Pirenne in Maometto e Carlomagno. In questo senso il volume interessa il dibattito sulle origini e sulle radici dell’Europa, realtà diversa dalla sola eredità dell’ellenismo e della latinità, e dunque dell’impero romano. Questa nuova caratterizzazione del continente – Friedrich Prinz nel suo Da Costantino a Carlo Magno ha usato l’espressione «europeizzazione dell’Europa» – è segnata dall’innesto sul mondo romano delle popolazioni barbariche ed è conseguenza di un insieme di fenomeni che fanno da sfondo al libro: l’estraniamento progressivo tra Oriente bizantino e Occidente latino; il traumatico distacco dell’Africa romana dall’impero, con l’invasione vandala ariana, e dalla latinità e dal mondo cristiano, definitivamente, a causa della conquista islamica; l’entrata dei barbari e le guerre che flagellano l’Italia; le ondate barbariche che dilagano in Gallia e nella penisola iberica, anch’essa presto islamizzata; la nascita in Irlanda e Britannia, all’estremo margine del mondo latino, di una particolare cultura cristiana che migra poi nel continente per evangelizzarlo.
Un libro che è la storia culturale di un mondo, cristiano e pagano, nel periodo di passaggio dall’antichità al Medioevo concluso dall’espansione militare islamica e dalla reazione e dalla rinascita carolingie, come aveva visto con lucidità Henri Pirenne in Maometto e Carlomagno. In questo senso il volume interessa il dibattito sulle origini e sulle radici dell’Europa, realtà diversa dalla sola eredità dell’ellenismo e della latinità, e dunque dell’impero romano. Questa nuova caratterizzazione del continente – Friedrich Prinz nel suo Da Costantino a Carlo Magno ha usato l’espressione «europeizzazione dell’Europa» – è segnata dall’innesto sul mondo romano delle popolazioni barbariche ed è conseguenza di un insieme di fenomeni che fanno da sfondo al libro: l’estraniamento progressivo tra Oriente bizantino e Occidente latino; il traumatico distacco dell’Africa romana dall’impero, con l’invasione vandala ariana, e dalla latinità e dal mondo cristiano, definitivamente, a causa della conquista islamica; l’entrata dei barbari e le guerre che flagellano l’Italia; le ondate barbariche che dilagano in Gallia e nella penisola iberica, anch’essa presto islamizzata; la nascita in Irlanda e Britannia, all’estremo margine del mondo latino, di una particolare cultura cristiana che migra poi nel continente per evangelizzarlo.
domenica 25 giugno 2006
Dal Convegno romano delle Teologhe europee
[...] La consapevolezza che i processi di differenziazione sociale, politica e religiosa che hanno dato vita, spesso con molto dolore, a un'"Europa plurale" sono un'eredità straordinaria ma anche molto impegnativa è stato il punto di partenza per una riflessione lucida e coraggiosa su un'alternativa, quella tra post-secolare e post-cristiano, che rischia di imprigionare l'Europa nel suo passato e di distoglierla dall'impegno di guardare con lungimiranza al suo futuro.
D'altro canto, l'esigenza di capirsi ormai all'interno di un mondo divenuto policentrico ha consentito di prendere in esame i processi che hanno portato l'Europa a generare l'Occidente, ma che non le consentono però di sparire in esso, nonché le spinte a proiettarsi in modo nuovo oltre i propri confini storico-culturali e storico-religiosi.
Abbiamo infine toccato con mano come, rispetto a tutto questo, la ricerca teologica delle donne, il loro impegno professionale nella società e il loro impegno pastorale nelle chiese hanno da dire parole autorevoli perché significative e possono contribuire ad individuare obiettivi condivisi ed a promuovere scelte di trasformazione tanto necessaria quanto possibile.
Si tratta di andare avanti. Con lucidità e fermezza sulle strade già aperte. Anche con creatività e fantasia: ancora molte possono essere le strade da aprire, ancora molti possono essere gli impegni da prendere, le possibilità da verificare, le decisioni da prendere.
D'altro canto, l'esigenza di capirsi ormai all'interno di un mondo divenuto policentrico ha consentito di prendere in esame i processi che hanno portato l'Europa a generare l'Occidente, ma che non le consentono però di sparire in esso, nonché le spinte a proiettarsi in modo nuovo oltre i propri confini storico-culturali e storico-religiosi.
