sabato 17 aprile 2021

Tenete lontani gli uomini dalle donne

 Un punto di vista che ci aiuta a riflettere con amarezza sull'oggi e sulle insidie di un domani prossimo venturo.


L’ultima idiozia del politically correct e del Metoo viene anch’essa dagli States e si chiama catcalling. Riguarda le molestie di strada e in particolare i fischi rivolti alle ragazze che passano, magari mentre fanno jogging, come è stato il caso di Aurora Ramazzotti, la figlia di Eros. Un’usanza, questa, che credevo sepolta in un’era geologica precedente, che risaliva alla mia infanzia in un paese al sud. Farla ora diventare bullismo, elevarla a emergenza sociale, invocare i diritti e il rispetto della persona violata e addirittura attrezzare una macchina giuridica per colpire queste desuete inezie, è il delirio di correttezza del nostro tempo. Anche quest’infimo, volatile apprezzamento è stato usato per dar manforte alla legge Zan riproposta in Parlamento. Un’altra legge speciale per colpire l’omotransfobia, l’oltraggio alle donne e alle cosiddette categorie vulnerabili. Come molti altri passi che l’hanno preceduta, anche questa legge sovrappone un giudizio morale e una certificazione ideologica alla realtà e alla giustizia. Serve per sancire lo spartiacque tra i moderni e gli arretrati, i progrediti e i rozzi, i sensibili e gli orchi; e serve per confermare un’adesione, proseguire la pulizia etica ed esprimere un giudizio morale in forma di legge. A me sembra una nociva idiozia e vi spiego il perché.

sabato 10 aprile 2021

Copasir, Meloni scrive a Salvini: se vuoi la presidenza devi lasciare il governo

Copasir, si infiamma la discussione. E ciò dopo il ‘verdetto’ Casellati-Fico che rimanda la decisione sulla guida del Comitato parlamentare di controllo sui Servizi a intese politiche, tra i partiti. “Per noi la convocazione del Copasir è contra legem”, ha detto Ignazio La Russa, riferendosi alla convocazione per oggi e abbandonando per protesta i lavori della Capigruppo del Senato, non risparmiando accuse di pilatismo ai presidenti di Senato e Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, e a discendere alle altre forze politiche. “Vedremo se andremo al Copasir -sottolinea- noi siamo contro la convocazione, potremo andare a San Macuto e dirlo, oppure no”.

Copasir, la lettera di Giorgia Meloni a Salvini
E Giorgia Meloni scrive a Matteo Salvini sulla vicenda

La lettera è stata pubblicata oggi sul Corriere della sera. FdI candida alla presidenza del Copasir Adolfo Urso mentre la Lega che ha attualmente la guida del Copasir con Raffaele Volpi, non intende fare passi indietro. ” Caro Matteo – scrive Meloni – da giorni i nostri avversari stanno cercando di far litigare Fratelli d’Italia e Lega. Ormai quasi quotidianamente leggiamo sulla stampa ricostruzioni e articoli che descrivono una presunta divisione tra i nostri partiti. L’oggetto del contendere ultimamente sarebbe la presidenza del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica”.

Giorgia Meloni su Leggo: «Boom di sbarchi sulle coste italiane e questo governo pensa allo Ius Soli»

Se i numeri raccontano più delle parole gli effetti delle scelte, i dati sugli sbarchi dell'ultimo anno e mezzo sono l'emblema del fallimento delle politiche italiane sull'immigrazione.

Negli ultimi due anni sono stati due i governi alla guida della nostra Nazione, uniti da comuni denominatori: i giallorossi di Pd e M5S che dettano la linea e il ministro Luciana Lamorgese al Viminale.

Quello che è accaduto nei primi tre mesi del 2021 è a dir poco disarmante. I numeri ufficiali pubblicati sul sito del Ministero dell'Interno non lasciano spazio alle interpretazioni: da gennaio a marzo gli sbarchi sono stati 8465 e dunque tre volte tanti quelli dello stesso periodo del 2020. Nel pieno, ricordiamolo, di una pandemia globale che per mesi ha rinchiuso in casa gli italiani, ha messo in ginocchio la nostra economia e sta limitando fortemente le libertà individuali. Il dato è ancora più imbarazzante se confrontato con lo stesso periodo del 2019, quando il Pd non era al governo.

