sabato 6 marzo 2021

Giorgia Meloni: vi racconto cos’è il comunismo.

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo l’estratto firmato da Giorgia Meloni tratto dal volume “I comunisti lo fanno meglio (... oppure no?)”. 
Il contributo del leader di Fratelli d’Italia è un’invettiva a 360° – ragionata, documentata e “vissuta” – sul dispositivo che l’ha condotta, da giovanissima militante di destra, sul fronte anti-comunista. Avere a che fare con i comunisti infatti, ancora nell’Italia di inizi anni ‘90, non era sostanzialmente così diverso dalle gesta della “peggio gioventù” che aveva incendiato l’Italia fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli Ottanta: intolleranza nei confronti delle opinioni altrui, violenza verbale e fisica, integralismo politico e moralismo a targhe alterne. Acqua passata? Esattamente il contrario. Per quanto caricaturali, infatti, i “nipoti” dei fondatori della falce e martello si sono portati dietro tutti i codici genetici dell’ideologia comunista dei loro antenati: a partire da quella lotta senza quartiere contro le identità profonde – la Nazione, la famiglia, la fede – che rappresenta oggi l’anello di congiunzione fra post-comunismo e neoliberismo. A tutto questo Giorgia Meloni ha detto «no». E ne ha fatto una ragione di vita.

Giorgia Meloni: vi racconto cos’è il comunismo.

Ho cominciato ad avere una pessima considerazione del comunismo da ragazzina, ancor prima di sapere esattamente che cosa fosse. Proprio così. Prima di conoscere nel dettaglio, grazie allo studio, quali fossero le tesi economiche marxiste e quale l’ideologia e i metodi dei regimi socialisti, già provavo una forte avversione nei confronti di bandiere rosse e pugni chiusi. Non era per pregiudizio, non ne ho mai avuto nei confronti di alcuno, ma piuttosto per come avevo imparato a conoscere quelli che si definivano comunisti. Ecco, se quelli erano una rappresentazione del comunismo, allora io ne ero ben distante. La prima impressione, è proprio il caso di dirlo, è stata quella giusta.
È stata sufficiente l’esperienza a scuola. Ai tempi delle superiori, avevo da poco varcato la soglia della sezione del Fronte della gioventù della Garbatella, il quartiere di Roma dove vivevo, spinta dalla tempesta di emozioni che mi avevano suscitato l’omicidio di Paolo Borsellino e della sua scorta da parte della mafia, quando m’imbattei in una dimensione politica ben distante da quella che avrei immaginato.

giovedì 4 marzo 2021

Popolo, élite, democrazia

La manipolazione in atto da circa un paio di secoli da parte delle elite è un dato di fatto. Ed ha sempre dato a qualcuno i suoi frutti.
POPOLO, ELITE, DEMOCRAZIA
(Post pensante, quindi pesante) 

Il “populismo” era una espressione politica manifestatasi a cavallo tra XIX e XX secolo in Russia, negli Stati Uniti d’America e in periodi relativamente più recenti in Sud America. Le prime due manifestazioni politiche fotografavano una opposizione tra una vasta porzione di popolo, agricolo, contro i poteri dominanti del tempo, tempi in cu la composizione sociale era molto semplificata. Leggermente diversa la composizione sociale in Sud America, figlia del diverso corso storico di quel continente. Papa Francesco (che è argentino), ebbe a ricordare che secondo lui, populismo era anche quello di Hitler e del suo partito-movimento che s’impose durante le convulsioni finali della Repubblica di Weimar.

mercoledì 3 marzo 2021

Due osservazioni sull'esordio dell'era Draghi

I Dpcm? Speravo in un cambio di passo.
Mi aspettavo e mi aspetto ancora che si modifichi la politica surreale delle chiusure a cena dei ristoranti che invece sono aperti a pranzo, mentre si consente che gli anziani si accalchino in file vergognose per il vaccino. Mi aspetto che si affronti il tema che poniamo da un anno dei mezzi pubblici strapieni, vero vettore di contagio, altro che le palestre. Mi aspetto trasparenza sui dati del Cts, che limitano le libertà individuali. E non è possibile continuare a calcolare i ristori in base ai codici Ateco anziché sulla perdita del fatturato.
La mia intervista al Corriere della Sera (Giorgia Meloni)

* * *

È stato quindi finalmente pubblicato il Dpcm di Draghi. Atteniamoci ai dati di fatto, invece di lanciarci in speculazioni su ciò che Draghi vorrà fare, ma non è ancora il momento, su ciò che vorrebbe fare, ma non ha ancora potuto, ecc. ecc. Dai dati di fatto ciò che emerge è la piena continuità con Conte. Le uniche novità sono peggiorative, all'insegna di maggiori restrizioni.

Perché la Lega non poteva dire no a Draghi: ora la sfida è governare restando primo partito

L’ingresso della Lega-Salvini Premier nel governo Draghi ha messo a soqquadro la politica italiana. Non molti si aspettavano una simile mossa da parte di Matteo Salvini. Tra questi sicuramente non c’erano i leader dell’ormai defunto governo giallo-rosso-rosa, e, forse, nemmeno alcuni esponenti di spicco del centro-destra. Salvini ha sparigliato, correndo un rischio non da poco. Si è appellato al motto anglosassone my country first, l’unica etichetta a cui deve appellarsi un partito che da due anni è primo nelle preferenze di voto degli italiani per compiere una scelta così controversa.
In questa legislatura si sta scontando sin dall’inizio lo sfarinamento del partito di maggioranza relativa in Parlamento, il Movimento 5 Stelle, e l’assurgere della Lega come nuovo baricentro del sistema politico italiano. Una novità che è stata suggellata dalle elezioni europee, dalle regionali – la Lega e il centrodestra governano 14 regioni su 20, come ha ricordato lo stesso Salvini uscendo dal Quirinale – e da tutti i sondaggi di opinione che continuano a premiare il Carroccio. Poteva il primo partito italiano restare fuori dal governo Draghi, dalla stesura del Recovery Fund, da un momento epocale per la vita pubblica italiana determinato dalla pandemia e dal successivo piano vaccini? La risposta è semplice: no.

martedì 23 febbraio 2021

Geopolitica di Draghi

In linea generale, con Draghi mi atterrei al suo stesso invito a chiusura della replica al Senato (o alla Camera?) al voto di fiducia in cui ringraziava per gli attestati di stima, ma invitava a verificarli nei fatti. Aspetterei quindi i fatti, visto che è uomo di poche parole. Ma appena posto il principio, vorrei infrangerlo con una congettura informata, a proposito di un possibile intento di politica estera.
Il giornalista di Repubblica che segue l’incontro preparatorio al G7 che si terrà in Cornovaglia prossimo giugno, da un paio di giorni, fa balenare una sorta di possibile “special relation” tra Johnson e Draghi. Biden, Suga (JAP) e lo stesso Draghi sono nuovi. Merkel scade a settembre e Macron chissà se verrà rieletto al 2022. La riunione finale del G20 ad ottobre, ha la doppia presidenza UK-Italia.

lunedì 22 febbraio 2021

LE VERE INTENZIONI DI DRAGHI ▷ “È tutto scritto nel report del G30: per le micro imprese italiane sarà la fine”