Abbiamo infine toccato con mano come, rispetto a tutto questo, la ricerca teologica delle donne, il loro impegno professionale nella società e il loro impegno pastorale nelle chiese hanno da dire parole autorevoli perché significative e possono contribuire ad individuare obiettivi condivisi ed a promuovere scelte di trasformazione tanto necessaria quanto possibile.
Si tratta di andare avanti. Con lucidità e fermezza sulle strade già aperte. Anche con creatività e fantasia: ancora molte possono essere le strade da aprire, ancora molti possono essere gli impegni da prendere, le possibilità da verificare, le decisioni da prendere.
venerdì 23 giugno 2006
Europa, contro la tirannia dello smarrimento
“Una modernità che non è radicata in autentici valori umani è destinata ad esser dominata dalla tirannia dell'instabilità e dello smarrimento”. Lo ha detto oggi Benedetto XVI, nel suo discorso rivolto ai vescovi di Lituania, Lettonia ed Estonia in visita “ad limina”.
Zapatero riconosce i diritti delle scimmie
Contro l’“antropocentrismo”, di cui denunciano le origini nella filosofia greca e nella Bibbia ebraica e cristiana, gli “ecologisti profondi” chiedono alle leggi di riconoscere che l’uomo non è nulla di più di un animale fra gli altri. Una prospettiva che anni fa piaceva molto anche ai profeti del New Age, ma le cui conseguenze sono potenzialmente devastanti. E che rinnega quel primato della persona umana che risuona nelle prime pagine del libro biblico della Genesi, e che ha fondato la storia e la cultura, cristiana e laica, dell’intero Occidente.
sabato 6 maggio 2006
Barroso, dopo l'Udienza in Vaticano
Il futuro dell Istituzioni Europee, il loro processo di integrazione e consolidamento, al centro dell'udienza concessa da Benedetto XVI al Presidente della Commissione Europea, Barroso, che al termine ha dichiarato:
"I valori comuni sono la democrazia, il rispetto dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali: dal diritto alla vita al diritto alla libertà di religione, alla libertà di espressione, ai diritti della società libera. Sono questi i valori comuni. E la verità è che da sempre la Chiesa cattolica ha sostenuto l’integrazione europea. Molti dei padri fondatori d’Europa erano cattolici e oggi, nonostante le istituzioni siano laiche, la verità è che abbiamo dovuto riconoscere il contributo che il pensiero cristiano ha sempre dato all’idea europea. Dopo questo incontro con Benedetto XVI, che come cardinale ha scritto molte volte sull’Europa e che è lui stesso un europeo convinto, sono stato molto incoraggiato dalle parole di fiducia che sono state pronunciate sul futuro dell’Europa."
"I valori comuni sono la democrazia, il rispetto dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali: dal diritto alla vita al diritto alla libertà di religione, alla libertà di espressione, ai diritti della società libera. Sono questi i valori comuni. E la verità è che da sempre la Chiesa cattolica ha sostenuto l’integrazione europea. Molti dei padri fondatori d’Europa erano cattolici e oggi, nonostante le istituzioni siano laiche, la verità è che abbiamo dovuto riconoscere il contributo che il pensiero cristiano ha sempre dato all’idea europea. Dopo questo incontro con Benedetto XVI, che come cardinale ha scritto molte volte sull’Europa e che è lui stesso un europeo convinto, sono stato molto incoraggiato dalle parole di fiducia che sono state pronunciate sul futuro dell’Europa."
venerdì 5 maggio 2006
Importanti riflessioni di Papa Ratzinger
“Noi non vogliamo creare un impero di potere, ma abbiamo una cosa comunicabile alla quale va incontro un’attesa della nostra ragione. È comunicabile perché appartiene alla nostra comune natura umana e c’è un dovere di comunicare da parte di chi ha trovato un tesoro di verità e amore. La razionalità era quindi postulato e condizione del cristianesimo, che rimane un’eredità europea per confrontarci in modo pacifico e positivo, sia con l’islam, sia con le grandi religioni asiatiche”.
Per lui, dunque, il dialogo è a questo livello, cioè fondato sulla ragione. Andando oltre, egli aggiunge:
“Questa razionalità diventa pericolosa e distruttiva per la creatura umana se diventa positivista [e qui egli fa la critica all’Occidente - ndr], che riduce i grandi valori del nostro essere alla soggettività, [al relativismo] e diventa così un’amputazione della creatura umana. Non vogliamo imporre a nessuno una fede che si può accettare solo liberamente, ma come forza vivificatrice della razionalità dell’Europa essa appartiene alla nostra identità”.
