giovedì 2 aprile 2020

L'ora del gattopardo (e quella del gatto selvaggio)

Poco dopo il terribile terremoto che nel dicembre del 1908 devastò Messina, il generale Franz Conrad von Hötzendorf, capo di stato maggiore dell’esercito asburgico, ispirò articoli di giornale che invitavano a cogliere quella insperata occasione per attaccare finalmente l’Italia. Sottile stratega, non c’è che dire. Il consiglio non fu seguito allora, ma è stato seguito pochi giorni fa nell’ultima riunione del Consiglio europeo, ad opera di Angela Merkel. Il paragone non sembri forzato: è vero, il terremoto (l’epidemia) colpisce oggi anche la Germania, ma vuoi perché colà i numeri del contagio sembrano inferiori, vuoi perché il loro sistema sanitario è meglio attrezzato del nostro, vuoi (soprattutto) perché i loro mezzi finanziari sono incomparabilmente più ingenti di quelli italiani, i tedeschi possono galleggiare, noi no. E se vogliamo salire sulla zattera dobbiamo pagare caro, con aumenti vertiginosi del debito “nostrano”, intromissioni, condizionalità, svendita delle imprese strategiche. Cosicché la corda che ci viene oggi lanciata per uscir dai flutti (“Indebitatevi pure, cari amici italiani…” ) ci servirà domani per impiccarci. Pare che, nella videoconferenza che precauzionalmente ha sostituito il tradizionale incontro, “mutti” Angela (ossia “mammina”, come affettuosamente la chiamano i suoi connazionali) sia apparsa soltanto in foto, e abbia parlato attraverso un interprete: si può ben dire che non si è mai vista una fotografia menare tali e tanti fendenti.

mercoledì 1 aprile 2020

Lira, Soros e oggi Eurobond: così la Germania ha sempre fatto guerra all'Italia

I tedeschi la chiamano «drang nach dem absoluten», spinta verso l' assoluto. Nessun altro popolo ha un' espressione simile: indica la propensione a portare ogni idea sino al limite ultimo, a costo di generare catastrofi. Tutto fa credere che questo sia uno di quei momenti, quelli in cui a Berlino sentono «il respiro della Storia», per dirla con Joseph Goebbels, e decidono di ridisegnare l' Europa come vogliono. Con i soldi anziché con i cingolati, ma schiacciando comunque chi ha la sventura di trovarsi tra loro e l' obiettivo. Anche l' ultima volta toccò a noi italiani pagare il conto.
Era il 1992 e la Germania dell' est era stata appena annessa a quella dell' ovest. Il cancelliere Helmut Kohl era chiamato a decidere il cambio del marco "comunista" con quello occidentale. I valori di mercato dicevano che il secondo valeva quattro volte il primo. Scavalcando la Bundesbank, la banca centrale, Kohl impose invece il rapporto di 1 a 1. Una scelta dettata dalla volontà di compiacere gli "ossi", i tedeschi orientali, che sparse però il terrore tra banchieri ed economisti. Perché comportava un accrescimento abnorme della massa monetaria, cioè del rischio d' inflazione, la cosa che i tedeschi temono più al mondo dai tempi della repubblica di Weimar.

L’Italia sta per capitolare. Ci prenderanno per fame e il “Conte Tsipras” ci consegnerà al Mes

Avete capito quello che sta accadendo?

Dal primo decreto che iniziava ad introdurre misure veramente limitative alla libertà personale e di circolazione (11 marzo), fino ad oggi, pur avendo il governo annunciato un primo intervento di 25 miliardi, in tasca agli italiani non è arrivato neppure un centesimo. Certo, stanotte i lavoratori autonomi hanno presentato “alla Fantozzi” (prima io! prima io!) domanda dei 600 euro una tantum, ma prima di un mese nessuno vedrà un euro.
A parte i dipendenti pubblici, che lo stipendio ce l’hanno garantito, così come pure i pensionati (fino a quando non si sa), i lavoratori autonomi (bar, ristoranti, negozi, librerie, parrucchieri, studi professionali etc), dal 12 marzo sono chiusi e non vedono un centesimo. Gli affitti commerciali vanno comunque pagati ma di incassi, causa la chiusura per decreto, nemmeno l’ombra.

La distanza tra il «chiudete la Lombardia» e il «ghe sem»

Quanta distanza c’è tra il titolo di Repubblica, “Chiudete la Lombardia” e l’esultanza vernacolare, «ghe sem!», ci siamo, con cui il governatore lombardo Attilio Fontana ha salutato l’apertura del nuovo ospedale in fiera? C’è un abisso di sentimenti, di attitudine, oseremmo dire persino di fiducia con cui si guarda al futuro.
Operazione record
Nel fine settimana aprirà per i primi 24 pazienti il nuovo ospedale milanese. Una struttura costruita in tempi record: su 25 mila metri quadrati sono stati preparati 250 posti letto che serviranno ad alleggerire la pressione sugli altri nosocomi lombardi. Il tutto è avvenuto in meno di un mese. Come ci ha raccontato Bruno Finzi, uno dei capi ingegneri che si è messo a disposizione gratuitamente, «si è lavorato giorno e notte».
Oggi, in mezzo a tante notizie tristi, è il giorno dell’orgoglio lombardo. In un battibaleno, e grazie alla abnegazione e alla generosità di tanti (raccolti 20 milioni di euro), è stato possibile trovare migliaia di dispositivi di protezione, monitor, ventilatori, caschetti Cpap.
Come dice oggi in un’intervista al Giornale Fedele Confalonieri, «l’ospedale è un miracolo, tutto il resto è rumore». È rumore Beppe Grillo che risorge dalla sua afasia per proporre il «reddito universale», ad esempio.

martedì 31 marzo 2020

Ma chi deve lasciare l'Europa?

Dal 9 avanti Cristo al 9 dopo Cristo la Germania fu una provincia romana. La stagione finì perché un tribuno romano - Arminio, capo dei Cherusci – ruppe il suo giuramento di fedeltà e organizzò un agguato contro tre legioni che stavano marciando verso il Reno. Questa è la famosa “battaglia di Teutoburgo” che i crucchi celebrano come una sorta di battesimo della loro nazione. E non hanno torto. Perché è lo stigma della loro storia: violenza e inaffidabilità. Altro che lealtà teutonica.
Augusto ci restò malissimo e gridò al povero Varo – morto e non sepolto – di restituirgli le sue legioni. Tiberio, che gli succedette cinque anni dopo ed era stato un gradissimo generale - aveva conquistato i Balcani settentrionali – considerò bene la cosa e – da uomo razionale, pragmatico. Romano, insomma - valutò che quella distesa di foreste tra il Reno e l’Elba – senza città, senza cultura, priva di materie prime che non fosse il legno e di merci interessanti che non fossero ambra per ciondoli e capelli biondi per parrucche per matrone e prostitute - poteva essere tenuta a bada “consiilis et astu”. Con la politica, insomma. E aveva ragione. La terra era desolata e chi l’abitava poteva servire come mercenario di cavalleria. Niente di più.

lunedì 30 marzo 2020

Coronavirus: L'Unione Europea si disfa

Mentre la pandemia da coronavirus infuria in Europa – dove più di 250 mila persone sono state colpite dal Covid-19 e 15 mila sono morte – i pilastri fondamentali dell'Unione Europea si stanno sgretolando uno dopo l'altro.
Di fronte a una minaccia esistenziale, gli Stati membri dell'Unione Europea, lungi dall'essere uniti per affrontare la pandemia come blocco unificato, stanno istintivamente tornando a perseguire gli interessi nazionali. Dopo anni di critiche al presidente americano Donald J, Trump per aver portato avanti una politica nazionalista all'insegna dello slogan "America First", i leader europei stanno tornando a quello stesso nazionalismo che hanno pubblicamente affermato di disprezzare.

sabato 28 marzo 2020

Perché il PD blinda Conte e non vuole Draghi?

