lunedì 6 marzo 2006

Sprazzi di luce

Oggi ho avuto occasione di leggere una lettera di Don Andrea Santoro, ucciso un mese fa in Turchia. Riporto un piccolo stralcio, significativo dello spirito che lo animava:
"Tornando al discorso del sacrificio dell’agnello, penso che proprio a contatto con le usanze musulmane potremmo riscoprire certe cose tipiche della nostra fede cristiana. Gesù è l’Agnello. Noi stessi, uniti a Lui, siamo il suo corpo, cioè membra dell’Agnello. Allora dovrebbe diventare più evidente la nostra appartenenza totale a Dio. Appartenendo a Dio siamo chiamati ad essere suo dono di carità agli altri, proprio secondo quelle “tre parti” in cui i musulmani dividono le carni dell’agnello: apparteniamo ai “poveri” (ogni genere di poveri), apparteniamo ai “vicini” (cioè a quelli tra i quali Dio ci ha messo in stretto contatto a vivere), apparteniamo a “quelli di casa nostra”. " (Il primo dei quattro giorni della festa del “Kurban Bayram” [1 febbraio], in concomitanza col pellegrinaggio alla Mecca, i musulmani immolano un animale in ricordo del sacrificio di Abramo. Un terzo della carne viene dato ai poveri, un terzo ai vicini di casa, un terzo è consumato dalla famiglia che offre il sacrificio. È un segno di amicizia e di carità.)
Per chi ha interesse a leggere l'intera lettera

5 commenti:

morenita ha detto...

Uno sguardo sul volto non oscuro dell'Islam...

Marcod'Europa ha detto...

Sapete bene che queste tradizioni sono state mutuate dall'ebraismo e dal cristianesimo, preesistenti all'Islam

Primiana ha detto...

E' bella la diversità e molteplicità delle culture religiose, della culture di fede. Purtroppo gli scontri sono inevitabili quando ci si ferma alla "dottrina", quando a fronteggiarsi sono i "princìpi", se non le ideologie. E allora è davvero un fronteggiarsi e non un dialogare perché - ritenendosi "possessori" della verità - non si è in condizione di mettersi nell'atteggiamento di ascoltare, conoscere, riconoscere e rispettare l'"altro".
Invece, sono importanti le relazioni personali, le comuni esperienze di vita, insomma una convivenza serena e civile con degli obiettivi comuni

Marcod'Europa ha detto...

Tutto vero, ma purtroppo mi sembra che nell'Islam sia poco conosciuta la parola "reciprocità"

Anonimo ha detto...

Infatti c'è tantissimo lavoro da fare e nessuno rende il lavoro facile all'altro, ma forse i modi (da parte di entrambe le parti, sia chiaro) di porsi verso l'Altro, sono inadeguati e un piccolo sforzo di maggiore conoscenza reciproca potrebbe aiutare! Mi chiedo se sarà possibile