lunedì 30 marzo 2020

Coronavirus: L'Unione Europea si disfa

Mentre la pandemia da coronavirus infuria in Europa – dove più di 250 mila persone sono state colpite dal Covid-19 e 15 mila sono morte – i pilastri fondamentali dell'Unione Europea si stanno sgretolando uno dopo l'altro.
Di fronte a una minaccia esistenziale, gli Stati membri dell'Unione Europea, lungi dall'essere uniti per affrontare la pandemia come blocco unificato, stanno istintivamente tornando a perseguire gli interessi nazionali. Dopo anni di critiche al presidente americano Donald J, Trump per aver portato avanti una politica nazionalista all'insegna dello slogan "America First", i leader europei stanno tornando a quello stesso nazionalismo che hanno pubblicamente affermato di disprezzare.

sabato 28 marzo 2020

Perché il PD blinda Conte e non vuole Draghi?

Vi siete chiesti perché il Partito democratico, che di Draghi è stato il più grande adoratore, non vuole l’ex presidente della Bce a capo di un governissimo e preferisce mantenere Conte? Non vi pare strano?
Vi siete chiesti perché il FattoQuotidiano, megafono di Conte, paragona Draghi a Monti?
Cercherò di dare la mia visione delle cose.
  1. Monti venne in nome e per conto della nomenclatura europea, quella più rigorista, con a capo la Germania. Il PdL accettò a malincuore, il PD applaudì festante. All’epoca era interesse degli Usa che l’euro si salvasse e l’operazione riuscì. In Italia, “grazie” al consolidamento fiscale di Monti, fu distrutta la domanda interna, così l’euro – che regge su determinati equilibri che vi ho spiegato mille volte – fu salvo;

venerdì 27 marzo 2020

Caro Mattarella, le tasse no

Ha detto che usciremo da questa crisi come da una guerra. Allora faccia tacere l'Agenzia delle Entrate. La ripresa passa per tre cose: il ritorno alla piena libertà, un piano Marshall di aiuti e uno stop al peso fiscale
Caro Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica italiana, le scrivo perché con le libertà degli italiani confinate - salvo spesa alimentare e uscite per andare a lavoro, in farmacia o poco altro - ai domiciliari in nome della salute pubblica, è arrivato il momento che chi guida questo Paese, e lei è la massima autorità costituzionale, si faccia carico delle parole che ogni giorno la politica rovescia sugli italiani in emergenza e rinserrati nelle loro case. Lei, caro Presidente, in questi giorni terribili degli italiani alle prese con il virus, ricordando l'eccidio delle Fosse Ardeatine, ha detto: “L'eccidio delle Ardeatine ha costituito una delle pagine più dolorose della storia recente del nostro Paese. I valori del rispetto della vita e della solidarietà che ci sorreggono in questo periodo, segnato da una grave emergenza sanitaria, rafforzano il dovere di rendere omaggio a quei morti innocenti”. Poi ha aggiunto: “Al termine di quegli anni terribili, segnati dalla dittatura e dalla guerra, l'unità del popolo italiano consentì la rinascita morale, civile, economica, sociale della nostra Nazione. La stessa unità che ci è richiesta, oggi, in un momento difficile per l'intera comunità”.

giovedì 26 marzo 2020

Biforcazioni. Cambiamenti epocali in un quadro inedito, dinamico e pieno di incertezze

L'interessante articolo cita Draghi. Credo che il problema sia che Draghi è servo attivo di una certa élite... Solo che forse al punto in cui siamo occorre essere pragmatici per salvare capra e cavoli!

I sentieri possono, ad un certo punto, presentare biforcazioni. Ma scegliendo una delle due vie, si potrebbe poi scoprire che ce ne sarà più avanti un’altra o forse poi un’altra ed un’altra ancora e chissà fino a dove, per andare dove, arrivando quando e come?
Del momento attuale si possono dire tre cose in generale:
  1. la crisi è già di dimensioni tali da segnare una cesura storica con un primo ed un dopo, questo ormai è chiaro a tutti; 
  2. l’entità di questo “prima e dopo” è però funzione della gravità e lunghezza della crisi stessa, quantificazione che non siamo in grado di fare poiché lo svolgimento è in corso; 
  3. la crisi interviene in un transizione storica già in atto, dal moderno che termina così definitivamente la sua lunga vigenza penta-secolare a quello che io chiamo il complesso, la nuova era i cui albori risalgono a sessanta/settanta anni fa.

Dante padre nostro. Lui esule noi reclusi.

Ieri è stata la prima giornata mondiale dedicata a Dante Alighieri e cade nel momento più buio dell’Italia nostra. Un terribile contagio di cui abbiamo il triste primato mondiale di vittime, un paese agli arresti domiciliari e un collasso economico e sociale che non ha precedenti dalla Seconda guerra mondiale. Il tutto, se vogliamo, in un momento davvero “dantesco” tra la mancanza di un governo all’altezza della situazione e l’assenza di una vera guida spirituale e pastorale: un po’ come al tempo di Dante, col Papato finito ad Avignone e l’Italia “nave senza nocchier in gran tempesta”. Abbiamo dunque cominciato a celebrare il Poeta partendo dall’inferno dantesco, con l’ardente speranza di riveder le stelle. Lui esule, noi reclusi.
L’hanno chiamato vezzosamente Dantedì ma l’idea di dedicare una giornata al Sommo Poeta ci parve subito una sacrosanta iniziativa. E se cade nel momento peggiore può anche dirsi il contrario: mai come oggi potremo apprezzare il richiamo dantesco. Abbiamo il tempo e forse la condizione spirituale più adatta per tornare ai suoi versi e alla sua visione; per leggerlo, declamarlo e gustarlo con una sensibilità che non avevamo al tempo della scuola e della somministrazione coatta delle terzine dantesche. Però una giornata dantesca non può essere solo un vago omaggio al Poeta e alla bellezza dei suoi versi. Perché se così fosse si potrebbe immaginare pure un Leopar-dì, anche se non sarebbe un dì di festa, considerando la visione tragica del poeta. Se si dedica una giornata a Dante è per due motivi essenziali in cui il valore poetico-letterario della sua opera ne è il glorioso coronamento.

