mercoledì 27 novembre 2019

L’ammiraglio De Felice: “Il governo ora blocchi gli sbarchi. Il tribunale dei ministri parla chiaro”

Roma, 27 nov – La decisione del tribunale dei ministri di scagionare l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini per aver negato lo sbarco alla Alan Kurdi della Ong Sea Watch crea un precedente fondamentale sulla gestione degli sbarchi e smonta il castello di carte costruito da inquirenti e filo immigrazionisti per spalancare i porti alle Ong.
A spiegarci come funziona la Legge del mare è l’ammiraglio Nicola De Felice: “Se, ad esempio, una nave di una Ong olandese e battente bandiera olandese prende a bordo immigrati illegali in acque Sar libiche, gli immigrati vanno trasportati nel Paese della nave, che è l’Olanda. Secondo punto: il porto sicuro più vicino, se non è Tripoli, è uno dei tanti porti sicuri della Tunisia. E comunque se le Ong tengono gli immigrati a bordo 10-15 giorni in attesa di sbarcare in Italia, andassero nel Paese di provenienza.
La Ocean Viking è una nave da 76 metri, di tremila tonnellate, con a bordo medici e ogni struttura necessaria per la lunga navigazione: può tornare benissimo da dove è venuta, in nord Europa. Oppure andassero in Francia: ad Ajaccio, in Corsica, ci arrivano in 12 ore”.
De Felice quindi punta il dito contro i giallofucsia: “La domanda viene spontanea: come mai il governo attuale continua a far sbarcare le navi Ong battenti bandiere di altri Stati in Italia? Alla luce della decisione del tribunale dei ministri, è il governo Conte bis che non si sta attenendo alle direttive internazionali”. - Fonte

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Sul tribunale dei ministri che ha assolto Salvini: 
Ottima e giusta decisione. Una riflessione però va fatta. Circa la motivazione della sentenza di archiviazione. Giusto dire che la nave che accoglie i c.d. migranti è già territorio dello Stato del quale porta la bandiera. Lì devono allora andare i migranti. Ma non basta. Manca la cosa più importante, ed è gravi che manchi.
Manca la giustificazione dell'operato del ministro, della discrezionalità che la legge gli riconosce, nella giusta misura, circa la messa in opera di provvedimenti temporaneamente restrittivi della libertà di movimento di persone che si presentano ai confini senza aver titolo per entrare.
Insomma rientra tra le prerogative della sovranità di un qualsiasi Stato, non solo di quello moderno, decidere chi deve entrare e chi no nel suo territorio, in applicazione peraltro di norme di carattere costituzionale e di diritto positivo, che rendono questa decisione giuridicamente legittima.
Non si tratta qui di decisioni dovute solo all'uso  indiscriminato della forza. Sono decisioni prese nel rispetto di leggi esistenti.
Non è ammissibile che l'esercizio legittimo dei poteri esecutivi inerenti alla sovranità di uno Stato, riconosciuto ed esistente con tutti i crismi, venga considerato reato! Come se il ministro, nell'imporre una misura amministrativa nel pieno rispetto della legge italiana, si fosse comportato al modo di un  delinquente, di un sequestratore. 
Qui si è perso completamente il senso del diritto e anche quello, collegato, dello Stato, di che cosa è lo Stato e di cos'è l'esercizio legittimo dei poteri di uno Stato, peraltro costituzionalmente determinati e provvidi di garanzie  nei confronti del cittadino e anche dello straniero che non delinqui (e pure se  delinque). 
Speriamo che nella motivazione della decisione del Tribunale ci sia almeno un accenno nel senso sopra indicato.

lunedì 25 novembre 2019

Il fascismo antifascista

"Il problema, caro Vespa, non è il fascismo che non torma. Il problema sono gli italiani che non cambiano."
Caro Vespa,
ho letto con piacere il suo libro, che farà un gran bene a quei moltissimi asini italioti che credono che Mussolini salì al potere con la violenza e alla testa di chissà quali armati manipoli.
Invece il futuro duce – che in parlamento contava solo su 35 deputati, affiancati da 10 nazionalisti – quando chiese la fiducia, fu plebiscitato con 306 voti favorevoli su 508 parlamentari. Votarono per il governo che aveva formato l’intera galassia liberale, i popolari e qualche repubblicano. In senato fu un trionfo: 196 voti favorevoli e 19 contrari.
Sarebbe stato però interessante rammentare anche come il fascismo cadde, dottor Vespa. Ed evocare la singolare notte del Gran Consiglio – il 25 luglio del ’43 – durante la quale gli stessi leader fascisti, nell’imminenza della sconfitta militare, misero in minoranza il loro duce e chiesero a quella volpe di Vittorio Emanuele – “ai sensi dall’articolo V dello Statuto” – di defenestrare Mussolini.
Strana vicenda quella di una dittatura che si impose con un libero voto di fiducia e che si suicidò con un voto di sfiducia richiesto dai suoi stessi leader. Solo – beninteso – quando la guerra era perduta. Prima no. Il Mussolini vincente andava bene a tutti. Non solo a Grandi, Ciano, Bottai e compagnia nera. Andava bene agli italiani che - fatte salve luminose eccezioni – erano tutti fascisti, parafascisti o simpatizzanti del regime.
Perché vede, Vespa, il problema non è il fascismo che non torna. Il problema sono gli italiani che restano e non cambiano. Gli italiani anarchici ma pronti ad applaudire il padrone di turno; gli italiani eterni campioni olimpici – medaglie d’oro, d’argento e di bronzo – di salto sul carro del vincitore. E di salto dal carro dello sconfitto. Come dimostrò la faccenda della resistenza. I partigiani veri, coraggiosi e onesti non furono mai più di trentamila fino a tutto il 1944. Diventarono, con tanto di brevetto, trecentocinquantottomila nell’aprile e nel maggio del ’45. A cose fatte e a duce morto.
Sono gli stessi italiani che oggi acconsentono gli si dica senza vergogna in faccia: “Non vi facciamo votare perché altrimenti perderemmo le elezioni”. E agli italiani va bene. Di destra o sinistra che siano.
I destri non reagiscono limitandosi a sterili incazzature. I sinistri - povere animule – neppure capiscono che un gesto del genere – impedire la libera espressione della volontà popolare per paura di perdere il potere - è davvero fascista. Ma di un fascismo da quattro soldi. Un fascismo con le facce di Zingaretti, Renzi, Di Maio e del Conte della Pochette. Il fascismo che ci meritiamo. Farsesco, ciaccione e - naturalmente – antifascista. (Biagio Buonomo)

domenica 24 novembre 2019

Puntualizzazioni circa recenti riflessioni sul Comunismo di Luca Ricolfi

"Il vecchio PCI era per ordine e sicurezza oltre che per la tutela del proprio popolo". 
Ma era vero? NO.
Così si è espresso il giornalista Ricolfi su Il Messaggero di Roma in un articolo, che peraltro mostra onestà intellettuale, dal titolo: Il PD oltre le sardine/ Non si cerca l’anima lontano dal popolo [qui]. Si tratta però di un'immagine edulcorata. Non era così. Il PCI è diventato partito d'ordine (pubblico) solo quando gli è apparsa sulla sua sinistra l'idra del terrorismo. 
Nel 1977 Lama, segretario della CGIL, dopo un comizio all'Università di Roma, Sapienza, fu aggredito dai picchiatori della sinistra extraparlamentare e salvato a stento dal linciaggio dalla guardia del corpo di operai (dei sindacati) che si era portato appresso. 
Per decenni, il PCI ha svolto opera ora aperta ora subdola di dissoluzione dello Stato, dell'esercito, della società, della morale cosiddetta borghese (contro la famiglia), della religione. L'ha svolta in ambito politico, economico, culturale. Si è mosso in Italia come se fosse un esercito di occupazione, agli ordini della Patria di tutti i lavoratori, la grande Unione Sovietica, che lo finanziava abbondantemente sottobanco, si è alla fine scoperto. 
Del popolo italiano al PCI non è mai importato un fico secco, il popolo, nella migliore tradizione rivoluzionaria, è solo "materiale da costruzione" per l'utopia rivoluzionaria, la società senza classi che il partito comunista credeva di avere il compito storico di realizzare. 
Crollato il comunismo, l'ex PCI, formazione Postcomunista, ha continuato la sua opera di dissoluzione. Caduta la bardatura marxista, sconfitta dalla prassi con l'implosione dell'URSS, è rimasto il nocciolo di origine materialista, libertina, illuminista, ateo e scientista. 
Al cosmopolitismo di taglio marxista, quello dell'Internazionale dei Lavoratori, funzionale alla politica estera dell'URSS, si è per naturale contrappasso sostituito un cosmopolitismo (sempre antitialiano) che ha adottato la visuale nel democraticismo mondialista imperante con la globalizzazione della finanza e la trasformazione dell'ONU in un'agenzia politica che organizza l'invasione dei paesi ricchi o presunti tali da parti di quelli cosiddetti poveri e soprattutto musulmani.