Vi siete chiesti perché il Partito democratico, che di Draghi è stato il più grande adoratore, non vuole l’ex presidente della Bce a capo di un governissimo e preferisce mantenere Conte? Non vi pare strano?
Vi siete chiesti perché il FattoQuotidiano, megafono di Conte, paragona Draghi a Monti?
Cercherò di dare la mia visione delle cose.
  1. Monti venne in nome e per conto della nomenclatura europea, quella più rigorista, con a capo la Germania. Il PdL accettò a malincuore, il PD applaudì festante. All’epoca era interesse degli Usa che l’euro si salvasse e l’operazione riuscì. In Italia, “grazie” al consolidamento fiscale di Monti, fu distrutta la domanda interna, così l’euro – che regge su determinati equilibri che vi ho spiegato mille volte – fu salvo;

venerdì 27 marzo 2020

Caro Mattarella, le tasse no

Ha detto che usciremo da questa crisi come da una guerra. Allora faccia tacere l'Agenzia delle Entrate. La ripresa passa per tre cose: il ritorno alla piena libertà, un piano Marshall di aiuti e uno stop al peso fiscale
Caro Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica italiana, le scrivo perché con le libertà degli italiani confinate - salvo spesa alimentare e uscite per andare a lavoro, in farmacia o poco altro - ai domiciliari in nome della salute pubblica, è arrivato il momento che chi guida questo Paese, e lei è la massima autorità costituzionale, si faccia carico delle parole che ogni giorno la politica rovescia sugli italiani in emergenza e rinserrati nelle loro case. Lei, caro Presidente, in questi giorni terribili degli italiani alle prese con il virus, ricordando l'eccidio delle Fosse Ardeatine, ha detto: “L'eccidio delle Ardeatine ha costituito una delle pagine più dolorose della storia recente del nostro Paese. I valori del rispetto della vita e della solidarietà che ci sorreggono in questo periodo, segnato da una grave emergenza sanitaria, rafforzano il dovere di rendere omaggio a quei morti innocenti”. Poi ha aggiunto: “Al termine di quegli anni terribili, segnati dalla dittatura e dalla guerra, l'unità del popolo italiano consentì la rinascita morale, civile, economica, sociale della nostra Nazione. La stessa unità che ci è richiesta, oggi, in un momento difficile per l'intera comunità”.

giovedì 26 marzo 2020

Biforcazioni. Cambiamenti epocali in un quadro inedito, dinamico e pieno di incertezze

L'interessante articolo cita Draghi. Credo che il problema sia che Draghi è servo attivo di una certa élite... Solo che forse al punto in cui siamo occorre essere pragmatici per salvare capra e cavoli!

I sentieri possono, ad un certo punto, presentare biforcazioni. Ma scegliendo una delle due vie, si potrebbe poi scoprire che ce ne sarà più avanti un’altra o forse poi un’altra ed un’altra ancora e chissà fino a dove, per andare dove, arrivando quando e come?
Del momento attuale si possono dire tre cose in generale:
  1. la crisi è già di dimensioni tali da segnare una cesura storica con un primo ed un dopo, questo ormai è chiaro a tutti; 
  2. l’entità di questo “prima e dopo” è però funzione della gravità e lunghezza della crisi stessa, quantificazione che non siamo in grado di fare poiché lo svolgimento è in corso; 
  3. la crisi interviene in un transizione storica già in atto, dal moderno che termina così definitivamente la sua lunga vigenza penta-secolare a quello che io chiamo il complesso, la nuova era i cui albori risalgono a sessanta/settanta anni fa.

Dante padre nostro. Lui esule noi reclusi.

Ieri è stata la prima giornata mondiale dedicata a Dante Alighieri e cade nel momento più buio dell’Italia nostra. Un terribile contagio di cui abbiamo il triste primato mondiale di vittime, un paese agli arresti domiciliari e un collasso economico e sociale che non ha precedenti dalla Seconda guerra mondiale. Il tutto, se vogliamo, in un momento davvero “dantesco” tra la mancanza di un governo all’altezza della situazione e l’assenza di una vera guida spirituale e pastorale: un po’ come al tempo di Dante, col Papato finito ad Avignone e l’Italia “nave senza nocchier in gran tempesta”. Abbiamo dunque cominciato a celebrare il Poeta partendo dall’inferno dantesco, con l’ardente speranza di riveder le stelle. Lui esule, noi reclusi.
L’hanno chiamato vezzosamente Dantedì ma l’idea di dedicare una giornata al Sommo Poeta ci parve subito una sacrosanta iniziativa. E se cade nel momento peggiore può anche dirsi il contrario: mai come oggi potremo apprezzare il richiamo dantesco. Abbiamo il tempo e forse la condizione spirituale più adatta per tornare ai suoi versi e alla sua visione; per leggerlo, declamarlo e gustarlo con una sensibilità che non avevamo al tempo della scuola e della somministrazione coatta delle terzine dantesche. Però una giornata dantesca non può essere solo un vago omaggio al Poeta e alla bellezza dei suoi versi. Perché se così fosse si potrebbe immaginare pure un Leopar-dì, anche se non sarebbe un dì di festa, considerando la visione tragica del poeta. Se si dedica una giornata a Dante è per due motivi essenziali in cui il valore poetico-letterario della sua opera ne è il glorioso coronamento.

mercoledì 25 marzo 2020

25 marzo. Festa dell'Annunciazione e festa nazionale in Grecia

Nel giorno della loro festa nazionale, a 199 anni esatti dall'insurrezione del 1821 che la portò alla libertà dal secolare giogo turco, auguri, Grecia, popolo fratello e nazione sorella, uniti dallo spirito, dalla religiosità e dalla cultura! Quando pensiamo all'Europa, alle sue radici, alla sua frontiera e anche alla sua sofferenza, pensiamo alla Grecia, non abbandoniamola, e giuriamo che l'anno prossimo celebreremo i 200 anni in libertà e prosperità, memori del passato e protesi verso il futuro.
Ogni volta che la Grecia ha combattuto, lo ha fatto per tutta l'Europa e tutta la Cristianità, e non si può dimenticare tale debito...
Ο Θεός να ευλογεί την Ελλάδα! Ελευθερία ή θάνατος!! (Roberto De Albentiis)

martedì 24 marzo 2020

Prove di regime in corso

Dedicato a quelli che non ne hanno mai abbastanza, che vorrebbero l’esercito per le strade, anzi in salotto o a presidiare l’ingresso del bagno. E magari il bando con “fine pena mai” per i reprobi colpevoli di anelare a una boccata d’aria oltre il filo spinato del proprio balcone. Insomma, eccovi una consulenza legale gratuita per instaurare un regime “efficiente” e “responsabile”. Avete presente? Quella “cosa” dove le autorità passano a rastrellare casa per casa e a segregare gli infetti oppure a rieducare i riottosi (differenza, invero, sottile). Recapitandoli, poi, ad apposite “strutture” deputate alla sanificazione ovvero alla “rieducazione” degli “infetti”. Ora segnatevi queste dritte giuridiche, grazie alle quali potrete ottenere misure ancora più “restrittive”; quelle che, a voi, non bastano mai. Ma non siete i soli, sapete. Oggi, il Governatore del Veneto ha imposto, con ordinanza, ai suoi concittadini di non allontanarsi, pedibus scarpantibus, più di duecento metro dalle petunie dei rispettivi giardini.

lunedì 23 marzo 2020

Dagli “aperitivi solidali” allo Stato di polizia, relativismo e autoritarismo al tempo del Coronavirus

In questo terribile mese dall’esplosione dell’epidemia di Coronavirus nel nostro paese abbiamo assistito alla stupefacente mutazione verificatasi nelle posizioni delle forze governative della sinistra “giallo-rossa”. Abbiamo potuto constatare come per un lungo, troppo lungo periodo una valutazione realistica del contagio stesso ed una risposta adeguata ad esso siano state drammaticamente impedite da ostacoli di pura natura ideologica, e più precisamente da una pregiudiziale di tipo multiculturalista e “globalista”.
Il virus veniva dalla Cina: per fermarlo si sarebbero dunque dovuti – in base al realismo e al buonsenso – chiudere immediatamente i confini a quanti provenivano da quel paese o costringere quest’ultime alla quarantena. Ma simili misure suonavano radicalmente inaccettabili alle orecchie degli esponenti politici del Pd e dei 5Stelle, così come di tutta l’opinione pubblica “progressista” del paese. Più in generale, poi, la sfida rappresentata dalla diffusione di un virus di inedita pericolosità poneva bruscamente in evidenza i limiti della retorica globalista, e l’insostituibilità, nelle situazioni di emergenza, di un rafforzamento del controllo dei confini nazionali e dell’azione diretta degli Stati nazionali per la salvaguardia della salute e della sicurezza dei propri cittadini.