giovedì 8 aprile 2021

Conformismo e sorveglianza di massa nell’era della nuova “normalità” pandemica

Politici, calciatori, donne e uomini di spettacolo, comuni cittadini, in pochi sono riusciti a salvarsi dal servizio di sorveglianza pandemica e di delazione condominiale messo in piedi nell’ultimo anno: il deputato Marattin, i calciatori della Juventus, e tanti altri noti e meno noti si sono visti irrompere la polizia in casa, costretti così a interrompere un qualche banchetto casalingo, in divieto flagrante (e immagino anche fragrante visto l’assembramento prandiale a base di, si spera, buon cibo e vini) rispetto alla stordente sequela di divieti imposti da decreti-legge e più spesso Dpcm, e ad incassarsi poi il verbale di sanzione.
Un intricato groviglio di norme, lemmi e commi, divieti spesso patafisici, talmente surreali e dadaisti che il giornale triestino Il Piccolo ha pensato bene di ‘regalarli’ in allegato al quotidiano, con una pubblicità divenuta giustamente virale in Rete.
Ma più che della propria pantagruelica fame, i cittadini trasgressori della nuova normalità pandemica, intessuta di distanziamento sociale, mascherine, vita ritirata e casalinga e soprattutto solitaria, sono stati vittime privilegiate della degenerazione strutturale del concetto di cittadinanza attiva, con zelanti vicini di casa che si sono resi solerti informatori delle forze di polizia, poi prontamente accorse per sanzionare i commensali assembrati.

mercoledì 7 aprile 2021

La società aperta ha chiuso le porte

In genere sono in sintonia con Veneziani; tuttavia il discorso che segue mi appare realistico ma troppo rassegnato. Importante documentarsi anche in contesti che promuovono soluzioni concrete ed efficaci, tipo Iustitia in Veritate [qui].

“Non ne usciamo più” è il passaparola anzi il passapensiero che si legge sui volti delle persone, anche quando non lo dicono. La percezione che Pasqua sia un altro falso traguardo, che dopo saremo ancora alle prese con la pandemia e le conseguenti restrizioni, che sarà una storia ancora lunga e sofferta, non nasce solo da Tele-Angoscia, la televisione che vive ormai del terror panico e delle sue storie somministrate ogni giorno e sera durante i pasti; ma viene dalle dichiarazioni dei leader europei, come Angela Merkel e Emmanuel Macron, dalle minacce continue dei virologi e di quanti ci dicono che i vaccini non solo si completeranno solo dopo l’estate ma non saranno la panacea e non ci metteranno al riparo dai rischi e dalle restrizioni. Perché hanno scadenza limitata, andranno rifatti; perché non è detto che i vaccinati siano davvero al riparo dalle varianti venture; e quando saranno vaccinati tutti gli italiani ci saranno pur sempre i paesi vicini, i nuovi arrivi, i nuovi sbarchi.

domenica 4 aprile 2021

La colomba per Giorgia, il mattatoio per Matteo

Ma da dove nasce questa imprevista apertura di credito del Corriere della sera e del neosegretario del Pd, Enrico Letta, nei confronti di Giorgia Meloni e i suoi Fratelli d’Italia? Proprio ora che la Meloni è all’opposizione, da sola, contro il governo Draghi e cresce nei consensi di giorno in giorno…

Sarò malpensante ma conoscendo la linea di entrambi, ritengo che non si tratti di un improvviso attacco di ammirazione o di rispetto democratico nei confronti della destra italiana e della sua leader. Ma credo che sia da inserirsi nella campagna tesa a dividere la Meloni da Salvini, incrinare la leadership di quest’ultimo e indebolire il centro-destra che i sondaggi, anche quelli più pagliacceschi, danno da tempo come vincente in caso di elezioni. È bastato vedere il seguito all’editoriale di Ernesto Galli della Loggia per rendersene conto: un costante tentativo di separare Meloni e Salvini e metterli l’uno contro l’altra, in Italia come in Europa, approfittando della divergenza sul governo Draghi.

sabato 27 marzo 2021

Aprile mese delle richiusure: Draghi e Speranza vendono la proroga del lockdown come riapertura delle scuole

Continuano a prenderci per i fondelli. Fino a quando? Mica vi stavate convincendo che tutto stesse per finire, vili plebi italiche e appestate!

Bisogna ammetterlo, Mario Draghi e il suo staff si stanno dimostrando abilissimi nel preparare le conferenze stampa, nello spin doctoring. Lo schema resta quello del Conte 2, ma complice una stampa accondiscendente, riescono a nasconderlo bene, senza scadere nelle trovate fuori luogo del duo Giuseppi-Casalino. La sostanza, però, non cambia, anzi peggiora.