sabato 23 novembre 2019

La sinistra a pesci in faccia

Ma chi sono, da dove spuntano le sardine, questi pesci miracolosi che si moltiplicano nelle piazze, lontano dal mare e sono esaltati dai media italiani come un fenomeno spontaneo, genuino, dietetico, salvifico?
Io le conosco, le sardine. Conosco i loro padri che cinquant’anni fa si concentravano nelle piazze adiacenti e antagoniste a quelle in cui c’era una manifestazione tricolore o un comizio di Giorgio Almirante. E inveivano, a volte tentavano di impedire che lui parlasse, gridavano minacciosi slogan. Conosco poi i loro fratelli maggiori che diciassette anni fa dettero vita ai girotondini, scendendo in piazza come un movimento di resistenza a Silvio Berlusconi, non legato ai partiti e alla sinistra storica. Mutano di colore negli anni, i resistenti, in una progressione cromatica precisa: erano rossi cinquant’anni fa, erano viola 17 anni fa, sono pesce azzurro in questi giorni.

mercoledì 20 novembre 2019

Altro che Sardine, ecco i ragazzi che combattono per la libertà

Guardate la ragazza di questo video sola, fiera, bellissima (immagine ricavata dal fermo-immagine). E se amate un minimo quel privilegio quotidiano che si chiama libertà, chinate il capo. Questa ragazza, come molti suoi coetanei in queste ore, ha scelto di ribellarsi al totalitarismo teocratico e assassino degli ayatollah che da decenni imprigiona il suo Paese carico di storia, l’Iran. E lo fa nella forma più estrema, sia come gesto che come significato: strappando le pagine del Corano, e gettandole nel fuoco. “Non vogliamo la Repubblica Islamica!”, stanno urlando i coraggiosissimi giovani iraniani nelle piazze, mentre gli sgherri del regime sparano, e i morti sono già più di 100. E lei, coraggiosa tra i coraggiosi, va alla radice dell’oppressione che sta annichilendo, culturalmente e fisicamente, una generazione: quel testo sacro che intima “Circondateli e metteteli a morte ovunque li troviate, uccideteli ogni dove li troviate, cercate i nemici dell’Islam senza sosta” (Sura 4:90).

La staranno già cercando, ora, per ammazzarla, le belve islamiste, e speriamo davvero che sia fuggita all’estero prima di condividere questo video, in cui a volto orgogliosamente scoperto sfida la tirannia. Lei, e quelli come lei, quelli che si riversano in strada insultando l’ayatollah Khamenei e quell’infernale macchina sterminatrice politico-religiosa che li opprime, stanno rischiando tutto. Mi gioco la vita, pur di non lasciare loro in mano la mia libertà. Sono questi, i ragazzi e le ragazze che dovrebbero prendersi le prime pagine oggi, a maggior ragione quelle dei giornali occidentali, dei nostri giornali, i giornali di quel mondo libero nel cui nome loro stanno conducendo la battaglia impari, la ragione contro le pallottole.

Invece, i quotidiani nostrani impiegano chili di carta nell’adorazione di queste cosiddette Sardine. Studenti e neolavoratori in preda al complesso non risolto da Erasmus, che manifestano in una democrazia contro l’opposizione, contro la sua stessa esistenza. Il ritratto della vacuità, nessuna proposta o nessun valore, anche basico, che non sia quello della Resistenza fuori tempo massimo contro l’ennesimo Duce immaginario (Salvini, prima era Berlusconi, prima ancora Craxi…). Giovanni Sallusti - Fonte

lunedì 18 novembre 2019

Qualcuno ha avvertito gli italiani del nuovo MES? Come mai la politica italiana tace?

Giusto occuparsi dell’acqua alta di Venezia e del reddito di cittadinanza. Ma i cittadini italiani sono stati informati sulle modifiche del MES che il Parlamento italiano dovrà ratificare? Lo sanno che, una volta che il parlamento avrà detto sì, tutti i titoli di Stato con durata superiore a un anno emessi a partire dal 2013 potranno essere modificati a piacere al fine di rispondere alle necessità dello Stato che emette il titolo? Non è che il Governo Conte bis è arrivato per questo?
Nell’assordante silenzio dei media, totalmente asserviti agli euroschiavisti dell’alta finanza globalista, sta per consumarsi la stretta finale del famigerato MES sulle libertà dei Popoli. Entro dicembre infatti il nostro Paese sarà chiamato ad esprimersi sulle modifiche al citato MES (Meccanismo Europeo di Stabilità lo chiamano…) proposte dalla UE. Proposte che, di fatto, esautorano la già abusiva Commissione europea attraverso l’istituzione di un “organismo commissariale” ancora superiore che, arbitrariamente, stilerà direttamente le leggi di bilancio dei vari Paesi europei e, come se ciò non bastasse, stabilirà autonomamente l’aliquota di contributo di ogni Stato al MES e questo senza che i singoli Stati possano nulla obiettare (l’Italia, attualmente, è già impegnata nel versamento di ben 125 miliardi di euro in 5 anni).
I “nostri” politici sanno di cosa si tratti? Ne dubitiamo fortemente.

domenica 17 novembre 2019

In difesa dei social

Ecco la Bestia, il social. È il nemico numero uno da abbattere, punire, imprigionare. I capi d’accusa sono ormai ossessivi: gli insulti sulla rete, l’odio diffuso, il razzismo, il sessismo e l’omofobia, le fake news, e poi la dipendenza, il narcisismo di massa, i furti d’identità e la psicopubblicità, l’istupidimento collettivo. Si minacciano sorveglianze e punizioni, occhiute commissioni anti-odio nel nome di Liliana Segre, operazioni di polizia telematica, censure, “retate” e oscuramenti. Ma oltre gli arcigni tutori del Politically correct, anche un osservatore liberale come Paolo Del Debbio sostiene in un libro, Cosa rischiano i nostri figli (ed. Piemme) che i social hanno un’impronta alienante, totalitaria, quasi demoniaca.
Geert Lovink, che ha fondato e dirige l’Istituto di Network Culture di Amsterdam, ritiene che i social siano il luogo triste in cui cresce “il nichilismo digitale”, come titola nella versione italiana il suo libro edito dalla Bocconi. Secondo Lovink il “popolo del presente” è in preda a un’allucinazione temporale, per dirla con Roland Barthes. Nell’epoca dei social, disagio, distrazione e depressione di massa sono virali. Il titolo originario del suo testo è dedicato alla tristezza, una tristezza tecnologica, programmata e somministrata dalla rete. Cadiamo nel vuoto e nella solitudine appena smettiamo di cliccare e navigare. Per dare un volto meno vago al Nemico, Lovink addita le piattaforme, come Google, Twitter, Instagram e Facebook, che imprigionano gli utenti dentro percorsi obbligati. E in particolare i loro agenti, i wistleblowers, le talpe che incanalano, irretiscono gli utenti. Per non dire della funzione nefasta degli algoritmi, in apparenza neutrali, ma in realtà usati e veicolati per controllare, invadere e reprimere la rete.

giovedì 14 novembre 2019

Impedite a Veneziani di andare in palcoscenico

Il due novembre scorso il Teatro Verdi di Padova ha aperto la sua stagione con Marcello Veneziani portando in scena 1919. I rivoluzionari, dedicato a quell’anno in cui nascque il fascismo, il partito popolare, l’italo-comunismo e ci fu l’impresa fiumana di d’Annunzio. Attori che recitavano testi di Marinetti, don Sturzo, Mussolini, Gramsci e d’Annunzio, musiche d’epoca e Veneziani che raccontava quegli eventi. Gran successo, “dieci minuti d’applausi” fa notare il presidente del Teatro Stabile Veneto, Giampiero Beltotto. Ma il Collettivo Attori Antifascisti, non sappiamo come altro definire il gruppo di attori che fa capo alla compagnia Anagoor, guidata da tale Simone Derai, ha avviato una raccolta di firme per contestare il teatro di aver chiamato “un controverso personaggio come Veneziani”.

martedì 12 novembre 2019

“Io sono Giorgia”, i compagni non ridono più: “E’ diventato un inno, non volevamo”