Le conseguenze del futuro. Sette conclusioni dalla crisi del coronavirus

Improvvisamente tonano di moda gli stati nazionali e gli esperti: il coronavirus metterà in dubbio alcuni dei fondamenti dell'UE. Cos'altro possiamo imparare dalla crisi?
Ivan Krastev è uno scienziato politico di chiara fama e competenza. Su Die Ziet, fa una prima analisi previsionale sulle conseguenze politiche e geopolitiche dell’epidemia. In breve, segnala quanto si scriveva qualche giorno fa, l’8 marzo, ovvero il declino dell’ordinatore economico, in favore di quello politico. I punti sintetici sono:
  1. Il grande ritorno dello Stato. Lo Stato è l’unico sistema che ha intenzionalità ed i processi caotici chiamano interventi intenzionali. La mano invisibile è un sistema auto-organizzato che non ha intenzionalità centrale, quindi tutti si renderanno conto che se nella storia abbiamo fatto stati per cinquemila anni ovvero dalla nascita delle società complesse, un motivo ci sarà. È dunque la fine dell’utopia-distopia liberale; 
  2. il ritorno del nazionalismo. Stiamo vedendo come ogni nazione si richiuda fisicamente e mentalmente in se stessa, questo richiamerà il senso di solidarietà interna che rinforza l’identità. Non è necessariamente un nazionalismo “contro”, come giocherà nelle future relazioni internazionali dipenderà dai quadri di stato della situazione che si verranno a formare;

domenica 22 marzo 2020

L’unica opposizione “responsabile” è quella che non fa sconti a un governo di incapaci ladri di democrazia

Le polemiche dopo? No. Le polemiche ORA, ADESSO. Mentre un governo di minoranza nel paese e guidato da un signore che non ha mai ricevuto un voto che è uno dai cittadini, si è di fatto impadronito della summa imperii – i famosi “pieni poteri” imputati a Salvini – con la scusa, niente affatto nuova nella storia, dell’ emergenza.
Questo è fascismo, amici. Non in fez ma con la pochette nel taschino.
Il parlamento è chiuso, le TV di stato sono penosamente schiacciate sulle posizioni dell’esecutivo. I giornali - per chi ancora li sfoglia e fatte pochissime eccezioni - sono megafoni di un governo di cui tutto esaltano e cui tutto perdonano. A cominciare da errori marchiani, gravissimi e iterati, di comunicazione. Come preannunciare un decreto senza specificare chiaramente cosa contiene e quando entrerà in vigore. La catastrofe della fuga al sud è figlia di queste esitazioni; e stamattina – dopo l’intervento di Conte - i lavoratori della aziende che chiudono, conoscono con chiarezza il destino delle loro retribuzioni? Gli imprenditori sanno se verranno completamente sollevati da ogni obbligo fiscale? Agli italiani è stata ufficialmente comunicata una lista PRECISA delle attività che resteranno aperte?

Coronavirus, Meloni: "Comunicazione da regime totalitario"

Adnkronos -- "Intollerabili i metodi di comunicazione da regime totalitario, utilizzati dal governo per l'emergenza coronavirus: dichiarazioni trasmesse in orari improbabili, con continui ritardi e attraverso la pagina personale di Giuseppe Conte su Facebook, come se in Italia non esistessero le Istituzioni, la televisione di Stato e la stampa". Così Giorgia Meloni, in un post su Facebook, dopo le comunicazioni del premier Giuseppe Conte. "Tutto questo - accusa la leader di Fratelli d'Italia - non fa che peggiorare il senso di insicurezza, ansia e incomprensione da parte di tutti noi. Gli italiani non sanno quali attività saranno aperte e quali chiuse domani, perché nessuno ha visto uno straccio di decreto. Non sanno nemmeno se devono andare al lavoro oppure no, se devono alzare la serranda della propria azienda oppure no". "Ma che metodi sono? Non se ne può più! Chiediamo chiarezza e serietà", conclude Meloni. 

Il mondo che verrà dopo il virus

È possibile tentare una riflessione politica sull’effetto virus? È vero, siamo in balia dell’Imponderabile, troppi misteri e troppe variabili rendono totalmente incerto, aleatorio, lo scenario mondiale. Ma qualcosa si delinea. Cominciamo dalle più evidenti. La parola chiave del momento è limitare o isolare. Limitare gli spazi, i contatti, le libertà, i movimenti, i confini. È l’input opposto alla globalizzazione, ai precetti sullo sconfinamento totale, alla libertà come assenza di limiti. Viviamo gli effetti collaterali della globalizzazione, le controindicazioni dello sconfinamento come diritto assoluto. Inevitabile corollario è il ruolo centrale che torna ad acquisire lo Stato nazionale e sovrano. Le frontiere, le barriere, l’autarchia. Ah, i muri, i deprecati muri, se non ci fossero quelli a salvaguardarci nelle case…
In Italia i tg decantano ogni giorno con toni da propaganda di regime, il modello italiano imitato in tutto il mondo e dall’altro esaltano il rinato orgoglio nazionale. Per cominciare, sul “modello italiano” andrei cauto perché innanzitutto è importato dalla Cina, è il modello Wuhan. In secondo luogo non nasce da una tempestiva profilassi nazionale ma dall’emergenza di un paese che è il più contaminato del mondo, con più vittime, almeno finora, e dunque il coprifuoco è conseguente a una situazione eccezionalmente negativa. In terzo luogo siamo ancora agli inizi ed è presto per azzardare un bilancio positivo della via adottata in Italia; semmai studierei il modello Corea che ha contenuto in 80 morti il focolaio partito forse prima che in Italia, rispetto al nostro con migliaia di vittime. Infine la forza del nostro modello poggia sulla dedizione di medici e infermieri e sullo “state a casa” a tutti gli italiani, col crollo di ogni attività. I rimedi adottati sono primitivi: stare a casa, lavarsi le mani, stare distanti. Ma sul piano pratico, strategico e sanitario, dalle strutture ospedaliere fino alle mascherine e ai tamponi, siamo in grave affanno e confusione.

sabato 21 marzo 2020

Emergenza fino a fine luglio”, già in delibera del 31 gennaio

Conte e il Consiglio dei ministri ci spieghino come mai in data del 31 gennaio fu emanata una delibera dei ministri, a firma del Presidente del Consiglio, che decretava lo stato di emergenza per la durata di SEI MESI, allorquando il paziente 0/1 non erano ancora stati dichiarati/rivelati? Lo saranno poi il 19 febbraio.
La Delibera è visibile qui. Ci spieghino Conte e il Consiglio dei ministri, lo stato di emergenza è previsto per sei mesi? Fino a fine luglio?
Cosa sapevano e sanno che noi non sappiamo?
E a parte il coprifuoco da periodo di guerra, cosa aspetta il Consiglio dei Ministri a emanare decreti per distribuire a tutti gli strumenti monetari per sopravvivere?
Che cosa aspetta il Consiglio dei Ministri a rendere azienda di Stato/banca di interesse nazionale MCC perché possa emettere credito per tutti, e sostenere sia l’offerta sia la domanda così come hanno fatto Francia e Germania?
Che cosa aspetta il Consiglio dei Ministri a distribuire a tutti quanti mascherine idonee?
Come mai nessuno pensa ai precari, ai disoccupati, agli emarginati, alle aziende, alle partite IVA?
Oltre a questo, obbrobriose sono le pubblicità anche istituzionali per fare raccolta fondi presso i cittadini, a fondo perduto.
L’unico paese al mondo che si sta facendo massacrare così.
Grazie governo !
Nforcheri 18/3/2020 - Fonte

venerdì 20 marzo 2020

Conte vuole accedere al fondo salva stati senza il Parlamento. Colpo di Stato

Giorni fa registravamo la notizia sotto riportata, che precede l'articolo odierno ripreso a seguire.
Se la notizia è vera - e purtroppo sembra confermata dall'articolo - ci sarebbe da fare fuoco e fiamme in parlamento, interpellando anche il Colle nonostante sia notoriamente colluso; ma un intervento energico e adeguatamente incalzante dovrebbe avere i suoi effetti.
Abbiamo governanti non eletti che non servono l'Italia ma poteri sovranazionali e vogliono farci fare inesorabilmente e senza appello la fine della Grecia, mentre se andassimo in piazza come si dovrebbe oltre al coronavirus rischieremmo l'esercito! Inoltre, insieme alla libertà di movimento, che però viene garantita ai clandestini, fino al 31 luglio è sospesa di fatto la proprietà privata. Ogni bene è sulla carta dello Stato. Che c'entra col virus? Dove sono le opposizioni?

Il primo accenno
Secondo un interessante articolo pubblicato sul quotidiano tedesco Handelsblatt (qui), nella riunione dell'Eurogruppo di lunedì scorso (16 marzo 2020) il governo italiano, per bocca del nostro ministro delle Finanze Roberto Gualtieri, avrebbe chiesto l'attivazione di un prestito "incondizionato" del MES per l'Italia, che per ora sembrerebbe aver incontrato il parere negativo degli altri governi. O almeno così avrebbero riferito al giornale in questione alcuni partecipanti alla riunione.
Ora, come sappiamo bene, i contenuti delle riunioni dell'Eurogruppo non vengono pubblicati, dunque non c'è modo di verificare la veridicità di quanto sostenuto. Tuttavia, se fosse vero, si tratterebbe di un fatto molto inquietante, passato completamente in sordina, per quanto ho potuto vedere, sulla stampa italiana. Anche perché i prestiti "incondizionati", nel contesto europeo, non esistono: nel migliore dei casi l'Italia potrebbe ottenere che il memorandum d'intesa scatti in un secondo momento, cioè quando ci sarà da rimborsare il debito in questione per mezzo di misure lacrime e sangue. Si tratterebbe comunque del definitivo commissariamento del nostro paese.
Teniamo alta la vigilanza: in questi giorni ci si gioca il futuro dell'Italia. Thomas F.

