mercoledì 9 dicembre 2020

Tempo di impegno e responsabilità

Questo è il momento per battere forte il martello! bisogna fare nel campo politico-culturale quello che Lefebvre ha fatto nel campo liturgico e formativo per i giovani sacerdoti ... ed è una esigenza storica e profetica ... bisogna ora battere sul fondamento delle Costituzioni laiche europee. Tu sai già quanto sia diverso il sistema americano, che è già anni luce lontano dalle vere costituzioni cattoliche degli Stati. Ma quelle europee sono morte. L''Europa è a un passo dal suicidio storico colpevole, di cui renderà contro a Dio nel Giudizio eterno. Non solo l'Europa è a un passo dalla islamizzazione, dopo qualche anno di schiavitù tirannica da Euro. Ma le persone d'Europa rischiano l'inferno eterno. Tu sai cosa è una Stato. Bisogna instaurare lo Stato cattolico - combattendo un'aspra battaglia contro le attuali gerarchie e contro tutto il mondo cattolico rimbambito dalla Sindrome di Stoccolma - dopo la crisi palese e storica delle costituzioni laiche, massoniche, liberali, democratiche. Sai quello che dico. Non dobbiamo avere paura. Non siamo nl''89, non siamo in Messico o in Spagna. Non siamo in una delle tappe del martirio cattolico dell'epoca rivoluzionaria. Siamo oltre. Siamo entrati nell'epoca in cui diventa palese l'insostenibilità del laicismo del modernismo del liberalismo del democraticismo. E' palese e sta esplodendo in faccia a tutti. Siamo nella Europa in cui la morte avanza e in cui tuti ci risveglieremo dopo il Coronavirus disperati e depressi, sfiduciati e disposti a qualunque cambiale di schiavitù pur di sopravvivere a focacce e cipolle. (Rosario Del Vecchio)

venerdì 4 dicembre 2020

Polonia ed Ungheria vincono. Per pesare nella UE ci vuole un vero governo, non dei lacchè

Polonia ed Ungheria vincono. La Merkel chiede di riaprire la discussione sullo “Stato di Diritto”. Per pesare nella UE ci vuole un vero governo, non dei lacchè. Di seguito: Orban ha smascherato la dittatura dell’Europa: sentite le frasi che i media vi nascondono

Alla fine basta tenere il punto con decisione. La cancelliera tedesca, Signora Merkel, ha avvisato la Commissione ed il Parlamento che sarà necessario riaprire le discussioni sullo Stato di Diritto per superare il veto di Ungheria e Polonia sul Bilancio dell’Unione e quindi sul Recovery Fund.
Durante le contrattazioni estive la Commissione aveva introdotto una serie di fattori legati al rispetto del cosiddetto “Stato di Diritto”, elementi che, in apparenza, sembrerebbero garantire la legalità di un sistema democratico, ma che, in realtà, essendo giudicabili in modo estremamente soggettivo, venivano ad essere uno strumento intollerabile di pressione politica della Commissione sui singoli stati. Ad esempio alla Polonia viene contestata la riforma della Giustizia che ha mandato in pensione anticipata molti giudici  cresciuti sotto il regime Comunista e quindi con una visione estremamente filo-europea, ma, nello stesso tempo, la Grecia non ha nessun problema pur avendo il proprio sistema disciplinare e selettivo della magistratura completamente selezionato dal potere esecutivo. Si contesta all’Ungheria la selezione del Governatore della banca centrale quando questa carica, in tutto il mondo, è selezionata dal governo anche quando può poi agire in modo autonomo, e così via. Alla fine il problema del cosiddetto “Stato di diritto” non è altro che la lotta fra un establishment burocratico non eletto ed un potere legislativo ed esecutivo democraticamente selezionati. Il Deep State cerca sempre di tutelarsi dal popolo.

giovedì 3 dicembre 2020

La logica dei ricorsi di Trump - Paolo Pasqualucci

Torniamo ad occuparci dell'esito delle elezioni statunitensi, avendo ben chiara qual è la posta in gioco! Di seguito un lucido e interessante punto nave dell'ingarbugliata e controversa situazione della quale mancano sui media di regime chiavi di lettura obiettive. 