Qui viene il passaggio essenziale:
“È stato detto che non dobbiamo parlare di Dio nella costituzione europea, perché non dobbiamo offendere i musulmani e i fedeli di altre religioni. È vero il contrario. Ciò che offende i musulmani e i fedeli di altre religioni non è parlare di Dio o delle nostre radici cristiane, ma piuttosto il disprezzo di Dio e del sacro che ci separa dalle altre culture e non crea una possibilità di incontro, ma esprime l’arroganza di una ragione diminuita, ridotta, che provoca reazioni fondamentaliste”.
Per lui, dunque, il dialogo è a questo livello, cioè fondato sulla ragione. Andando oltre, egli aggiunge:
“Questa razionalità diventa pericolosa e distruttiva per la creatura umana se diventa positivista [e qui egli fa la critica all’Occidente - ndr], che riduce i grandi valori del nostro essere alla soggettività, [al relativismo] e diventa così un’amputazione della creatura umana. Non vogliamo imporre a nessuno una fede che si può accettare solo liberamente, ma come forza vivificatrice della razionalità dell’Europa essa appartiene alla nostra identità”.
Qui viene il passaggio essenziale:
“È stato detto che non dobbiamo parlare di Dio nella costituzione europea, perché non dobbiamo offendere i musulmani e i fedeli di altre religioni. È vero il contrario. Ciò che offende i musulmani e i fedeli di altre religioni non è parlare di Dio o delle nostre radici cristiane, ma piuttosto il disprezzo di Dio e del sacro che ci separa dalle altre culture e non crea una possibilità di incontro, ma esprime l’arroganza di una ragione diminuita, ridotta, che provoca reazioni fondamentaliste”.
lunedì 1 maggio 2006
Cattolici e Ortodossi per “ridare un’anima all’Europa”
Per la prima volta, un organismo della Santa Sede e il Patriarcato di Mosca organizzano insieme un incontro di cultura in Europa, che si terrà a Vienna dal 3 al 5 maggio 2006.
“Questo incontro, frutto della visita del Cardinale Poupard a Sua Santità Alessio II, Patriarca di Mosca, nel novembre 2004, è nato dalla comune preoccupazione fra i cristiani in Europa di far fronte all’attuale processo di perdita di identità del Continente, di riflettere sulle radici cristiane dell’Europa e di proporre con forza un progetto di futuro”, spiega un comunicato emesso dal Pontificio Consiglio della Cultura.
L’incontro, il cui tema è “Ridare un’anima all’Europa”, è reso possibile dal sostegno della Fondazione “Pro Oriente”. Sarà co-presieduto dal Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e da S.E. Kirill, Metropolita di Smolensk e Kaliningrad, Presidente del Dipartimento per i Rapporti Esteri del Patriarcato di Mosca.
All’incontro parteciperanno esperti di tutto il continente, laici e religiosi, scelti congiuntamente dai due organismi convocanti. I lavori saranno moderati dal Rev. P. Bernard Ardura, Segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, e dal Rev. Arciprete Vsevolod Chaplin, Vicepresidente del Dipartimento di Rapporti Esterni del Patriarcato di Mosca.
“Questo incontro, frutto della visita del Cardinale Poupard a Sua Santità Alessio II, Patriarca di Mosca, nel novembre 2004, è nato dalla comune preoccupazione fra i cristiani in Europa di far fronte all’attuale processo di perdita di identità del Continente, di riflettere sulle radici cristiane dell’Europa e di proporre con forza un progetto di futuro”, spiega un comunicato emesso dal Pontificio Consiglio della Cultura.
L’incontro, il cui tema è “Ridare un’anima all’Europa”, è reso possibile dal sostegno della Fondazione “Pro Oriente”. Sarà co-presieduto dal Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e da S.E. Kirill, Metropolita di Smolensk e Kaliningrad, Presidente del Dipartimento per i Rapporti Esteri del Patriarcato di Mosca.
