venerdì 8 dicembre 2006

Nuova linfa alle radici cristiane dell'Europa

ROMA – L’omaggio del papa alla Madonna, l’incontro con i romani e un appello perché dalle antiche radici cristiane sappiano i popoli trarre nuova linfa per costruire il loro presente e il loro futuro": pomeriggio a piazza di Spagna per Benedetto XVI, che ha rinnovato una tradizione che va avanti dal 1953. Il papa è arrivato ai piedi della Colonna dell’Immacolata, nei pressi di una delle più celebri piazze romane, per pregare di fronte alla statua in bronzo della Madonna istallata nel 1856, in ricordo del dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato da Pio IX nel 1854.

"Vergine piena di grazia - ha pregato il papa – mostraTi Madre tenera e premurosa per gli abitanti di questa tua città, perchè l'autentico spirito evangelico ne animi ed orienti i comportamenti; mostraTi Madre e vigile custode per l'Italia e per l'Europa, affinché dalle antiche radici cristiane sappiano i popoli trarre nuova linfa per costruire il loro presente e il loro futuro; mostraTi Madre provvida e misericordiosa per il mondo intero, perché, nel rispetto dell'umana dignità e nel ripudio di ogni forma di violenza e di sfruttamento, vengano poste basi salde per la civiltà dell'amore". "MostraTi Madre - ha continuato invocato ancora Benedetto XVI - specialmente per quanti ne hanno maggiormente bisogno: per gli indifesi, per gli emarginati e gli esclusi, per le vittime di una società che troppo spesso sacrifica l'uomo ad altri scopi e interessi. Dacci il coraggio di dire no agli inganni del potere, del denaro, del piacere; ai guadagni disonesti, alla corruzione e all'ipocrisia, all'egoismo e alla violenza”.

sabato 11 novembre 2006

Dal discorso del Papa ai Vescovi svizzeri

[...] D'altra parte si tratta, come il vescovo Grab ha già detto, di renderci garanti dei valori portanti, essenziali e che provengono da Dio della nostra società. Qui abbiamo noi tutti insieme, protestanti, cattolici ed ortodossi, un grande compito. Ed io sono felice che la coscienza di ciò cresca. In oriente è la Chiesa in Grecia che, sebbene qualche volta abbia rapporti difficili coi latini, tuttavia sempre più chiaramente dice: in Europa possiamo realizzare il nostro compito solo se noi ci impegnamo a favore della grande eredità cristiana. Anche la Chiesa in Russia vede ciò sempre più, e anche ne sono coscienti i nostri amici protestanti. Penso, se impariamo ad agire gli uni con gli altri in questo campo, allora possiamo anche qui realizzare un buon pezzo di unità, dove la piena unità teologica e sacramentale ancora non è possibile. [...]
Città del Vaticano, 7 novembre 2006

lunedì 30 ottobre 2006

Rivalutiamo il latino e il greco

Città del Vaticano, 30 ott. (Apcom) - "Nonostante le deludenti politiche scolastiche adottate in questo settore negli ultimi decenni occorre ribadire con forza, e a tutti i livelli istituzionali, l'importanza delle lingue classiche per una cultura che è alla base non solo dell'Europa presente e futura e di Paesi che risentono di queste radici culturali, ma che, in ultima analisi, rappresenta un patrimonio culturale per l'intera umanità": a partire da questa considerazione, il Pontificio comitato di scienze storiche ha deciso di promuovere un "premio giornalistico" per articoli su quotidiani o periodici dedicati ad "attualità e significato delle lingue classiche per lo sviluppo scientifico e culturale"; "importanza delle lingue classiche sul piano pedagogico"; "politiche sviluppate dagli Stati al fine di favorire lo studio delle lingue classiche".