I media che dominano il mercato dell’informazione tendono a rappresentare la strategia processuale di Trump come cosa senza senso, il frutto dell’ostinazione di un politico incapace di accettare la sconfitta. Nello stesso tempo non entrano, a quanto sembra, nel merito. Nessuno ne sa nulla, a meno che non si informi su blog “conservatori”, come ad esempio LifeSiteNews, che però non fa parte del mainstream mediatico. Una congiura del silenzio al limite della disinformazione. Se è così sciocca, questa strategia, perché non renderne edotto il pubblico con l’illustrarne i dettagli, sì da render ancora più evidente la (supposta) vacuità di Trump? La giurisdizione delle Corti d’Appello dei singoli Stati ha finora fatto muro contro i ricorsi di Trump: perché allora perder tempo a illustrarne il merito, se i giudici dicono che è inconsistente? C’è poi il fatto macroscopico dei dati del vantaggio attribuito a Biden: 306 voti elettorali contro 232, il 51,1 % dei voti totali contro il 47,1% ossia 80.242.116 voti contro 73.966.926. 

mercoledì 2 dicembre 2020

L’ennesima task force di Conte: un mostro tecno-burocratico di dubbia legittimità, perfetto per lo scaricabarile

La complessità della struttura concepita per il Recovery Plan garantisce un’evidente diluizione delle responsabilità, l’ideale per proteggere politicamente il presidente del Consiglio. Chi sarà il responsabile, il decisore finale? I sei super manager con poteri eccezionali? Il triumvirato composto da Conte, Gualtieri e Patuanelli? Se le cose dovessero funzionare, il premier se ne prenderebbe i meriti; altrimenti, potrà sempre scaricare la responsabilità sui tecnici e i super manager. Si prepara un perfetto scaricabarile in pieno stile contiano 
Un sistema elefantiaco composto da due task force, una cabina di regia, un comitato interministeriale e sei super manager. È questa la soluzione che il governo sembra aver individuato per realizzare il Recovery Plan. Malgrado i fallimenti della scorsa primavera (chi si ricorda del piano Colao?) e gli scarsi risultati conseguiti dal sistema delle 15 task force, il premier Giuseppe Conte pare essersi deciso a costruire un mostro tecno-burocratico per vincere quella che ha definito la sfida della vita.

domenica 1 novembre 2020

Comitato congiunto Salvini Meloni Berlusconi

Fin dall’inizio della pandemia il centrodestra, che è la prima forza politica della Nazione e governa la maggioranza delle Regioni, ha anteposto l’interesse dell'Italia all’interesse politico della propria coalizione.
Per mesi abbiamo preparato proposte ed emendamenti, ma atteso invano che il governo ci convocasse in Parlamento, la sede istituzionale dove è giusto che avvenga il confronto tra maggioranza e opposizione. Ancora pochi giorni fa, ci è stata data notizia dell’ultimo Dpcm, soltanto poco tempo prima della sua comunicazione agli italiani.
L’attuale situazione sanitaria sta precipitando anche a causa delle mancate decisioni - o delle decisioni rimandate - del governo: il Paese si è presentato impreparato alla seconda ondata della pandemia che pure era ampiamente prevista e prevedibile. Oggi il governo ipotizza una “cabina di regia” con le opposizioni.
Il ravvedimento appare tardivo. Il centrodestra è sempre stato a disposizione dell'Italia, ma oggi più che mai l'unica sede nella quale discutere è il Parlamento della Repubblica italiana. Lì sono depositate le numerosissime proposte formalizzate da noi e ignorate dal governo, e lì verranno presentate le altre.
Non siamo disponibili, invece, a partecipare a operazioni di Palazzo che sembrano dettate più che da una reale volontà di collaborazione dal tentativo di voler coinvolgere l’opposizione in responsabilità gravi che derivano dall’immobilismo e dalle scelte sbagliate effettuate dal governo.