Mentre scriviamo non conosciamo ancora prime pagine e titoli dei servizi di oggi, ma a giudicare da quanto abbiamo letto ieri pomeriggio, il presidente del Consiglio è riuscito nell’intento di occultare la cattiva notizia (zone rosse e arancioni prolungate fino a tutto aprile) con una buona notizia (riaprono dopo Pasqua materne, elementari e prima media anche nelle zone rosse). Buona notizia che però, come vedremo, da una parte non è un passo avanti rispetto alla situazione di inizio marzo, e dall’altra era una decisione praticamente dovuta per una pronuncia del Tar del Lazio. Ma ci arriveremo.

mercoledì 24 marzo 2021

Giorgia Meloni: «Governo Draghi in continuità con Conte, non va. Rispetto Letta, persona di valore»

La leader di FdI: «Il governo è in continuità con Conte, così non va. La Lega? Non si sta allontanando: vediamoci e decidiamo in mezz’ora i nomi dei migliori sindaci»
È sempre più convinta della sua opposizione solitaria: «Mi scrivono in tanti che all’inizio avevano dubbi e adesso mi chiedono di andare avanti. Perché, al di là di qualche nome cambiato qua e là, questo governo è in perfetta continuità col precedente. E non poteva essere altrimenti, visto che la maggioranza che lo sostiene è in larga parte la stessa del Conte II». Ma Giorgia Meloni rifiuta l’etichetta di «signora no», di chi si oppone a tutto solo per principio: «A bocciare tante scelte di questo governo non sono io, ma gli italiani».

Glielo ha detto a Salvini, che sembra vivere male il suo atteggiamento duro?
«Intanto non è un atteggiamento duro. Quando sono stata d’accordo non ho avuto alcun problema a dirlo. Poi non faccio polemica coi miei alleati, con i quali sono sicura che dopo questa parentesi ci ritroveremo per governare assieme il Paese. Semmai mi dispiace sentire da altri toni polemici verso di noi. Abbiamo fatto scelte diverse, io rispetto le loro e mi aspetto lo stesso. So che la politica ha regole e vince chi ha più numeri, anche all’interno di una maggioranza, quindi non rimprovero loro nulla. Ma il ruolo dell’opposizione è anche dire quando le cose non vanno».

martedì 16 marzo 2021

Storici, vil razza dannata

Ma è possibile che nessuno storico italiano, nessun cattedratico di Storia moderna e contemporanea abbia il coraggio di dire, con parole chiare e forti, che l’onda lunga di leggi e condanne sugli avvenimenti storici del passato è un’infamia che uccide la verità storica e pure la ricerca? Possibile che nel Paese di grandi storici, fino ai più recenti Renzo De Felice e Rosario Romeo, non si sia levata una voce, non sia sorta un’associazione o un’iniziativa per deprecare l’uso politico e giudiziario della storia, la condanna retroattiva del passato, l’obbligo di rinnegare la memoria storica?

Come definire questo linciaggio permanente e questo massacro retroattivo degli avvenimenti e dei protagonisti del passato? Lo definirei storicidio. Una società che uccide e rinnega la sua storia ha smesso di essere una civiltà; si è dimessa dalle sue radici, dalla sua identità, dalla sua dignità, dalla sua tradizione, dalle sue memorie, divise e condivise, unitarie e controverse.

sabato 6 marzo 2021

Giorgia Meloni: vi racconto cos’è il comunismo.

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo l’estratto firmato da Giorgia Meloni tratto dal volume “I comunisti lo fanno meglio (... oppure no?)”. 
Il contributo del leader di Fratelli d’Italia è un’invettiva a 360° – ragionata, documentata e “vissuta” – sul dispositivo che l’ha condotta, da giovanissima militante di destra, sul fronte anti-comunista. Avere a che fare con i comunisti infatti, ancora nell’Italia di inizi anni ‘90, non era sostanzialmente così diverso dalle gesta della “peggio gioventù” che aveva incendiato l’Italia fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli Ottanta: intolleranza nei confronti delle opinioni altrui, violenza verbale e fisica, integralismo politico e moralismo a targhe alterne. Acqua passata? Esattamente il contrario. Per quanto caricaturali, infatti, i “nipoti” dei fondatori della falce e martello si sono portati dietro tutti i codici genetici dell’ideologia comunista dei loro antenati: a partire da quella lotta senza quartiere contro le identità profonde – la Nazione, la famiglia, la fede – che rappresenta oggi l’anello di congiunzione fra post-comunismo e neoliberismo. A tutto questo Giorgia Meloni ha detto «no». E ne ha fatto una ragione di vita.