[..] “Volevamo fosse un inno Lgbt” 
«Il video di Giorgia Meloni al comizio in piazza San Giovanni a Roma del 19 ottobre era già tristemente virale per quello che diceva” dice uno dei due musicisti, molto vicini all’universo Lgbt “noi abbiamo voluto girarlo in chiave ironica e trasformarlo in un discorso a favore della comunità Lgbt. Adesso questa cosa si è persa, tanto la leader di Fratelli d’Italia lo ha rigirato a suo favore: però, d’altronde, fa parte del gioco. Comunque, il pubblico ha capito che volevamo prenderla per i fondelli»: quest’ultima frase, come si dice a Roma, è un po’ un “consolarsi con l’ajetto”, vale a dire accontentarsi di molto poco. Io sono Giorgia voleva essere il definitivo sberleffo borioso della comunità Lgbt; una volta persa questa qualità, e utilizzato in proprio favore dalla loro “bestia nera” (quella Meloni donna, madre, italiana, cristiana), gli arcobalenosi sono andati incontro ad una vera débacle social. [...] - Fonte

sabato 2 novembre 2019

Perché una Commissione per la prevenzione dell'odio "in generale" è un mostro giuridico

Con il pretesto di contrastare l’intolleranza e il razzismo, è stata istituita fra applausi scroscianti una commissione per la prevenzione dell’odio in “generale”.
Un comitato di controllo che si “impegna a livello nazionale contro l’odio in TUTTE le sue forme e in particolare contro l’hate speech”. Definizione di cui, lo stesso testo approvato dal Senato, dice esplicitamente “non esistere ancora una definizione normativa” di essere quindi di “difficile definizione” e pertanto [..] “suscettibile di applicazioni arbitrarie”. Ma nonostante i rischi connessi all’adozione di un provvedimento così generico, e quindi potenzialmente liberticida, si è voluto proseguire dritti, perché è ritenuto “fondamentale prevedere una norma che vieta OGNI forma di odio”.
Creando pertanto i presupposti (evidentemente con scientifica cognizione di causa) per la formazione di uno specifico reato aberrante: l’odio “generico”. Attraverso il quale sarà possibile perseguire penalmente qualunque manifestazione di dissenso nei confronti del potere costituito.
Una mostruosità giuridica, mascherata dagli alti valori democratici, degna dei peggiori regimi dispotici. Un attacco frontale a chiunque dissenta, sopratutto in un momento storico in cui si sta disvelando con tutta la sua potenza il conflitto di natura politico-economica fra governanti e governati.
Perché va ricordato ai plaudenti benpensanti che anche l’odio di classe è odio. E renderlo potenzialmente punibile significa stare dalla parte degli oppressori e non da quella degli oppressi.
Notizia del: 31/10/2019

sabato 26 ottobre 2019

Carotenuto: ho paura, chi pilota il Conte-2 è capace di tutto

Analisi interessante, condivisibile anche nel pragmatismo conclusivo. Ho scoperto che l'autore ha una formazione antroposofica, steineriana, improntata ad una conoscenza superiore, iniziatica, protesa a cogliere ciò che si situa al di là del dato concreto. Un pensiero che non ammette possibilità di confutazione, dal momento che Steiner afferma che questa conoscenza non proviene da una ricerca scientifica, ma da una chiaroveggenza. Entriamo così in un campo che sfiora il mondo del paranormale, a cui molte persone danno credito, una dimensione altra di stati modificati di coscienza. Ci troviamo, quindi, di fronte ad una struttura di conoscenza che non si presta a nessuna conferma. Le notizie che riporta, invece, derivano dalla sua diretta esperienza governativa e per conto di organizzazioni internazionali. Le notizie del retroterra di Giuseppe Conte coincidono con quanto avevo analizzato qui: Il trionfo - così sembra - dei catto-dem, che viene da lontano. Ma non in nostro nome.

Carotenuto: ho paura, chi pilota il Conte-2 è capace di tutto 

«Spero sinceramente che duri poco, perché di questo governo c’è da aver paura: il Conte-bis è un esecutivo pericolosissimo». Lo afferma Fausto Carotenuto, già analista strategico dei servizi segreti, autore di una singolare ritratto di Giuseppe Conte: «E’ sorretto dallo stesso potentissimo network vaticano che gestiva lo strapotere di Andreotti, a cominciare dal cardinale Achille Silvestrini». Ora siamo nei guai, dice Carotenuto in un video su YouTube, perché a Conte si aggiungono personaggi temibili come l’euro-tecnocrate Roberto Gualtieri, che Bruxelles ha fatto sistemare direttamente al ministero dell’economia. Senza contare Paolo Gentiloni, come Conte in strettissimi rapporti col Vaticano, ora promosso alla Commissione Ue, e lo stesso David Sassoli, eletto presidente del Parlamento Europeo. Gentiloni e Sassoli, ovvero: il Pd, i grandi media, il Vaticano e l’europeismo oligarchico. Questo significa che l’Italia, dopo l’effimera sbornia gialloverde, è oggi una cinghia di trasmissione perfetta per il super-potere europeo: «Aspettiamoci di tutto», dice Carotenuto, perché i signori dell’eurocrazia, magari in cambio di qualche piccola concessione sul bilancio, «potranno prendere decisioni inimmaginabili e terribili, per tutti noi».

venerdì 25 ottobre 2019

La Repubblica prima diffama e poi censura la Meloni. Ecco la verità

Repubblica insulta Giorgia Meloni con tanto di di titolo in prima pagina e pubblica di nascosto e tagliandola vistosamente la replica della presidente di Fratelli d’Italia. Noi, invece, la riproponiamo integralmente ai lettori del Secolo d’Italia che vorranno diffondere la risposta di Giorgia Meloni a tutti i loro amici e vedremo chi vince questa partita tra noi e loro.
Una leader che non parla a slogan ma argomenta e così facendo forma e informa i cittadini a cui si rivolge. Ed esprime valori non chiacchiere. Ed è tanto più efficace in quanto chiara, limpida, appassionata, convinta e dunque convincente. Credo che gli ignobili insulti di cui è stata oggetto dipendano dal fatto che cominciano a temerla.

La risposta integrale di Giorgia Meloni
 Mi sono chiesta del perché di questo duro attacco a me e a Fratelli d’Italia. Forse la risposta è in una celebre frase di Gandhi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”. Siamo già alla terza fase.
Egregio Direttore,
ho letto con grande stupore il fiume rancoroso di insulti, volgarità e falsità che Francesco Merlo mi ha rivolto nel lunghissimo articolo pubblicato da La Repubblica il 24 ottobre. Dedicate tempo e spazio a parlare della necessità di combattere le fake news e le “parole d’odio”, soprattutto contro le donne, ma evidentemente questo non vale quando si tratta di attaccare chi ha la grave colpa di fare politica a destra.
Tanto livore mi ha fatto tornare in mente una frase di Plutarco: “I nemici sono eccitati dai mali, dalle brutture, dalle sofferenze della vita”. Così Merlo si è voluto lanciare rapace sul mio aspetto fisico, sul mio accento, sulla mia vita, anche privata e familiare, sulle difficoltà vissute; tutte cose che ben poco hanno a che fare con il mio ruolo di donna impegnata in politica e che in buona parte non sono dipese dalla mia volontà, ma piuttosto imposte dalla sorte, che non sempre è generosa e benevola come vorremmo.

mercoledì 9 ottobre 2019

Mala tempora... Ulteriori prove di cedimento della nostra sovranità e identità

La maglia della Nazionale verde e priva del tricolore. Sarà soltanto per una partita [Italia-Grecia, 12 ottobre], ma intanto iniziano ad abituare il pubblico alla rimozione dei simboli nazionali. Nella dittatura che sta per arrivare, gli italiani che non si vorranno estinguere saranno duramente perseguitati. (Cesare Sacchetti)

Prove di sudditanza: abbiamo ceduto la sovranità popolare un po’ alla volta, ci hanno spogliati del nostro essere cittadini Italiani per essere sudditi di Francia e Germania.
La maglia della Nazionale degli 'Azzurri'
L’Europa non esiste come entità politica ma come tecnocrazia; e tuttavia chiede enormi sacrifici: chi sta dietro a questo scenario tremendo?
Può sembrare eccessivo reagire a qualcosa che si presenta come estemporaneo e apparentemente innocuo; ma su cui con l'aria che tira è legittimo nutrire sospetti di rimozione dei simboli nazionali. E i tifosi non se ne rendono conto?
Nessuno sembra reagire, per ora; mentre gli unici a difendere il nostro Paese, Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono stati messi all'angolo nonostante il favore popolare.

domenica 29 settembre 2019

Tra Greta e il Sinodo, il gregge a San Pietro prega per la Chiesa

Iniziative della "resistenza cattolica" (qui), che non si elidono ma si sommano perché vanno tutte nella stessa direzione. Riporto di seguito indicazioni sulla preghiera che si terrà il 5 ottobre prossimo.
Ieri, vigilia della Festa odierna di San Michele Arcangelo, nello stesso lugo si è svolta una prima "preghiera silenziosa" tra le 15 e le 16 del pomeriggio, per concludersi con il canto collettivo del “Credo” [vedi]. Circa duecento laici cattolici provenienti da tutto il mondo si sono riuniti a Castel Sant’Angelo per rivolgere un “Appello agli Angeli”, alla vigilia del Sinodo sull’Amazzonia che si aprirà in Vaticano il 6 ottobre prossimo. I partecipanti all’evento fanno parte di una coalizione internazionale chiamata Acies ordinata che già ha svolto una manifestazione lo scorso 19 febbraio, in piazza San Silvestro, sul tema “In silenzio per rompere il muro del silenzio” [qui - qui]. I partecipanti sono esponenti delle più note associazioni, gruppi, e blog (compreso il nostro) che difendono la fede e la morale cattolica e la Tradizione della Chiesa. Durante la preghiera silenziosa chiusa col corale Credo finale, nei pressi dell'Acies schierata ordinatamente, alcuni sacerdoti hanno recitato la versione lunga della preghiera a San Michele Arcangelo di Leone XIII, per esorcizzare gli spiriti malvagi che vorrebbero corrompere la Chiesa.

