sabato 19 marzo 2011

Sentenza sul Crocifisso. Il più bel regalo per il 150 anni della Nazione

Questo un passaggio della sentenza con cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha difeso la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane, accogliendo il ricorso del governo italiano contro una precedente sentenza della stessa corte.

“La Corte conclude dunque che, decidendo di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai figli della ricorrente, le autorità hanno agito entro i limiti dei poteri di cui dispone l’Italia nel quadro del suo obbligo di rispettare, nell’esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e d’insegnamento, il diritto dei genitori di garantire tale istruzione secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche; di conseguenza, non c’è stata violazione...”.
Il verdetto è stato approvato da quindici giudici contro due. I contrari sono stati lo svizzero Giorgio Malinverni e la bulgara Zdravka Kalaydjieva.

Il testo integrale della sentenza:

La sua sintesi in italiano:

E il commento del direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi:

“La sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo sull’esposizione obbligatoria del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane è accolta con soddisfazione da parte della Santa Sede.

“Si tratta infatti di una sentenza assai impegnativa e che fa storia, come dimostra il risultato a cui è pervenuta la Grande Chambre al termine di un esame approfondito della questione. La Grande Chambre ha infatti capovolto sotto tutti i profili una sentenza di primo grado, adottata all’unanimità da una Camera della Corte, che aveva suscitato non solo il ricorso dello Stato italiano convenuto, ma anche l’appoggio ad esso di numerosi altri Stati europei, in misura finora mai avvenuta, e l’adesione di non poche organizzazioni non governative, espressione di un vasto sentire delle popolazioni.

“Si riconosce dunque, ad un livello giuridico autorevolissimo ed internazionale, che la cultura dei diritti dell’uomo non deve essere posta in contraddizione con i fondamenti religiosi della civiltà europea, a cui il cristianesimo ha dato un contributo essenziale. Si riconosce inoltre che, secondo il principio di sussidiarietà, è doveroso garantire ad ogni Paese un margine di apprezzamento quanto al valore dei simboli religiosi nella propria storia culturale e identità nazionale e quanto al luogo della loro esposizione (come è stato del resto ribadito in questi giorni anche da sentenze di Corti supreme di alcuni Paesi europei). In caso contrario, in nome della libertà religiosa si tenderebbe paradossalmente invece a limitare o persino a negare questa libertà, finendo per escluderne dallo spazio pubblico ogni espressione. E così facendo si violerebbe la libertà stessa, oscurando le specifiche e legittime identità. La Corte dice quindi che l’esposizione del crocifisso non è indottrinamento, ma espressione dell’identità culturale e religiosa dei Paesi di tradizione cristiana.

“La nuova sentenza della Grande Chambre è benvenuta anche perché contribuisce efficacemente a ristabilire la fiducia nella Corte Europea dei diritti dell’uomo da parte di una gran parte degli europei, convinti e consapevoli del ruolo determinante dei valori cristiani nella loro propria storia, ma anche nella costruzione unitaria europea e nella sua cultura di diritto e di libertà”.

La Santa Sede: una sentenza che fa storia

La Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo ha assolto l’Italia dall'accusa di violazione dei diritti umani per l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. La decisione della Corte è stata approvata con 15 voti favorevoli e due contrari. I giudici hanno accettato la tesi in base alla quale non sussistono elementi che provino l'eventuale influenza sugli alunni dell'esposizione del crocifisso nella aule scolastiche e non può essere dunque ritenuto un indottrinamento da parte dello Stato. Il servizio di Fausta Speranza:

Alla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo non ci sono altri gradi di giudizio e dunque si mette fine al dossier del caso 'Lautsi contro Italia'. Procedimento approdato a Strasburgo il 27 luglio del 2006: Sonia Lautsi, cittadina italiana nata finlandese, lamentò la presenza del crocifisso nelle aule della scuola pubblica frequentata allora dai figli, parlando di ingerenza incompatibile con il diritto ad un'educazione conforme alle convinzioni dei genitori non credenti. La prima sentenza della Corte (9 novembre 2009) diede, all’unanimità, sostanzialmente ragione alla signora Lautsi, riconoscendo una violazione da parte dell'Italia di norme sulla libertà di pensiero, convinzione e religione. Il Governo italiano ha chiesto il ricorso alla Grande Chambre della Corte, ritenendo la sentenza 2009 lesiva della libertà religiosa individuale e collettiva come riconosciuta dallo Stato italiano. La Grande Camera, accettata la domanda di rinvio, ha emesso oggi la sua decisione definitiva. Nel merito dei contenuti giuridici, il ministro degli Esteri italiano, Frattini, ha organizzato nei mesi scorsi una serie di riunioni dedicate alla riflessione sulle argomentazioni da utilizzare nel ricorso sulla sentenza Lautsi. Ha poi scritto ai suoi omologhi dei 47 Stati membri del Consiglio d'Europa una lettera esplicativa della posizione italiana e ha trovato l’appoggio formale, davanti alla Corte, di San Marino, Malta, Lituania, Romania, Bulgaria, Principato di Monaco, Federazione Russa, Cipro, Grecia e Armenia. Dunque la vittoria oggi non è solo dell’Italia ma anche di questi Paesi e di tutti coloro che ritenevano assurdo imporre la rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche. Resta da ricordare che parliamo della Corte che fa capo al Consiglio d’Europa, cioè l’organismo a 47 Paesi distinto dall’Unione Europea.