Oggi apprendiamo (qui):
Conte vuole accedere al fondo salva stati senza il Parlamento. Colpo di Stato

Ricordiamo come funziona: noi diamo i soldi a loro e poi li usiamo. Indebitandoci con i nostri soldi. È una follia. Usiamo i nostri soldi senza darli a loro e senza indebitarci.
Secondo un’intervista al Financial Times il premier Giuseppe Conte ha chiesto all’Ue di usare “tutta la potenza di fuoco” del fondo di salvataggio da 500 miliardi di euro per affrontare la crisi economica del continente. Nelle stessa intervista al Financial Times, Conte mette in evidenza come la “politica monetaria da sola non possa risolvere tutti i problemi” di uno “choc globale senza precedenti”. Secondo Conte è quindi il momento di usare il Meccanismo Europeo di Stabilità per offrire linee di credito di emergenza ai paesi.
“La politica monetaria da sola non può risolvere tutti i problemi. Dobbiamo fare lo stesso sul fronte di bilancio e, come ho detto, il tempismo è essenziale. La strada da seguire è aprire le linee di credito del Mes a tutti gli stati membri per aiutarli a combattere le conseguenze dell’epidemia Covid-19”, afferma Conte con il Financial Times.
La richiesta di Conte di accedere al fondo salva stati, mette in evidenza il quotidiano, arriva mentre le banche centrali del mondo stanno cercando di calmare i mercati con aggressivi tagli dei tassi di interesse e acquisti di bond.

Bertolaso, quando l’autorevolezza è più forte della vanità

Fra i tanti effetti collaterali del coronavirus c’è quello di aver dimostrato quale grande distanza passi tra l’autorità e l’autorevolezza. Tra un’autorità legittima e un’autorità legittimata. Tra l’accettazione di un ordine e la partecipazione a uno sforzo collettivo.
È un fatto che il nostro Paese si sia trovato nell’attuale situazione avendo un governo lontano anni luce dall’orientamento popolare, guidato da una personalità piovuta dal nulla e dimostratosi inadeguato in diversi passaggi cruciali di questa crisi. E di cosa ci sarebbe stato bisogno lo si è percepito chiaramente nelle ultime ore: è bastato che il presidente della Regione Lombardia affidasse una consulenza a Guido Bertolaso per risvegliare un sentimento di fiducia e di speranza che sembrava aver lasciato il passo allo sconforto. E non è poco, perché fiducia e speranza significa affidamento e stimolo nell’esercizio della responsabilità personale.

martedì 17 marzo 2020

Emmanuel Macron e Angela Merkel, sì al "coordinamento tra europei" per coronavirus: ma fanno fuori l'Italia

"Noi lavoriamo tra europei". Ha fatto sapere Emmanuel Macron su Twitter in merito al coordinamento per affrontare il coronavirus e, in particolare, la situazione economica che ne consegue. Coordinamento al quale hanno preso parte "Ursula von der Leyen, Charles Michel e la cancelliera tedesca Angela Merkel", come si legge nello stesso post nel quale non viene mai menzionata l'Italia. 
Proprio così, nonostante l'epidemia stia mettendo in ginocchio soprattutto il nostro Paese (dopo la Cina vantiamo numeri di contagi superiori a tutti), l'incontro è, come al solito, tra Francia, Germania e Belgio. Anche gli esiti sono prevedibili. Christine Lagarde settimana scorsa è stata chiarissima: "La Bce non è qui per abbassare lo spread". E chissà, se per una volta, l'Italia verrà davvero aiutata. I precedenti non lasciano spazio alla positività.

lunedì 16 marzo 2020

Che cosa succederà davvero all’Eurogruppo sul Mes?

La parte relativa alla riforma del MES è passata nelle “varie ed eventuali”, ma non solo. Il testo è cambiato da “avallo politico” (political endorsement) a proseguimento del lavoro (continue the work) e la discussione sulla crisi economica da COVID-19 è passata dal terzo al primo punto.
È una differenza enorme. Infatti, il prossimo Eurosummit del 26/27 marzo era in attesa della conclusione del lavoro dell’Eurogruppo, appunto l’avallo politico, per procedere alla firma della modifica del Trattato, a mezzo dei propri ambasciatori, e sottoporlo poi alla ratifica dei Parlamenti nazionali. Ora si torna alla casella di partenza del giugno/dicembre 2019, o quasi. Infatti, bisogna prendere atto che il lavoro di definizione dei contenuti della riforma è praticamente terminato già da allora, come abbondantemente scritto nei comunicati finali delle riunioni dell’Eurogruppo di quei mesi. Restano da definire alcuni dettagli relativi alla legislazione di secondo livello, ed alla posizione delle Clausola di Azione Collettiva (che con unico voto a maggioranza potrebbero decidere di approvare la ristrutturazione del debito pubblico di uno Stato), da inserire nell’articolato principale o negli allegati.

Firmare il Mes sarebbe come fare un colpo di Stato: lo dicono gli economisti che chiedono al governo di non siglare l'accordo

Anche se ignorate dai giornaloni, aumentano sul web le pressioni perché lunedì 16 marzo l'Italia non firmi il Mes (Meccanismo europeo di stabilità), il discusso fondo salvastati. Voci libere, di economisti e giuristi autorevoli. Eccone alcune. «Il mondo non ha nessun bisogno del Mes. Se proprio volessero salvare le banche (il Mes serve a questo), potrebbero usare la Banca centrale europea», sostiene Guido Grossi, ex tesoriere della Bnl (Banca nazionale del lavoro), in passato vicepresidente dell'AticForex, associazione dei tesorieri italiani, in un'intervista streaming su ByoBlu disponibile su Youtube. «La Bce i soldi li crea dal nulla: non le costano niente, ne ha quanti ne vuole. Perché non lo fanno? La Bce ha il divieto di dare soldi agli Stati, ma può darli alle banche. E invece, per salvare le banche, si sceglie un'istituzione finanziaria internazionale che prende i soldi nostri, dei cittadini. Il Mes prende i nostri soldi e salva queste banche, che potrebbero essere salvate dalla Bce. C'è decisamente qualcosa che non va. Non tornano i conti, no?».

“Abbiamo dato all’Europa 92 miliardi e 58 al MES… Potevamo costruire 500 ospedali”

Le misure annunciate dal Governo per far fronte all’emergenza coronavirus promettono 25 miliardi di euro da stanziare in questi mesi.
Questi soldi sarebbero da destinare ad un risanamento dell’economia italiana messa in ginocchio dalla situazione di quarantena a cui è sottoposto tutto il Paese.
Nel frattempo continuano a far discutere le parole di Christine Lagarde: “Non siamo qui per chiudere gli spread” che hanno fatto insorgere molti che, sottolineano, come il nostro Paese sia contributore netto in Europa.

venerdì 13 marzo 2020

Madame Lagarde pugnala l'Italia alla schiena

Stralcio dalle discussioni due commenti di lettori che puntualizzano l'accaduto di ieri: noi e l'Europa dei tecnocrati avvoltoi. Sommessamente ricordo che la protagonista ha già massacrato la Grecia.
Persino il prono inquilino del Colle ha avuto una sia pur blanda reazione! “L’Italia sta attraversando una condizione difficile e la sua esperienza di contrasto alla diffusione del coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i Paesi dell’Unione Europea. Si attende quindi, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione”.
Vediamo se questa sarà la volta buona che prenderemo coscienza collettiva del fatto che l'Europa non è una famiglia, è un'associazione a delinquere.
La stessa Von Der Layen ha detto che ci aiuterà, ma come? Con 25 miliardi (nostri, visto quanto versiamo all'Europa) che dovremo poi restituire con gli interessi, mentre ci diranno che l'approvazione del MES è l'unica salvezza, quando invece sarà l'ultimo passo verso la Grecia. E che dire della bordata di ieri? In una conferenza stampa che ha mostrato tutti i limiti dell’avvocato francese in materia economica non è passata in secondo piano il passaggio sullo spread: “Non siamo qui per chiuderli, se ne devono occupare altri attori” ha detto Lagarde. Come a dire: non è un nostro problema che l’Italia e i Paesi in prima fila contro il coronavirus siano allo stremo. E il 16 ci liquideranno col MES senza che il governo-zerbino reagisca?

Madame Lagarde pugnala l'Italia alla schiena

Nella prima conferenza stampa della distinta signora ha destato impressione il fatto, rilevato persino dalla Agenzia Reuters e con toni indignati da commentatori anche non italiani (vedi CdSera di oggi), che essa abbia dichiarato non esser, nel presente drammatico frangente, politica della BCE quella di tener basso lo spread, tagliando (ulteriormente) i tassi di interesse. Tutti hanno rilevato che questa dichiarazione colpiva, in questo particolare momento, proprio l'Italia, più di tutti. Merci, Madame. Non cercare più di tener basso lo spread era proprio quello che volevano i tedeschi, inferociti contro Draghi, che ha fatto proprio questa politica, per salvare l'Euro e difendere a suo tempo la Spagna e l'Italia, sotto attacco speculativo in questo settore.

giovedì 12 marzo 2020

La transizione occidentale

Tema intrigante da analizzare e approfondire.