Giorgia Meloni: vi racconto cos’è il comunismo.

Ho cominciato ad avere una pessima considerazione del comunismo da ragazzina, ancor prima di sapere esattamente che cosa fosse. Proprio così. Prima di conoscere nel dettaglio, grazie allo studio, quali fossero le tesi economiche marxiste e quale l’ideologia e i metodi dei regimi socialisti, già provavo una forte avversione nei confronti di bandiere rosse e pugni chiusi. Non era per pregiudizio, non ne ho mai avuto nei confronti di alcuno, ma piuttosto per come avevo imparato a conoscere quelli che si definivano comunisti. Ecco, se quelli erano una rappresentazione del comunismo, allora io ne ero ben distante. La prima impressione, è proprio il caso di dirlo, è stata quella giusta.
È stata sufficiente l’esperienza a scuola. Ai tempi delle superiori, avevo da poco varcato la soglia della sezione del Fronte della gioventù della Garbatella, il quartiere di Roma dove vivevo, spinta dalla tempesta di emozioni che mi avevano suscitato l’omicidio di Paolo Borsellino e della sua scorta da parte della mafia, quando m’imbattei in una dimensione politica ben distante da quella che avrei immaginato.

giovedì 4 marzo 2021

Popolo, élite, democrazia

La manipolazione in atto da circa un paio di secoli da parte delle elite è un dato di fatto. Ed ha sempre dato a qualcuno i suoi frutti.
POPOLO, ELITE, DEMOCRAZIA
(Post pensante, quindi pesante) 

Il “populismo” era una espressione politica manifestatasi a cavallo tra XIX e XX secolo in Russia, negli Stati Uniti d’America e in periodi relativamente più recenti in Sud America. Le prime due manifestazioni politiche fotografavano una opposizione tra una vasta porzione di popolo, agricolo, contro i poteri dominanti del tempo, tempi in cu la composizione sociale era molto semplificata. Leggermente diversa la composizione sociale in Sud America, figlia del diverso corso storico di quel continente. Papa Francesco (che è argentino), ebbe a ricordare che secondo lui, populismo era anche quello di Hitler e del suo partito-movimento che s’impose durante le convulsioni finali della Repubblica di Weimar.

mercoledì 3 marzo 2021

Due osservazioni sull'esordio dell'era Draghi

I Dpcm? Speravo in un cambio di passo.
Mi aspettavo e mi aspetto ancora che si modifichi la politica surreale delle chiusure a cena dei ristoranti che invece sono aperti a pranzo, mentre si consente che gli anziani si accalchino in file vergognose per il vaccino. Mi aspetto che si affronti il tema che poniamo da un anno dei mezzi pubblici strapieni, vero vettore di contagio, altro che le palestre. Mi aspetto trasparenza sui dati del Cts, che limitano le libertà individuali. E non è possibile continuare a calcolare i ristori in base ai codici Ateco anziché sulla perdita del fatturato.
La mia intervista al Corriere della Sera (Giorgia Meloni)

* * *

È stato quindi finalmente pubblicato il Dpcm di Draghi. Atteniamoci ai dati di fatto, invece di lanciarci in speculazioni su ciò che Draghi vorrà fare, ma non è ancora il momento, su ciò che vorrebbe fare, ma non ha ancora potuto, ecc. ecc. Dai dati di fatto ciò che emerge è la piena continuità con Conte. Le uniche novità sono peggiorative, all'insegna di maggiori restrizioni.

Perché la Lega non poteva dire no a Draghi: ora la sfida è governare restando primo partito