Sulla sentenza della Grande Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo ecco la dichiarazione del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, P. Federico Lombardi.

La sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo sull’esposizione obbligatoria del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane è accolta con soddisfazione da parte della Santa Sede.
Si tratta infatti di una sentenza assai impegnativa e che fa storia, come dimostra il risultato a cui è pervenuta la Grande Chambre al termine di un esame approfondito della questione. La Grande Chambre ha infatti capovolto sotto tutti i profili una sentenza di primo grado, adottata all’unanimità da una Camera della Corte, che aveva suscitato non solo il ricorso dello Stato italiano convenuto, ma anche l’appoggio ad esso di numerosi altri Stati europei, in misura finora mai avvenuta, e l’adesione di non poche organizzazioni non governative, espressione di un vasto sentire delle popolazioni. Si riconosce dunque, ad un livello giuridico autorevolissimo ed internazionale, che la cultura dei diritti dell’uomo non deve essere posta in contraddizione con i fondamenti religiosi della civiltà europea, a cui il cristianesimo ha dato un contributo essenziale. Si riconosce inoltre che, secondo il principio di sussidiarietà, è doveroso garantire ad ogni Paese un margine di apprezzamento quanto al valore dei simboli religiosi nella propria storia culturale e identità nazionale e quanto al luogo della loro esposizione (come è stato del resto ribadito in questi giorni anche da sentenze di Corti supreme di alcuni Paesi europei). In caso contrario, in nome della libertà religiosa si tenderebbe paradossalmente invece a limitare o persino a negare questa libertà, finendo per escluderne dallo spazio pubblico ogni espressione. E così facendo si violerebbe la libertà stessa, oscurando le specifiche e legittime identità. La Corte dice quindi che l’esposizione del crocifisso non è indottrinamento, ma espressione dell’identità culturale e religiosa dei Paesi di tradizione cristiana. La nuova sentenza della Grande Chambre è benvenuta anche perché contribuisce efficacemente a ristabilire la fiducia nella Corte Europea dei diritti dell’uomo da parte di una gran parte degli europei, convinti e consapevoli del ruolo determinante dei valori cristiani nella loro propria storia, ma anche nella costruzione unitaria europea e nella sua cultura di diritto e di libertà.

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I vescovi europei: “un segno di buon senso, di saggezza e di libertà”

Grande soddisfazione dei vescovi europei per la sentenza della Corte europea sull’esposizione del crocifisso. Per il cardinale Péter Erdő, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) si tratta di un segno “un segno di buon senso, di saggezza e di libertà”. Questa la sua dichiarazione:

“Esprimo soddisfazione per la sentenza della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo emessa a seguito del riesame della sentenza del 3 novembre 2009 nel affare Lautsi c. Italie (requête n° 30814/06) circa l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche in Italia per la quale il Governo italiano aveva presentato ricorso il 29 gennaio 2010. L’odierna sentenza della Grande Camera, che ha ribaltato il verdetto della sentenza adottata in precedenza, è un segno di buon senso, di saggezza e di libertà. Il carattere definitivo di questa sentenza acquista un valore simbolico che va ben oltre il caso italiano come avevano testimoniate le numerose reazioni alla prima sentenza suscitate a livello europeo e mondiale. Oggi è stata scritta una pagina di storia. Si è aperta una speranza non solo per i cristiani, ma per tutti i cittadini europei, credenti e laici, che si erano sentiti profondamente lesi dalla sentenza del 3 novembre 2009 e che sono preoccupati di fronte a procedimenti che tendono a sgretolare una grande cultura come quella cristiana e a minare in definitiva la propria identità. Considerare la presenza del crocifisso nello spazio pubblico come contraria ai diritti dell’uomo sarebbe stato negare l’idea stessa di Europa. Senza il crocifisso l’Europa che oggi conosciamo non esisterebbe. Per questo motivo la sentenza è prima di tutto una vittoria per l’Europa. Sono in accordo con la Grande Camera quando lascia intendere che le questioni religiose debbano essere affrontate a livello nazionale da ogni Stato membro. Sono convinto che l’odierna sentenza contribuirà a dare fiducia nella Corte e nelle Istituzioni europee da parte di molti cittadini europei. Con essa, i giudici hanno riconosciuto che la cultura dei diritti dell’uomo non deve per forza escludere la civiltà cristiana.

