domenica 23 novembre 2008

Marcello Pera, «Il cristianesimo, chance dell’Europa»

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«La mia posizione è quella del laico e liberale che si rivolge al cristianesimo per chiedergli le ragioni della speranza», di una «speranza» possibile per la nostra società, per la politica, per il mondo delle istituzioni, ed in particolare per la vecchia Europa, «la terra più scristianizzata dell'Occidente e se ne fa un vanto». Dove vivere come se nessun Dio esistesse «non sta dando i frutti promessi». Europa che al cristianesimo deve ritornare «se vuole davvero unificarsi in qualcosa che assomigli ad una nazione, una comunità morale». Nel suo nuovo libro (Mondadori), Marcello Pera si mette sulle orme di Kant, (che nella Critica della ragion pratica affermava: «La speranza comincia soltanto con la religione»), e di Benedetto Croce («Non possiamo non dirci cristiani»). Ma ancora di più segue la lezione «scientifica» dell'empirismo inglese di Locke (che scrisse La ragionevolezza del cristianesimo), dei Padri fondatori della nazione americana e di Tocqueville. E proprio a partire dallo studio dei problemi drammatici di ordine morale, politico, religioso posti dalla convivenza umana contemporanea (da quelli bioetici a quelli dell'integrazione) giunge a spingersi più in là: dal «non possiamo non dirci» al «dobbiamo dirci cristiani»
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Pera dimostra la contraddittorietà intrinseca del concetto di «multiculturalità». Affinché quello che la ragione riconosce come necessario possa accadere nella vita di ciascuno e nella storia di nazioni e popoli, ci vuole una decisione. «Alla fine, sta a noi scegliere. (...) La scelta cristiana, di darsi a Dio (credente in Cristo, ndr) o di agire velut si Christus daretur (cristiano per cultura, ndr) ha prodotto i migliori risultati. Quella scelta ha grandi vantaggi, anche nel campo dell'etica pubblica. (...) Non separeremo la moralità dalla verità, non confonderemo l'autonomia morale con la libera scelta individuale, non tratteremo gli individui, nascenti o morenti, come cose, non acconsentiremo a tutti i desideri di trasformarsi in diritti, non confineremo la ragione nei soli limiti della scienza, non ci sentiremo più soli in una società di estranei o più oppressi in uno Stato che si appropria di noi perché noi non sappiamo più orientarci da soli». Ma una simile decisione, nessuno può nasconderselo, può essere generata solo dall'incontro con un fatto che susciti una fiducia e un'attesa.Di Ratzinger, «Papa della speranza cristiana», Pera scrive: «Posso solo dire che, nonostante tutte le mie sollecitazioni interiori, questo lavoro non ci sarebbe stato se Benedetto XVI non avesse scritto e parlato e non testimoniasse ciò di cui scrive e parla». Un fatto, insomma, che mantenga «aperta» la ragione a quella possibilità che tutto (il relativismo, l'aggressività del fondamentalismo religioso, la reificazione dell'uomo) «invoca » come necessaria. Solo la speranza, di cui scrive Paolo nella Lettera agli Ebrei, colma lo iato tra la condizione percepita dalla ragione come necessaria e la realtà. È per questo che Charles Péguy, nel Portico del Mistero della seconda virtù, fa dire a Dio: «La fede che più amo è la speranza».
(© Copyright Corriere della sera, 23 novembre 2008)

lunedì 27 ottobre 2008

Lettera aperta a Benedetto XVI

Lettera aperta al Papa Benedetto XVI: "Può la Chiesa legittimare l’islam come religione e considerare Maometto un profeta?"

Appello al Santo Padre perché faccia chiarezza sulla deriva relativista e islamicamente corretta che ha portato alti prelati cattolici a legittimare l’islam come religione e a trasformare le chiese e le parrocchie in sale da preghiera e di raduno degli estremisti islamici.
autore: Magdi Cristiano Allam