La lista di cose da fare per questo nuovo governo ruota attorno a due concetti chiave in questo preciso momento storico: salute ed economia. E se da un lato, con la conferma del Ministro Speranza, la parte sanitaria pare proseguire in continuità con la linea adottata dal Governo precedente, sul piano economico il Paese sembra andare in contro a una brusca sterzata.
A dirlo, prima ancora del programma di governo, sarebbe secondo il Prof. Valerio Malvezzi un documento pubblicato a dicembre 2020 e redatto con la direzione proprio del nuovo Premier: Mario Draghi.
Stiamo parlando del report del Group of Thirty o G30, di cui Draghi è membro onorario, che porta il titolo di ‘Reviving and Restructuring the Corporate Sector Post-Covid: Designing Public Policy Interventions‘, cioè ‘Rilancio e ristrutturazione del settore aziendale Post-Covid – Progettazione di interventi di politica pubblica’. Un documento che contiene le linee guida che i politici di tutto il mondo dovrebbero seguire per uscire dalla crisi scatenata dal Covid-19 secondo, appunto il G30, cioè un gruppo formato da banchieri ed esperti della finanza mondiale.

domenica 21 febbraio 2021

Orlando e Garavaglia: due ministri e un messaggio in codice

Pensavate ci fosse qualcosa di peggio di andare a votare partiti orgogliosamente populisti e sovranisti nel 2018 e ritrovarsi poi Draghi al Governo nel 2021? E invece c’è. Per capirlo, però, bisogna fare un passo indietro e rendersi conto di come l’attuale situazione politica italiana sia davvero qualcosa di impensabile, e indicibile, se vista con gli occhi di tre anni fa. Dalle urne erano usciti vincitori, su tutti, Lega e 5 Stelle. I quali – per quanto lontani e talora antitetici – venivano entrambi da anni di campagne contro il dominio dei mercati, contro l’establishment, contro l’euro. Cioè – a sintetizzare in due parole e in una persona – contro Mario Draghi e tutto ciò che rappresenta.

Ecco, se qualcuno, in allora, avesse pronosticato che ci sarebbe stato Draghi premier con l’appoggio dei grillini, dei leghisti e dei piddini gli avrebbero minimo minimo fatto un TSO. E invece c’è. Ma andiamo oltre, e avanti. Cosa dimostra l’operazione Draghi? Per chi riesca a smettere i panni del tifoso di qualsiasi schieramento, esprime una cosa sola: la geometrica potenza dell’establishment, dei mercati e della finanza. I quali sono così sicuri della propria invulnerabilità da poter ricavare “qualsiasi” risultato da qualunque esito elettorale. Ecco il primo messaggio ai riottosi: siete patetici, alla fine vinciamo noi, e ve lo dimostriamo facendo una bella torta europeista con le vostre scadenti uova sovraniste. Insomma, una sfacciata (perculante, addirittura) esibizione di spocchia.

martedì 16 febbraio 2021

La Tassonomia europea, ovvero la “bolla speculativa verde”

Ancora pretesti ecologici per azzerare prima l'industria occidentale, poi la proprietà privata...
Sviluppo sostenibile o bolla speculativa verde? 
Lo scorso dicembre, quando la Commissione UE ha presentato la bozza della “Tassonomia”, cioè la classificazione delle attività economiche, dei prodotti e dei materiali in base alla loro impronta di CO2, persino tra i sostenitori delle politiche per il clima se ne è cominciato a capire la natura distruttiva. Il rapporto di 233 pagine è un manifesto per la deindustrializzazione, cosa non sorprendente, considerando che è stato preparato dall’industria finanziaria. Infatti, il Gruppo Tecnico di Esperti di Finanza Sostenibile che lo ha stilato è composto da istituti finanziari, NGO e altri organismi dediti alla creazione di una nuova bolla finanziaria, attraverso il dirottamento di centinaia di miliardi di fondi dagli investimenti produttivi a quelli improduttivi (qui).
Fortunatamente, alcuni governi stanno aprendo gli occhi, almeno su alcuni aspetti della transizione verde, tanto che la Commissione UE ha dovuto rinviare la pubblicazione della tassonomia a causa dell’opposizione di dieci stati membri. Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia hanno infatti firmato un documento in cui si respinge l’esclusione del gas naturale dalla lista dei “combustibili di transizione”, chiedendo “la possibilità di usare l’idrogeno prodotto da varie fonti energetiche”.

lunedì 15 febbraio 2021

Meloni: "Il governo Draghi è la morte della democrazia". Intervista

Fratelli d'Italia ha convocato alle 18 la Direzione Nazionale, riservata ai soli componenti e allargata ai gruppi parlamentari, che avrà come punto all'ordine del giorno relazione con la quale il presidente Giorgia Meloni proporrà che Fratelli d'Italia voti contro la fiducia al nuovo Esecutivo
Intervista di Affaritaliani.it a Giorgia Meloni prima dell'importante riunione dei vertici di Fratelli d'Italia

Che cosa non va nel governo Draghi?
"Non va innanzitutto il fatto che, di fronte al fallimento della precedente maggioranza e del tentativo di rimetterla in piedi, sia stata ancora una volta scelta la strada del Palazzo e non quella delle urne. Si doveva e si poteva votare, come fanno in tutto il mondo. Ieri ancora in Catalogna, dove peraltro i nostri fratelli di Vox hanno ottenuto un risultato storico che conferma lo stato di salute dei partiti conservatori in Europa. Poi non funziona l’idea che basti Draghi, figura certamente rispettabile, per tenere insieme quello che insieme non può stare. Un governo ammucchiata che faticherà moltissimo a dare le risposte che gli italiani attendono, come stiamo già vedendo in queste ore. Noi in Parlamento, dall’opposizione, cercheremo di sostenere i ministri di centrodestra ma sarà dura. Questo è un governo che nasce a trazione Pd, sia con i ministri politici chiamati a rappresentare le varie correnti Dem, sia con molti di quelli “tecnici” che vengono da sinistra. Altro che “governo dei migliori”...".

sabato 13 febbraio 2021

Orlando e Garavaglia: due ministri e un messaggio in codice

Pensavate ci fosse qualcosa di peggio di andare a votare partiti orgogliosamente populisti e sovranisti nel 2018 e ritrovarsi poi Draghi al Governo nel 2021? E invece c’è. Per capirlo, però, bisogna fare un passo indietro e rendersi conto di come l’attuale situazione politica italiana sia davvero qualcosa di impensabile, e indicibile, se vista con gli occhi di tre anni fa. Dalle urne erano usciti vincitori, su tutti, Lega e 5 Stelle. I quali – per quanto lontani e talora antitetici – venivano entrambi da anni di campagne contro il dominio dei mercati, contro l’establishment, contro l’euro. Cioè – a sintetizzare in due parole e in una persona – contro Mario Draghi e tutto ciò che rappresenta.
Ecco, se qualcuno, in allora, avesse pronosticato che ci sarebbe stato Draghi premier con l’appoggio dei grillini, dei leghisti e dei piddini gli avrebbero minimo minimo fatto un TSO. E invece c’è. Ma andiamo oltre, e avanti. Cosa dimostra l’operazione Draghi? Per chi riesca a smettere i panni del tifoso di qualsiasi schieramento, esprime una cosa sola: la geometrica potenza dell’establishment, dei mercati e della finanza. I quali sono così sicuri della propria invulnerabilità da poter ricavare “qualsiasi” risultato da qualunque esito elettorale. Ecco il primo messaggio ai riottosi: siete patetici, alla fine vinciamo noi, e ve lo dimostriamo facendo una bella torta europeista con le vostre scadenti uova sovraniste. Insomma, una sfacciata (perculante, addirittura) esibizione di spocchia.

domenica 7 febbraio 2021

Mario Draghi, o "l'abbraccio mortale del Loden" (Meloni unica a capirlo)

C’è un che di tenero  e di irritante al tempo stesso in questa generale fascinazione per Mario Draghi. Emerge, rugiadosa, quell’infantile propensione dell’italiano medio verso l’”Uomo competente”, (sorta di upgrade postmoderno dell’”Uomo forte”) catalizzata in una voglia di rassicurante, avvolgente lana cotta che avevamo già conosciuto con il loden di Monti e che poi si è visto quali disastri abbia prodotto.