martedì 20 ottobre 2020

Il muro dell'idiozia e il senso dei confini

Articolo del 1919, ma da incorniciare.
La parola d’ordine del Cretino Planetario per farsi riconoscere e ammirare è: vogliamo ponti, non muri. Appena pronuncia la frase, il Cretino Planetario s’illumina d’incenso, crede di aver detto la Verità Suprema dell’Umanità, e un sorriso da ebete trionfale si affaccia sul suo volto. Non c’è predica, non c’è discorso istituzionale, non c’è articolo, pistolotto o messaggio pubblico, non c’è concerto musicale, film o spettacolo teatrale che non sia preceduto, seguito o farcito da questa frase obbligata. L’imbecille globale si sente con la coscienza a posto, e con un senso di superiorità morale solo pronunciando quella frase. Il cretino planetario diverge solo nella pronuncia, a seconda se è un fesso napoletano, un bobo sudamericano o un lumpa siculo. In Lombardia c’è un’espressione precisa per indicare chi si disponeva ai confini per mettersi al servizio dei nuovi arrivati, dietro ricompensa: bauscia.

lunedì 19 ottobre 2020

L’ultimatum di Trump:”arrestate Obama e Biden per lo spygate”. In arrivo il colpo definitivo al deep state?

È iniziato tutto la scorsa settimana. Trump in un tweet esplosivo annuncia di aver autorizzato la declassificazione dei documenti che riguardano due degli scandali più grandi degli ultimi anni, ignorati o minimizzati dai media ordinari. 
Sono rispettivamente i casi dello spygate, già noto come la bufala del Russiagate, e le email di Hillary Clinton che l’ex segretario di Stato ai tempi del suo mandato sotto l’amministrazione Obama ha ospitato sul suo server privato. Successivamente la Clinton cancellò dal suo computer personale ben 33mila email che contenevano informazioni vitali per la sicurezza nazionale, in quella che è stata una violazione clamorosa delle leggi federali americane. 
Ora Trump ha fatto capire chiaramente che non c’è più tempo e che è giunto il momento di fare luce su questi scandali e di portare a processo i responsabili.

mercoledì 14 ottobre 2020

Trump contro tutti. L'America (e l'Occidente) al bivio

Un estratto di Trump contro tutti. L'America (e l'Occidente) al bivio (Historica-Giubilei Regnani) di Stefano Graziosi e Daniele Scalea

Questo saggio di Stefano Graziosi e Daniele Scalea è letteralmente prezioso: merita di essere studiato con attenzione, e tenuto a portata di mano fino alle elezioni del 3 novembre. Infatti, in un panorama “informativo” tutto schiacciato da una sola parte, che non esita a descrivere Donald Trump come un mostro da abbattere, come un fantasma da esorcizzare, come una parentesi da chiudere, questo libro svolge una funzio ne essenziale: ricostruisce in modo razionale gli eventi dal 2016 a oggi; mostra le ragioni sociali profonde che determinarono l’inatteso successo di Trump; descrive la campagna ossessiva – mediatica, giudiziaria e del lo stato profondo – scatenata per quattro anni contro l’attuale inquilino della Casa Bianca; demistifica bugie e false narrazioni, pur senza nascondere errori e peculiarità caratteriali di Trump; e soprattutto mette in luce le due sfide strategiche che si preparano all’orizzonte, chiunque sia il vincitore del prossimo confronto elettorale statunitense.
Prima sfida: sul piano globale, la dittatura comunista cinese, con il suo espansionismo, il suo militarismo, la sua attitudine alla repressione della libertà non solo entro gli immensi confini nazionali, le sue pratiche commerciali scorrette, la sua capacità “acquisitiva” e di esercizio di influenza geopolitica.