All’incontro parteciperanno esperti di tutto il continente, laici e religiosi, scelti congiuntamente dai due organismi convocanti. I lavori saranno moderati dal Rev. P. Bernard Ardura, Segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, e dal Rev. Arciprete Vsevolod Chaplin, Vicepresidente del Dipartimento di Rapporti Esterni del Patriarcato di Mosca.
venerdì 28 aprile 2006
Valori cristiani e spirituali in Europa
La neutralità ideologica dello Stato di diritto non va confusa con la sua presunta neutralità etica, con il rischio del predominio dei più forti sui deboli e degli interessi particolari sul bene comune. Lo ha affermato il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il cardinale Renato Martino, parlando all’Accademia Diplomatica di Vienna, a conclusione di un itinerario compiuto nelle capitali di Croazia, d’Ungheria e d’Austria per la presentazione del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, pubblicato dal Dicastero. Nel discorso viennese sul tema “Religione nello spazio pubblico: libertà religiosa nella nuova Europa”, il porporato ha denunciato che anche nei Paesi democratici e liberali il diritto alla libertà religiosa non è sempre rispettato nella sostanza, ed ha riaffermato che “la libertà di religione è la garanzia primaria affinché i diritti umani non siano collocati sulla sabbia della convenzione, ma sulla roccia del fondamento trascendente”. Per questo, il rispetto da parte dello Stato, del diritto alla libertà di religione è segno del rispetto degli altri diritti fondamentali, in quanto esso è il riconoscimento implicito dell’esistenza di un ordine che supera la dimensione politica dell’esistenza.
mercoledì 26 aprile 2006
Eredità o radici?
Se è giusto, per l'Europa parlare di eredità della Grecia, di Israele e di Roma, non lo è altrettanto parlare di 'eredità' cristiana: i morti lasciano una eredità, quelle cristiane sono radici. Le più forti fra tutte, anche per chi non crede. Perché a voler cancellare quelle tracce (Dante e Manzoni, Raffaello e Michelangelo, le cattedrali gotiche, gli ospedali, la moderazione e l'umiltà e le altre virtù cristiane), non resterebbero che rovine. Perché nella piatta uniformità e nel soffocante conformismo del dopo‑guerra‑fredda è il successore di Pietro che ha il coraggio di chiedersi se il capitalismo sia modello da proporre a tutto il mondo, e di rispondere (Centesimus annus, 42): "Se con capitalismo s'intende un sistema in cui la libertà nel settore dell'economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà, il cui centro è etico, allora la risposta è decisamente negativa".
Si tratta di vedere entro quali limiti e fino a che punto le radici cristiane possano costituire un parametro per la definizione della identità attuale dell'Europa.
Si tratta di vedere entro quali limiti e fino a che punto le radici cristiane possano costituire un parametro per la definizione della identità attuale dell'Europa.
sabato 25 marzo 2006
Valori e fondamentalismo
Marcello Pera respinge le accuse di cui lo descrive come in fomentatore dello "scontro di civiltà", ma sottolinea che un Occidente senza valori non potrà mai contrastare il fondamentalismo islamico. Egli esprime queste valutazioni rispondendo a domande di visitatori del suo sito internet e scrive: "Per dialogare e affrontare i rischi connessi con il fondamentalismo, dobbiamo trovare e rifondare le basi morali cristiane. E' a questo obiettivo che stiamo cercando di dare il nostro contributo. Lo dico a chi mi accusa di essere un nemico del dialogo e un anti-islamico. Pera ricoda poi che il Papa, in occasione del recente Concistoro, ha sottolineato l'opportunità di evitare che il mondo musulmano identifichi la cristianità con l'Occidente senza valori. "L'ostacolo al dialogo con l'Islam è il nostro essere senza valori"
mercoledì 8 marzo 2006
Dall'ultima lettera di Don Andrea, Trabzon 22 gennaio
Così si esprimeva, tra l'altro, Don Andrea Santoro, scrivendo ai suoi amici romani pochi giorni prima della sua uccisione, avvenuta il 5 febbraio scorso mentre pregava inginocchiato nella sua chiesa:
[...] Si dice e si scrive spesso che nel Corano i cristiani sono ritenuti i migliori amici dei musulmani, di essi si elogia la mitezza, la misericordia, l’umiltà, anche per essi è possibile il paradiso. È vero. Ma è altrettanto vero il contrario: si invita a non prenderli assolutamente per amici, si dice che la loro fede è piena di ignoranza e di falsità, che occorre combatterli e imporre loro un tributo… Cristiani ed ebrei sono ritenuti credenti e cittadini di seconda categoria. Perché dico questo? Perché credo che mentre sia giusto e doveroso che ci si rallegri dei buoni pensieri, delle buone intenzioni, dei buoni comportamenti e dei passi in avanti, ci si deve altrettanto convincere che nel cuore dell’Islam e nel cuore degli stati e delle nazioni dove abitano prevalentemente musulmani debba essere realizzato un pieno rispetto, una piena stima, una piena parità di cittadinanza e di coscienza. Dialogo e convivenza non è quando si è d’accordo con le idee e le scelte altrui (questo non è chiesto a nessun musulmano, a nessun cristiano, a nessun uomo) ma quando gli si lascia posto accanto alle proprie e quando ci si scambia come dono il proprio patrimonio spirituale, quando a ognuno è dato di poterlo esprimere, testimoniare e immettere nella vita pubblica oltre che privata. Il cammino da fare è lungo e non facile. Due errori credo siano da evitare: pensare che non sia possibile la convivenza tra uomini di religione diversa oppure credere che sia possibile solo sottovalutando o accantonando i reali problemi, lasciando da parte i punti su cui lo stridore è maggiore, riguardino essi la vita pubblica o privata, le libertà individuali o quelle comunitarie, la coscienza singola o l’assetto giuridico degli stati. [...]