L’ingresso della Lega-Salvini Premier nel governo Draghi ha messo a soqquadro la politica italiana. Non molti si aspettavano una simile mossa da parte di Matteo Salvini. Tra questi sicuramente non c’erano i leader dell’ormai defunto governo giallo-rosso-rosa, e, forse, nemmeno alcuni esponenti di spicco del centro-destra. Salvini ha sparigliato, correndo un rischio non da poco. Si è appellato al motto anglosassone my country first, l’unica etichetta a cui deve appellarsi un partito che da due anni è primo nelle preferenze di voto degli italiani per compiere una scelta così controversa.
In questa legislatura si sta scontando sin dall’inizio lo sfarinamento del partito di maggioranza relativa in Parlamento, il Movimento 5 Stelle, e l’assurgere della Lega come nuovo baricentro del sistema politico italiano. Una novità che è stata suggellata dalle elezioni europee, dalle regionali – la Lega e il centrodestra governano 14 regioni su 20, come ha ricordato lo stesso Salvini uscendo dal Quirinale – e da tutti i sondaggi di opinione che continuano a premiare il Carroccio. Poteva il primo partito italiano restare fuori dal governo Draghi, dalla stesura del Recovery Fund, da un momento epocale per la vita pubblica italiana determinato dalla pandemia e dal successivo piano vaccini? La risposta è semplice: no.

martedì 23 febbraio 2021

Geopolitica di Draghi

In linea generale, con Draghi mi atterrei al suo stesso invito a chiusura della replica al Senato (o alla Camera?) al voto di fiducia in cui ringraziava per gli attestati di stima, ma invitava a verificarli nei fatti. Aspetterei quindi i fatti, visto che è uomo di poche parole. Ma appena posto il principio, vorrei infrangerlo con una congettura informata, a proposito di un possibile intento di politica estera.
Il giornalista di Repubblica che segue l’incontro preparatorio al G7 che si terrà in Cornovaglia prossimo giugno, da un paio di giorni, fa balenare una sorta di possibile “special relation” tra Johnson e Draghi. Biden, Suga (JAP) e lo stesso Draghi sono nuovi. Merkel scade a settembre e Macron chissà se verrà rieletto al 2022. La riunione finale del G20 ad ottobre, ha la doppia presidenza UK-Italia.

lunedì 22 febbraio 2021

LE VERE INTENZIONI DI DRAGHI ▷ “È tutto scritto nel report del G30: per le micro imprese italiane sarà la fine”

La lista di cose da fare per questo nuovo governo ruota attorno a due concetti chiave in questo preciso momento storico: salute ed economia. E se da un lato, con la conferma del Ministro Speranza, la parte sanitaria pare proseguire in continuità con la linea adottata dal Governo precedente, sul piano economico il Paese sembra andare in contro a una brusca sterzata.
A dirlo, prima ancora del programma di governo, sarebbe secondo il Prof. Valerio Malvezzi un documento pubblicato a dicembre 2020 e redatto con la direzione proprio del nuovo Premier: Mario Draghi.
Stiamo parlando del report del Group of Thirty o G30, di cui Draghi è membro onorario, che porta il titolo di ‘Reviving and Restructuring the Corporate Sector Post-Covid: Designing Public Policy Interventions‘, cioè ‘Rilancio e ristrutturazione del settore aziendale Post-Covid – Progettazione di interventi di politica pubblica’. Un documento che contiene le linee guida che i politici di tutto il mondo dovrebbero seguire per uscire dalla crisi scatenata dal Covid-19 secondo, appunto il G30, cioè un gruppo formato da banchieri ed esperti della finanza mondiale.

domenica 21 febbraio 2021

Orlando e Garavaglia: due ministri e un messaggio in codice

Pensavate ci fosse qualcosa di peggio di andare a votare partiti orgogliosamente populisti e sovranisti nel 2018 e ritrovarsi poi Draghi al Governo nel 2021? E invece c’è. Per capirlo, però, bisogna fare un passo indietro e rendersi conto di come l’attuale situazione politica italiana sia davvero qualcosa di impensabile, e indicibile, se vista con gli occhi di tre anni fa. Dalle urne erano usciti vincitori, su tutti, Lega e 5 Stelle. I quali – per quanto lontani e talora antitetici – venivano entrambi da anni di campagne contro il dominio dei mercati, contro l’establishment, contro l’euro. Cioè – a sintetizzare in due parole e in una persona – contro Mario Draghi e tutto ciò che rappresenta.