Una propensione emotiva unita, però, a una seccante mancanza di visione strategica e di memoria storica. Infatti, oltre l’ipnotico scintillìo della “competenza”, appare imperdonabile come non si voglia approfondire al servizio di quali obiettivi questa – pur oggettiva - sia stata dedicata.

sabato 6 febbraio 2021

Dai burattini ai burattinai

Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare. In alto hanno deciso: basta Conte, arriva Draghi. Passiamo dai burattini ai burattinai. Il potere scende in campo direttamente: la gravità della situazione italiana deve essere peggiore delle più nere previsioni, e non solo per il crollo del PIL. Non riusciamo però a condividere l’entusiasmo di chi si consola per la fine del governo giallo fucsia. Pessima gente, per carità, povera patria in mano a don Fofò Bonafede, il disc jockey ministro di giustizia, a Giggino Di Maio, ministro degli esteri digiuno di storia e geografia che neppure sospetta l’esistenza della geopolitica. E che dire di un prefetto agli Interni, dell’imbarazzante signora De Micheli ai trasporti, del povero Speranza (nomen omen) alle prese con il contagio e di tutta l’improbabile brigata.

venerdì 22 gennaio 2021

Giorgia Meloni, bomba sul governo. FdI vince in tribunale contro il ministro Speranza: "Costretto a far vedere il piano anti-Covid agli italiani"

Il governo "piegato" da Fratelli d'Italia. Entro un mese il ministero della Salute diretto da Roberto Speranza dovrà trasmettere ai parlamentari meloniani Galeazzo Bignami (responsabile nazionale del Dipartimento sicurezza) e Marcello Gemmato (responsabile del Dipartimento Sanità) la copia del Piano nazionale emergenza per il contrasto al Covid. È la sentenza del Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso dei due deputati di FdI. La vicenda ha inizio il 4 agosto scorso, quanto Bignami e Gemmato presentarono al Ministero una richiesta di copia del Piano di cui aveva parlato in un'intervista giornalistica il direttore generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute. La non risposta del ministero ha portato al ricorso. Respinte l'eccezione di genericità e inammissibilità, il Tar si è concentrato sul fatto che il Ministero ha eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva, ritenendo che il documento in questione fosse solo un testo elaborato e proposto dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento, e non un Piano pandemico approvato con atto formale dal ministero della Salute. Nonostante ciò, spiegano i giudici, il ministero ha depositato il documento in giudizio. I parlamentari di FdI hanno contestato la posizione ministeriale, sostenendo che la documentazione di cui avrebbero voluto l'ostensione era il 'Piano nazionale di emergenza' di cui aveva parlato il funzionario nell'intervista.

sabato 16 gennaio 2021

Giorgia Meloni replica a Giannini. Insultata, mai insulta ma argomenta e asfalta l'interlocutore

Oggi la mia risposta a Massimo Giannini su La Stampa. Non saremo mai la destra che piace alla sinistra

Caro direttore,

con un post sui social le avevo chiesto di argomentare meglio cosa intendesse dire chiamandomi lo “sciamano d’Italia”. Mi ha risposto con un lungo editoriale confermando purtroppo la solita strategia di distorcere la verità e poi su quelle falsità costruire accuse contro i propri avversari politici.

domenica 10 gennaio 2021

Quindi ci sono morti ammazzati da pallottole buone?

Incredibile che tutti i giornali si bevano la “narrazione” di Re Biden e di Capitol Hill “santuario della democrazia” quando ci sono quattro vittime (ricordate Carlo Giuliani?)
Guardate questo video. Insieme a Ashli Babbitt, 34 anni, veterana di guerra, ci sono stati quattro morti tra i manifestanti davanti a Capitol Hill. Ma tutti zitti. Si declinano le loro generalità. Un po’ di colore. Chiusa lì. Se non ci fosse quel video sul brutale assassinio di Ashli, forse neanche si saprebbe di queste povere vittime. Un affaruccio ai margini della grande, grandissima epica narrazione intorno a Capitol Hill. “Il santuario della democrazia”.
Vi ricordate cosa successe quando la protesta di migliaia di manifestanti contro un “santuario della democrazia” – otto capi di Stato riuniti a Genova – finì con il disastro di Genova, vent’anni di processi contro la polizia, risarcimenti milionari e una piazza dedicata a Carlo Giuliani, il giovane che voleva spaccare con l’estintore la testa a un carabiniere che stava dentro la camionetta? Quale che fosse il “santuario della democrazia”, il giornalismo si ricordò che il primo “santuario” è la vita umana, non rimase indifferente e non si accontentò della “narrazione” dei potenti.

sabato 9 gennaio 2021

Usa, Giorgia Meloni: «Non accetto lezioni sulla vicenda americana». L’intervento punto per punto

Giorgia Meloni, con la consueta chiarezza e convinzione, ha illustrato il suo punto di vista in un lungo intervento pubblicato oggi dal Corriere della Sera 

Gentile direttore, 
Negli Stati Uniti sono accaduti, in queste ore, eventi clamorosi e gravissimi, culminati in una surreale irruzione nella sede del Congresso americano che ha causato diversi morti. Un quadro scioccante. Eppure per molti, in Italia, sembra tutto semplice. La tesi sostenuta, in sostanza, è: negli USA c’era un dittatore pazzo che è stato sconfitto, ora ha vinto il bene sul male ma Giorgia Meloni non ha preso sufficientemente le distanze dal mostro Trump. A volte invidio chi ragiona in modo così banale, se non altro perché a fine giornata non rischia l’emicrania per aver fatto lavorare il cervello. 

Rispondo per punti alle stupidaggini che ho letto sul mio conto. 

martedì 5 gennaio 2021

"Sarà una catastrofe, umanitaria e generazionale", dice Crepet

Tutto chiaro sugli aspetti considerati. Tuttavia si dà per scontato il rimedio costituito dal vaccino. Senza considerare le ragionevoli riserve nei confronti di una campagna dichiaratamente sperimentale e con un prodotto portatore di innovazioni bio-tecnologiche non chiare e anche inquietanti nella misura in cui non se ne conoscono gli effetti a lunga scadenza e forse anche generazionali. Mentre basterebbe garantire una maggior attenzione a cure efficaci già individuate, nonché ad una strategia sanitaria con protocolli che prevedano l'uso precoce e a domicilio di queste cure, ad evitare sia i ricoveri che possibili tragiche complicazioni. E non si capisce perché nessuno nell'agone politico e sui media ne parli con la dovuta chiarezza ed esaustività. O meglio. si capisce fin troppo bene visto che i giochi sono in mano a poteri forti  e  al sistema manipolatorio del pensiero unico, orwelliano, da cui non si riesce a svincolarsi. E viste le mutazioni antropologiche che vanno prefigurandosi.