Tra Greta e il Sinodo, il gregge a San Pietro prega per la Chiesa 

Pregare per il bene di chi ci governa è cosa buona e giusta, lo ha detto pure San Paolo, a patto di ricordarsene solo quando il governante è gradito. Pregare perché un sinodo non si concluda con qualche apostasia è roba dell’altro mondo, viste le reazioni di sdegno suscitate da una iniziativa in tal senso del cardinale Burke e del vescovo Schneider (due preti che invitano a recitare il Rosario e a digiunare, non sia mai!). Pregare e operare per la conversione dei non cristiani è materia da processo canonico per direttissima per il reato di proselitismo. Ma visto che almeno per il Papa “tentato e assediato” è arrivato un sommo invito a invocare il Cielo, nessuno Oltretevere dovrebbe aversene a male alla notizia della convocazione di una preghiera pubblica per la Chiesa, a due passi da San Pietro, aperta ai fedeli di tutto il mondo. Anzi!

venerdì 27 settembre 2019

Notizia censurata / Spagna e Grecia oppongono netto rifiuto alla bozza di Malta sui migrantiI (Conte PD-M5S affondatiI)

La stampa e l'informazione anche televisiva italiana ha completamente censurato la notizia, perchè è politicamente  "mortale" per il governo Conte e per Conte in persona, dato che fa cadere di schianto tutta la montagna di bugie e omissioni raccontate sul vertice di Malta, spacciato per essere una "svolta" della Ue rispetto la questione migranti.
Sì, una svolta contro il muro.
L'intesa siglata da Germania, Francia, Italia e Malta, che prevede la ridistribuzione volontaria nei paesi europei dei migranti soccorsi nel Mediterraneo, si è scontrata con il netto rifiuto di due Stati chiave: Spagna e Grecia.
Lo scrive il quotidiano El Pais in prima pagina, spiegando che, secondo i governi di Madrid e Atene, il cosiddetto patto di Malta si basa su uno schema che mira, quasi esclusivamente, ad affrontare il problema italiano della gestione dei flussi. Tanto il governo spagnolo che quello della Grecia lo respingono. Voteranno contro alla riunione dei primi d'ottobre durante la quale si dovrebbe valutare quante nazioni dell'Unione europea aderirebbero al piano volontario e della durata di sei mesi, salvo la possibilità di ciascuno stato aderente di sfilarsi in un qualsiasi momento senza dove dare spiegazioni.

mercoledì 25 settembre 2019

Migranti. Il ridicolo bluff del governo è durato meno di 24 ore

L’accordo di Malta sui migranti rischia già di saltare, ma sarebbe meglio dire che non c’è mai stato. Il bluff del governo giallorosso è durato neanche 24 ore, perché la bozza di accordo tanto magnificata ieri dai giornali è «vaga», «scarsa di dettagli», inconsistente. La sbandierata rotazione dei porti è soltanto un desiderio italiano, che rimarrà tale, e la distinzione fondamentale tra migranti economici e aventi diritto all’asilo politico non sarà affatto abolita ma, come confermano fonti francesi, ci sarà una «distinzione netta». Soprattutto, come avevamo già scritto, sarà un accordo politico «volontario», senza valore legale, senza sanzioni per chi non vi partecipa e senza sanzioni per chi non lo rispetta. Qualunque paese aderente, infatti, potrà chiamarsi fuori in ogni momento senza dare spiegazioni.

ALLA FACCIA DELLA «LEZIONE AL SALVINISMO»
Alla luce della triste verità, e cioè che le moine accondiscendenti del governo Pd-M5s non hanno affatto cambiato l’atteggiamento ostile dei partner europei sulla questione migranti, fanno sorridere le dichiarazioni entusiaste di ieri del premier Giuseppe Conte e dei giornali ideologicamente schierati. Parlando al Fatto Quotidiano, il presidente del Consiglio tuonava: «Abbiamo fatto più a Malta in un giorno di Salvini in un anno». E Repubblica gongolava in prima pagina: «Prima lezione al salvinismo; l’accordo siglato ieri a Malta costituisce la più grande sconfitta del sovranismo italiano». Per non parlare del Corriere, che parlava in modo inspiegabile di «primo patto europeo» (non è così) e dava ampio risalto al giubilo di Conte: «Se non si litiga si ottiene». Invece, purtroppo per l’Italia, aveva ragione Salvini a dire che si trattava di «un accordo del piffero, una solenne fregatura». Fonte

domenica 22 settembre 2019

Un professore universitario epurato nell’era dell’Europa “democratica”. Liberal-chic e “anti-fascisti” tutti zitti

A me hanno sempre insegnato che l’epurazione dalle Università e dalle scuole era un atto fascista. Mi hanno riempito la testa sin dalle scuole elementari, quando per la prima volta mi dissero che i professori universitari che durante il fascismo non avevano accettato di giurare fedeltà al regime di Mussolini furono messi fuori servizio. Che cattivi questi fascisti.
Poi ho frequentato le scuole medie, le superiori e infine l’Università, sempre più convinto che la censura del pensiero fosse un deprecabile atto dittatoriale, da qualunque parte provenisse.
Stamattina mi son svegliato, dice una famosa canzone partigiana, e ho letto un articolo di Daniele Capezzone su La Verità che riporta una notizia incredibile: il prof. Marco Gervasoni, professore ordinario di storia contemporanea all’Università statale del Molise (sottolineo ordinario, cioè il livello più alto dell’insegnamento universitario), è stato mandato via dall’Università Luiss, dove insegnava storia comparata dei sistemi politici.

venerdì 20 settembre 2019

Senza croci verranno le mezzelune

Niente più croci sulle vette dei Pirenei orientali. L’ha stabilito il Centro nazionale di addestramento commando (Cnec) francese per «non rinfocolare la polemica» e – testuale – per «la pacificazione», dopo che dei vandali si erano divertiti, nei mesi scorsi, a distruggere il simbolo cristiano sul Pic Carlit, la montagna più alta dei Pirenei orientali appunto. Ora, a parte la follia dell’autocensura preventiva, che sposa la linea vandalica a scapito della tradizione cristiana, viene da chiedersi se prima che sciocca una simile idea non sia pericolosa.
Infatti, se da un lato in Francia la cristofobia avanza a grandi passi – 875 chiese e 59 cimiteri vandalizzati solo lo scorso anno, per non parlare dell’enigmatico e comunque apocalittico rogo di Notre-Dame ad aprile – , dall’altro, dato che parliamo di un Paese che solo dal 2015 al 2018 ha subito 12 attentati islamisti (con 250 morti), che ospita la più grande comunità islamica in Europa con Mohamed nella top ten dei nomi dei neonati parigini già da anni, verrebbe da consigliare prudenza ai cugini d’Oltralpe. Perché chi di laicismo ferisce, d’islamismo perisce. (Giuliano Guzzo)

giovedì 19 settembre 2019

Il vizio degli europei di invadere l'Italia. E il vizio dei governanti italiani di far umiliare il nostro paese dagli stranieri

Il governo Conte bis e il vizio dei politici italiani di allearsi con gli stranieri che umiliano il nostro Paese. 
A cui fa da sponda il vizio degli europei di invadere l'Italia: da Carlo VIII a Hitler (e oggi: Merkel e Macron)
"Sono acerbe parole queste ch'io scrivo, lo so. Ma anche so che per un popolo che ha nome dell'Italia non è vita (...) non avere né un'idea né un valore politico, non rappresentare nulla, non contar nulla, essere in Europa quello che è il matto nel gioco de' tarocchi: peggio (...), essere un cameriere che chiede la mancia a quelli che si levano satolli dal famoso banchetto delle nazioni, e quasi sempre, con la scusa del mal garbo, la mancia gli è scontata in ischiaffi".
Fa impressione rileggere queste righe che Giosuè Carducci  scrisse nel 1882, nella prefazione a "Giambi ed Epodi". Perché sembra la tristissima cronaca dei nostri giorni, quella che si ripresenta adesso con la nuova legge di bilancio (con l'Italia in cerca di mance per il deficit), quella che ha sempre caratterizzato l'Italia a guida Pd, sottomessa al "partito straniero" e trattata come un cameriere che chiede mance e si prende schiaffi.
Quella che esulta perché hanno assegnato un importante posto di commissario europeo a Gentiloni senza avvedersi che non ci è stato regalato nulla (essendo nostro diritto) e soprattutto senza capire che Ursula von der Leyen, ha "commissariato"  il commissario con il vicepresidente all'economia, il falco Dombrovskis. Il quale rappresenta un Paese, la Lettonia, che è l'ultimo arrivato e che ha meno abitanti della Calabria.
Cionondimeno sarà Dombrovskis che darà gli ordini e Gentiloni ubbidirà. Loro lo sanno quanto è "europeista" (cioè ubbidiente) Gentiloni. Per questo lo hanno voluto.