Questa la nota della Comece (Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea):

“La Comece accoglie con favore il giudizio della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo sul caso Lautsi vs Italia. La Grande Camera della Corte Europea ha dichiarato il 18 marzo 2011 che la presenza dei crocifissi nelle aule delle scuole statali italiane non è contrario al diritto alla educazione. Questa decisione smentisce chiaramente la precedente sentenza del 2009 della Camera della Corte Europea. La Comece vede in questa decisione un riconoscimento del legittimo posto del cristianesimo nella pubblica piazza, nonché il riconoscimento della diversità delle tradizioni culturali in Europa. E' un fatto che in tutta Europa, vi è una varietà di modelli che regolano la questione su come trattare la religione e i simboli religiosi nelle scuole pubbliche e nella vita pubblica. Questa diversità è il risultato delle diverse tradizioni, identità e storie degli Stati membri, e risente del contesto dei diversi rapporti Chiesa-Stato. La Corte riconosce giustamente che l'assenza di un consenso europeo sulla presenza di simboli religiosi nelle scuole statali deve essere preso in considerazione per valutare questo caso. La presenza di un crocifisso nelle scuole non impedisce la trasmissione del sapere in modo obiettivo, critico e pluralistico. La presenza di questo particolare simbolo religioso mira piuttosto a trasmettere valori morali fondamentali nelle scuole pubbliche. In considerazione del principio cattolico della sussidiarietà, la Comece condivide l'opinione della Corte secondo cui il livello più appropriato per poter ragionevolmente valutare tali questioni, che sono profondamente radicati nella tradizione di un determinato paese, è quello nazionale. Il crocifisso simboleggia la crocifissione e la resurrezione di Gesù Cristo. I cristiani di tutte le denominazioni vedono quindi nella croce il simbolo dell'amore globale di Dio per tutta l'umanità. Per i credenti di altre religioni e anche per i non credenti, la croce può essere considerata come un simbolo di non violenza e resistenza alle ritorsioni, la sua esposizione al pubblico ricorda a tutti gli esseri umani il rispetto della dignità umana, un principio da cui sono stati derivati tutti i diritti fondamentali.

Soddisfazione anche del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei.

"Una sentenza importante, di grande buon senso e di grande rispetto per le argomentazioni che sono state presentate dal Governo italiano insieme ad un numero significativo di Paesi europei che hanno condiviso questa posizione del Governo Italiano" afferma il porporato, come rileva il Sir. Intervenuto al termine della Messa per il Mondo del Lavoro che si è svolta ieri pomeriggio nella Cattedrale di Genova, il cardinale ha spiegato che sono state prese "in considerazione serie argomentazioni" che "sono state riconosciute nella loro validità e questo è un segno molto positivo e apprezzabile". "Dall'altra parte - ha proseguito il porporato - c'è la libertà della religione, sia nel suo esercizio interiore, che nel suo esercizio pubblico, nei suoi simboli, soprattutto il crocifisso, che, come è noto, rappresenta ed esprime una concezione, un insieme di valori ampiamente condivisi dalla cultura e dall'antropologia occidentale che hanno nella dignità della persona, nella cultura dell'amore del dono del sacrificio della dedizione quindi della solidarietà un punto fondamentale". "Questa sentenza - ha concluso il card. Bagnasco - è un passo importante anche dal punto di vista giuridico perché afferma e rispetta anche il principio giuridico dei singoli dei Paesi e delle singole tradizioni dei Paesi europei".

Anche il presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), mons. Robert Zollitsch, ha espresso soddisfazione per la decisione della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo, che ha assolto l’Italia dall’accusa di violazione dei diritti umani sulla questione del crocifisso nelle scuole. La Corte – riferisce il Sir - ha dimostrato “sensibilità per il significato della Croce come simbolo religioso e culturale”. “Per l’identità dell’Europa nel suo complesso e dei singoli Paesi europei - ha affermato mons. Zollitsch - è fondamentale poter conservare e trasmettere i propri valori e tradizioni”. Infatti, “la Croce è simbolo in modo particolare della cultura europea e dei suoi valori, forgiata in modo sostanziale dall’influsso cristiano. Essa simboleggia ad esempio la pace, l’umanità, la solidarietà e i diritti umani, ineludibili anche per la democrazia secolare”. “Se non vuole perdere la propria identità, lo Stato deve poter riconoscere i propri valori, radici e tradizioni, ovviamente senza imporre una religione ad alcuno. La Croce nelle aule scolastiche è un’espressione discreta del riconoscimento dello Stato della propria identità, dei propri valori e delle proprie radici”, ha concluso mons. Zollitsch, sottolineando che la sua presenza nelle scuole “non prescrive né costringe alcunché” a chi non è di fede cristiana.

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1 commento:

Miriam ha detto...

Credo che sia opportuno commentare anche il dispositivo della sentenza, dove dice: “Se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l’eventuale influenza che l’esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni”.

Beh, gioisco anch'io della nuova pronuncia favorevole; ma non posso non rilevare che il Crocifisso non viene rimosso solo perché è del tutto ininfluente, quasi un soprammobile qualsiasi, che non conta nulla...