Se non si corre ai ripari, spiega il dicastero vaticano in una nota diffusa oggi dalla sala stampa vaticana, si rischia il "decadimento della ricerca seria in quei settori". A questo fine, la Santa Sede ha deciso di incoraggiare lo studio di latino e greco non solo in ambito accademico e scolastico, "ma anche nell'ambito piu' vasto dell'opinione pubblica".

martedì 10 ottobre 2006

Un "ricco patrimonio" che non risiede solo nel passato

“Ogni persona che rivendica questa eredità deve mantenerla viva, per oggi e per domani. Poiché abbiamo viva coscienza di essere gli ereditieri di un ricco patrimonio religioso, dobbiamo farlo fruttificare in quanto esso non risiede solo nel passato ma determina anche la nostra visione dell’avvenire e dei rapporti tra gli uomini. Non possiamo, tuttavia, invocare questa eredità senza assumerne i paradossi. Ad esempio, siamo chiamati a non riservare la nostra sollecitudine solo a chi é del nostro popolo ma a offrirla a tutti”. È un appello alla responsabilità dei cristiani nella “storia europea da scrivere” quello che mons. Hyppolite Simon, arcivescovo di Clermont Ferrand e membro della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), ha rivolto questa mattina al seminario di studio sui 50 anni del Trattato di Roma: "Quali valori perl'Europa?" in corso nella stessa Clermont Ferrand. Sui temi della responsabilità, del progetto e dell’impegno per l’Europa, si concentreranno fino all’11 ottobre la riflessione e la proposta degli esperti di diversi Paesi europei affiancati da oltre 250 giovani. Nelle prossime giornate interverranno, tra gli altri, Michel Dumoulin (Università di Lovanio), Hans Jürgen Küsters (Università di Bonn), Bino Olivi (già portavoce della Commissione europea - Università di Roma), Jean-Dominique Durand (Università di Lione), Michel Camdessus (Settimane Sociali di Francia).

sabato 30 settembre 2006

Islam violento, Europa codarda

[...]
Di fronte alle richieste dei musulmani, in occidente si sceglie la rinuncia ad affermare i diritti umani, in nome della cultura, della pazienza, del buonismo, della multiculturalità… In realtà si sta perdendo la coscienza di cosa sia l’identità europea e il suo valore. Manca anche un minimo di fierezza. In genere, fra i francesi, gli italiani, i tedeschi, si diffonde un dubbio sull’identità europea, una reticenza, una vergogna.
Invece, proprio noi africani e asiatici riconosciamo in voi europei un fondo comune, che il papa stesso ha fatto emergere parlando dell’ellenismo, del cristianesimo, dell’illuminismo… Occorre riprendere coscienza dell’identità europea, che ha alla base il cristianesimo come collante, senza rigettare niente del Rinascimento e dell’illuminismo, ma purificando tutto (cristianesimo compreso). E occorre anche essere fieri di quest’identità.
L’Europa ha portato al mondo dei valori assolutamente unici: la persona umana, l’uguaglianza, i diritti umani, la libertà, la democrazia, l’ecologia, un rapporto non violento con la natura (anche sotto l’influsso dell’India)... Sono delle acquisizioni servite anche a Gandhi e ad altre culture mondiali.
Il discorso del papa a Regensburg era anche un suggerimento a far rinascere la coscienza europea ed aprirla a un dialogo universale. Mettendo in luce i due pilastri - la religione senza violenza e l’integrazione fra fede e ragione – Benedetto XVI ha lanciato un vero programma per il mondo del terzo millennio: riflettere tutti insieme sulla violenza e la non-violenza, in particolare nel suo rapporto alle religioni e ideologie; riflettere insieme sulla rilettura dei nostri testi sacri, per darne un’interpretazione degna di Dio e dell’Uomo; riflettere insieme sui progetti per una società più equa e più umana; sulla libertà, i suoi meriti e i suoi limiti; sulla secolarizzazione e la sana laicità; sulle culture e il multiculturalismo; etc. Ecco alcuni dei temi suggeriti dal Papa nel suo discorso di Regensburg, per un dialogo sincero e autentico.
[Tratto da un articolo di Samir Khalil Samir, 30 settembre 2006]

giovedì 28 settembre 2006

Svegliati, Europa!