Ecco, se qualcuno, in allora, avesse pronosticato che ci sarebbe stato Draghi premier con l’appoggio dei grillini, dei leghisti e dei piddini gli avrebbero minimo minimo fatto un TSO. E invece c’è. Ma andiamo oltre, e avanti. Cosa dimostra l’operazione Draghi? Per chi riesca a smettere i panni del tifoso di qualsiasi schieramento, esprime una cosa sola: la geometrica potenza dell’establishment, dei mercati e della finanza. I quali sono così sicuri della propria invulnerabilità da poter ricavare “qualsiasi” risultato da qualunque esito elettorale. Ecco il primo messaggio ai riottosi: siete patetici, alla fine vinciamo noi, e ve lo dimostriamo facendo una bella torta europeista con le vostre scadenti uova sovraniste. Insomma, una sfacciata (perculante, addirittura) esibizione di spocchia.

martedì 16 febbraio 2021

La Tassonomia europea, ovvero la “bolla speculativa verde”

Ancora pretesti ecologici per azzerare prima l'industria occidentale, poi la proprietà privata...
Sviluppo sostenibile o bolla speculativa verde? 
Lo scorso dicembre, quando la Commissione UE ha presentato la bozza della “Tassonomia”, cioè la classificazione delle attività economiche, dei prodotti e dei materiali in base alla loro impronta di CO2, persino tra i sostenitori delle politiche per il clima se ne è cominciato a capire la natura distruttiva. Il rapporto di 233 pagine è un manifesto per la deindustrializzazione, cosa non sorprendente, considerando che è stato preparato dall’industria finanziaria. Infatti, il Gruppo Tecnico di Esperti di Finanza Sostenibile che lo ha stilato è composto da istituti finanziari, NGO e altri organismi dediti alla creazione di una nuova bolla finanziaria, attraverso il dirottamento di centinaia di miliardi di fondi dagli investimenti produttivi a quelli improduttivi (qui).
Fortunatamente, alcuni governi stanno aprendo gli occhi, almeno su alcuni aspetti della transizione verde, tanto che la Commissione UE ha dovuto rinviare la pubblicazione della tassonomia a causa dell’opposizione di dieci stati membri. Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia hanno infatti firmato un documento in cui si respinge l’esclusione del gas naturale dalla lista dei “combustibili di transizione”, chiedendo “la possibilità di usare l’idrogeno prodotto da varie fonti energetiche”.

lunedì 15 febbraio 2021

Meloni: "Il governo Draghi è la morte della democrazia". Intervista

Fratelli d'Italia ha convocato alle 18 la Direzione Nazionale, riservata ai soli componenti e allargata ai gruppi parlamentari, che avrà come punto all'ordine del giorno relazione con la quale il presidente Giorgia Meloni proporrà che Fratelli d'Italia voti contro la fiducia al nuovo Esecutivo
Intervista di Affaritaliani.it a Giorgia Meloni prima dell'importante riunione dei vertici di Fratelli d'Italia

Che cosa non va nel governo Draghi?
"Non va innanzitutto il fatto che, di fronte al fallimento della precedente maggioranza e del tentativo di rimetterla in piedi, sia stata ancora una volta scelta la strada del Palazzo e non quella delle urne. Si doveva e si poteva votare, come fanno in tutto il mondo. Ieri ancora in Catalogna, dove peraltro i nostri fratelli di Vox hanno ottenuto un risultato storico che conferma lo stato di salute dei partiti conservatori in Europa. Poi non funziona l’idea che basti Draghi, figura certamente rispettabile, per tenere insieme quello che insieme non può stare. Un governo ammucchiata che faticherà moltissimo a dare le risposte che gli italiani attendono, come stiamo già vedendo in queste ore. Noi in Parlamento, dall’opposizione, cercheremo di sostenere i ministri di centrodestra ma sarà dura. Questo è un governo che nasce a trazione Pd, sia con i ministri politici chiamati a rappresentare le varie correnti Dem, sia con molti di quelli “tecnici” che vengono da sinistra. Altro che “governo dei migliori”...".

sabato 13 febbraio 2021

Orlando e Garavaglia: due ministri e un messaggio in codice

Pensavate ci fosse qualcosa di peggio di andare a votare partiti orgogliosamente populisti e sovranisti nel 2018 e ritrovarsi poi Draghi al Governo nel 2021? E invece c’è. Per capirlo, però, bisogna fare un passo indietro e rendersi conto di come l’attuale situazione politica italiana sia davvero qualcosa di impensabile, e indicibile, se vista con gli occhi di tre anni fa. Dalle urne erano usciti vincitori, su tutti, Lega e 5 Stelle. I quali – per quanto lontani e talora antitetici – venivano entrambi da anni di campagne contro il dominio dei mercati, contro l’establishment, contro l’euro. Cioè – a sintetizzare in due parole e in una persona – contro Mario Draghi e tutto ciò che rappresenta.
Ecco, se qualcuno, in allora, avesse pronosticato che ci sarebbe stato Draghi premier con l’appoggio dei grillini, dei leghisti e dei piddini gli avrebbero minimo minimo fatto un TSO. E invece c’è. Ma andiamo oltre, e avanti. Cosa dimostra l’operazione Draghi? Per chi riesca a smettere i panni del tifoso di qualsiasi schieramento, esprime una cosa sola: la geometrica potenza dell’establishment, dei mercati e della finanza. I quali sono così sicuri della propria invulnerabilità da poter ricavare “qualsiasi” risultato da qualunque esito elettorale. Ecco il primo messaggio ai riottosi: siete patetici, alla fine vinciamo noi, e ve lo dimostriamo facendo una bella torta europeista con le vostre scadenti uova sovraniste. Insomma, una sfacciata (perculante, addirittura) esibizione di spocchia.