Testo integrale della lettera
[...] Si dice e si scrive spesso che nel Corano i cristiani sono ritenuti i migliori amici dei musulmani, di essi si elogia la mitezza, la misericordia, l’umiltà, anche per essi è possibile il paradiso. È vero. Ma è altrettanto vero il contrario: si invita a non prenderli assolutamente per amici, si dice che la loro fede è piena di ignoranza e di falsità, che occorre combatterli e imporre loro un tributo… Cristiani ed ebrei sono ritenuti credenti e cittadini di seconda categoria. Perché dico questo? Perché credo che mentre sia giusto e doveroso che ci si rallegri dei buoni pensieri, delle buone intenzioni, dei buoni comportamenti e dei passi in avanti, ci si deve altrettanto convincere che nel cuore dell’Islam e nel cuore degli stati e delle nazioni dove abitano prevalentemente musulmani debba essere realizzato un pieno rispetto, una piena stima, una piena parità di cittadinanza e di coscienza. Dialogo e convivenza non è quando si è d’accordo con le idee e le scelte altrui (questo non è chiesto a nessun musulmano, a nessun cristiano, a nessun uomo) ma quando gli si lascia posto accanto alle proprie e quando ci si scambia come dono il proprio patrimonio spirituale, quando a ognuno è dato di poterlo esprimere, testimoniare e immettere nella vita pubblica oltre che privata. Il cammino da fare è lungo e non facile. Due errori credo siano da evitare: pensare che non sia possibile la convivenza tra uomini di religione diversa oppure credere che sia possibile solo sottovalutando o accantonando i reali problemi, lasciando da parte i punti su cui lo stridore è maggiore, riguardino essi la vita pubblica o privata, le libertà individuali o quelle comunitarie, la coscienza singola o l’assetto giuridico degli stati. [...]
Testo integrale della lettera
lunedì 6 marzo 2006
Sprazzi di luce
Oggi ho avuto occasione di leggere una lettera di Don Andrea Santoro, ucciso un mese fa in Turchia. Riporto un piccolo stralcio, significativo dello spirito che lo animava:
"Tornando al discorso del sacrificio dell’agnello, penso che proprio a contatto con le usanze musulmane potremmo riscoprire certe cose tipiche della nostra fede cristiana. Gesù è l’Agnello. Noi stessi, uniti a Lui, siamo il suo corpo, cioè membra dell’Agnello. Allora dovrebbe diventare più evidente la nostra appartenenza totale a Dio. Appartenendo a Dio siamo chiamati ad essere suo dono di carità agli altri, proprio secondo quelle “tre parti” in cui i musulmani dividono le carni dell’agnello: apparteniamo ai “poveri” (ogni genere di poveri), apparteniamo ai “vicini” (cioè a quelli tra i quali Dio ci ha messo in stretto contatto a vivere), apparteniamo a “quelli di casa nostra”. " (Il primo dei quattro giorni della festa del “Kurban Bayram” [1 febbraio], in concomitanza col pellegrinaggio alla Mecca, i musulmani immolano un animale in ricordo del sacrificio di Abramo. Un terzo della carne viene dato ai poveri, un terzo ai vicini di casa, un terzo è consumato dalla famiglia che offre il sacrificio. È un segno di amicizia e di carità.)