Scriverò di un tema che non può stare in un post e quindi già iniziamo con una grave contraddizione poiché il post lo scrivo lo stesso. Mi sembra giusto avviare ora pubblica discussione sul tema perché non possiamo sempre limitarci a leggere ciò che accade “dopo”, dopo è tardi.
Questo periferico articolo su un giornale che riflette la mentalità dominante [qui], è molto interessante ed a suo modo importante poiché ha il merito di esplicitare un tema di cui si discute da un po’ e che gli ultimi eventi porteranno sempre più in primo piano. L’articolo dice in breve che:
  1. è in corso da tempo una divergenza tra democrazia e capitalismo “spina dorsale del’Occidente da più di due secoli” (?); 
  2. il capitalismo ha funzionamenti suoi propri che la democrazia non riesce a governare ed in alcuni casi correggere; 
  3. la democrazia rappresentativa sta diventando irrilevante e sale il richiamo alla democrazia diretta;
  4. ma la democrazia diretta presuppone altissimi livelli di preparazione politica di modo da rendere superflua l’intermediazione; 
  5. nei fatti questo altissimo livello di preparazione non esiste; 
  6. il tutto converge verso il rischio di scelte non adatte alla complessità del momento storico il che si traduce nel rischio di un dispotismo invocato dal basso; 
  7. ci sono in dibattito alcune soluzioni proposte per queste equazioni difficili, ma non convincono; 
  8. l’Autore (se ho ben capito) propone un innalzamento della scuola dell’obbligo legando il diritto di voto all’ottenimento del certificato di superamento esame finale, ad esempio, della maturità liceale.
Ripeto, l’articolo più che in sé, è interessante come esemplare di una sempre più vasta collezione di ragionamenti pubblici (ed immagino che in certi ambienti quelli “privati” saranno anche molti di più) sul futuro della convivenza tra democrazia e sistema economico moderno che i più chiamano “capitalismo”, in Occidente.

mercoledì 11 marzo 2020

Dal divieto di manifestazioni al MES: nasce lo Stato di polizia dell’UE

Analisi condivisibile, tenendo anche conto che Corea Singapore e Taiwan, per circoscrivere il contagio, hanno usato metodi diversi ma efficaci attraverso una organizzazione senza tentennamenti supportata da una informazione immediata chiara e capillare. Tuttavia c'è da dire che, dopo le contraddizioni e le carenze iniziali del governo unite all'emergenza con un sistema sanitario dalla macroscopica inadeguatezza, arrivati a questo punto, l'isolamento appare la soluzione più efficace. Per i rischi prefigurati c'è da sperare sulla buona guardia dell'opposizione...

Se qualcuno si trovasse a girare in questi giorni per le vuote strade italiane senza sapere che cos’è successo negli ultimi 3 giorni, probabilmente penserebbe che nel Paese è scoppiata una guerra.
Ci si è risvegliati il giorno dopo il provvedimento per ritrovarsi con una legge marziale de facto mascherata dall’emergenza del coronavirus.
Da questo momento, il dissenso in piazza contro il governo o contro qualsiasi provvedimento dell’UE non sarà ammesso. È una china, quella intrapresa, estremamente pericolosa che può condurre facilmente a derive autoritarie incontrollate.
Chi garantisce che tra due settimane non si instauri un governo tecnocratico eterodiretto dall’UE che inizi a varare tutta una serie di provvedimenti volti alla definitiva demolizione dei diritti sociali in Italia sotto il pretesto della crisi da coronavirus?
Se questo scenario dovesse attuarsi, chi volesse democraticamente opporsi, non potrà farlo. “C’è il virus”, si dirà.

"La presenza dei dialetti è un tratto distintivo della nostra vicenda culturale”. Il Bloc Notes di Michele Magno

Secondo l’Istat, nel 2015 quasi il 46 per cento della popolazione si esprimeva in italiano con i famigliari, oltre il 32 sia in italiano sia in dialetto, circa il 14 soltanto in dialetto (percentuale che però raddoppiava negli over 75). Nonostante l’uso del dialetto registri un declino nell’ultimo ventennio, questi dati confermano quel che già Dante intuì nel “De vulgari eloquentia“: non c’è paese di lingua romanza (derivata cioè dal latino) in cui, accanto al dialetto scelto come lingua nazionale, coesistono così numerosi idiomi regionali o locali.
Infatti, ha scritto il (da me) compianto Tullio De Mauro, la presenza dei dialetti è un tratto distintivo della nostra vicenda culturale (“Storia linguistica d’Italia dall’Unità a oggi”, Laterza, 2017). Ebbene, l’asprezza delle contrapposizioni tra chi vede i dialetti come un’erbaccia da gettare alle ortiche e chi li vagheggia come una incontaminata fonte di creatività, non si può comprendere senza risalire alle ragioni storico-linguistiche della loro esistenza. Provo a citarne alcune.

lunedì 9 marzo 2020

Il MES serve a distruggere il cuore della vera Europa: l’Italia

Per chi volesse approfondire, rimando ai seguenti testi:

Il MES serve a distruggere il cuore della vera Europa: l’Italia

Ci siamo. Tra esattamente 8 giorni, l’Eurogruppo, il consiglio dei ministri delle Finanze dell’eurozona, approverà il nuovo MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, l’organizzazione internazionale dei membri dell’eurozona erede del vecchio fondo salvastati.
Avevamo avuto modo già di commentare i devastanti effetti di questo strumento, pensato espressamente per colpire l’economia italiana.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti, è sufficiente ricordare che per partecipare alla nuova versione del MES, è necessario praticare una ristrutturazione automatica del debito pubblico.
Questo equivale a dire che il valore nominale di un titolo del debito verrebbe drasticamente abbattuto. 
Ad essere colpite da questo provvedimento sarebbero le banche che sono le maggiori detentrici dei titoli di Stato italiani.
Non è difficile pertanto immaginare la reazione degli istituti di credito di fronte all’approvazione di un simile meccanismo.

domenica 8 marzo 2020

Invece della moschea il sindaco inaugura i giardini Oriana Fallaci

Il cambiamento si fa strada anche anche a piccoli passi. Ha da passà a nuttata!

Un parco in centro dedicato alla scrittrice che ci aprì gli occhi sulla minaccia jihadista
«Giardino Oriana Fallaci». Il messaggio che il sindaco di Sesto San Giovanni vuol mandare è molto chiaro, come la direzione di marcia della sua amministrazione: due anni fa la città alle porte di Milano stava per avere una grande (e controversa) moschea, adesso ha un luogo pubblico intitolato alla grande giornalista e scrittrice, diventata simbolo di una riscossa morale contro la minaccia islamista e fondamentalista.
Di questo ha parlato il sindaco, Roberto Di Stefano, inaugurando il giardino, che si trova in pieno centro, a 500 metri dal Municipio, tra le vie Italia, Guerra e Manzoni, vicino a un edificio storico come villa Puricelli Guerra. Sesto è stata a lungo una città simbolo della sinistra, e una roccaforte elettorale del Pci, e poi del Pd, fino a due anni fa, quando proprio il centrodestra guidato da Di Stefano, con un robusto contributo civico ha vinto le elezioni puntando anche sul «no» al grande centro islamico che doveva sorgere in via Luini, fra incongruità tecniche e ombre mai del tutto chiarite sui finanziamenti.

sabato 7 marzo 2020

CON IL CAOS CORONAVIRUS FARANNO PASSARE IL MES. Ci toglieranno perfino le mutande!!