mercoledì 18 settembre 2019

E l’Italia perduta fu ritrovata a Fiume

D'Annunzio la cui poesia è anche musica. In calce, tutta da ascoltare, La pioggia nel pineto

Chiamateli pazzi, ridicoli, anacronistici. Chiamateli neofascisti, come hanno già fatto le tv e i croati, per prendere le distanze e sentirsi a posto con la coscienza. Ma quei tre ragazzi fermati a Fiume, perché hanno innalzato la bandiera italiana sul Palazzo del Governatore, nel centenario dell’impresa dannunziana di Fiume, a me fanno simpatia, forse invidia. Anzi ammirazione. Ho incerte notizie sull’accaduto, non so nulla di loro, ma ne avessimo di ragazzi pronti a rischiare per una causa persa, e nobile; non per i soldi, non per i selfie, ma per quel pazzo amore che è l’amor patrio, per memoria storica e gloria letteraria. Ne avessimo di ragazzi fuori formato, anzi extra format.

Si, per carità, so che queste imprese sono puramente dimostrative, del tutto inutili, non producono frutti e creano qualche fastidio alle diplomazie. Ma le imprese più inutili sono le più nobili, le imprese assurde sono quelle che lasciano il segno e restano impresse nel tempo. Ricordate le imprese di D’Annunzio, i volantini su Vienna, le imprese marine e sottomarine, e poi il pitale lanciato dai dannunziani su Montecitorio. Per carità “repetita non iuvant”, ma è bello vedere dei ragazzi nati nel duemila che considerano la storia una cosa viva, aperta come una ferita, controversa, da scrivere e non solo già scritta, digerita, evacuata e sparita.

martedì 17 settembre 2019

Foreign Affairs stronca il Conte bis: “Un trionfo precario”

Il governo giallo-rosso? Se non riuscirà a migliorare sensibilmente le condizioni di vita degli italiani Matteo Salvini e la Lega torneranno al potere, più forti di prima. L’autorevole Foreign Affairs, pubblicato dal Council on Foreign Relations americano, smorza con un’analisi pubblicata nelle ultime ore tutti gli entusiasmi sul Conte-bis e sul ritorno del leader leghista all’opposizione celebrata da numerosi quotidiani stranieri di orientamento progressista. “Se il nuovo governo fermerà l’ascesa del populismo di destra dipenderà dalla sua capacità di migliorare il tenore di vita italiano e invertire alcune tendenze negative che hanno reso il Paese uno degli anelli deboli dell’Unione europea. Fare questo sarebbe un compito arduo per qualsiasi governo, per non parlare di uno composto da due partiti – entrambi segnati da divisioni interne – che erano acerrimi rivali fino a poche settimane fa”, scrive Alexander Stille, docente presso la Columbia Journalism School di San Paolo.

domenica 15 settembre 2019

Fabio Armano: Ho un paio di cose da dire ai supponenti meteorologi comunisti da "clima di odio".

"Salvini ha creato un clima di odio!"
Ho un paio di cose da dire ai supponenti meteorologi comunisti da "clima di odio".
Non è odio. È insofferemza per le vostre menzogne.
Questo CLIMA, è il risultato delle vostre politiche, delle vostre ideologie, e della vostra onnipresente supponenza.
Lasciatevi dire da un umile operaio, che nelle risposte che sempre più italiani vi rifilano fregandosene delle vostre magliette rosse ed i sit in con le barchette di carta, c’è la reazione fisiologica per ogni vostra accusa di “razzismo”, ed ogni etichetta di “fascista”, che avete appiccicato a quanti non si piegavano alle vostre ideologie.

C’è ogni casa popolare che con soddisfazione avete assegnato ad immigrati, per poi ringhiare in faccia agli italiani che protestavano che la legge è quella e che dovevano tacere.

giovedì 12 settembre 2019

Il sovranismo è morto, viva il sovranismo! La sfida di Salvini

Dopo la formazione del nuovo governo Conte, ciò che è accaduto questa estate – le polemiche tra gli ex alleati, lo “strappo” di Salvini – acquista una nuova luce, e consente nuove riflessioni politiche. Gli errori tattici di Salvini, che senza dubbio ci sono stati, appaiono poca cosa, rispetto ad esempio al cambiamento strutturale che ha riguardato, invece, il M5S. Dagli sbagli di Salvini, non ne è uscita una Lega politicamente diversa da prima. Dai ripensamenti di Grillo è invece uscito un Movimento che non ha più nulla del precedente. Una vera e propria mutazione genetica.
Si sono trovate tante giustificazioni, ma il dato rimane: il M5S ha finito per stringere un’alleanza di governo non semplicemente con un partito della “casta”, ma con quel Pd che Gianroberto Casaleggio – il vero fondatore del MoVimento – indicava come il nemico assoluto, il partito dell’establishment, di “Renzie”, come lo chiamava una volta Grillo, l’“ebetino”. Ed ecco che proprio a Grillo è, invece, toccato di resuscitare l’ex segretario, perché è con lui, che controlla ancora i gruppi parlamentari Dem, e non con Zingaretti, che l’alleanza di governo si è conclusa. È a Renzi che Grillo ha venduto un Movimento, che è stato così “rivoltato come un calzino” (altro che il Parlamento!). Resta però da capire, però, perché tutto ciò sia avvenuto, e quale sia l’obiettivo di questa operazione. Certo, l’alleanza è, in apparenza, puramente “difensiva”: si trattava di impedire quelle elezioni in cui Salvini, presumibilmente, avrebbe vinto da solo contro tutti, superando il consenso raccolto alle elezioni europee. In realtà, però, il patto Pd-M5S, obiettivamente, spinge per una rideterminazione complessiva degli equilibri politici. Sembra che ci sia già dimenticati della novità che il governo Lega-M5S ha rappresentato, non solo per l’Italia, ma per l’Europa: quella che fino a quel momento si era tentata di far passare per la “minaccia populista”, eversiva, ha dato vita ad un “laboratorio politico” in cui si sono saldati un sovranismo identitario, quello della Lega, ed un sovranismo sociale, espresso dal M5S.

mercoledì 11 settembre 2019

Gentilini Gualtieri e Dombrovskis:povera economia italiana

Un trio ha il compito di azzerare quel poco che rimane di economia italiana, sottomettendolo ad un insopportabile centralismo fiscale repressivo che cancellerà quel poco di classe media che è rimasto. I tre Moschettieri de Leuropa, cioè della burocrazia antidemocratica, rispondono ai nomi di Gentiloni, Gualtieri e Dombrovskis.
Iniziamo dal meno importante: l’ex presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, colui che, come ministro degli esteri, è diventato famoso per aver ceduto il Mare italiano alla Francia [vedi]. Gentiloni sarà Commissario agli affari economici, ma…
In realtà abbiamo un “Gentilonis Dimitiatus”, un mezzo Gentiloni qualsiasi: infatti le sue deleghe, come dice con un eufemismo il Sole 24 ore, sono state “Semplificate”, cioè ridotte: rimangono tassazione, affari economici e finanziari, dogane, ma esce la compentenza sulla finanze pubbliche nazionali. Volete seriamente che sia lasciato un tema simile agli italiani? Giammai!!! Inoltre verrà messo sotto tutela dal Dombrovskis, per cui non conterà quali nulla. Allora era meglio il Commissario alla Concorrenza, che avrebbe potuto incidere veramente sull’Europa industriale, ma questo è rimasto alla Vestager. Alla fine Gentiloni è un bambinone da tenere sotto tutela.

domenica 8 settembre 2019

Non ha ottenuto il voto ma è ancora in partita: i veri errori di Salvini e perché la crisi era un rischio che doveva correre

Insediatosi il nuovo governo, possiamo soffermarci sullo sconfitto, o presunto tale, della situazione: Matteo Salvini. Ha chiamato l’all-in ma gli è andata male, non aveva un punto abbastanza alto in mano (o forse qualcuno ha barato…). Molto è stato già detto e scritto e l’opinione prevalente è che abbia commesso un errore ad aprire la crisi. Almeno nei tempi e nei modi, visto che in molti gli suggerivano di rompere. Il paradosso, infatti, è che forse Salvini e la sua cerchia sono tra coloro che più hanno creduto nel contratto con i 5 Stelle, anche troppo, a tal punto da accarezzare l’idea di un’alleanza non solo occasionale e a tempo determinato, come agli inizi auspicato da Steve Bannon. La Lega nordista, i governatori, la vecchia guardia legata alle esperienze di centrodestra, sono stati invece dall’inizio i più scettici e hanno spinto per la rottura sui temi dell’economia e dell’autonomia. Alla fine Salvini si è convinto.

venerdì 6 settembre 2019

Matteo Salvini e la Lega: morte politica o ritorno trionfale annunciato?