Per chi ha interesse a leggere l'intera lettera
"Tornando al discorso del sacrificio dell’agnello, penso che proprio a contatto con le usanze musulmane potremmo riscoprire certe cose tipiche della nostra fede cristiana. Gesù è l’Agnello. Noi stessi, uniti a Lui, siamo il suo corpo, cioè membra dell’Agnello. Allora dovrebbe diventare più evidente la nostra appartenenza totale a Dio. Appartenendo a Dio siamo chiamati ad essere suo dono di carità agli altri, proprio secondo quelle “tre parti” in cui i musulmani dividono le carni dell’agnello: apparteniamo ai “poveri” (ogni genere di poveri), apparteniamo ai “vicini” (cioè a quelli tra i quali Dio ci ha messo in stretto contatto a vivere), apparteniamo a “quelli di casa nostra”. " (Il primo dei quattro giorni della festa del “Kurban Bayram” [1 febbraio], in concomitanza col pellegrinaggio alla Mecca, i musulmani immolano un animale in ricordo del sacrificio di Abramo. Un terzo della carne viene dato ai poveri, un terzo ai vicini di casa, un terzo è consumato dalla famiglia che offre il sacrificio. È un segno di amicizia e di carità.)
Per chi ha interesse a leggere l'intera lettera
mercoledì 1 marzo 2006
Io musulmano nell’Europa cristiana
E' interessante citare un commento di Khaled Fouad Allam che affronta direttamente il nodo della Convenzione Europea e delle radici cristiane.
Ed è particolarmente interessante che sia proprio un musulmano a sottolineare la necessità di mantenere vive le radici cristiane.
Scrive Fouad Allam: “la questione delle radici cristiane d’Europa, in un momento in cui tutti parlano di eterogeneità delle culture e di multietnicità, suscita altre problematiche: come accogliere l’altro se si nega se stessi? Come saldare un patto tra comunità umane se l’Europa rifiuta di riconoscersi?. Le radici affondano nella terra dove incontrano altre radici. Se le radici del cristianesimo affondano nel mondo ebraico e in quello greco, oggi esso incontra l’islam, domani l’Africa e l’Asia. L’incontro è possibile soltanto se si è consapevoli delle proprie radici. Pensare alle radici dell’Europa significa pensare ai possibili, a volte inediti, prolungamenti del continente”.
Ed è particolarmente interessante che sia proprio un musulmano a sottolineare la necessità di mantenere vive le radici cristiane.
Scrive Fouad Allam: “la questione delle radici cristiane d’Europa, in un momento in cui tutti parlano di eterogeneità delle culture e di multietnicità, suscita altre problematiche: come accogliere l’altro se si nega se stessi? Come saldare un patto tra comunità umane se l’Europa rifiuta di riconoscersi?. Le radici affondano nella terra dove incontrano altre radici. Se le radici del cristianesimo affondano nel mondo ebraico e in quello greco, oggi esso incontra l’islam, domani l’Africa e l’Asia. L’incontro è possibile soltanto se si è consapevoli delle proprie radici. Pensare alle radici dell’Europa significa pensare ai possibili, a volte inediti, prolungamenti del continente”.
Da un'intervista a Le Goff
Testo tratto da un'intervista rilasciata a La Repubblica da uno dei più importanti studiosi del Medioevo: Jacques Le Goff.
“C’è una cosa particolarmente notevole in Europa, che bisogna assolutamente salvaguardare andando avanti nella costruzione dell’unità europea: l’unione nella diversità. Ci sono gli apporti delle antichità e delle culture dette barbariche, germaniche e slave, gli ebrei e i musulmani.”.
L’Europa, continua lo storico francese, “E’ stata cementata da una interpretazione aperta e progressista del cristianesimo, che si è spinta fino alla proclamazione della laicità. Non è un paradosso dire che l’Europa laica è uscita dal cristianesimo: se la laicità ha combattuto molti eccessi del cristianesimo, ha anche conservato molti dei suoi valori”.
“C’è una cosa particolarmente notevole in Europa, che bisogna assolutamente salvaguardare andando avanti nella costruzione dell’unità europea: l’unione nella diversità. Ci sono gli apporti delle antichità e delle culture dette barbariche, germaniche e slave, gli ebrei e i musulmani.”.