Il disagio e la paura del prossimo cresce soprattutto nelle città. Lo psichiatra: "È una resa, questa è una parte del mondo che si sta arrendendo. A che cosa non si sa"
AGI - “Sarà una catastrofe. Umanitaria e generazionale. A pagare di più il lockdown saranno le nuove generazioni, anche per la disillusione che ormai si sta diffondendo relativa ai ritardi con cui viene somministrato il vaccino. I tempi sono destinati ad allungarsi”. Lo dice all’Agi Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, commentando le notizie quotidiane di persone rifugiate in casa, paralizzate dalla paura del contatto con gli altri, spesso incapaci di portare a termine banali faccende domestiche. Succede in Italia e in tante altre città del mondo, difficile tenere la contabilità del disagio metropolitano causato dal Covid.

martedì 29 dicembre 2020

Italiagate: il governo Conte accusato di essere responsabile della frode elettorale contro Trump

A quanto pare, non è solo la Svizzera ad aver avuto un ruolo cruciale nell’operazione di hackeraggio internazionale contro le elezioni americane.
Nell’ultimo contributo pubblicato precedentemente, l’autore e ricercatore svizzero e americano Neal Sutz ha spiegato il ruolo decisivo della Svizzera nella frode elettorale perpetrata contro Donald Trump.
La Svizzera infatti ha acquistato il codice sorgente di Scytl, il programma legato a sua volta a Dominion Voting System, la società canadese che ha legami con la famiglia Soros e i Clinton, accusata di aver spostato centinaia di migliaia di voti da Trump a Biden. La Svizzera è stata fondamentale nella frode perché era perfettamente informata dei difetti strutturali di Scytl, ma non ha avvisato in alcun modo l’amministrazione Trump del grave malfunzionamento di questo software.
Ad ogni modo, c’è un Paese che potrebbe essere persino ancora più coinvolto e considerato come diretto responsabile dell’hackeraggio nelle elezioni americane, e quel Paese sarebbe proprio l’Italia. A questo proposito, c’è una interessante e clamorosa ricostruzione fornita da Bradley Johnson, un ex agente della CIA e già a capo di una delle stazioni dell’agenzia di intelligence americana.

L’enigma dei balletti-Covid. Una ipotesi noachide.

Gli infermieri che si esibiscono in balli sono il presagio di un catastrofico crollo morale già in atto. Neanche nella Berlino post 1918. Alcuni video qui

Balletti, balletti – medici, infermiere ballano in ospedali in Italia, in Germania, e anche suore da qualche parte degli Stati Uniti.
Mi tocca far notare una cosa così banale, che me ne vergogno: queste non sono scene spontanee di cuori che piazzano i loro video su Tik Tok per il traboccare di allegria e vitalità. Non sono danze individuali improvvisate. Sono coreografie con spesso una ventina di elementi; il che significa che, per eseguirle, bisogna esercitarsi. Per ore, magari per giorni; Heather Parisi, se ancora mi legge, può darci un’idea di quanto occorre? 
A guardare due o tre di questi video, si arriva alla conclusione che questi non sono medici o infermieri, che ci raccontano travolti dall’affollamento di gravissimi pazienti in terapia intensiva. Sono ballerini professionali mandati, con le mascherine e travestiti con vestiario sanitario , a fare la loro esibizione negli ospedali. Anche le riprese sono sofisticate. Non è lo smartphone fisso del dilettante; ci sono anche riprese dall’alto che fanno apprezzare la maestria del coreografo ignoto. 

lunedì 28 dicembre 2020

Giorgia Meloni ai partiti che aderiscono a ECR Party: “Rimodellare la Ue per costruire un’alleanza di Stati nazionali che lavorano insieme”

Il messaggio del presidente dei conservatori europei: “Verità, amore e libertà saranno la risposta alla dittatura dell’ideologia politicamente corretta che minaccia la nostra civiltà” Qui il video
Amici miei, come tutti sappiamo, il 2020 è stato un anno impegnativo non solo per l’Europa ma per tutto il mondo. La nostra comunità politica ha iniziato l’anno con la scomparsa di Sir Roger Scruton, un amico di tutti noi, un gigante della cultura e del pensiero conservatore europeo. Poche settimane dopo quel triste evento, le nostre speranze sono state infrante quando ci siamo trovati ad affrontare la pandemia globale. 

Il coronavirus, arrivato a noi dalla Cina, ha sconvolto drasticamente il nostro stile di vita. Tutto, dal modo in cui ci impegniamo con le nostre famiglie, al modo in cui facciamo affari, alla politica, è cambiato. Siamo passati dal godere di un periodo di stabilità economica o, almeno, di una speranza di ripresa, all’incertezza e all’instabilità. Quest’anno ci ha messo davanti a molte sfide ma, nonostante ciò, siamo riusciti a superarle. Abbiamo abbracciato nuove tecnologie e idee, adottato nuovi modi per rimanere connessi come comunità e abbiamo continuato a trovare modi per sostenerci a vicenda. Abbiamo affrontato i problemi a testa alta. 

venerdì 11 dicembre 2020

Dietro le quinte

Proviamo a dare un veloce sguardo su cosa sta avvenendo dietro le quinte dell’ordinatore economico. Da dietro le quinte, giungono gli echi di una furibonda lotta tra modi diversi di intendere il futuro del sistema c.d. capitalistico.

Da una parte, c’è un vasto gruppo di funzionari del sistema dominante (economico, finanziario, geopolitico, politico) non da ieri preoccupati dai numerosi malfunzionamenti di quel sistema che ne determina la posizione ed il potere sociale. Costoro, hanno individuato da tempo due “distruzioni creatrici” per rivitalizzare le prospettive del sistema. La prima è una volontaria distruzione autoindotta rivedendo il ruolo delle energie carbonifere da sostituire con energie diverse, compatibili ambientalmente. La seconda è assecondare l’unico motore attivo dello sviluppo economico ovvero la conversione digital-informatica. Soggetti trasformativi dovrebbero esser le imprese non più solo legate alla logica stretta del profitto (shareholders i.e. azionisti), ma a quella larga dell’interesse condiviso (stakeholders, i.e. management, dipendenti, fornitori, territorio). Il che porta ad un nuovo patto di potere pubblico-privato, un nuovo contratto sociale ed ad un moderato sacrificio fiscale da parte del privato in favore della redistribuzione pubblica. Redistribuzione pubblica operata in investimenti e forme di sostegno dei poteri d’acquisto (vari tipi di salari di cittadinanza). Il linea generale, un sistema più inclusivo basato sull’egalitarismo delle possibilità (Rawls, Sen). 

giovedì 10 dicembre 2020

Così si sfinisce un Paese, un popolo, un sistema: l’ultima minaccia di Conte, il TSO per chi rifiuterà il vaccino

Ve l’avessero detto quarant’anni fa, quando pensavate che la vita fosse un cominciamento di gioia, non ci avreste creduto. Ma neppure ve l’avessero detto un anno fa, cadute le foglie delle illusioni, ci avreste creduto. Invece è tutto vero, è reale questo presidente del Consiglio, da nessuno eletto, che butta là, come niente fosse, la possibilità di un internamento di massa per chi non accetterà un vaccino ancora misterioso. Nel silenzio complice di un presidente della Repubblica che ormai non si sa più come percepire. Nella sudditanza collaborazionista di una classe di guitti e di pensatori deboli che si spolmonano a spiegare che un Natale senza Natale è il migliore dei Natale possibili. Come la filosofa-Liala, la Michela Marzano, quella che “l’amore è l’unica cosa che so dell’amore”. 