mercoledì 25 marzo 2020

25 marzo. Festa dell'Annunciazione e festa nazionale in Grecia

Nel giorno della loro festa nazionale, a 199 anni esatti dall'insurrezione del 1821 che la portò alla libertà dal secolare giogo turco, auguri, Grecia, popolo fratello e nazione sorella, uniti dallo spirito, dalla religiosità e dalla cultura! Quando pensiamo all'Europa, alle sue radici, alla sua frontiera e anche alla sua sofferenza, pensiamo alla Grecia, non abbandoniamola, e giuriamo che l'anno prossimo celebreremo i 200 anni in libertà e prosperità, memori del passato e protesi verso il futuro.
Ogni volta che la Grecia ha combattuto, lo ha fatto per tutta l'Europa e tutta la Cristianità, e non si può dimenticare tale debito...
Ο Θεός να ευλογεί την Ελλάδα! Ελευθερία ή θάνατος!! (Roberto De Albentiis)

martedì 24 marzo 2020

Prove di regime in corso

Dedicato a quelli che non ne hanno mai abbastanza, che vorrebbero l’esercito per le strade, anzi in salotto o a presidiare l’ingresso del bagno. E magari il bando con “fine pena mai” per i reprobi colpevoli di anelare a una boccata d’aria oltre il filo spinato del proprio balcone. Insomma, eccovi una consulenza legale gratuita per instaurare un regime “efficiente” e “responsabile”. Avete presente? Quella “cosa” dove le autorità passano a rastrellare casa per casa e a segregare gli infetti oppure a rieducare i riottosi (differenza, invero, sottile). Recapitandoli, poi, ad apposite “strutture” deputate alla sanificazione ovvero alla “rieducazione” degli “infetti”. Ora segnatevi queste dritte giuridiche, grazie alle quali potrete ottenere misure ancora più “restrittive”; quelle che, a voi, non bastano mai. Ma non siete i soli, sapete. Oggi, il Governatore del Veneto ha imposto, con ordinanza, ai suoi concittadini di non allontanarsi, pedibus scarpantibus, più di duecento metro dalle petunie dei rispettivi giardini.

lunedì 23 marzo 2020

Dagli “aperitivi solidali” allo Stato di polizia, relativismo e autoritarismo al tempo del Coronavirus

In questo terribile mese dall’esplosione dell’epidemia di Coronavirus nel nostro paese abbiamo assistito alla stupefacente mutazione verificatasi nelle posizioni delle forze governative della sinistra “giallo-rossa”. Abbiamo potuto constatare come per un lungo, troppo lungo periodo una valutazione realistica del contagio stesso ed una risposta adeguata ad esso siano state drammaticamente impedite da ostacoli di pura natura ideologica, e più precisamente da una pregiudiziale di tipo multiculturalista e “globalista”.
Il virus veniva dalla Cina: per fermarlo si sarebbero dunque dovuti – in base al realismo e al buonsenso – chiudere immediatamente i confini a quanti provenivano da quel paese o costringere quest’ultime alla quarantena. Ma simili misure suonavano radicalmente inaccettabili alle orecchie degli esponenti politici del Pd e dei 5Stelle, così come di tutta l’opinione pubblica “progressista” del paese. Più in generale, poi, la sfida rappresentata dalla diffusione di un virus di inedita pericolosità poneva bruscamente in evidenza i limiti della retorica globalista, e l’insostituibilità, nelle situazioni di emergenza, di un rafforzamento del controllo dei confini nazionali e dell’azione diretta degli Stati nazionali per la salvaguardia della salute e della sicurezza dei propri cittadini.

Le conseguenze del futuro. Sette conclusioni dalla crisi del coronavirus

Improvvisamente tonano di moda gli stati nazionali e gli esperti: il coronavirus metterà in dubbio alcuni dei fondamenti dell'UE. Cos'altro possiamo imparare dalla crisi?
Ivan Krastev è uno scienziato politico di chiara fama e competenza. Su Die Ziet, fa una prima analisi previsionale sulle conseguenze politiche e geopolitiche dell’epidemia. In breve, segnala quanto si scriveva qualche giorno fa, l’8 marzo, ovvero il declino dell’ordinatore economico, in favore di quello politico. I punti sintetici sono:
  1. Il grande ritorno dello Stato. Lo Stato è l’unico sistema che ha intenzionalità ed i processi caotici chiamano interventi intenzionali. La mano invisibile è un sistema auto-organizzato che non ha intenzionalità centrale, quindi tutti si renderanno conto che se nella storia abbiamo fatto stati per cinquemila anni ovvero dalla nascita delle società complesse, un motivo ci sarà. È dunque la fine dell’utopia-distopia liberale; 
  2. il ritorno del nazionalismo. Stiamo vedendo come ogni nazione si richiuda fisicamente e mentalmente in se stessa, questo richiamerà il senso di solidarietà interna che rinforza l’identità. Non è necessariamente un nazionalismo “contro”, come giocherà nelle future relazioni internazionali dipenderà dai quadri di stato della situazione che si verranno a formare;