L’Europa, continua lo storico francese, “E’ stata cementata da una interpretazione aperta e progressista del cristianesimo, che si è spinta fino alla proclamazione della laicità. Non è un paradosso dire che l’Europa laica è uscita dal cristianesimo: se la laicità ha combattuto molti eccessi del cristianesimo, ha anche conservato molti dei suoi valori”.
lunedì 27 febbraio 2006
Senza radici
E' il titolo del libro scritto da Marcello Pera e Joseph Ratzinger.
Un uomo di Stato e un uomo di Chiesa confrontano le proprie analisi sulla situazione spirituale, culturale e politica dell'Occidente e in particolare dell'Europa. E, pur partendo da posizioni diverse, scoprono una sostanziale convergenza circa le cause di questa crisi e i rimedi che potrebbero correggerla. L'uno come laico e l'altro come pensatore religioso - concordano sulla necessità di un rinnovamento spirituale prima che politico: una crescita morale che dia senso allo sviluppo tecnologico, economico, sociale.
Il succo dell'analisi: l'Europa ha firmato un Trattato costituzionale che è un rebus fin dal titolo. Dopo tanta retorica sulla "riunificazione del continente", ha difficoltà anche solo ad allargarsi. I suoi membri sono divisi sul seggio all'Onu, sulla guerra in Iraq, sul dopoguerra, sulle relazioni con l'America, sui rapporti con Israele, sulle organizzazioni terroristiche, sulle politiche di difesa, di immigrazione, di sicurezza. Cala demograficamente e ha difficoltà a competere sui mercati globali. Chiamata a votare per il suo Parlamento, non si presenta alle urne. E chiamata a definire la propria identità, si rifiuta di declinare le proprie radici culturali e religiose. Sembra Babilonia, è l'Europa di oggi. Quella che predica l'idea relativistica che non esistono valori universali, neppure quei suoi grandi princìpi che hanno civilizzato il mondo. Quella che per non chiamare i problemi per nome usa il 'linguaggio politicamente corretto'. Quella che si dice laica mentre pratica una forma dogmatica e arrogante di ideologia laicista.
C'è qualcuno che l'ha letto e può inserire il suo commento? Se non l'avete letto, vale la pena farlo perché l'analisi è lucida, ampia e significativa.
Un uomo di Stato e un uomo di Chiesa confrontano le proprie analisi sulla situazione spirituale, culturale e politica dell'Occidente e in particolare dell'Europa. E, pur partendo da posizioni diverse, scoprono una sostanziale convergenza circa le cause di questa crisi e i rimedi che potrebbero correggerla. L'uno come laico e l'altro come pensatore religioso - concordano sulla necessità di un rinnovamento spirituale prima che politico: una crescita morale che dia senso allo sviluppo tecnologico, economico, sociale.
Il succo dell'analisi: l'Europa ha firmato un Trattato costituzionale che è un rebus fin dal titolo. Dopo tanta retorica sulla "riunificazione del continente", ha difficoltà anche solo ad allargarsi. I suoi membri sono divisi sul seggio all'Onu, sulla guerra in Iraq, sul dopoguerra, sulle relazioni con l'America, sui rapporti con Israele, sulle organizzazioni terroristiche, sulle politiche di difesa, di immigrazione, di sicurezza. Cala demograficamente e ha difficoltà a competere sui mercati globali. Chiamata a votare per il suo Parlamento, non si presenta alle urne. E chiamata a definire la propria identità, si rifiuta di declinare le proprie radici culturali e religiose. Sembra Babilonia, è l'Europa di oggi. Quella che predica l'idea relativistica che non esistono valori universali, neppure quei suoi grandi princìpi che hanno civilizzato il mondo. Quella che per non chiamare i problemi per nome usa il 'linguaggio politicamente corretto'. Quella che si dice laica mentre pratica una forma dogmatica e arrogante di ideologia laicista.
C'è qualcuno che l'ha letto e può inserire il suo commento? Se non l'avete letto, vale la pena farlo perché l'analisi è lucida, ampia e significativa.
domenica 26 febbraio 2006
Dio punirà chi sparge sangue in suo nome
ROMA - «Dio, Creatore e Padre di tutti, chiederà conto ancor più severamente a chi sparge in suo nome il sangue del fratello». Un forte appello contro le violenze su base religiosa è stato lanciato oggi da Benedetto XVI alla recita dell'Angelus. Il Pontefice ha citato in particolare le «tragiche violenze» in Iraq, con gli attentati alle moschee, e gli scontri fra cristiani e musulmani in Nigeria, esprimendo «ferma condanna» per gli spargimenti di sangue e per «la violazione di luoghi di culto».
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