mercoledì 9 dicembre 2020

Tempo di impegno e responsabilità

Questo è il momento per battere forte il martello! bisogna fare nel campo politico-culturale quello che Lefebvre ha fatto nel campo liturgico e formativo per i giovani sacerdoti ... ed è una esigenza storica e profetica ... bisogna ora battere sul fondamento delle Costituzioni laiche europee. Tu sai già quanto sia diverso il sistema americano, che è già anni luce lontano dalle vere costituzioni cattoliche degli Stati. Ma quelle europee sono morte. L''Europa è a un passo dal suicidio storico colpevole, di cui renderà contro a Dio nel Giudizio eterno. Non solo l'Europa è a un passo dalla islamizzazione, dopo qualche anno di schiavitù tirannica da Euro. Ma le persone d'Europa rischiano l'inferno eterno. Tu sai cosa è una Stato. Bisogna instaurare lo Stato cattolico - combattendo un'aspra battaglia contro le attuali gerarchie e contro tutto il mondo cattolico rimbambito dalla Sindrome di Stoccolma - dopo la crisi palese e storica delle costituzioni laiche, massoniche, liberali, democratiche. Sai quello che dico. Non dobbiamo avere paura. Non siamo nl''89, non siamo in Messico o in Spagna. Non siamo in una delle tappe del martirio cattolico dell'epoca rivoluzionaria. Siamo oltre. Siamo entrati nell'epoca in cui diventa palese l'insostenibilità del laicismo del modernismo del liberalismo del democraticismo. E' palese e sta esplodendo in faccia a tutti. Siamo nella Europa in cui la morte avanza e in cui tuti ci risveglieremo dopo il Coronavirus disperati e depressi, sfiduciati e disposti a qualunque cambiale di schiavitù pur di sopravvivere a focacce e cipolle. (Rosario Del Vecchio)

venerdì 4 dicembre 2020

Polonia ed Ungheria vincono. Per pesare nella UE ci vuole un vero governo, non dei lacchè

Polonia ed Ungheria vincono. La Merkel chiede di riaprire la discussione sullo “Stato di Diritto”. Per pesare nella UE ci vuole un vero governo, non dei lacchè. Di seguito: Orban ha smascherato la dittatura dell’Europa: sentite le frasi che i media vi nascondono

Alla fine basta tenere il punto con decisione. La cancelliera tedesca, Signora Merkel, ha avvisato la Commissione ed il Parlamento che sarà necessario riaprire le discussioni sullo Stato di Diritto per superare il veto di Ungheria e Polonia sul Bilancio dell’Unione e quindi sul Recovery Fund.
Durante le contrattazioni estive la Commissione aveva introdotto una serie di fattori legati al rispetto del cosiddetto “Stato di Diritto”, elementi che, in apparenza, sembrerebbero garantire la legalità di un sistema democratico, ma che, in realtà, essendo giudicabili in modo estremamente soggettivo, venivano ad essere uno strumento intollerabile di pressione politica della Commissione sui singoli stati. Ad esempio alla Polonia viene contestata la riforma della Giustizia che ha mandato in pensione anticipata molti giudici  cresciuti sotto il regime Comunista e quindi con una visione estremamente filo-europea, ma, nello stesso tempo, la Grecia non ha nessun problema pur avendo il proprio sistema disciplinare e selettivo della magistratura completamente selezionato dal potere esecutivo. Si contesta all’Ungheria la selezione del Governatore della banca centrale quando questa carica, in tutto il mondo, è selezionata dal governo anche quando può poi agire in modo autonomo, e così via. Alla fine il problema del cosiddetto “Stato di diritto” non è altro che la lotta fra un establishment burocratico non eletto ed un potere legislativo ed esecutivo democraticamente selezionati. Il Deep State cerca sempre di tutelarsi dal popolo.

giovedì 3 dicembre 2020

La logica dei ricorsi di Trump - Paolo Pasqualucci

Torniamo ad occuparci dell'esito delle elezioni statunitensi, avendo ben chiara qual è la posta in gioco! Di seguito un lucido e interessante punto nave dell'ingarbugliata e controversa situazione della quale mancano sui media di regime chiavi di lettura obiettive. 

I media che dominano il mercato dell’informazione tendono a rappresentare la strategia processuale di Trump come cosa senza senso, il frutto dell’ostinazione di un politico incapace di accettare la sconfitta. Nello stesso tempo non entrano, a quanto sembra, nel merito. Nessuno ne sa nulla, a meno che non si informi su blog “conservatori”, come ad esempio LifeSiteNews, che però non fa parte del mainstream mediatico. Una congiura del silenzio al limite della disinformazione. Se è così sciocca, questa strategia, perché non renderne edotto il pubblico con l’illustrarne i dettagli, sì da render ancora più evidente la (supposta) vacuità di Trump? La giurisdizione delle Corti d’Appello dei singoli Stati ha finora fatto muro contro i ricorsi di Trump: perché allora perder tempo a illustrarne il merito, se i giudici dicono che è inconsistente? C’è poi il fatto macroscopico dei dati del vantaggio attribuito a Biden: 306 voti elettorali contro 232, il 51,1 % dei voti totali contro il 47,1% ossia 80.242.116 voti contro 73.966.926. 

mercoledì 2 dicembre 2020

L’ennesima task force di Conte: un mostro tecno-burocratico di dubbia legittimità, perfetto per lo scaricabarile

La complessità della struttura concepita per il Recovery Plan garantisce un’evidente diluizione delle responsabilità, l’ideale per proteggere politicamente il presidente del Consiglio. Chi sarà il responsabile, il decisore finale? I sei super manager con poteri eccezionali? Il triumvirato composto da Conte, Gualtieri e Patuanelli? Se le cose dovessero funzionare, il premier se ne prenderebbe i meriti; altrimenti, potrà sempre scaricare la responsabilità sui tecnici e i super manager. Si prepara un perfetto scaricabarile in pieno stile contiano 
Un sistema elefantiaco composto da due task force, una cabina di regia, un comitato interministeriale e sei super manager. È questa la soluzione che il governo sembra aver individuato per realizzare il Recovery Plan. Malgrado i fallimenti della scorsa primavera (chi si ricorda del piano Colao?) e gli scarsi risultati conseguiti dal sistema delle 15 task force, il premier Giuseppe Conte pare essersi deciso a costruire un mostro tecno-burocratico per vincere quella che ha definito la sfida della vita.

