lunedì 20 febbraio 2006

Da una nota del S.I.R.

Assassinii di massa, martirio di sacerdoti: cominciate come anti-occidentali le manifestazioni che hanno preso a pretesto le vignette dello Jyllands-Posten non tardano a degenerare come anti-cristiane. E non c’è, né ci può essere reciprocità: le manifestazioni e le violenze, che hanno scosso decine e decine di paesi non possono essere oggetto di contro-manifestazioni nei paesi pure a maggioranza cristiana. Di mezzo c’è l’essenza stessa del cristianesimo, il semplice ammonimento di Gesù a dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, ci sono secoli di storia, c’è la grande lezione che promana dal cristianesimo, che è alla base dello straordinario dinamismo dell’occidente nella sua identità cristiana. Eppure la situazione in prospettiva rischia di degenerare. Sta venendo al pettine la necessità che oggi ha l’Islam, nelle sue varie denominazioni e manifestazioni, di una chiara affermazione anti-integralista, che purifichi e faccia risplendere l’ispirazione religiosa. Il punto è: sono le democrazie occidentali in grado di prendere l’iniziativa? È il momento di reagire e reagire bene, così da condurre non allo scontro, ma allo sviluppo della civiltà. Benedetto XVI, ricevendo le credenziali del nuovo ambasciatore del Regno del Marocco, uno degli Stati più avanzati dal punto di vista del rispetto e del dialogo, ha dato alcune indicazioni, a partire da una ferma condanna dell’intolleranza e della violenza. “Per i credenti come per tutti gli uomini di buona volontà la sola via che può condurre alla pace ed alla fraternità è quella del rispetto delle convinzioni e delle pratiche religiose altrui, affinché, in modo reciproco in tutte le società, sia realmente assicurato per ciascuno l’esercizio della religione liberamente scelta”. È stato ancora una volta chiaro, il Papa, chiedendo la libertà religiosa e la reciprocità: due elementari diritti dell’uomo, gravemente misconosciuti da troppi paesi integralisti per convinzione o per calcolo. Ecco allora la sfida. La Chiesa continuerà a fare la sua parte, cioè a pagare di persona, ma anche a mettere ciascuno di fronte alle proprie responsabilità. Innanzi tutto i governanti, le leadership religiose e l’opinione pubblica dei paesi islamici, che devono uscire dalla spirale integralista. Per fare questo c’è bisogno però anche di una forte iniziativa dei paesi democratici. Per prendere finalmente l’iniziativa a loro volta i governi, le leadership e l’opinione pubblica delle democrazie occidentali e in particolare proprio di quelle europee e dell’Unione Europea, devono sbarazzarsi una volta per tutte dell’antico e sempre insinuante assioma, per cui la secolarizzazione rappresenterebbe il compimento della democrazia. È vero invece il contrario. Senza identità non si può dialogare. E oggi bisogna muoversi in fretta.

6 commenti:

Marcod'Europa ha detto...

I governi dei Paesi musulmani hanno sbagliato attribuendo prima alla Danimarca, poi all’Unione Europea, quindi all’Occidente, infine all’insieme della cristianità la responsabilità casomai soggettiva dei singoli vignettisti danesi.
Ma i governi occidentali hanno commesso un errore speculare rifiutandosi di individuare, e possibilmente sanzionare, le responsabilità soggettive di chi ha istigato all’odio, ha condannato a morte mettendo cospicue taglie sulla testa dei vignettisti, ha dato l’ordine di assaltare, incendiare, saccheggiare ambasciate e chiese.
All’opposto l’Occidente ha maturato il convincimento che l’ondata di violenza sia una reazione automatica e giustificata da parte di un blocco monolitico chiamato arbitrariamente «Islam». Di fronte al quale per paura, viltà e collusione ideologica si genuflette e chiede perdono, assumendosi la responsabilità degli atti di violenza e di terrorismo commessi dagli altri contro i beni e le vite occidentali e cristiane.
Si parla tanto di dialogo ed effettivamente il dialogo e l'incontro di 'buone volontà' è l'unica soluzione positiva; ma vogliono il dialogo i predicatori d'odio che infiammano gli animi di masse divenute incandescenti e mosse dalla violenza?

Miriam ha detto...

Caro marcod'europa, penso che il tuo nick sia collegato con Padre Marco d'Aviano, in riferimento al suo ruolo determinante, come cappellano generale, nella vittoriosa battaglia di Vienna dell'11 settembre 1683, definita da qualche storico "la madre di tutte le battaglie" perché ha chiuso il discorso militare con i turchi, desiderosi di occupare l'Europa, decretando il loro irreversibile declino militare ed economico.

Vi dice niente la coincidenza delle date: 11 settembre?

jonatan ha detto...

Ho letto un commento molto competente e equilibrato di Samir Khalil Samir, che attribuisce la drammaticità della contrapposizione e le difficoltà di dialogo al fatto che nell'educazione islamica viene privilegiata la "memorizzazione" trascurando l' "interpretazione". Il risultato è che non si sviluppa né il senso critico né la coscienza individuale, che in fondo sono conquiste dell'occidente, che però le ha portate alle estreme conseguenze

morenita ha detto...

Certo non è possibile intervenire sulle modalità di educazione di cui parla Jonatan né può esserci dialogo con chi manipola le masse per affermare il fonamentalismo. C'è da chiedersi se ci sia la consapevolezza, la volontà politica e anche la possibilità di appoggiare e far emergere la voce, al momento inesistente, dell'Islam moderato. Ma dov'è?

Mic ha detto...

E' interessante la riflessione di jonatan sulla differenza tra coscienza individuale e coscienza di gruppo, applicata ad Occidente ed Islam. Ed è vero che oggi l'individualismo è stato portato alle estreme conseguenze, creando il massimo della frammentazione sia in ambito individuale che collettivo.
Penso che la nozione di individuo priva l’uomo della personalità. L’individuo è estraneo a tutti gli altri individui, il che ha portato Max Scheler a suggerire: «[…] l’autorità coercitiva non è sufficiente a mantenere la società come unità, c’è bisogno della comunità, e la comunità comporta negli individui un sentimento vissuto di solidarietà e di amore».
E' per questo che il Papa non manca mai di sottolineare l'attenzione alla dignità della persona come unica speranza per il futuro non solo dell'Europa, ma del mondo intero.

Anonimous ha detto...

mentre noi stiamo qui a parlare in Iraq la gente muore