domenica 7 febbraio 2021

Mario Draghi, o "l'abbraccio mortale del Loden" (Meloni unica a capirlo)

C’è un che di tenero  e di irritante al tempo stesso in questa generale fascinazione per Mario Draghi. Emerge, rugiadosa, quell’infantile propensione dell’italiano medio verso l’”Uomo competente”, (sorta di upgrade postmoderno dell’”Uomo forte”) catalizzata in una voglia di rassicurante, avvolgente lana cotta che avevamo già conosciuto con il loden di Monti e che poi si è visto quali disastri abbia prodotto.

Una propensione emotiva unita, però, a una seccante mancanza di visione strategica e di memoria storica. Infatti, oltre l’ipnotico scintillìo della “competenza”, appare imperdonabile come non si voglia approfondire al servizio di quali obiettivi questa – pur oggettiva - sia stata dedicata.

sabato 6 febbraio 2021

Dai burattini ai burattinai

Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare. In alto hanno deciso: basta Conte, arriva Draghi. Passiamo dai burattini ai burattinai. Il potere scende in campo direttamente: la gravità della situazione italiana deve essere peggiore delle più nere previsioni, e non solo per il crollo del PIL. Non riusciamo però a condividere l’entusiasmo di chi si consola per la fine del governo giallo fucsia. Pessima gente, per carità, povera patria in mano a don Fofò Bonafede, il disc jockey ministro di giustizia, a Giggino Di Maio, ministro degli esteri digiuno di storia e geografia che neppure sospetta l’esistenza della geopolitica. E che dire di un prefetto agli Interni, dell’imbarazzante signora De Micheli ai trasporti, del povero Speranza (nomen omen) alle prese con il contagio e di tutta l’improbabile brigata.

venerdì 22 gennaio 2021

Giorgia Meloni, bomba sul governo. FdI vince in tribunale contro il ministro Speranza: "Costretto a far vedere il piano anti-Covid agli italiani"

Il governo "piegato" da Fratelli d'Italia. Entro un mese il ministero della Salute diretto da Roberto Speranza dovrà trasmettere ai parlamentari meloniani Galeazzo Bignami (responsabile nazionale del Dipartimento sicurezza) e Marcello Gemmato (responsabile del Dipartimento Sanità) la copia del Piano nazionale emergenza per il contrasto al Covid. È la sentenza del Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso dei due deputati di FdI. La vicenda ha inizio il 4 agosto scorso, quanto Bignami e Gemmato presentarono al Ministero una richiesta di copia del Piano di cui aveva parlato in un'intervista giornalistica il direttore generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute. La non risposta del ministero ha portato al ricorso. Respinte l'eccezione di genericità e inammissibilità, il Tar si è concentrato sul fatto che il Ministero ha eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva, ritenendo che il documento in questione fosse solo un testo elaborato e proposto dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento, e non un Piano pandemico approvato con atto formale dal ministero della Salute. Nonostante ciò, spiegano i giudici, il ministero ha depositato il documento in giudizio. I parlamentari di FdI hanno contestato la posizione ministeriale, sostenendo che la documentazione di cui avrebbero voluto l'ostensione era il 'Piano nazionale di emergenza' di cui aveva parlato il funzionario nell'intervista.

sabato 16 gennaio 2021

Giorgia Meloni replica a Giannini. Insultata, mai insulta ma argomenta e asfalta l'interlocutore

Oggi la mia risposta a Massimo Giannini su La Stampa. Non saremo mai la destra che piace alla sinistra

Caro direttore,

con un post sui social le avevo chiesto di argomentare meglio cosa intendesse dire chiamandomi lo “sciamano d’Italia”. Mi ha risposto con un lungo editoriale confermando purtroppo la solita strategia di distorcere la verità e poi su quelle falsità costruire accuse contro i propri avversari politici.

domenica 10 gennaio 2021

Quindi ci sono morti ammazzati da pallottole buone?