domenica 1 novembre 2020

Comitato congiunto Salvini Meloni Berlusconi

Fin dall’inizio della pandemia il centrodestra, che è la prima forza politica della Nazione e governa la maggioranza delle Regioni, ha anteposto l’interesse dell'Italia all’interesse politico della propria coalizione.
Per mesi abbiamo preparato proposte ed emendamenti, ma atteso invano che il governo ci convocasse in Parlamento, la sede istituzionale dove è giusto che avvenga il confronto tra maggioranza e opposizione. Ancora pochi giorni fa, ci è stata data notizia dell’ultimo Dpcm, soltanto poco tempo prima della sua comunicazione agli italiani.
L’attuale situazione sanitaria sta precipitando anche a causa delle mancate decisioni - o delle decisioni rimandate - del governo: il Paese si è presentato impreparato alla seconda ondata della pandemia che pure era ampiamente prevista e prevedibile. Oggi il governo ipotizza una “cabina di regia” con le opposizioni.
Il ravvedimento appare tardivo. Il centrodestra è sempre stato a disposizione dell'Italia, ma oggi più che mai l'unica sede nella quale discutere è il Parlamento della Repubblica italiana. Lì sono depositate le numerosissime proposte formalizzate da noi e ignorate dal governo, e lì verranno presentate le altre.
Non siamo disponibili, invece, a partecipare a operazioni di Palazzo che sembrano dettate più che da una reale volontà di collaborazione dal tentativo di voler coinvolgere l’opposizione in responsabilità gravi che derivano dall’immobilismo e dalle scelte sbagliate effettuate dal governo.

martedì 20 ottobre 2020

Il muro dell'idiozia e il senso dei confini

Articolo del 1919, ma da incorniciare.
La parola d’ordine del Cretino Planetario per farsi riconoscere e ammirare è: vogliamo ponti, non muri. Appena pronuncia la frase, il Cretino Planetario s’illumina d’incenso, crede di aver detto la Verità Suprema dell’Umanità, e un sorriso da ebete trionfale si affaccia sul suo volto. Non c’è predica, non c’è discorso istituzionale, non c’è articolo, pistolotto o messaggio pubblico, non c’è concerto musicale, film o spettacolo teatrale che non sia preceduto, seguito o farcito da questa frase obbligata. L’imbecille globale si sente con la coscienza a posto, e con un senso di superiorità morale solo pronunciando quella frase. Il cretino planetario diverge solo nella pronuncia, a seconda se è un fesso napoletano, un bobo sudamericano o un lumpa siculo. In Lombardia c’è un’espressione precisa per indicare chi si disponeva ai confini per mettersi al servizio dei nuovi arrivati, dietro ricompensa: bauscia.

lunedì 19 ottobre 2020

L’ultimatum di Trump:”arrestate Obama e Biden per lo spygate”. In arrivo il colpo definitivo al deep state?

È iniziato tutto la scorsa settimana. Trump in un tweet esplosivo annuncia di aver autorizzato la declassificazione dei documenti che riguardano due degli scandali più grandi degli ultimi anni, ignorati o minimizzati dai media ordinari. 
Sono rispettivamente i casi dello spygate, già noto come la bufala del Russiagate, e le email di Hillary Clinton che l’ex segretario di Stato ai tempi del suo mandato sotto l’amministrazione Obama ha ospitato sul suo server privato. Successivamente la Clinton cancellò dal suo computer personale ben 33mila email che contenevano informazioni vitali per la sicurezza nazionale, in quella che è stata una violazione clamorosa delle leggi federali americane. 
Ora Trump ha fatto capire chiaramente che non c’è più tempo e che è giunto il momento di fare luce su questi scandali e di portare a processo i responsabili.

mercoledì 14 ottobre 2020

Trump contro tutti. L'America (e l'Occidente) al bivio

Un estratto di Trump contro tutti. L'America (e l'Occidente) al bivio (Historica-Giubilei Regnani) di Stefano Graziosi e Daniele Scalea

Questo saggio di Stefano Graziosi e Daniele Scalea è letteralmente prezioso: merita di essere studiato con attenzione, e tenuto a portata di mano fino alle elezioni del 3 novembre. Infatti, in un panorama “informativo” tutto schiacciato da una sola parte, che non esita a descrivere Donald Trump come un mostro da abbattere, come un fantasma da esorcizzare, come una parentesi da chiudere, questo libro svolge una funzio ne essenziale: ricostruisce in modo razionale gli eventi dal 2016 a oggi; mostra le ragioni sociali profonde che determinarono l’inatteso successo di Trump; descrive la campagna ossessiva – mediatica, giudiziaria e del lo stato profondo – scatenata per quattro anni contro l’attuale inquilino della Casa Bianca; demistifica bugie e false narrazioni, pur senza nascondere errori e peculiarità caratteriali di Trump; e soprattutto mette in luce le due sfide strategiche che si preparano all’orizzonte, chiunque sia il vincitore del prossimo confronto elettorale statunitense.
Prima sfida: sul piano globale, la dittatura comunista cinese, con il suo espansionismo, il suo militarismo, la sua attitudine alla repressione della libertà non solo entro gli immensi confini nazionali, le sue pratiche commerciali scorrette, la sua capacità “acquisitiva” e di esercizio di influenza geopolitica.

lunedì 12 ottobre 2020

Il passaparola è: addomesticare i sovranisti

Ci risiamo. È ripartita la campagna per addomesticare i sovranisti, assorbirli e neutralizzarli nell’establishment, accucciarli all’ombra del potere. A partire da Capitan Salvini che vogliono trasformarlo in Capitan Findus, una specie di surgelato fritto, un tenero bastoncino di pesce. Ormai è un pendolo: prima delle elezioni, media e poteri presentano le opposizioni populiste come il peggio del peggio, si disegnano scenari terribili in caso del loro successo, ben riassunti dall’acuto Zingaretti: se foste stati al governo voi saremmo tutti morti col covid. Ammazza che lucido ed equilibrato argomentare… E nessuno dai Palazzi che gli abbia obbiettato: dai su, ora stai un po’ esagerando. 
Poi, quando è scampato il pericolo del voto ed è finita la campagna elettorale comincia l’operazione inversa: su, sovranisti, deponete le armi e gli scarponi, venite in ginocchio, fatevi mansueti come il lupo di Gubbio. La trafila di parole chiave e di raccomandazioni è ben nota: moderati, liberali, svoltate al centro, tornate in Europa, dite sì al Mes e no alla Le Pen, arrendetevi ai popolari, giocate alla playstation cioè alla rivoluzione liberale. E la prassi vuole che prima vengano fuori sui media i dissensi e i malumori interni ai populisti sovranisti, veri o presunti; poi si monti il maldipancia vero o presunto dei Giorgetti e degli Zaia, carpendo frasi al volo per costruire il teoremino della svolta. E subito dopo parte l’ondata: su, moderatevi, fate i bravi cioè gli europei, fate i buoni, cioè i centristi. Arriva l’autunno, mettetevi la maglia di lana, rientrate a capo chino nella Casa. Non vedete Di Maio come è diventato tenero e prono, alza la zampina a comando e gli diamo lo zuccherino. 

venerdì 9 ottobre 2020

In difesa delle città identitarie

Le città identitarie sono le città che hanno una loro personalità spiccata. Sono città che conservano viva l’impronta della loro storia, della loro arte, della loro tradizione civile e religiosa. Sono città che hanno un’anima, uno spirito civico, dove gli avi sono presenti e gli invisibili si palesano nella bellezza delle opere. Se la cultura è “un modo di vivere”, come sosteneva Yukio Mishima ne La difesa della cultura (ed. Idrovolante), la cultura rispecchia il modo di vivere di una città. Non solo pietre, muri e altari ma anche stile, linguaggio, relazioni di vita e costume. Di solito le città identitarie sono assediate dalle periferie anonime e uniformi che li circondano, coi loro caseggiati privi di anima e grazia, e sono insidiate al loro intero dall’incuria e dal degrado.
Resistono meglio le piccole città identitarie, fuori dai tracciati, mentre sopravvivono come relitti in piena decadenza alcuni tratti identitari nelle grandi città, sommersi tra quartieri brutti e gonfi, palazzoni tristi, luoghi malfamati, dove si dimostra il nesso mortale tra bruttura e delinquenza, tra degrado urbano e degrado umano. I centri storici, gli insediamenti preistorici, le cattedrali e le mura sono gli ultimi recinti, le estreme vestigia, che resistono strenuamente ai barbari di fuori e di dentro.