“Di fronte alle folle minacciose delle capitali islamiche l’Europa è apparsa incerta e timida. È giunto il momento di preparare una risposta della ragione, capace di convincere ed unire, ma anche di svegliare”. Lo afferma il vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini, in un suo intervento che uscirà domani sul quotidiano “Avvenire”. “Dobbiamo saper guardare alle religioni come a spazi privilegiati di importanti esperienze individuali e collettive di cui è difficile fare a meno”, si legge nel testo di cui il quotidiano fornisce un’anticipazione. “L’Europa ha fin qui scelto più che il silenzio il silenziatore della religiosità, salvo la tiepida difesa dall’antisemitismo o più recentemente dall’islamfobia”. “Il tema delle radici cristiane – prosegue Frattini – rappresenta oggi una triplice sfida: della nostra identità europea, di un universo religioso che ritorna, di un cristianesimo che, nel porre il tema della libertà come via del dialogo, è parte del nostro futuro”. Info: www.avvenire.it

giovedì 14 settembre 2006

Da Ratisbona

Nella Lectio Magistralis tenuta il 12 settembre preso l'Università di Ratisbona, Benedetto XVI ha ricordato le origini dell’Europa: l’incontro tra Cristianesimo e pensiero greco, arricchito dal patrimonio di Roma. “Lo scambio tra fede biblica e pensiero greco – ha precisato – è un dato di importanza decisiva non solo dal punto di vista della storia delle religioni, ma anche da quello della storia universale. Considerato questo incontro – ha aggiunto Papa Ratzinger –, non è sorprendente che il cristianesimo, nonostante la sua origine e qualche suo sviluppo importante nell’Oriente, abbia infine trovato la sua impronta storicamente decisiva in Europa”.
Il cristianesimo nascente ha felicemente incontrato la visione della legge naturale nel mondo greco-romano, parallela a quella già esistente nel mondo ebraico, coniugando il Logos con la Rivelazione e la Venuta del Signore Gesù.
Negarlo è assurdo: più che antireligioso, è antistorico. I primi cristiani, a partire da Giustino martire, nel II secolo, sostenevano proprio questo: noi seguiamo la retta ragione, la razionalità della fede perché esiste una ragione capace di non ridurre tutto l'uomo alla scienza e alla tecnica e ad aprirgli orizzonti di 'vera' libertà.

sabato 9 settembre 2006

Turchia e UE. Ambasciatore serbo presso la Santa Sede: "Non fare troppe concessioni"

“Non dobbiamo sottovalutare il fatto che per la prima volta dopo Ataturk oggi la Turchia ha un governo islamista. Con molta intelligenza loro vogliono essere europei, ma i loro comportamenti e le politiche di normalizzazione ci devono mettere in guardia dall’essere indulgenti e fare troppe concessioni”. Così Darko Tanasković, ambasciatore della Serbia presso la Santa sede, ha commentato oggi a Gazzada (Varese) l’iniziativa delle autorità turche di rimaneggiare alcuni noti racconti, come le avventure di Pinocchio. “Si tratta di una falsificazione fatta in nome della verità – ha aggiunto il diplomatico a margine della settimana europea sulla Storia religiosa dell’Islam nei Balcani, organizzata dalla Fondazione ambrosiana Paolo VI e dall’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano -. Però questa presunta verità altro non è che quella di cui si credono gli unici detentori, e in nome della quale pensano di essere legittimati ad intervenire senza remora alcuna anche in ambiti come la cultura e l’arte”.

domenica 20 agosto 2006

Da un'intervista a Olivier Clément

Olivier Clément, l'Europa ha ancora qualcosa da dire al mondo? Ha ancora una missione spirituale da svolgere?
«Ha senz'altro molto da dire al mondo. Soprattutto credo debba avere il coraggio della sua storia, del suo passato cristiano che a volte sembra voler dimenticare o addirittura rifiutare. L'Europa ha ancora oggi valori profondi da esprimere, e uomini che li vivono autenticamente. Forse il suo limite è di perdersi in divisioni inutili, in contrapposizioni che non hanno ragione di esistere. Valori vi sono anche fra chi non è cristiano. Occorre imparare a scoprirli e a trovare linguaggi comuni in cui esprimerli».
Se lei dovesse indicare due-tre elementi che costituiscono la cultura europea, cosa individuerebbe?
«La persona, la tecnica e la ricerca. Che poi sono Gerusalemme, Atene e Roma: i nostri retaggi costitutivi».

domenica 30 luglio 2006

Benedetto XVI sull'edificazione della casa comune europea

È, infatti, essenziale che l'edificazione della casa comune europea sia sempre basata sulla verità dell'uomo, poggiando quindi sull'affermazione del diritto di ciascuno alla vita dal concepimento fino alla morte naturale; sul riconoscimento della componente spirituale dell'essere umano, nella quale si radica l'inalienabile sua dignità; sul rispetto delle scelte religiose di ciascuno, nelle quali si testimonia l'insopprimibile apertura al trascendente. Su questi valori è possibile trovare il consenso anche di chi, pur non aderendo alla Chiesa cattolica, accetta la voce della ragione, sensibile ai dettami della legge naturale.