Incredibile che tutti i giornali si bevano la “narrazione” di Re Biden e di Capitol Hill “santuario della democrazia” quando ci sono quattro vittime (ricordate Carlo Giuliani?)
Guardate questo video. Insieme a Ashli Babbitt, 34 anni, veterana di guerra, ci sono stati quattro morti tra i manifestanti davanti a Capitol Hill. Ma tutti zitti. Si declinano le loro generalità. Un po’ di colore. Chiusa lì. Se non ci fosse quel video sul brutale assassinio di Ashli, forse neanche si saprebbe di queste povere vittime. Un affaruccio ai margini della grande, grandissima epica narrazione intorno a Capitol Hill. “Il santuario della democrazia”.
Vi ricordate cosa successe quando la protesta di migliaia di manifestanti contro un “santuario della democrazia” – otto capi di Stato riuniti a Genova – finì con il disastro di Genova, vent’anni di processi contro la polizia, risarcimenti milionari e una piazza dedicata a Carlo Giuliani, il giovane che voleva spaccare con l’estintore la testa a un carabiniere che stava dentro la camionetta? Quale che fosse il “santuario della democrazia”, il giornalismo si ricordò che il primo “santuario” è la vita umana, non rimase indifferente e non si accontentò della “narrazione” dei potenti.

sabato 9 gennaio 2021

Usa, Giorgia Meloni: «Non accetto lezioni sulla vicenda americana». L’intervento punto per punto

Giorgia Meloni, con la consueta chiarezza e convinzione, ha illustrato il suo punto di vista in un lungo intervento pubblicato oggi dal Corriere della Sera 

Gentile direttore, 
Negli Stati Uniti sono accaduti, in queste ore, eventi clamorosi e gravissimi, culminati in una surreale irruzione nella sede del Congresso americano che ha causato diversi morti. Un quadro scioccante. Eppure per molti, in Italia, sembra tutto semplice. La tesi sostenuta, in sostanza, è: negli USA c’era un dittatore pazzo che è stato sconfitto, ora ha vinto il bene sul male ma Giorgia Meloni non ha preso sufficientemente le distanze dal mostro Trump. A volte invidio chi ragiona in modo così banale, se non altro perché a fine giornata non rischia l’emicrania per aver fatto lavorare il cervello. 

Rispondo per punti alle stupidaggini che ho letto sul mio conto. 

martedì 5 gennaio 2021

"Sarà una catastrofe, umanitaria e generazionale", dice Crepet

Tutto chiaro sugli aspetti considerati. Tuttavia si dà per scontato il rimedio costituito dal vaccino. Senza considerare le ragionevoli riserve nei confronti di una campagna dichiaratamente sperimentale e con un prodotto portatore di innovazioni bio-tecnologiche non chiare e anche inquietanti nella misura in cui non se ne conoscono gli effetti a lunga scadenza e forse anche generazionali. Mentre basterebbe garantire una maggior attenzione a cure efficaci già individuate, nonché ad una strategia sanitaria con protocolli che prevedano l'uso precoce e a domicilio di queste cure, ad evitare sia i ricoveri che possibili tragiche complicazioni. E non si capisce perché nessuno nell'agone politico e sui media ne parli con la dovuta chiarezza ed esaustività. O meglio. si capisce fin troppo bene visto che i giochi sono in mano a poteri forti  e  al sistema manipolatorio del pensiero unico, orwelliano, da cui non si riesce a svincolarsi. E viste le mutazioni antropologiche che vanno prefigurandosi.

Il disagio e la paura del prossimo cresce soprattutto nelle città. Lo psichiatra: "È una resa, questa è una parte del mondo che si sta arrendendo. A che cosa non si sa"
AGI - “Sarà una catastrofe. Umanitaria e generazionale. A pagare di più il lockdown saranno le nuove generazioni, anche per la disillusione che ormai si sta diffondendo relativa ai ritardi con cui viene somministrato il vaccino. I tempi sono destinati ad allungarsi”. Lo dice all’Agi Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, commentando le notizie quotidiane di persone rifugiate in casa, paralizzate dalla paura del contatto con gli altri, spesso incapaci di portare a termine banali faccende domestiche. Succede in Italia e in tante altre città del mondo, difficile tenere la contabilità del disagio metropolitano causato dal Covid.