mercoledì 7 ottobre 2020

Memoria per non essere manipolati

« (…) il valore fondamentale della patria e della nazione consiste proprio nel fatto che patria e nazione sono uno spazio di memoria. Le memorie delle generazioni passate, delle loro sofferenze e sconfitte, dei loro successi, delle esperienze sofferte nelle situazioni storiche, dei valori portanti per la vita – queste memorie creano comunità e indicano ai singoli le strade della vita. Senza memoria, senza radici non può vivere né la comunità né la singola persona. La memoria ci dona le radici dalle quali prendiamo il senso della vita. Una civiltà puramente razionale e controllabile non può sopravvivere, perché priva dei criteri fondamentali della vita. I valori che vanno oltre la razionalità immediata si perdono e così l’uomo stesso diventa manipolabile. Dove non si conosce più il passato si perde anche il futuro in favore di un presente vuoto » 
(Dall’Introduzione di Joseph Ratzinger a Giovanni Paolo II, Memoria e identità, Rizzoli, 2005).

martedì 29 settembre 2020

La Meloni brilla anche in Europa: è la nuova leader dei Conservatori a Bruxelles

Per Giorgia Meloni sembrerebbe essere un momento magico. Dopo il buon risultato alle elezioni regionali, adesso la leader di Fratelli d’Italia ha ottenuto un importante riconoscimento personale anche a livello europeo.
All’unanimità il gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) ha eletto la Meloni come nuovo presidente del gruppo che, dopo le elezioni europee del maggio 2019, al momento conta ben 62 europarlamentari di cui 6 di Fratelli d’Italia. 
Giorgia Meloni così è il primo politico italiano designato a guidare un gruppo parlamentare europeo, con i Conservatori che con una nota hanno sottolineato come “la sua indicazione è stata approvata all’unanimità nella riunione del Consiglio di lunedì 28 settembre”.
Ieri ho avuto il grande onore di essere stata eletta presidente di ECR, il partito dei conservatori europei che raggruppa più di 40 partiti europei e occidentali - ha scritto l’ex ministro su Facebook - Continueremo insieme a lavorare e a batterci per un’Europa confederale di Stati liberi e sovrani, contro lo strapotere dei tecnocrati e dei burocrati”.

lunedì 28 settembre 2020

Caro Visco, ecco errori e sviste di chi invoca il Mes

La rassegna stampa di questo fine settimana lascia poco spazio a dubbi: il prestito del Mes è ormai invocato “coram populo”. Se dopo i soliti Nicola Zingaretti e Stefano Bonaccini, perfino il neopresidente della Liguria, Giovanni Toti, si spinge ad invocarlo, allora significa che la lettera di richiesta è ormai sul tavolo del ministro Roberto Gualtieri. 
Il sigillo finale a questa offensiva mediatica è stato apposto dalle parole del governatore della Banca d’Italia Vincenzo Visco che al festival dell’economia di Trento ha dichiarato – con una incredibile invasione di campo in un tema oggetto di decisione squisitamente politica – che “dal punto di vista economico il Mes dà solo vantaggi. Consente di non andare sul mercato, è a lunga scadenza, a condizioni buone e la condizionalità è solamente spendere i soldi nel settore per il quale è stato disegnato questo fondo. Non vedo gravi problemi a usarlo: l’unico — ha sottolineato — potrebbe essere quello dello stigma, ma quello stigma è legato a un cattivo utilizzo dei fondi o a una cattiva comunicazione. Mi chiedo perché uno ha paura di mostrare che utilizza bene dei fondi, anzi se lo mostra ha maggiori facilità di raccolta sul mercato a condizioni migliori di quelle che ora, pur migliorate, non sono ancora vicine a Spagna e Portogallo». la Troika non c’è, non esiste”.

giovedì 10 settembre 2020

Un piano partito da lontano

Stralci da affermazioni dell'economista banchiere francese Jacques Attali, globalista convinto, prestigioso rappresentante degli interessi della finanza sovranazionale.

Già dall'ottobre del 2008 Attali, parlando del suo libro appena uscito "La crisi, et après?", dichiarava: "Siamo lontani dalla fine del primo tempo... c'è molta ragione di credere che la recessione, la depressione ancora si aggraveranno per qualche tempo... Oggi c'è un governo mondiale assente, mentre c'è una globalizzazione del mercato non c'è una globalizzazione del diritto, i veri responsabili sono i politici che non hanno messo in atto il sistema di diritto di cui abbiamo bisogno. I responsabili poi sono i finanzieri, che si sono accaparrati l'essenziale della ricchezza... Prima di tutto negli Stati Uniti e poi su scala mondiale si è vissuto a scapito delle generazioni successive, cioè si è vissuto in base al debito... invece di ridurre il debito si è aumentato il debito... oggi ci si trova in un sistema che ancora non ha cominciato a risolvere le difficoltà fondamentali, e che cerca di uscire, di venirne a capo ma non ci riesce, perché ancora non si risolve la causa più profonda, le banche, tutte le banche del mondo oggi, tranne qualche eccezione, sono praticamente in fallimento... Innanzitutto le regole devono essere completamente mondiali, perché se c'è un buco tutti vorrebbero infilarsi in questo buco per evitare le regole. La prima regola: bisognerebbe impedire alle banche di avere un effetto di leva troppo importante. Cioè bisognerebbe dare in prestito meno per ciascun investimento, e il rapporto tra i soldi davvero investiti e i soldi dati in prestito sia minore... La seconda regola molto importante è che quando una banca fa prestiti, non deve potersi sbarazzare del prestito presso un altro al cento per cento. Cioè il rischio non può essere ceduto a qualcun altro... e infine, bisogna evitare tutti i rischi di frode fiscale, e di riciclaggio di denaro. Quindi trasparenza assoluta del sistema bancario..."

Il sultano vuole prendersi il Mare Nostrum

“Il Mediterraneo passo dopo passo”: con questa espressione il ministro turco dell’Energia, Fatih Dönmez, in un suo tweet ha annunciato che la nave di ricerca idrocarburi Oruç Reis ha poggiato i cavi sul fondo del mare per scandagliare 1750 km di fondale conteso tra Creta e Cipro.
La lotta per il potere nel Mediterraneo potrebbe spostarsi nei prossimi giorni dalla Libia alle acque orientali di questo mare, dopo che la Turchia ha iniziato nuove operazioni di prospezione con una sua nave di ricerca sismica in un’area marina contesa con i suoi acerrimi nemici, Grecia ed Egitto, in risposta a un accordo sulla demarcazione dei rispettivi confini marittimi stipulato da Atene e Il Cairo la scorsa settimana.
Nel Mediterraneo orientale è in corso una vera e propria guerra energetica tra attori regionali: non più solo tra Turchia, Grecia e Cipro, ma con la presenza di altri paesi come Egitto e Israele.