lunedì 12 ottobre 2020

Il passaparola è: addomesticare i sovranisti

Ci risiamo. È ripartita la campagna per addomesticare i sovranisti, assorbirli e neutralizzarli nell’establishment, accucciarli all’ombra del potere. A partire da Capitan Salvini che vogliono trasformarlo in Capitan Findus, una specie di surgelato fritto, un tenero bastoncino di pesce. Ormai è un pendolo: prima delle elezioni, media e poteri presentano le opposizioni populiste come il peggio del peggio, si disegnano scenari terribili in caso del loro successo, ben riassunti dall’acuto Zingaretti: se foste stati al governo voi saremmo tutti morti col covid. Ammazza che lucido ed equilibrato argomentare… E nessuno dai Palazzi che gli abbia obbiettato: dai su, ora stai un po’ esagerando. 
Poi, quando è scampato il pericolo del voto ed è finita la campagna elettorale comincia l’operazione inversa: su, sovranisti, deponete le armi e gli scarponi, venite in ginocchio, fatevi mansueti come il lupo di Gubbio. La trafila di parole chiave e di raccomandazioni è ben nota: moderati, liberali, svoltate al centro, tornate in Europa, dite sì al Mes e no alla Le Pen, arrendetevi ai popolari, giocate alla playstation cioè alla rivoluzione liberale. E la prassi vuole che prima vengano fuori sui media i dissensi e i malumori interni ai populisti sovranisti, veri o presunti; poi si monti il maldipancia vero o presunto dei Giorgetti e degli Zaia, carpendo frasi al volo per costruire il teoremino della svolta. E subito dopo parte l’ondata: su, moderatevi, fate i bravi cioè gli europei, fate i buoni, cioè i centristi. Arriva l’autunno, mettetevi la maglia di lana, rientrate a capo chino nella Casa. Non vedete Di Maio come è diventato tenero e prono, alza la zampina a comando e gli diamo lo zuccherino. 

venerdì 9 ottobre 2020

In difesa delle città identitarie

Le città identitarie sono le città che hanno una loro personalità spiccata. Sono città che conservano viva l’impronta della loro storia, della loro arte, della loro tradizione civile e religiosa. Sono città che hanno un’anima, uno spirito civico, dove gli avi sono presenti e gli invisibili si palesano nella bellezza delle opere. Se la cultura è “un modo di vivere”, come sosteneva Yukio Mishima ne La difesa della cultura (ed. Idrovolante), la cultura rispecchia il modo di vivere di una città. Non solo pietre, muri e altari ma anche stile, linguaggio, relazioni di vita e costume. Di solito le città identitarie sono assediate dalle periferie anonime e uniformi che li circondano, coi loro caseggiati privi di anima e grazia, e sono insidiate al loro intero dall’incuria e dal degrado.
Resistono meglio le piccole città identitarie, fuori dai tracciati, mentre sopravvivono come relitti in piena decadenza alcuni tratti identitari nelle grandi città, sommersi tra quartieri brutti e gonfi, palazzoni tristi, luoghi malfamati, dove si dimostra il nesso mortale tra bruttura e delinquenza, tra degrado urbano e degrado umano. I centri storici, gli insediamenti preistorici, le cattedrali e le mura sono gli ultimi recinti, le estreme vestigia, che resistono strenuamente ai barbari di fuori e di dentro.

mercoledì 7 ottobre 2020

Memoria per non essere manipolati

« (…) il valore fondamentale della patria e della nazione consiste proprio nel fatto che patria e nazione sono uno spazio di memoria. Le memorie delle generazioni passate, delle loro sofferenze e sconfitte, dei loro successi, delle esperienze sofferte nelle situazioni storiche, dei valori portanti per la vita – queste memorie creano comunità e indicano ai singoli le strade della vita. Senza memoria, senza radici non può vivere né la comunità né la singola persona. La memoria ci dona le radici dalle quali prendiamo il senso della vita. Una civiltà puramente razionale e controllabile non può sopravvivere, perché priva dei criteri fondamentali della vita. I valori che vanno oltre la razionalità immediata si perdono e così l’uomo stesso diventa manipolabile. Dove non si conosce più il passato si perde anche il futuro in favore di un presente vuoto » 
(Dall’Introduzione di Joseph Ratzinger a Giovanni Paolo II, Memoria e identità, Rizzoli, 2005).

martedì 29 settembre 2020

La Meloni brilla anche in Europa: è la nuova leader dei Conservatori a Bruxelles

Per Giorgia Meloni sembrerebbe essere un momento magico. Dopo il buon risultato alle elezioni regionali, adesso la leader di Fratelli d’Italia ha ottenuto un importante riconoscimento personale anche a livello europeo.
All’unanimità il gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) ha eletto la Meloni come nuovo presidente del gruppo che, dopo le elezioni europee del maggio 2019, al momento conta ben 62 europarlamentari di cui 6 di Fratelli d’Italia. 
Giorgia Meloni così è il primo politico italiano designato a guidare un gruppo parlamentare europeo, con i Conservatori che con una nota hanno sottolineato come “la sua indicazione è stata approvata all’unanimità nella riunione del Consiglio di lunedì 28 settembre”.
Ieri ho avuto il grande onore di essere stata eletta presidente di ECR, il partito dei conservatori europei che raggruppa più di 40 partiti europei e occidentali - ha scritto l’ex ministro su Facebook - Continueremo insieme a lavorare e a batterci per un’Europa confederale di Stati liberi e sovrani, contro lo strapotere dei tecnocrati e dei burocrati”.