venerdì 28 luglio 2006

Parla lo storico Emmanuel Le Roy Ladurie

«Spesso confuso con la storia, il ricordo collettivo è in evoluzione continua, carico di sentimenti e sempre a rischio di manipolazioni». «Le società del Vecchio continente sono tutte figlie di migrazioni. Però chi arriva oggi spesso non ha lo stesso comune riferimento culturale. L'islam merita rispetto, ma per ora rimane sotto la spada di Damocle del fondamentalismo»

Emmanuel Le Roy Ladurie è storico tra i più fecondi e innovativi della «Nouvelle histoire» francese, da lui fondata. I suoi studi sulla microstoria e i fatti visti dal basso, attraverso le vicende della gente comune e degli umili, hanno gettato nuova luce sul Medioevo e sull'Era moderna. «È evidente che l'Europa sia legata al cristianesimo, anche in un'epoca come la nostra di post-cristianità», afferma quasi stupendosi della domanda. Prende in mano il suo libro Il secolo dei Platter. Sfoglia qualche pagina, e poi aggiunge: «Ecco qui, ho compiuto una ricerca sulla famiglia Platter, famosi viaggiatori del Cinquecento. Nei loro appunti compare il termine Europa come sinonimo di cristianesimo». E poi dal portafoglio estrae una banconota da venti euro: «Cosa vede raffigurata? L'Europa. E se lo giro, vede invece la finestra gotica di una cattedrale. Perché una è legata all'altra, una trae forza dall'altra». Al Collège de France, dove ha insegnato per anni a capo del dipartimento di Storia della moderna civilizzazione, si è scontrato spesso su questo concetto. «Non si può non convenire che il cristianesimo è stato nei secoli il cemento che ha tenuto unita la società europea. E tutt'oggi, la Chiesa continua ad ispirare il pensiero e il comportamento di milioni di persone, in Europa e nel mondo. Anzi direi che l'influenza della religione cristiana va oltre gli appartenenti alla Chiesa stessa. Coinvolge la società tutta».

mercoledì 12 luglio 2006

11 luglio, San Benedetto patrono d'Europa

«Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo... Abbiamo bisogno di uomini come Benedetto da Norcia il quale, in un tempo di dissipazione e di decadenza, si sprofondò nella solitudine più estrema, riuscendo, dopo tutte le purificazioni che dovette subire, a risalire alla luce, a ritornare e a fondare a Montecassino, la città sul monte che, con tante rovine, mise insieme le forze dalle quali si formò un mondo nuovo. Così Benedetto, come Abramo, diventò padre di molti popoli». Cita le parole dell'allora cardinale Joseph Ratzinger, pronunziate il 1° aprile 2005 nell'abbazia di Santa Scolastica, l'abate ordinario di Subiaco, dom Mauro Meacci per aprire le celebrazioni promosse (dall'11 al 16 luglio)per la festa di san Benedetto abate, dalla cui opera rinacquero la civiltà e il cristianesimo in Europa.

sabato 1 luglio 2006

Le tappe chiave di una civiltà letteraria

Manlio Simonetti, "Romani e barbari" Le lettere latine alle origini dell’Europa (secoli V-VIII), Carocci. Pag 304. Euro 19,50
Un libro che è la storia culturale di un mondo, cristiano e pagano, nel periodo di passaggio dall’antichità al Medioevo concluso dall’espansione militare islamica e dalla reazione e dalla rinascita carolingie, come aveva visto con lucidità Henri Pirenne in Maometto e Carlomagno. In questo senso il volume interessa il dibattito sulle origini e sulle radici dell’Europa, realtà diversa dalla sola eredità dell’ellenismo e della latinità, e dunque dell’impero romano. Questa nuova caratterizzazione del continente – Friedrich Prinz nel suo Da Costantino a Carlo Magno ha usato l’espressione «europeizzazione dell’Europa» – è segnata dall’innesto sul mondo romano delle popolazioni barbariche ed è conseguenza di un insieme di fenomeni che fanno da sfondo al libro: l’estraniamento progressivo tra Oriente bizantino e Occidente latino; il traumatico distacco dell’Africa romana dall’impero, con l’invasione vandala ariana, e dalla latinità e dal mondo cristiano, definitivamente, a causa della conquista islamica; l’entrata dei barbari e le guerre che flagellano l’Italia; le ondate barbariche che dilagano in Gallia e nella penisola iberica, anch’essa presto islamizzata; la nascita in Irlanda e Britannia, all’estremo margine del mondo latino, di una particolare cultura cristiana che migra poi nel continente per evangelizzarlo.