Anche Oltralpe si interrogano. Il politologo e saggista francese Alexandre del Valle su Valeurs Actuelles (nella nostra traduzione): Salvini è davvero finito? Non andiamo troppo in fretta... la "morte politica" del ministro dell'interno e "Vice Presidente del consiglio" italiano è stata annunciata troppo presto... Il nuovo governo 5 stelle-PD, formato per eliminarla, non durerà.

In un video pubblicato giovedì scorso su Facebook, Matteo Salvini, leader della Lega (detta anche “Il Carroccio”) ha avvisato i suoi detrattori: “Non vi libererete di me con un giochino di palazzo, io non mollo”. Il monito è stato lanciato nel momento in cui i suoi rivali e avversari – Partito Democratico (PD, sinistra) e Movimento Cinque Stelle (M5S, populisti) – stavano cercando di costruire il loro futuro governo che, secondo lui, è stato deciso a Bruxelles. Alexandre Del Valle commenta la crisi di governo provocata da Matteo Salvini l’8 agosto, che è sfociata nella sua rimozione, e spiega tuttavia che la “morte politica” del ministro dell’Interno e “vicepresidente del Consiglio” italiano è stata forse annunciata troppo presto...

giovedì 5 settembre 2019

Cronaca di una crisi annunciata

Pur essendo il primo partito della coalizione uscita vincente dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018, la Lega non ha ricevuto l'incarico di tentare di formare un Governo. Questo diniego, indipendentemente dalle sue motivazioni e dal loro fondamento, ha dato luogo alla crisi più lunga nella storia della Repubblica: 88 giorni. Durante tutta questa crisi la Lega ha mantenuto un profilo costruttivo e leale, rinunciando a propri candidati alla presidenza delle Camere e attendendo un via libera dagli alleati di coalizione prima di intavolare discussioni con il M5S, uscito come maggiore singolo partito dalle elezioni. Queste discussioni hanno riguardato contenuti programmatici, non nomi, e sono durate quasi un mese, approdando a un documento formale, il Contratto per il Governo del cambiamento, sottoposto all'approvazione delle rispettive basi elettorali.
È stato accettato un Presidente del Consiglio, presentatosi come "avvocato difensore del popolo italiano", che avrebbe dovuto essere di garanzia e mediazione fra i due partiti della maggioranza (e che certamente offriva sufficienti garanzie all'establishment), ed è stata inoltre recepita la raccomandazione del Presidente della Repubblica di avere un Ministro dell'economia che non desse "un messaggio immediato di allarme per gli operatori economici e finanziari". Pertanto il Ministro dell'Economia e delle Finanze che, stando agli accordi avrebbe dovuto essere proposto dalla Lega, è finito per essere un "tecnico" senza mandato elettorale. Credo di essere l'unico parlamentare che lo conoscesse.

Governo politico Quirinale-Bruxelles per blindare l’Italia. Pd: urne vuote, Palazzi pieni

A scorrere la lista dei ministri del governo Conte 2 la nostra impressione è che sia il Partito democratico il partito di maggioranza relativa e il Movimento 5 Stelle il junior partner, ma le interpretazioni degli osservatori in queste prime ore divergono fortemente e molti sostengono che in realtà sia il primo ad essersi consegnato nelle mani del secondo. Proviamo a dipanare la matassa. Il Pd è in un governo con Conte premier e Di Maio ministro: messa così, appare una staffetta Lega-Pd in un contesto di sostanziale continuità. Ma a noi appare di gran lunga più complicata. Come dicevamo, era impossibile un equilibrio win-win per Pd e M5S nella nuova squadra. Se come rivendica Di Maio tutti i 26 punti del Movimento sono entrati nel programma, tuttavia si nota una buona dose di discontinuità nei nomi dei ministri. Tra i 5 Stelle vengono riconfermati solo Bonafede e Costa, nei due ministeri dove evidentemente è più forte la convergenza tra i due nuovi alleati: giustizia e ambiente. Di Maio, pur essendo il capo politico, ha rischiato fino all’ultimo di restare escluso dai ministeri di peso, e ha dovuto comunque rinunciare al super-ministero sviluppo economico e lavoro da cui passano le promesse elettorali caratterizzanti della sua campagna, che ha portato il “suo” Movimento al 34 per cento: salva onore e posizione personale, ma la sua leadership esce ridimensionata.

domenica 1 settembre 2019

Salvini ha fatto ALL IN. Ecco cosa c’ è in ballo.

L'ora è grave e forse far conoscere ciò che i canali di informazione di regime non diffondono può fare la differenza. Analisi seria e lungimirante.

Mattarella vuole mettere in 4 Ministeri uomini di sua fiducia. E di fiducia di Bruxelles. Oltre ad essere una prassi non prevista dalla Costituzione, il perchè appare chiarissimo ed evidente.

Quante nomine devono fare la Presidenza del Consiglio (ormai in mano a Bruxelles- Mattarella) e questi Ministri (MEF-Trasporti- MISE- Difesa-Esteri )? Migliaia. Sono quelle le poltrone che contano. Quelle che non devono occupare Leghisti o anche Grillini non legati alle cancellerie UE. Nel nuovo governo giallorosso i ministeri chiave non andranno a grillini vedrete. Sono riusciti a far passare Giuseppe Conte come uno in quota 5 stelle (cosa non vera ormai dipende solo da Mattarella e Bruxellese) e con questa scusa si prenderanno vicepresidente e ministeri chiave. Pd oppure ” tecnici” benvoluti dal Quirinale.

Quindi ENI, Leonardo, Fincantieri, Forze armate, Cassa dep e Prestiti, Poste, e moltissime altre importantissime società pubbliche, Ragioneria dello Stato, Giudici della Corte Costituzionale (dopo il Presidente Della Repubblica)  e altre 3.000 nomine. Avete capito bene 3.000 nomine. Forse 4.000.  Oltre alla riforma di Bankitalia.

Alberto Bagnai da Goofynomics. Quod Erat Demostrandum

(…chi sa perché è un QED, sa anche che, quindi, non deve preoccuparsi. Lasciate che si preoccupino gli altri. Ai lettori di questo blog la situazione è piuttosto chiara. Non credo siano stupiti del fatto che la coalizione fra un partito profondamente critico e uno profondamente europeista sia andata in crisi! Ieri se n’è accorto perfino Fabbrini (chi?) sul Sole 24 Ore! I miei lettori hanno avuto il privilegio di saperlo sette anni or sono…
Dice: “Ma allora perché ci avete governato insieme?” Io perché sono entrato in politica per obbedire: mi è stato ordinato di tenere in piedi questa strana coalizione, e l’ho fatto con lealtà, ben sapendo che al di là del valore e della dimensione soggettiva dei singoli colleghi, che continuo a stimare, le dinamiche oggettive del movimento in cui erano inseriti restavano quelle qui tante volte descritte, e che alla fine la saldatura fra loro e il PD, qui tante volte evocata, sarebbe comunque avvenuta. So anche che alla fine i migliori di loro verranno con noi. Ma naturalmente l’esperienza di governo ha avuto un significato che trascende la mia esperienza personale, ed è servita a fare tante cose: a cominciare a ridurre le tasse, a sburocratizzare, a difendere quanto restava del credito cooperativo, a mandare in pensione un po’ di persone che se lo meritavano, a porre sul tavolo il tema della governance di Banca d’Italia, che tante soddisfazioni ha dato ai nostri risparmiatori, a tentare di riportare un minimo di legalità e quindi di coinvolgimento del Parlamento nel negoziato con l’Europa – contro il muro di gomma dei ministri “tecnici”, ecc.
Ed è servita, soprattutto, a far capire agli ultimi che avevano qualche margine per capirlo – c’è anche chi non ne ha – che cosa siano PD e 5 Stelle.