lunedì 28 settembre 2020

Caro Visco, ecco errori e sviste di chi invoca il Mes

La rassegna stampa di questo fine settimana lascia poco spazio a dubbi: il prestito del Mes è ormai invocato “coram populo”. Se dopo i soliti Nicola Zingaretti e Stefano Bonaccini, perfino il neopresidente della Liguria, Giovanni Toti, si spinge ad invocarlo, allora significa che la lettera di richiesta è ormai sul tavolo del ministro Roberto Gualtieri. 
Il sigillo finale a questa offensiva mediatica è stato apposto dalle parole del governatore della Banca d’Italia Vincenzo Visco che al festival dell’economia di Trento ha dichiarato – con una incredibile invasione di campo in un tema oggetto di decisione squisitamente politica – che “dal punto di vista economico il Mes dà solo vantaggi. Consente di non andare sul mercato, è a lunga scadenza, a condizioni buone e la condizionalità è solamente spendere i soldi nel settore per il quale è stato disegnato questo fondo. Non vedo gravi problemi a usarlo: l’unico — ha sottolineato — potrebbe essere quello dello stigma, ma quello stigma è legato a un cattivo utilizzo dei fondi o a una cattiva comunicazione. Mi chiedo perché uno ha paura di mostrare che utilizza bene dei fondi, anzi se lo mostra ha maggiori facilità di raccolta sul mercato a condizioni migliori di quelle che ora, pur migliorate, non sono ancora vicine a Spagna e Portogallo». la Troika non c’è, non esiste”.

giovedì 10 settembre 2020

Un piano partito da lontano

Stralci da affermazioni dell'economista banchiere francese Jacques Attali, globalista convinto, prestigioso rappresentante degli interessi della finanza sovranazionale.

Già dall'ottobre del 2008 Attali, parlando del suo libro appena uscito "La crisi, et après?", dichiarava: "Siamo lontani dalla fine del primo tempo... c'è molta ragione di credere che la recessione, la depressione ancora si aggraveranno per qualche tempo... Oggi c'è un governo mondiale assente, mentre c'è una globalizzazione del mercato non c'è una globalizzazione del diritto, i veri responsabili sono i politici che non hanno messo in atto il sistema di diritto di cui abbiamo bisogno. I responsabili poi sono i finanzieri, che si sono accaparrati l'essenziale della ricchezza... Prima di tutto negli Stati Uniti e poi su scala mondiale si è vissuto a scapito delle generazioni successive, cioè si è vissuto in base al debito... invece di ridurre il debito si è aumentato il debito... oggi ci si trova in un sistema che ancora non ha cominciato a risolvere le difficoltà fondamentali, e che cerca di uscire, di venirne a capo ma non ci riesce, perché ancora non si risolve la causa più profonda, le banche, tutte le banche del mondo oggi, tranne qualche eccezione, sono praticamente in fallimento... Innanzitutto le regole devono essere completamente mondiali, perché se c'è un buco tutti vorrebbero infilarsi in questo buco per evitare le regole. La prima regola: bisognerebbe impedire alle banche di avere un effetto di leva troppo importante. Cioè bisognerebbe dare in prestito meno per ciascun investimento, e il rapporto tra i soldi davvero investiti e i soldi dati in prestito sia minore... La seconda regola molto importante è che quando una banca fa prestiti, non deve potersi sbarazzare del prestito presso un altro al cento per cento. Cioè il rischio non può essere ceduto a qualcun altro... e infine, bisogna evitare tutti i rischi di frode fiscale, e di riciclaggio di denaro. Quindi trasparenza assoluta del sistema bancario..."