Salvini, Meloni, dove siete? Possibile che si debba rimanere inerti? Precedenti qui - qui - qui - qui - qui - qui - qui - qui

Claudio Borghi Aquilini:
“****ATTENZIONE MASSIMA****
Stanno approfittando di un’emergenza mondiale per far passare il MES!!!
Sembra incredibile ma è proprio così. A Parlamenti semichiusi, mentre la Nazione sta lottando contro il coronavirus, questi VERMI hanno avuto il coraggio di mettere all’ordine del giorno dell’eurogruppo del 16 marzo non gli aiuti per imprese e lavoratori, ma l’approvazione finale del MES!!!
Attendiamo IMMEDIATA SMENTITA da Conte e Gualtieri altrimenti altro che pacificazione nazionale, approfittare di un Paese in ginocchio per completare un tradimento è cosa che va troppo al di là della politica.”
* * *
Incredibile. Ci vuole tutta la faccia tosta di Gualtieri e di Conte, a questo punto, se lo firmeranno. Approfittando del Coronavirus, magari concedendoci i 7,5 inutili miliardi di maggiore deficit (inutili, insufficienti, risibili), Gualtieri firmerà all’Eurogruppo del 16 marzo il MES, la riforma del Meccanismo Europeo si Stabilità, che non è altro che un modo raffinato per chiamare quella che è la trojka permanente.
Approfittando della crisi economica che si si profila all’orizzonte, questa istituzione antidemocratica sarà approvata ed autorizzata ad agire ,mandando il default in nostro debito e poi obbligandoci ad un risanamento lacrime e sangue che non avrò pari al mondo.
Ricordiamo che Klaus Regling, il tedesco direttore del MES, è colui che, nell’Eurogruppo, all’epoca della crisi di greca, disse dei pensionati greci “Facciano la fame, purchè paghino”. Lo stesso direttore che guadagna 324 mila euro annui.
Claudio Borghi ha promesso che avrebbe denunciato Conte nel caso avesse firmato il MES senza preventiva discussione del Parlamento. Ora pare che questa, ormai, non ci sarà, visto che l’assemblea è, praticamente, commissariata per la malattia. Un bel colpo di stato, con la scusa del contagio. Non ci sono neanche manifestazioni, per il Virus,. TUTTO PERFETTO, e senza neanche i carri armati in piazza. Dopo potremo votare chi vogliamo, e non conterà NULLA.
Che fate ? Starete a guardare dentro le vostre mascherine? Il MES porterà ad una distruzione tale che per decenni non cisarà più nulla, anzi probabilmente sarà la causa diretta della fine dell’Italia. I Greci hanno perfino ceduto il risultato dei biglietti per le visite al Partenone, obbedendo agli ordini del MES. Fonte

venerdì 6 marzo 2020

Non è solo la fede, è la cultura cristiana che sta svanendo

"Viviamo in una società post-cristiana. Non intendo dire che non ci siano più cristiani, siamo ancora qui. Ma la storia cristiana non è più la narrazione che i Paesi occidentali usano per capire se stessi. È stata sostituita dal culto di sé, dalla dittatura del relativismo e dalla tirannia di sé. Questo rende così difficile riconoscere il totalitarismo che sta arrivando, perché sei stato addestrato a pensare che questa sia la libertà, che scegliere ciò che vuoi sia la libertà. Le persone che sono cristiane sono state formate in un modo più classico di pensare, teologia morale o ragionamento morale. Capiscono che la libertà non è la capacità di fare quello che si vuole. La maggior parte delle persone nella società è diventata molto fragile. Sono arrivati a pensare che tutta la vita pubblica sia un’espansione dei diritti. Quindi, sotto quei regimi di “giustizia sociale”, come li chiamano, e diritti civili, non essere d’accordo con qualcuno significa ferirlo, significa minacciarlo. E questo rende patologici tutti i disaccordi. Questo rende la persona che non è d’accordo un criminale". (Rod Dreher)

giovedì 5 marzo 2020

Coronavirus, gli untori sono i tedeschi. Uno studio americano assolve l'Italia

C'è stata la saggezza di evitare il circo mediatico o la furbizia di salvaguardare l'economia?

Uno studio americano sulla genetica del Coronavirus rivela, il primo contagiato in Europa arriva dalla Germania e non dall'Italia. Lo studio scientifico, oltre a certificare come la malattia sia sbarcata in Europa passando dalla Germania, che insieme alla Francia ha visto i primissimi casi di Covid-19 certificati, illustra anche un altro fattore molto importante, ovvero la possibilità di contagio da parte di soggetti asintomatici. L’averne mappato la sequenza genetica, infatti, ci ha permesso di ricostruire “l’albero genealogico” del virus e di individuare quindi i ceppi originari da cui si sono separati i ceppi locali, e nel grafico c’è una sorpresa: il virus italiano, indicato come CDG1/2020, sembra discendere, così come altri ceppi tra cui quello svizzero, finlandese, scozzese, brasiliano e messicano, proprio da quello tedesco originatosi nella Baviera, indicato come BavPat1/2020, o comunque avere un “parente comune”, ragionevolmente derivante dalla cinese sbarcata a Monaco.
La stessa televisione di Stato tedesca Deutsche Welle ha riportato il 20 febbraio scorso, i casi di “influenza” in Germania sono raddoppiati, passando dai 40mila di inizio stagione a 80mila, in appena due settimane. Facendo un po’ di conti, e coi tempi di incubazione di Covid-19 alla mano (dati per 14 giorni), risaliamo circa all’inizio di febbraio, ovvero in un periodo stranamente concomitante col primo caso tedesco accertato e oggetto di studio da parte dei ricercatori. Fonte

lunedì 2 marzo 2020

Il ragazzo di destra, marziano tricolore

Eccolo, il giovane Mostro. L’antisardina, il marziano tricolore. Lo vedi che ti si avvicina con qualche timidezza, poi prende coraggio, non ti chiede un selfie ma la firma su un libro. E alla fine confessa il misfatto. Sono un ragazzo di destra. A volte indica una militanza, oppure no, richiama letture o esperienze. Ha la faccia pulita, è vestito come un contemporaneo, somiglia perfino ai suoi coetanei anche se ha un garbo che un po’ lo distingue, ha gli occhi sognanti e magari un lieve sorriso, mai troppo smaccato perché c’è poco da ridere per chi ha scelto di essere antagonista, ribelle contro il suo tempo. Capisci che viene da discussioni studentesche, polemiche coi professori, ha subito qualche discriminazione e qualche minaccia, è trattato come un appestato, ha visto calpestare la memoria storica, le foibe, la patria e i suoi eroi. Vive la sua “diversità”, traendo qualche motivo d’orgoglio dal suo non conformismo che ha imparato a chiamare scorrettezza.

domenica 1 marzo 2020

Veto greco al sostegno della Nato alla Turchia (che arma i militanti con il simbolo dell’ISIS)

La Turchia è uno sponsor del terrorismo internazionale che per troppo tempo è stato lasciato libero di agire pressoché indisturbato. A seguito della decisione della Turchia di non far nemmeno più finta di governare i flussi, migliaia di migranti, per la grande maggioranza uomini in età militare, si sono ammassati al confine con la Grecia. Il governo greco non da oggi abbandonato a se stesso e già sull’orlo dell’implosione sociale, con la popolazione disperata e in giustamente in rivolta come a Lesbo, ha deciso di sigillare le frontiere. Mentre la Grecia prova a resistere come può, l’Europa unita, che non esiste, si volta dall’altra parte ostaggio com’è di Erdogan e piegata agli interessi di Soros e la sua gang criminale. In troppi ancora guardano ma fingono di non vedere e c'è il rischio che finisca male. Non solo in Grecia.

Veto greco al sostegno della Nato alla Turchia (che arma i militanti con il simbolo dell’ISIS)

militanti col simbolo dell'Isis
La Grecia ha posto il veto su una dichiarazione preparata venerdì notte per essere rilasciata dalla NATO a sostegno di Ankara a seguito dell’ attacco alle truppe turche a Idlib.
La decisione greca di opporsi alla volontà generale di chiudere le menti e gli occhi purché di far del male a Russia e Siria, “ha incontrato una forte resistenza da parte di numerosi paesi, come il Regno Unito, la Germania, ma anche gli Stati Uniti e la Francia”. (Bhma) Come membro dell’Alleanza del Nord Atlantico, la Grecia si è dissociata dalle decisioni della NATO e si è fortemente opposta alla cessazione degli attacchi russi ai terroristi a Idlib.
Questa posizione della Grecia si basa sul fatto che, a causa delle azioni della Turchia, migliaia di migranti hanno letteralmente assaltato le frontiere del paese, il che ha creato tensioni molto gravi e una minaccia alla sicurezza del paese ellenico.

sabato 29 febbraio 2020

Conte è la spia che la politica non c'è più nemmeno nella versione degradata più recente

Magistrale esercitazione dialettica di Marcello Veneziani sul premier. In ogni caso Conte non è un coniglio uscito dal cilindro, ma da allevamento. Vedi: qui - qui - qui.