mercoledì 9 settembre 2020

La padella e la brace del referendum

Volete voi tagliare il numero dei parlamentari ed eliminare 345 indennità? Figuriamoci se gli italiani non sono d’accordo, eccetto i parenti stretti dei parlamentari e pochi altri. Sono d’accordo pure io, perché reputo così importante il ruolo di deputato o senatore che non 345 ma almeno il doppio sarebbero degni di essere mandati a casa con procedura d’urgenza e destinati ai lavori, se non forzati, quasi. Perché sono del tutto inadeguati al ruolo. Poi penso al referendum e divento più amletico. Non mi piacciono i promotori grillini del taglio e non mi piacciono nemmeno i difensori dello status quo.
I grillini vogliono tagliare i parlamentari per una ragione demagogica e una esoterica. La ragione demagogica è plateale, vistosa, quella che dicevo prima: è di grande popolarità proporre il taglio dei parlamentari, significa vincere facile. La ragione esoterica è che i 5Stelle sono emanazione di una piattaforma della setta di grillology il cui disegno è scalzare la pseudo-democrazia parlamentare sostituendola con la finta democrazia elettronica, quella della rete. Dove un piccolo campione militante e veicolato decide e designa fingendo che sia espressione del popolo sovrano. Ma la democrazia della rete è ancora più delegata, deviata e dequalificata della democrazia parlamentare.

lunedì 10 agosto 2020

L'Occidente incolpa a torto se stesso per la schiavitù dilagante in Africa e in Medio Oriente

Gli Stati Uniti hanno abolito la schiavitù 150 anni fa e hanno promosso delle politiche di tutela dei diritti delle minoranze. È il Paese che ha eletto due volte un presidente nero, Barack Obama! Eppure, un nuovo movimento sta abbattendo un monumento storico dopo l'altro, come se gli Stati Uniti stessero ancora schiavizzando gli afro-americani. A Washington, D.C., gli attivisti hanno perfino preso di mira un memoriale dell'emancipazione, raffigurante il presidente Abraham Lincoln, che pagò con la vita la liberazione degli schiavi.
Oggi, la schiavitù esiste ancora in molte parti dell'Africa e del Medio Oriente, ma l'opinione pubblica occidentale che si autoflagella è focalizzata ossessivamente solo sul passato occidentale degli odierni schiavi africani anziché sulla reale schiavitù in corso, che è viva e vegeta – e ignorata. Per gli schiavi di oggi, non ci sono manifestazioni di piazza, non c'è alcuna pressione politica internazionale e la stampa non si interessa a loro.

domenica 9 agosto 2020

Sapelli: l’intervento Usa sul governo italiano ora è inevitabile

Si accende lo scontro tra Stati Uniti e Cina, che riguarderà anche il Mediterraneo. Anche l’Italia e il suo Governo ne saranno coinvolti
Gli Usa hanno reso manifesto, alla fine di luglio di questo anno, una trasformazione del loro orientamento geopolitico che più chiara non poteva essere. A tutti è evidente il significato delle esercitazioni navali che si sono contemporaneamente svolte nell’Oceano Indiano, in cooperazione con la Marina indiana, e nello stesso tempo nel Pacifico in stretta cooperazione con la Marina giapponese. Esse sono dirette contro la Cina.
Inizia un nuovo corso della politica estera mondiale che vede gli Usa porre le basi, nello stesso tempo, sia dell’abbandono dell’unilateralismo rovinoso su cui David Calleo ha scritto anzitempo pagine antiveggenti, sia nel contempo di una nuova Guerra fredda. Essa, mentre ha la Cina come bersaglio, non potrà non portare a un inarrestabile rafforzamento dell’avvicinamento degli Usa con la Russia di Putin. L’Indo-Pacific Command, con sede nelle Hawaii, tiene sotto controllo il 52% delle acque del pianeta e più di ogni altro esempio rende manifesto il potere talassocratico (marittimo) degli Usa. Contemporaneamente, più a est, nel Mare delle Filippine, la Marina americana si è impegnata, come dicevo, in una manovra che ha visto unite la Royal Australian Navy e la Forza navale d’autodifesa giapponese. Tutto si è svolto su quel varco orientale del quadrante del Mar Cinese Meridionale che il Pentagono e ora – a quanto pare – anche il Dipartimento di Stato hanno individuato come antemurale di contenimento di Pechino. L’accordo bipartisan Usa è sancito, nonostante il durissimo confronto elettorale.

lunedì 3 agosto 2020

1000 tagliagole del jihad infiltrati in Europa

Un migliaio di mercenari e tagliagole del jihad trasferiti dai turchi in Libia per sostenere le milizie di Fayez al-Serraj si sarebbero infiltrati in Europa e in particolar modo in Italia, salpando dai porti di Tripoli, Sabratha e Zuwara, tutte zone controllate dal Gna. È quanto reso noto dal maggiore-generale Ahmed al-Mismari, portavoce del Libyan National Army del generale Khalifa Haftar.
Secondo quanto dichiarato da al-Mismari, soltanto nella giornata di martedì sarebbero 483 i “siriani” fuggiti verso le coste italiane, aggiungendo che i clandestini avrebbero addirittura utilizzato le imbarcazioni fornite al Gna per controllare le coste. L’Europa rischia così di trovarsi centinaia di tagliagole con esperienza sul campo di battaglia a piede libero sul proprio territorio, traghettati con quelle stesse barche fornite da Bruxelles all’esecutivo di al-Serraj.
Infine, il portavoce dell’Lna ha puntato il dito contro la Turchia, accusandola di avere tutto l’interesse a portare avanti e diffondere la crisi nell’area.

domenica 2 agosto 2020

Se dici Europa a cosa pensi?

Dici Europa e cosa ti viene in mente? Contabilità, solo contabilità. Dare soldi, avere soldi. Pagare debiti, avere crediti. Vedi ventisette figure che un tempo si sarebbero chiamati statisti, che in un padiglione asettico e ovattato, fuori della vita reale, stanno lì giorni e giorni a tirare sul prezzo. Con loro ci sono alti funzionari, macro-dirigenti, eurocrati. L’unione, come la divisione, è sempre sui soldi. Dici migranti e l’Europa non sa cosa rispondere, ognuno balbetta per sé. Dici crisi libica, egemonia turca, invasione cinese, repressione di Hong Kong e mille altre cose che riguardano il mondo, e l’Europa non dice, non fa, non ha mai un pensiero unitario ma solo sottopensieri subnazionali, o meglio subdolo nazionali. Dici 5G, commercio con l’est asiatico, veti americani, pandemia e ancora l’Europa non parla, ciascuno farfuglia a livello locale.

Dici famiglia e non solo coppie omo, trans e lesbiche, o dici natura, difesa della natura e non solo dell’ambiente, e l’Europa si assenta, non dice, sono fatti vostri. E peggio succede se il discorso prende una piega più alta, diciamo storica, religiosa, culturale e civile. Se dici civiltà europea ti guardano interdetti e traducono che vuoi difendere l’uomo bianco, sei suprematista, razzista, negriero. E peggiora se precisi che civiltà europea vuol dire civiltà cristiana, greca e romana. La civiltà europea è solo l’antiquariato della civiltà occidentale, ma subito devi dissociarti dalle sue nefandezze, il colonialismo e la colonizzazione culturale, l’egemonia dei suoi valori nel mondo, le crociate e le scoperte. Dunque civiltà occidentale si traduce in senso di colpa e l’Europa è l’archeologia della colpa.