venerdì 23 agosto 2019

Anche questa crisi non si decide in Parlamento

Quanti paventano o auspicano il governo giallo rosso, a succedere a quello giallo verde, lambiccano alchimie politiche squisitamente nazionali. Questa crisi non si decide in Parlamento, come d’altronde le precedenti e nonostante le apparenze. Guardiamo dunque al di là del naso.
L’Italia è da sempre al centro d’una faglia geopolitica più minacciosa di quella di San Andreas, a insidiare San Francisco e dintorni.
Dopo la morte di Aldo Moro s’acuì il carattere “proconsolare” delle massime istituzioni repubblicane, Quirinale e palazzo Chigi.
Fin dal nostro ingresso nella NATO, nel 1949, presidenza della Repubblica e governi si legittimarono con la benedizione del Dipartimento di Stato statunitense e quella della Curia vaticana, osservatore fiduciario permanente degli USA, fino al 1989. Oggi Bergoglio conta meno di Jean-Claude Juncker dopo il quarto drink. Il ruolo dell’Unione sovietica crebbe a partire dagli anni ’80, in seguito alla scomparsa di Moro. Una beffa per quanti oltre Atlantico concessero in fretta e furia il visto d’ingresso a Giorgio Napolitano, reputando il Pci più affidabile di Aldo Moro.
Caduto il Muro di Berlino, il ruolo di Mosca fu scalzato dall’asse franco prussiano, col favore dei Bush, padre e figlio, seguito dai Clinton, marito e moglie, e da Hussein Barak Obama. Un club di avidi sciocchi e sanguinari, manutengoli della Repubblica Popolare Cinese, cui stavano consegnando il mondo e l’Europa, com’è oramai visibile nei mutati equilibri in Africa e nel Mediterraneo.

giovedì 22 agosto 2019

Chi, come e perché ha sfasciato davvero il governo Conte. Parola di Bagnai (Lega)

Cosa ha detto in Senato il presidente della commissione Finanze, l’economista della Lega, Alberto Bagnai, dopo il discorso del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. (Ottimo intervento che vi invito ad ascoltare dal vivo qui)
CONTE STAI SEREN-SPREAD
“Presidente, lei si preoccupa dello spread, ma lo spread non si preoccupa di lei: il governo oggi è caduto e lo spread è sceso. Questo vuol dire che nella sua metrica lei ha fatto la cosa giusta”. Ironico e diretto comme d’habitude il senatore leghista Alberto Bagnai.
Nel rivolgersi ieri a Giuseppe Conte a Palazzo Madama, l’economista della Lega ha messo in fila un discorso molto commentato sui social. Social che il senatore utilizza con larghezza; contestando al premier dimissionario di avere invece nei loro confronti “un atteggiamento di distanza”.
Apprezzatissimo l’intervento di Bagnai dai numerosi follower e fan come plastica rappresentazione delle reali ragioni della sincope governativa; quanto deriso dai detrattori.

CHI SONO I GIUDA?
Elenca, il presidente della Commissione Finanze della “camera alta”, le ragioni economiche del no al governo cadente. Ma, avverte, rivolgendosi a Conte: “Non siamo stati noi ad aprirla (questa crisi, ndr) che è stata aperta invece da chi le ha voltato le spalle quando ha iniziato a parlare in Aula e da chi sostanzialmente le ha votato contro una mozione che riguardava un’opera infrastrutturale cui aveva dato il suo sostegno”. Non servono sottotitoli: è chiaro riferimento a M5s e Tav.

mercoledì 21 agosto 2019

Europeismo: la cura sinistra per l’Italia indisciplinata

L’anomalia populista della Lega al governo va cancellata, Francia e Germania vanno rassicurate e vanno create le basi per nuove maggioranze di Sinistra. Questo europeismo implacabile, diretto a riportare l’ordine dei potenti dopo il voto indisciplinato degli italiani è talmente sfacciato da essere evidente a tutti. Si riesuma Prodi, il globalista Sachs detta la linea e l’ultima uscita di papa Francesco su sovranismo e Hitler è stato come suonare la carica.
Alle recenti elezioni europee l’Italia aveva votato decisamente contro l’Unione europea. Il grande successo della Lega in primo luogo e di Fratelli d’Italia in secondo luogo aveva anche questa motivazione. L’Italia voleva liberarsi da una ideologia che spesso su questo quotidiano abbiamo chiamato europeismo. Le ideologie non sono solo delle teorie di parte che pretendono di valere per il tutto, ma rappresentano sempre anche una grande concentrazione di interessi e di poteri. Sono molto difficili da sconfiggere e perfino da scalfire. Ed infatti è proprio l’europeismo a tornare alla carica in questa fase della crisi di governo italiana, con l’ipotesi di una coalizione tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle – o altro che uscirà dal cilindro di Mattarella basta che metta la Lega in un angolo – per riprendersi la rivincita di sistema contro questi “straccioni” di italiani che hanno avuto la velleità di votare in dissonanza. Che Romano Prodi sia riemerso è già un segno forte di questo tentativo di rivincita, che poi abbia addirittura invocato la nascita di una “maggioranza Ursula”, dal nome della nuova Commissaria europea, rischia di essere addirittura inquietante come le cose ridicole spesso sanno fare più di quelle serie.

«La maggioranza degli italiani approva l'azione di Salvini come ministro dell'Interno»

Segnala un lettore:
"Mentre in Italia i media raccontano frottole, antipasto del governo dell’incesto, in Francia hanno ben presente il quadro. Ed è il quadro che mi fa stare tranquillo: Salvini è riuscito a trasmettere l’immagine di ministro dell’interno efficace. Davanti al delirio migratorio che scateneranno i grullosinistri, è di questo che si ricorderanno gli elettori nelle urne. Urne che non tarderanno: anche se i grullosinistri sembrano pappa e ciccia, finirà comunque con una gran lite molto presto". E, infatti, leggiamo su Le Figaro: «La majorité des Italiens approuve l’action de Salvini comme ministre de l’intérieur». Di seguito la mia traduzione.

FIGAROVOX / TRIBUNE - La popolarità del leader della Lega è indiscutibile, ma la situazione politica italiana rimane complessa e incerta, spiega l'analista Paul Cébille.
Mentre la crisi politica italiana continua, il modo in cui evolveranno e a cosa sfoceranno gli eventi resta difficile da determinare. In Francia l'attenzione su questo caso senza precedenti nella politica italiana si concentra principalmente su Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio, ma vi sono coinvolti anche molti altri attori: Luigi di Maio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l'attuale leader del Partito Democratico Nicola Zingaretti, Silvio Berlusconi o Matteo Renzi. Uno dei grandi assenti, eppure inevitabile, è il popolo italiano.
Torniamo quindi all'evoluzione dell'opinione pubblica italiana a partire dalla formazione della coalizione tra Movimento cinque stelle e Lega nel 2018 fino ad oggi di fronte alla crisi politica. I dati di vari istituti italiani di sondaggi pubblicati sul sito web del governo ci consentono di valutare le principali ragioni attribuite dagli italiani al fallimento della coalizione nazional-populista.

Lo sgretolamento del M5S
Il Movimento cinque stelle è stata la prima forza politica in Italia nel marzo 2018 (32,7% dei voti), ma il movimento ha visto due cali nel sostegno popolare: una prima  flessione a maggio 2018 al momento della formazione del governo e un'altra a novembre 2018, a tutt'oggi recuperata: attualmente ristagna al 17% delle intenzioni di voto, molto indietro rispetto alla Lega (38%) ma soprattutto dietro al Partito Democratico (PD) e al suo 23% di intenzioni di voto in agosto.

*Paul Cébille è responsabile degli studi all'IFOP, ha lavorato a diversi studi riguardanti il ​​rapporto dei francesi con la 'democrazia diretta'.