Giuseppe Conte non è. Non è un leader, non è un eletto, non è un politico, non è un tecnico, non è nulla. È il Nulla fatto premier. E lo conferma ogni giorno adattandosi come acqua corrente alle superfici che incontra. È la plastica rappresentazione che la Politica, dopo lo Scarso, lo Storto, il Pessimo, ha raggiunto lo Zero, la rappresentazione compiuta del Vuoto.
Luogotenente del Niente, Conte è oggi il fenomeno più avanzato della politica dopo i partiti, i movimenti, le ideologie, la politica e l’antipolitica, i tecnici e i populisti, le élite e le plebi. È la svolta avvocatizia della politica che pure è da sempre popolata di avvocati: ma Conte non scende in politica, assume solo da avvocato l’incarico di difendere una causa per ragioni professionali; ma i clienti cambiano e così le cause. Andrebbe studiato nelle università del mondo perché segna un nuovo stadio, anonimo e postumo della politica. Non si può esprimere consenso né dissenso nei suoi confronti perché non c’è un argomento su cui dividersi; lui segna la fine del discorso politico, la fine della decisione, la fine di ogni idea, di ogni fatto. È la somma di tante parole usate nel gergo istituzionale, captate e assemblate in un costrutto artificiale. È lo stadio frattale del moroteismo, il suo dissolversi. Ogni suo discorso è un preambolo a ciò che non accadrà, il suo eloquio è uno starnuto mancato, di cui si avverte lo sforzo fonico e il birignao istituzionale ma non il significato reale. Altri semmai decideranno, lui si limita al preannuncio.

venerdì 28 febbraio 2020

Governo, caso psichiatrico

Mentre le autorità portuali di Tangeri hanno bloccato l’ingresso al porto di un traghetto italiano che collega Genova alla città marocchina, Sea Watch arriva e sbarca migranti, Messina zimbello d’Europa. Risultato: Migliaia di italiani segregati nelle zone colpite dal virus; migliaia di clandestini liberi di sbarcare e dileguarsi. Senza dimenticare che tra i nuovi sbarchi il rischio per la salute non è solo il coronavirus, ma da tempo si denunciano scabbia, tubercolosi, HIV, epatite, ecc. E senza dimenticare anche che, oltre alla salute pubblica e tutti gli aggravi anche economici per la gestione dei nuovi arrivati, permane il problema ineludibile della impossibile integrazione di enclave impermeabili alla nostra cultura e civiltà, certamente in crisi epocale, ma non per questo da dare per spacciata... Il problema è che stanno prevalendo le forze dissolutrici. (M.G.)

In sostanza i cittadini del quadrilatero della Colonna infame (lombardo-veneto) sono in condizione di libertà semi-vigilata e sono qualificati come untori a livello internazionale mentre i trecento-quattrocento deportati dall'Africa (continente ad elevatissimo rischio, dato che non è in grado neppure di riconoscere il virus) ogni giorno dalle ONG arrivano da zone sicure (l'Africa non è un problema, dice il Ministro Speranza), quindi saranno continuamente accolti e messi a spese dello Stato in quarantena a terra.

giovedì 27 febbraio 2020

Migranti, Musumeci scrive a Conte: "Da irresponsabili lo sbarco a Messina"

Duro attacco del governatore siciliano contro il premier Conte dopo la decisione di far sbarcare al porto di Messina i 194 migranti della Sea Watch
La sfida adesso è a distanza e il tema è quello dei migranti. Il governatore Nello Musumeci contesta la decisione del governo nazionale di far sbarcare in Sicilia i migranti recuperati dalla Sea Watch.
Ieri il numero uno di palazzo Orleans ha inviato una lettera al premier Giuseppe Conte specificando che nella caserma Gasparro Bisconte di Messina "sono emerse rilevanti criticità sotto il profilo igienico-sanitario, in merito all'accoglienza di nuovi migranti".
Nella missiva a Palazzo Chigi, il governatore rileva che "il Centro di primo soccorso ed identificazione, destinato per legge ad una permanenza breve limitata alla identificazione dei migranti, appare strutturalmente incompatibile con l'esigenza del prolungato regime di isolamento a cui dovrebbero essere sottoposti i cittadini non comunitari in arrivo". Musumeci ha quindi esortato il presidente del Consiglio dei ministri "a condividere il senso di responsabilità nei confronti della Comunità dei siciliani, anche in ragione dell'emergenza nazionale che sta impegnando tutte le nostre strutture sanitarie nella complessa azione di contrasto alla epidemia Covid-19". Insomma al centro delle polemiche finisce lo sbarco a causa dell'emergenza sanitaria legata all'emergenza coronavirus.

Il capolavoro di "Giuseppi": delegittimare l'Italia

La gestione dell’emergenza Coronavirus da parte del governo è davvero un capolavoro. Le frasi di Giuseppe Conte sulla “gestione non del tutto propria” dell’ospedale di Codogno stanno facendo il giro del mondo. E ovviamente l'Italia, delegittimata dal suo stesso primo ministro, non ci fa una bella figura. Mentre gli altri Stati ci trattano come appestati la CNN cita i virgolettati del premier in un resoconto dall’Italia intitolato “Italy scrambles to contain coronavirus outbreak after admitting hospital mess-up” [qui].
L’ospedale in questione sarebbe quello di Codogno, ma ad arrancare è il premier, che va ospite praticamente a reti unificate, dalla (D’Urso alla Venier a Giletti a Fazio) e nell’ansia di dire qualcosa se la prende con chi si sbatte davvero per mettere un freno al contagio, cioè gli operatori sanitari che lavorano a ciclo continuo da giorni. Consiglio a “Giuseppi”: si legga la testimonianza dell’infettivologo Raffaele Bruno, che sta curando il “paziente 1” sul “Corriere della Sera” di oggi. Forse cambierà idea…

Il medico in trincea da 80 ore «Un farmaco anti Hiv per salvare Mattia e gli altri»
Simona Ravizza per il “Corriere della Sera

L' infettivologo in trincea contro il Coronavirus da 80 ore di fila: «Ormai il conto l' ho perso». E il «Paziente Uno» di una maledetta conta di casi. Raffaele Bruno, 54 anni il prossimo 29 marzo, è l' emblema del senso di responsabilità di tutti i medici e infermieri che da giorni lavorano senza rientrare a casa né vedere la propria famiglia.

Borghi: "Non si azzardino a firmare il Mes, fuga dai titoli di Stato e Troika"

Sul coronavirus l'appello del leghista Claudio Borghi
"Premessa importante: il Mes non andrebbe rinviato solo per l'emergenza coronavirus. Per come è stato presentato e messo a punto non andrebbe proprio firmato e andrebbe solo respinto. Sappiamo tutti ormai come è andata, il premier Giuseppe Conte pare che, almeno al momento, abbia disatteso il mandato parlamentare. Ora, a maggior ragione, visto le violente ripercussioni dell'emergenza coronavirus sui mercati finanziari internazionali, non si deve nemmeno pensare o immaginare di firmare il Mes". A sostenerlo, in un'intervista ad Affaritaliani.it, è il leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera.
"Autorevoli studiosi, quasi all'unanimità, hanno spiegato che il Mes non è affatto uno strumento che porta sicurezza, bensì maggiore instabilità, soprattutto considerando l'attuale situazione con i mercati finanziari in subbuglio. Quello che nel Mes non dovrebbe essere scritto e invece c'è, purtroppo, è la possibilità che il default dello Stato diventi più facile. Non ci provino nemmeno a portarlo avanti perché in questo momento le ripercussioni potrebbero essere irreparabili", spiega l'esponente del Carroccio.

lunedì 24 febbraio 2020

Emmanuel Macron, ora l'Islam si ribella: pronto il piano per diventare autonomo da Parigi

Situazione emblematica che cova da tempo. Dovremmo cercare di trarne una lezione.

Per la prima volta da quando è diventato presidente della Repubblica, Emmanuel Macron martedì scorso, ha parlato di «separatismo islamista» per descrivere la situazione in cui versano sempre più zone della République, e in cui presto, se non saranno opposte le adeguate offensive, potrebbero scivolare altri territori. «Il nostro nemico è il separatismo (). Il separatismo islamista è incompatibile con la libertà e l' uguaglianza, è incompatibile con l' indivisibilità della Repubblica e la necessaria unità della nazione», ha dichiarato, con toni fermi, in un discorso molto atteso, pronunciato a Mulhouse, in Alsazia. Non si era mai sentito un Macron così deciso nel fotografare e condannare la realtà di quei "territori perduti" di cui già parlava lo storico Georges Bensoussan nel 2002 in un' inchiesta choc, dove le leggi di Allah hanno sostituito le leggi di Marianne, e, per dirla con la filosofa femminista Élisabeth Badinter, «una seconda società tenta di imporsi in maniera insidiosa nella nostra Repubblica, voltandole le spalle, e puntando esplicitamente al separatismo, se non addirittura alla secessione».

domenica 23 febbraio 2020

Coronavirus e cambiamenti epocali? Riflettere mentre accadono i fatti

Sino ad oggi, ho evitato volontariamente di dare il mio non richiesto contributo all’entropia cognitiva che accompagna lo sviluppo della nota epidemia. Ma oggi trasgredisco il divieto autoimposto. Sto scrivendo un libro ed in questo libro c’è una parte che cerca di rispondere alla domanda: cosa portò a terminare il medioevo ed ad iniziare il moderno? Alcuni storici, pochi per la verità, sostengono che se un momento decisivo ci fu, non una causa unica ma un innesco di processo, questo fu la Peste del ‘300.