Il sultano vuole prendersi il Mare Nostrum

“Il Mediterraneo passo dopo passo”: con questa espressione il ministro turco dell’Energia, Fatih Dönmez, in un suo tweet ha annunciato che la nave di ricerca idrocarburi Oruç Reis ha poggiato i cavi sul fondo del mare per scandagliare 1750 km di fondale conteso tra Creta e Cipro.
La lotta per il potere nel Mediterraneo potrebbe spostarsi nei prossimi giorni dalla Libia alle acque orientali di questo mare, dopo che la Turchia ha iniziato nuove operazioni di prospezione con una sua nave di ricerca sismica in un’area marina contesa con i suoi acerrimi nemici, Grecia ed Egitto, in risposta a un accordo sulla demarcazione dei rispettivi confini marittimi stipulato da Atene e Il Cairo la scorsa settimana.
Nel Mediterraneo orientale è in corso una vera e propria guerra energetica tra attori regionali: non più solo tra Turchia, Grecia e Cipro, ma con la presenza di altri paesi come Egitto e Israele.

mercoledì 9 settembre 2020

La padella e la brace del referendum

Volete voi tagliare il numero dei parlamentari ed eliminare 345 indennità? Figuriamoci se gli italiani non sono d’accordo, eccetto i parenti stretti dei parlamentari e pochi altri. Sono d’accordo pure io, perché reputo così importante il ruolo di deputato o senatore che non 345 ma almeno il doppio sarebbero degni di essere mandati a casa con procedura d’urgenza e destinati ai lavori, se non forzati, quasi. Perché sono del tutto inadeguati al ruolo. Poi penso al referendum e divento più amletico. Non mi piacciono i promotori grillini del taglio e non mi piacciono nemmeno i difensori dello status quo.
I grillini vogliono tagliare i parlamentari per una ragione demagogica e una esoterica. La ragione demagogica è plateale, vistosa, quella che dicevo prima: è di grande popolarità proporre il taglio dei parlamentari, significa vincere facile. La ragione esoterica è che i 5Stelle sono emanazione di una piattaforma della setta di grillology il cui disegno è scalzare la pseudo-democrazia parlamentare sostituendola con la finta democrazia elettronica, quella della rete. Dove un piccolo campione militante e veicolato decide e designa fingendo che sia espressione del popolo sovrano. Ma la democrazia della rete è ancora più delegata, deviata e dequalificata della democrazia parlamentare.

lunedì 10 agosto 2020

L'Occidente incolpa a torto se stesso per la schiavitù dilagante in Africa e in Medio Oriente

Gli Stati Uniti hanno abolito la schiavitù 150 anni fa e hanno promosso delle politiche di tutela dei diritti delle minoranze. È il Paese che ha eletto due volte un presidente nero, Barack Obama! Eppure, un nuovo movimento sta abbattendo un monumento storico dopo l'altro, come se gli Stati Uniti stessero ancora schiavizzando gli afro-americani. A Washington, D.C., gli attivisti hanno perfino preso di mira un memoriale dell'emancipazione, raffigurante il presidente Abraham Lincoln, che pagò con la vita la liberazione degli schiavi.
Oggi, la schiavitù esiste ancora in molte parti dell'Africa e del Medio Oriente, ma l'opinione pubblica occidentale che si autoflagella è focalizzata ossessivamente solo sul passato occidentale degli odierni schiavi africani anziché sulla reale schiavitù in corso, che è viva e vegeta – e ignorata. Per gli schiavi di oggi, non ci sono manifestazioni di piazza, non c'è alcuna pressione politica internazionale e la stampa non si interessa a loro.