domenica 25 giugno 2006

Dal Convegno romano delle Teologhe europee

[...] La consapevolezza che i processi di differenziazione sociale, politica e religiosa che hanno dato vita, spesso con molto dolore, a un'"Europa plurale" sono un'eredità straordinaria ma anche molto impegnativa è stato il punto di partenza per una riflessione lucida e coraggiosa su un'alternativa, quella tra post-secolare e post-cristiano, che rischia di imprigionare l'Europa nel suo passato e di distoglierla dall'impegno di guardare con lungimiranza al suo futuro.

D'altro canto, l'esigenza di capirsi ormai all'interno di un mondo divenuto policentrico ha consentito di prendere in esame i processi che hanno portato l'Europa a generare l'Occidente, ma che non le consentono però di sparire in esso, nonché le spinte a proiettarsi in modo nuovo oltre i propri confini storico-culturali e storico-religiosi.

Abbiamo infine toccato con mano come, rispetto a tutto questo, la ricerca teologica delle donne, il loro impegno professionale nella società e il loro impegno pastorale nelle chiese hanno da dire parole autorevoli perché significative e possono contribuire ad individuare obiettivi condivisi ed a promuovere scelte di trasformazione tanto necessaria quanto possibile.

Si tratta di andare avanti. Con lucidità e fermezza sulle strade già aperte. Anche con creatività e fantasia: ancora molte possono essere le strade da aprire, ancora molti possono essere gli impegni da prendere, le possibilità da verificare, le decisioni da prendere.

venerdì 23 giugno 2006

Europa, contro la tirannia dello smarrimento

“Una modernità che non è radicata in autentici valori umani è destinata ad esser dominata dalla tirannia dell'instabilità e dello smarrimento”. Lo ha detto oggi Benedetto XVI, nel suo discorso rivolto ai vescovi di Lituania, Lettonia ed Estonia in visita “ad limina”.

Zapatero riconosce i diritti delle scimmie

Contro l’“antropocentrismo”, di cui denunciano le origini nella filosofia greca e nella Bibbia ebraica e cristiana, gli “ecologisti profondi” chiedono alle leggi di riconoscere che l’uomo non è nulla di più di un animale fra gli altri. Una prospettiva che anni fa piaceva molto anche ai profeti del New Age, ma le cui conseguenze sono potenzialmente devastanti. E che rinnega quel primato della persona umana che risuona nelle prime pagine del libro biblico della Genesi, e che ha fondato la storia e la cultura, cristiana e laica, dell’intero Occidente.

sabato 6 maggio 2006

Barroso, dopo l'Udienza in Vaticano

Il futuro dell Istituzioni Europee, il loro processo di integrazione e consolidamento, al centro dell'udienza concessa da Benedetto XVI al Presidente della Commissione Europea, Barroso, che al termine ha dichiarato:

"I valori comuni sono la democrazia, il rispetto dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali: dal diritto alla vita al diritto alla libertà di religione, alla libertà di espressione, ai diritti della società libera. Sono questi i valori comuni. E la verità è che da sempre la Chiesa cattolica ha sostenuto l’integrazione europea. Molti dei padri fondatori d’Europa erano cattolici e oggi, nonostante le istituzioni siano laiche, la verità è che abbiamo dovuto riconoscere il contributo che il pensiero cristiano ha sempre dato all’idea europea. Dopo questo incontro con Benedetto XVI, che come cardinale ha scritto molte volte sull’Europa e che è lui stesso un europeo convinto, sono stato molto incoraggiato dalle parole di fiducia che sono state pronunciate sul futuro dell’Europa."

venerdì 5 maggio 2006

Importanti riflessioni di Papa Ratzinger

“Noi non vogliamo creare un impero di potere, ma abbiamo una cosa comunicabile alla quale va incontro un’attesa della nostra ragione. È comunicabile perché appartiene alla nostra comune natura umana e c’è un dovere di comunicare da parte di chi ha trovato un tesoro di verità e amore. La razionalità era quindi postulato e condizione del cristianesimo, che rimane un’eredità europea per confrontarci in modo pacifico e positivo, sia con l’islam, sia con le grandi religioni asiatiche”.