Rispetto agli eventi in corso, i fatti di allora avevano forme e condizioni ben diversi, ma alcune no. A partire dall’innesco. La Peste Nera era di origine asiatica (tecnicamente un batterio ma le modalità di diffusione sono analoghe), mongolo per la precisione, trasmesso all’uomo per le diverse abitudini che quelle popolazioni avevano in termini di rapporti con gli animali. In realtà, la trasmissione di malattie dagli animali agli uomini, la zoonosi, segna le società umane sin dai tempi mesopotamici. L’altrettanto longeva tradizione umana alle interrelazioni tra gruppi anche a lunga distanza fece il resto. Così, nel ‘300, il batterio si imbarcò sulle navi commerciali genovesi in quel di Crimea e sbarcò poi a Messina, Genova e Marsiglia. Trasmissione dal regno animale a quello umano e diffusione tra gruppi umani anche a lunga distanza, sono costanti della nostra storia. Ma la Peste Nera ebbe effetti diversi da quelli dell’attuale fenomeno. La mortalità era altissima ed in soli cinque anni scomparve in maniera tra l’altro particolarmente raccapricciante, almeno un terzo della popolazione europea, ma in alcune zone, anche la metà. Sul come la Peste Nera fece crollare organizzazioni sociali ed immagini di mondo medioevali creando i presupposti per l’avvento di una nuova era, non possiamo qui precisare per ragioni di spazio.

lunedì 17 febbraio 2020

L’Europa esige molto più che un “resteremo nell’Euro”

Dichiarazioni euroconcilianti non basteranno al centrodestra per far cadere i veti dei Pasdaran dell’europeismo
Si stenta a definirlo “dibattito” quello a destra sulla cosiddetta Italexit – e chi vi scrive le preferisce per ovvi motivi la variante Libertalia, suggerita in passato da Ambrose Evans-Pritchard, giornalista inglese ma simpatetico alle inquietudini neo-risorgimentali italiane.
Si stenta perché si svolge in un Paese che conserva solo esteriormente i tratti della democrazia, e nel quale è pertanto inutile persuadere i propri concittadini del valore di questa o quella causa: i Guardiani della Costituzione, omologhi dei Pasdaran in Iran, tollerano ormai a fatica che vogliate mettere becco sull’operato delle amministrazioni regionali, figuriamoci sulle questioni fondamentali.
E si stenta perché si svolge a destra, in uno schieramento largamente sprovvisto di potere istituzionale, sicché si è costretti a parlarsi subissati dagli insulti di una platea d’onore per nove decimi ostile: “Folli! Irresponsabili! Trogloditi! Sabotatori putiniani!”.

domenica 16 febbraio 2020

Chi è Elly Schlein, il volto della nuova sinistra

Impegnata, preparata; ma porta avanti tutti i disvalori del circolo mediatico-identitario, già fin troppo affollato, della sinistra. Dopo l'articolo che segue, alcune osservazioni di Filippo Nesi

"È stata la più votata di tutta l’Emilia Romagna, con ben 22mila preferenze. Un vero plebiscito. Stiamo parlando di Elly Schlein, il volto della new left che ha abbandonato le fabbriche per sistemarsi comodamente in un loft nel centro storico. La Schlein, in effetti, ha tutto di questa sinistra urbana, liberal e post-operaia. Giovane, ecologista, femminista, immigrazionista, la Schlein ha tutte le carte in regola per rappresentare quel segmento di sinistra sempre più globalista e sempre meno nazional-popolare. Erede di Clinton, non certo di Gramsci.

Un profilo global
Ma chi è, quindi, la più votata delle Regionali? Elena Ethel Schlein, per gli amici «Elly», proviene da una famiglia di rango. Entrambi i genitori, infatti, possono vantare un alto blasone accademico: papà Melvin è un ebreo americano, mamma Maria Paola italiana. Elly nasce a Lugano nel 1985, dove rimarrà fino al conseguimento della maturità. Si trasferisce quindi a Bologna per studiare giurisprudenza presso l’Alma mater studiorum, ottenendo la laurea nel 2011. Appassionata di politica, la Schlein bazzica le sedi del Partito democratico, ma nel 2013 si unisce al coro degli scontenti per i governi delle «larghe intese». Di qui la sua l’adesione alla corrente di Pippo Civati, che la catapulterà nella direzione nazionale del Pd.

venerdì 14 febbraio 2020

Attacco alla separazione dei poteri: come violentare la democrazia pur di far fuori l’avversario politico

Il triste finale di partita di Emma Bonino, Renzi e Zingaretti, a fronte della lezione di diritto e cultura liberale di Casini
Primato della politica. Quante volte sentiamo i nostri parlamentari e leader di partito riempirsi la bocca di questa espressione per rivendicare il ruolo preminente della politica, per esempio, nei confronti dei “poteri” economici e finanziari? Ebbene, ieri in Senato è andata in scena la resa della politica, l’abdicazione a favore della magistratura, come purtroppo già molte volte in questi ultimi trent’anni a partire da Mani Pulite (ce le ricorda Daniele Meloni oggi su Atlantico). Una deriva antidemocratica e, questa sì, populista, che nessun leader politico è riuscito a contenere: chi ci ha provato e ne è stato travolto e chi invece l’ha addirittura cavalcata secondo le convenienze del momento, con alterne fortune. Di sicuro, c’è stato dal 1992 ad oggi un progressivo trasferimento di potere dalla politica alla parte più militante, minoritaria ma consistente, della magistratura.

giovedì 13 febbraio 2020

La minaccia sbarca dall'Africa Colonia cinese senza controlli

Dall'Asia inviati un milione di lavoratori nei cantieri A Pechino studiano 80mila africani. Rischi dai migranti
Altro che turisti e ristoranti cinesi. La vera minaccia per noi italiani si chiama Africa. Anche perché a traghettare il coronavirus 2019-nCoV potrebbero essere quelle navi delle Ong, cariche di migranti, a cui il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese garantisce solleciti approdi nei nostri porti. La minaccia è evidente. Negli ultimi dieci anni il Continente Nero è diventato un'immensa colonia cinese grazie ai 270 miliardi di dollari con cui Pechino ha foraggiato la costruzione di porti, strade, dighe e ferrovie. Stando al Parlamento Europeo la Cina ha finanziato il 18,9% delle grandi opere sorte in Africa tra il 2010 e il 2018 e ne ha realizzato il 33,2 per cento. In cambio di questa presenza capillare si è garantita lo sfruttamento delle risorse naturali di molte nazioni africani. Ma la vera peculiarità di questo neo-colonialismo predatorio è la pretesa di realizzare i progetti con forza lavoro cinese trasferita sul posto assieme ad attrezzature e strumenti di lavoro.

lunedì 10 febbraio 2020

Piccolo memorandum sulle foibe

Giorno del Ricordo. Oggi ricordiamo migliaia di connazionali innocenti, uccisi nelle foibe dai comunisti titini e cacciati dalle loro terre, per la sola colpa di essere italiani. Purtroppo, ancora oggi questa tragedia non è immune da un intollerabile negazionismo.

“Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città… Non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già scarsi”.
È Salvini, è CasaPound o il Fronte Nazionale che scrive dei migranti?
Nossignori, è l’Unità, organo del Pci, del 30 novembre 1946 a proposito dei profughi istriani, dalmati, giuliani. Italiani doc, che secondo i comunisti fuggivano non da un nemico “ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori”.
Capito? I comunisti infoibatori erano “alito di libertà”, “eserciti liberatori”. E i profughi, cacciati dalle loro case, sopravvissuti alle foibe, erano abusivi da respingere… Basterebbe solo questo per capire tutto il resto, l’omertà, la falsificazione, il negazionismo. E ora i convegni dell’Anpi sulle foibe...
Infine una nota, hanno rotto una lapide dedicata alle foibe e imbrattato di rosso un monumento ai carabinieri caduti. Ma solo un cretino in malafede dirà che sta tornando il comunismo. Invece basta anche meno per dire che sta tornando il nazismo... (Marcello Veneziani)

Siamo (o eravamo?) un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori e di trasmigratori

75 anni di totale e sistematica propaganda denigratoria  non sono riusciti a cancellare le opere del regime fascista nella memoria e nella coscienza di una buona parte del popolo italiano. Non si è trattato tanto dell'efficacia della propaganda neofascista, ghettizzata, marginalizzata e fino alla soglia dell'epoca dei social così priva di mezzi da essere incapace di raggiungere pure consistenti aree di simpatizzanti oltre che raramente in grado di superare la soglia del nostalgismo e di alcune formulette retoriche.
Le opere pubbliche e talvolta anche politiche, certe intuizioni sempre politiche del fascismo resistono al tempo e questo pone ovviamente delle domande in un contesto quale quello odierno nel quale democrazia e la politica sono diventati sinonimi di confusione divisoria, chiacchiericcio velleitario e inconcludente e di inefficienza.
75 anni di propaganda antifascista, perlopiù monopolizzata dai socialcomunisti, non poteva che finire per essere percepita, in larga misura come tale e quindi ribaltata, se non ovviamente in riabilitazione totale, almeno in apprezzamento per certe realizzazioni concrete politiche e sociali riconosciute spesso al genio di Mussolini e, in parte forse minore, alla sua creatura.