domenica 9 agosto 2020

Sapelli: l’intervento Usa sul governo italiano ora è inevitabile

Si accende lo scontro tra Stati Uniti e Cina, che riguarderà anche il Mediterraneo. Anche l’Italia e il suo Governo ne saranno coinvolti
Gli Usa hanno reso manifesto, alla fine di luglio di questo anno, una trasformazione del loro orientamento geopolitico che più chiara non poteva essere. A tutti è evidente il significato delle esercitazioni navali che si sono contemporaneamente svolte nell’Oceano Indiano, in cooperazione con la Marina indiana, e nello stesso tempo nel Pacifico in stretta cooperazione con la Marina giapponese. Esse sono dirette contro la Cina.
Inizia un nuovo corso della politica estera mondiale che vede gli Usa porre le basi, nello stesso tempo, sia dell’abbandono dell’unilateralismo rovinoso su cui David Calleo ha scritto anzitempo pagine antiveggenti, sia nel contempo di una nuova Guerra fredda. Essa, mentre ha la Cina come bersaglio, non potrà non portare a un inarrestabile rafforzamento dell’avvicinamento degli Usa con la Russia di Putin. L’Indo-Pacific Command, con sede nelle Hawaii, tiene sotto controllo il 52% delle acque del pianeta e più di ogni altro esempio rende manifesto il potere talassocratico (marittimo) degli Usa. Contemporaneamente, più a est, nel Mare delle Filippine, la Marina americana si è impegnata, come dicevo, in una manovra che ha visto unite la Royal Australian Navy e la Forza navale d’autodifesa giapponese. Tutto si è svolto su quel varco orientale del quadrante del Mar Cinese Meridionale che il Pentagono e ora – a quanto pare – anche il Dipartimento di Stato hanno individuato come antemurale di contenimento di Pechino. L’accordo bipartisan Usa è sancito, nonostante il durissimo confronto elettorale.

lunedì 3 agosto 2020

1000 tagliagole del jihad infiltrati in Europa

Un migliaio di mercenari e tagliagole del jihad trasferiti dai turchi in Libia per sostenere le milizie di Fayez al-Serraj si sarebbero infiltrati in Europa e in particolar modo in Italia, salpando dai porti di Tripoli, Sabratha e Zuwara, tutte zone controllate dal Gna. È quanto reso noto dal maggiore-generale Ahmed al-Mismari, portavoce del Libyan National Army del generale Khalifa Haftar.
Secondo quanto dichiarato da al-Mismari, soltanto nella giornata di martedì sarebbero 483 i “siriani” fuggiti verso le coste italiane, aggiungendo che i clandestini avrebbero addirittura utilizzato le imbarcazioni fornite al Gna per controllare le coste. L’Europa rischia così di trovarsi centinaia di tagliagole con esperienza sul campo di battaglia a piede libero sul proprio territorio, traghettati con quelle stesse barche fornite da Bruxelles all’esecutivo di al-Serraj.
Infine, il portavoce dell’Lna ha puntato il dito contro la Turchia, accusandola di avere tutto l’interesse a portare avanti e diffondere la crisi nell’area.

domenica 2 agosto 2020

Se dici Europa a cosa pensi?

Dici Europa e cosa ti viene in mente? Contabilità, solo contabilità. Dare soldi, avere soldi. Pagare debiti, avere crediti. Vedi ventisette figure che un tempo si sarebbero chiamati statisti, che in un padiglione asettico e ovattato, fuori della vita reale, stanno lì giorni e giorni a tirare sul prezzo. Con loro ci sono alti funzionari, macro-dirigenti, eurocrati. L’unione, come la divisione, è sempre sui soldi. Dici migranti e l’Europa non sa cosa rispondere, ognuno balbetta per sé. Dici crisi libica, egemonia turca, invasione cinese, repressione di Hong Kong e mille altre cose che riguardano il mondo, e l’Europa non dice, non fa, non ha mai un pensiero unitario ma solo sottopensieri subnazionali, o meglio subdolo nazionali. Dici 5G, commercio con l’est asiatico, veti americani, pandemia e ancora l’Europa non parla, ciascuno farfuglia a livello locale.

Dici famiglia e non solo coppie omo, trans e lesbiche, o dici natura, difesa della natura e non solo dell’ambiente, e l’Europa si assenta, non dice, sono fatti vostri. E peggio succede se il discorso prende una piega più alta, diciamo storica, religiosa, culturale e civile. Se dici civiltà europea ti guardano interdetti e traducono che vuoi difendere l’uomo bianco, sei suprematista, razzista, negriero. E peggiora se precisi che civiltà europea vuol dire civiltà cristiana, greca e romana. La civiltà europea è solo l’antiquariato della civiltà occidentale, ma subito devi dissociarti dalle sue nefandezze, il colonialismo e la colonizzazione culturale, l’egemonia dei suoi valori nel mondo, le crociate e le scoperte. Dunque civiltà occidentale si traduce in senso di colpa e l’Europa è l’archeologia della colpa.