Per lui, dunque, il dialogo è a questo livello, cioè fondato sulla ragione. Andando oltre, egli aggiunge:

“Questa razionalità diventa pericolosa e distruttiva per la creatura umana se diventa positivista [e qui egli fa la critica all’Occidente - ndr], che riduce i grandi valori del nostro essere alla soggettività, [al relativismo] e diventa così un’amputazione della creatura umana. Non vogliamo imporre a nessuno una fede che si può accettare solo liberamente, ma come forza vivificatrice della razionalità dell’Europa essa appartiene alla nostra identità”.

Qui viene il passaggio essenziale:

“È stato detto che non dobbiamo parlare di Dio nella costituzione europea, perché non dobbiamo offendere i musulmani e i fedeli di altre religioni. È vero il contrario. Ciò che offende i musulmani e i fedeli di altre religioni non è parlare di Dio o delle nostre radici cristiane, ma piuttosto il disprezzo di Dio e del sacro che ci separa dalle altre culture e non crea una possibilità di incontro, ma esprime l’arroganza di una ragione diminuita, ridotta, che provoca reazioni fondamentaliste”.

lunedì 1 maggio 2006

Cattolici e Ortodossi per “ridare un’anima all’Europa”

Per la prima volta, un organismo della Santa Sede e il Patriarcato di Mosca organizzano insieme un incontro di cultura in Europa, che si terrà a Vienna dal 3 al 5 maggio 2006.
“Questo incontro, frutto della visita del Cardinale Poupard a Sua Santità Alessio II, Patriarca di Mosca, nel novembre 2004, è nato dalla comune preoccupazione fra i cristiani in Europa di far fronte all’attuale processo di perdita di identità del Continente, di riflettere sulle radici cristiane dell’Europa e di proporre con forza un progetto di futuro”, spiega un comunicato emesso dal Pontificio Consiglio della Cultura.
L’incontro, il cui tema è “Ridare un’anima all’Europa”, è reso possibile dal sostegno della Fondazione “Pro Oriente”. Sarà co-presieduto dal Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e da S.E. Kirill, Metropolita di Smolensk e Kaliningrad, Presidente del Dipartimento per i Rapporti Esteri del Patriarcato di Mosca.
All’incontro parteciperanno esperti di tutto il continente, laici e religiosi, scelti congiuntamente dai due organismi convocanti. I lavori saranno moderati dal Rev. P. Bernard Ardura, Segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, e dal Rev. Arciprete Vsevolod Chaplin, Vicepresidente del Dipartimento di Rapporti Esterni del Patriarcato di Mosca.

venerdì 28 aprile 2006

Valori cristiani e spirituali in Europa

La neutralità ideologica dello Stato di diritto non va confusa con la sua presunta neutralità etica, con il rischio del predominio dei più forti sui deboli e degli interessi particolari sul bene comune. Lo ha affermato il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il cardinale Renato Martino, parlando all’Accademia Diplomatica di Vienna, a conclusione di un itinerario compiuto nelle capitali di Croazia, d’Ungheria e d’Austria per la presentazione del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, pubblicato dal Dicastero. Nel discorso viennese sul tema “Religione nello spazio pubblico: libertà religiosa nella nuova Europa”, il porporato ha denunciato che anche nei Paesi democratici e liberali il diritto alla libertà religiosa non è sempre rispettato nella sostanza, ed ha riaffermato che “la libertà di religione è la garanzia primaria affinché i diritti umani non siano collocati sulla sabbia della convenzione, ma sulla roccia del fondamento trascendente”. Per questo, il rispetto da parte dello Stato, del diritto alla libertà di religione è segno del rispetto degli altri diritti fondamentali, in quanto esso è il riconoscimento implicito dell’esistenza di un ordine che supera la dimensione politica dell’esistenza.