Ma io tifo per Salvini: non si poteva andare avanti così

Elogio di Salvini. Sì, proprio elogio, come nella tradizione celebrativa ottocentesca. Incondizionato.
Stando all'estero, nell'italianissima Eritrea, senza internet, mi arrivavano segnali discontinui sull'andamento della crisi.
Tutti perplessi e confusi, ma concordi su una cosa: Salvini ha sbagliato la mossa e scelto i tempi sbagliati. Interpretazione attribuita anche a voci non antagoniste come Giorgetti o i giornali di destra. Azzardo intempestivo e al buio: non un governo, ma una crisi balneare.
La controffensiva è aperta dalla vomitevole demagogia di Di Maio («non si dimette perché fa comodo avere l'auto blu e i voli di Stato mentre si fa campagna elettorale nelle spiagge»); e poi Pietro Grasso, il redivivo Rotondi, fino a Renzi che vuole uccidere il Pd per aiutare a sopravvivere i disperati dei Cinque stelle. E poi ancora i big grillini riuniti da Grillo che lo dichiarano «inaffidabile», Cangini di Forza Italia che lo accusa di «fallimento», la ministra Trenta, perfino Casini.

lunedì 19 agosto 2019

Crisi di governo/L’ultima chance di Salvini per evitare il patto M5s-Pd

Ieri Grillo sembra aver voluto minare l’ultima chance per un accordo Salvini-Di Maio. Che è ancora possibile, ecco come
Più che una crisi di governo sembra la tela di Penelope. Da un lato la mozione di sfiducia della Lega nei confronti del governo, dall’altro tutte le opposizioni di “sinistra” pronte a formare un nuovo governo col M5s pur di togliere Salvini dal Viminale.
Il leader del Carroccio si aspettava che quantomeno Renzi restasse della sua opinione di sempre, cioè mai coi 5 Stelle, in modo tale che – in assenza di altre maggioranze – il Capo dello Stato si sarebbe trovato nelle condizioni di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni per ottobre.
E invece il senatore di Firenze, come preferisce farsi chiamare adesso, fregandosene del fatto di non essere più il segretario del Pd, ha sparigliato le carte annunciando di essere pronto a formare un nuovo governo (addirittura di legislatura) con M5s, LeU, centristi, +Europa e, se ci sta, pure Forza Italia. L’obiettivo è chiaro: evitare che con le elezioni anticipate in autunno la sua corrente sia spazzata via nella compilazione delle liste da parte di Zingaretti, che invece si è detto favorevole alle urne, salvo cambiare idea una volta al giorno. Meglio non fidarsi, sono pur sempre ex comunisti pronti a qualsiasi inciucio pur di andare al potere.

Crisi di Governo: l'Europa darà più soldi all'Italia se faranno fuori Salvini

Ferragosto di fuoco nei palazzi del potere ma anche sotto il Cupolone, con il cardinale Parolin che ha avuto mandato diretto da Papa Francesco di seguire molto da vicino la crisi italiana e di non far mancare la sponda vaticana a chi vuol far implodere quella che nei Sacri Palazzi viene chiamata la "superbia salviniana". Insomma, rivela Dagospia, la Santa Sede vede a portata di mano l'occasione di sbarazzarsi del suo arcinemico e non vuole mancare l'obiettivo: Matteo Salvini deve essere messo in condizioni di non nuocere. Deve essere "neutralizzato". [Ma per vedere quel che ne pensano i cattolici, quelli non schiavi di ideologie sinistrorse o globaliste, vedi qui - qui - qui]
Il filo diretto che il prefetto per la Comunicazione, Paolo Ruffini, tiene per conto di Francesco con il Quirinale (in particolare con il consigliere mattarelliano Francesco Saverio Garofani, sempre molto ascoltato dal Capo dello Stato) non si limita a registrare i sussurri e le grida nazionali, ma è in grado di amplificare anche i segnali che arrivano da Francia e Germania, che vedrebbero bene il riproporsi in Italia di una "maggioranza Ursula", così denominata dal fatto che sia Partito Democratico che M5S che Forza Italia in Europa hanno votato a favore della nuova presidente della Commissione Europea, a differenza di quanto ha fatto la Lega, isolandosi sempre di più. Altra mossa tattica clamorosamente sbagliata da Salvini in questa sua disastrosa estate. Anche attraverso i suoi nunzi e le conferenze episcopali nazionali, il Vaticano ha raccolto l'evidente disponibilità ad allargare i cordoni europei della borsa se l'Italia si sbarazzerà di Salvini, permettendo al nuovo governo giallorosso (e forse anche azzurro) di varare una finanziaria che a questo punto non sarebbe più lacrime e sangue.
Insomma, continua Dagospia, Francia e Germania hanno già fatto capire a chi di dovere (non solo al Colle) che se anche in Italia (cosi come già accaduto in Europa) venisse messo in condizioni di non nuocere Matteo Salvini (garantendo quindi che non arrivi un sovranista nel 2022 al Quirinale, modificando la legge elettorale in chiave anti-Lega ed in attesa che la magistratura faccia il suo corso) l'aumento dell'Iva non sarebbe più un problema per il Belpaese (con l'aiuto della Ue sarebbe possibile scongiurarlo) così come i vincoli di bilancio che, in vista della prossima finanziaria, verrebbero clamorosamente allentati fino a sfiorare il 3% nel rapporto deficit/Pil. Insomma, l'Europa è disposta a mettere sul piatto della bilancia un bel po' di soldini pur di vedere nascere anche in Italia quel "cordone sanitario" contro Matteo Salvini già operativo a Bruxelles. Si starebbero già studiando anche le modalità tecniche: "Basterebbe riconoscere in sede Ecofin il quadro macroeconomico deteriorato e concedere una deroga alla regola del debito..." rivela chi sta seguendo il dossier. Deroga che, visti i rallentamenti dell'economia internazionale in corso, presto potrebbe far molto comodo e servire anche a Francia e Germania. - Fonte

domenica 18 agosto 2019

Il segreto della crisi di governo è tra il Quirinale e gli usa.

Situazione per nulla rassicurante. Per lo meno da questa visuale evidentemente di sinistra.

“Subordinazione totale alle politiche europee dell’austerità, accelerazione del processo di deindustrializzazione, svendita degli asset strategici del paese. Una cura greca, cura si fa per dire; esattamente l’antitesi delle riforme di cui l’Italia avrebbe bisogno”. Così Giulio Sapelli, accademico di lungo corso ed economista di primo piano, boccia in un’intervista a Il Sussidiario l’ipotesi di un ribaltone che, in caso di interruzione dell’esperienza di governo di Giuseppe Conte targata Lega e Movimento Cinque Stelle, porti a un’alleanza tra i pentastellati e il Partito democratico. 
Sapelli non usa mezze parole per criticare un’ipotesi che a suo parere vincolerebbe il destino del Paese a un destino già scritto e alla “liquidazione totale del Paese”: la nuova coalizione di governo, infatti, ricalcherebbe l’asse con cui Pd e M5S hanno sostenuto l’elezione alla presidenza della Commissione europea di Ursula von der Leyen, paladina dell’austerità che, insieme a Christine Lagarde, sarà dall’autunno la donna simbolo del Vecchio continente.

lunedì 12 agosto 2019

Marcello Veneziani: “5stelle e il vuoto siderale”

Articolo del marzo 2018. Lungimirante... A oltre un anno di distanza e dopo un'altalenarsi di vicende è sorto l'astro Salvini e si fa sempre più consistente la sponda Meloni. Le prossime ore ci diranno se potremo salire a riveder le stelle, quelle vere, non quelle di latta.

Se non avessimo a cuore le sorti dell’Italia e degli italiani, vorremmo che dopo questa assurda pantomima di nozze e di separazioni, con gare alterne di valzer e di pugilato, andassero al governo i 5 stelle. Ma da soli. Con l’appoggio esterno di chi volete voi, ma da soli. Per metterli alla prova senza alibi. Se faranno bene o semplicemente meglio dei loro predecessori, tanto meglio per tutti, e noi pronti a ricrederci. Se si confermeranno quel che temiamo siano, ci toglieremo finalmente il pensiero di affidare il governo a un branco di dilettanti allo sbaraglio che non hanno un’idea neanche vaga della politica, della realtà, delle cose da fare ma sono stati votati semplicemente per dire che fanno schifo tutti, senza distinzione. Il loro fallimento confermerebbe per assurdo la loro fede: il potere corrompe, chi va al potere diventa subito il nemico, il male, il corrotto da mandare a casa. Una fede che verrebbe naturalmente applicata anche a loro, martiri della stessa idea disumana di purezza.

venerdì 9 agosto 2019

Il dado è tratto?

Quindi pare che il governo Conte sia concluso. La storia giudicherà che tipo di esperienza sia stata questa che, comunque, in ogni modo, è stata una rottura con quanto visto prima in Italia, sia per le modalità di formazione sia per il peso invadente tenuto dal Quirinale fin dai suoi primi passi. Passiamo dimenticare la vicenda del MEF e del professor Savona, la cui nomina Mattarella minacciò di non controfirmare? Comunque pare che siamo giunti alla fine di questa avventura.

Sicuramente a questa prima fase di questa avventura è chiusa e presto sapremo se lo è chiusa in modo assoluto. Se così fosse la strada maestra sarebbe quella del voto, che tutti hano invocato da mesi e che tutti continuano ad invocare. Sinceramente sorridevo sentendo oggi la Bernini che chiedeva il voto, visto che questo, così anticipato, senza preparazione, sarebbe la pietra tombale per i berlusconiani.

Vedremo ora se  anche il PD che chiedeva elezioni fino a ieri veramente rispetterà il mandato oppure cercherà un accordo all’ultimo minuto per il solito governicchio tecnico “Di transizione”, “Di bilancio” etc etc. Non è detto che non ci provino, nel breve tempo facendo un grosso sgambetto a Salvini, ma nel medio lungo, vista l’incapacità di fare una manovra espansiva per la totale sottomissione a Bruxelles, facendogli un grande favore.