A Sua Santità il Papa Benedetto XVI,
Mi rivolgo direttamente a Lei, Vicario di Cristo e Capo della Chiesa Cattolica, con deferenza da sincero credente nella fede in Gesù e da strenuo protagonista, testimone e costruttore della Civiltà cristiana, per manifestarLe la mia massima preoccupazione per la grave deriva religiosa ed etica che si è infiltrata e diffusa in seno alla Chiesa. Al punto che mentre al vertice della Chiesa taluni alti prelati e persino dei suoi stretti collaboratori sostengono apertamente e pubblicamente la legittimità dell’islam quale religione e accreditano Maometto come un profeta, alla base della Chiesa altri sacerdoti e parroci trasformano le chiese e le parrocchie in sale da preghiera e da raduno degli integralisti ed estremisti islamici che perseguono lucidamente e indefessamente la strategia di conquista del territorio e delle menti di un Occidente cristiano che, come Lei stesso l’ha definito, "odia se stesso", ideologicamente ammalato di nichilismo, materialismo, consumismo, relativismo, islamicamente corretto, buonismo, laicismo, soggettivismo giuridico, autolesionismo, indifferentismo, multiculturalismo. Si tratta di una guerra di conquista islamica che ha trasformato l’Occidente cristiano in una roccaforte dell’estremismo islamico al punto da "produrre" terroristi suicidi islamici con cittadinanza occidentale, dove la minaccia più seria non è tanto quella degli efferati tagliatori di teste che impugnano le armi, quanto quella dei subdoli tagliatori di lingue che hanno eretto la dissimulazione a precetto di fede islamica, dando vita a uno stato islamico in seno allo stato di diritto, basato su un’ampia rete di moschee e di scuole coraniche dove si predica l’odio, si inculca la fede nel cosiddetto "martirio" islamico, si pratica il lavaggio di cervello per trasformare le persone in combattenti della guerra santa islamica; di enti caritatevoli e assistenziali islamici che in cambio di aiuti materiali plagiano e sottomettono le menti; di banche islamiche che controllano fette sempre più ampie della finanza e dell’economia mondiale accreditando il diritto islamico; di veri e propri tribunali islamici che in Gran Bretagna sono già riusciti a imporre la sharia, la legge islamica, equiparata al diritto civile su questioni attinenti allo statuto personale e familiare, anche se assumono delle sentenze che violano i diritti fondamentali dell’uomo, quale la legittimazione della poligamia e la discriminazione della donna. Questi sono fatti: ci si creda o meno, piacciano o meno, ma sono fatti reali, oggettivi, innegabili. Questa conquista islamica delle menti e del territorio si è resa possibile per l’estrema fragilità interiore dell’Occidente cristiano: sono due facce della stessa medaglia. Il nostro Occidente emerge sempre più come un colosso di materialità dai piedi d’argilla perché senz’anima, in profonda crisi di valori, che tradisce la propria identità non volendo riconoscere la verità storica ed oggettiva delle radici giudaico-cristiane della propria civiltà. E’ un Occidente ideologicamente e concretamente colluso con l’avanguardia dell’esercito di conquista islamico che mira a riesumare il mito e l’utopia della "Umma", la Nazione islamica, invocando il Corano che legittima l’odio, la violenza e la morte, ed evocando il pensiero e l’azione di Maometto che ha dato l’esempio commettendo efferati crimini, come quello che lo vide personalmente partecipe della strage e della decapitazione di oltre 700 ebrei della tribù dei Banu Quraizah nel 627 alle porte di Medina.Ebbene, Sua Santità, come non ci si può rendere conto che la disponibilità, o peggio ancora la collusione con l’islam come religione, che a dispetto delle apparenze mette a repentaglio l’amore cristiano per i musulmani come persone, culmina nel rinnegare la fede nel Dio che si è fatto Uomo e nel cristianesimo che è testimonianza di Verità, Vita, Amore, Libertà e Pace? Ecco perché oggi è vitale per il bene comune della Chiesa cattolica, per l’interesse generale della Cristianità e della stessa Civiltà occidentale che Lei si pronunci in modo chiaro e vincolante per l’insieme dei fedeli sul quesito di fondo alla base di questa deleteria deriva religiosa ed etica che sta screditando la Chiesa, scardinando le certezze valoriali e identitarie dell’Occidente cristiano, trascinando al suicidio della nostra civiltà: è concepibile che la Chiesa legittimi sostanzialmente l’islam come religione spingendosi fino al punto da considerare Maometto come un profeta?Sua Santità, mi limiterò a indicarLe due recenti episodi di cui sono stato testimone. Mercoledì scorso, 15 ottobre 2008, l’arcivescovo di Brindisi, monsignor Rocco Talucci, mi ha fatto l’onore prima di accogliermi nella sede della Curia Arcivescovile verso le 17 e, mezz’ora dopo, di partecipare alla presentazione dell’autobiografia della mia conversione dall’islam al cattolicesimo "Grazie Gesù" nella Sala della Camera di Commercio di Brindisi. Ad organizzare il tutto è stata la mia cara amica Mimma Piliego, medico di base, volontaria presso il Seminario Papa Benedetto XVI e la Comunità Emmanuel, dedita al recupero dei tossicodipendenti. L’ho citata in "Grazie Gesù" come una delle testimoni di fede che mi hanno affascinato per la sua spiritualità. L’arcivescovo mi è subito parso un fine diplomatico, attento a valutare sempre i pro e i contro di ogni situazione, cercando di accontentare tutti e di non irritare nessuno. Non è esattamente il tipo di Pastore della Chiesa o più semplicemente di persona che prediligo, anche se mi sforzo di immedesimarmi nella condizione altrui per comprendere le ragioni profonde di chi trasforma l’equilibrismo esistenziale in prassi quotidiana, finendo per condizionare e determinare la stessa scelta di vita. Senonché la mia disponibilità alla comprensione delle ragioni altrui è venuta meno quando, intervenendo dopo la mia presentazione del libro, l’arcivescovo Talucci ha qualificato Maometto come "un profeta" e ha sostanzialmente legittimato l’islam come religione in quanto "espressione dell’aspirazione dell’uomo ad elevarsi a Dio". Non è assolutamente mia intenzione sollevare un caso personale nei confronti dell’arcivescovo Talucci. Perché non è affatto un caso isolato. Magari fosse così! Purtroppo è un atteggiamento diffuso in seno alla Chiesa cattolica odierna. Il secondo episodio concerne il cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Intervenendo al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini il 25 agosto 2008, nel corso di una conferenza stampa che ha preceduto l’incontro pubblico dal titolo "Le condizioni della pace", ha ripetuto la tesi da lui già sostenuta in passato, secondo cui le religioni sarebbero di per sé "fattori di pace", ma che farebbero paura a causa di "alcuni credenti" che hanno "tradito la loro fede", mentre in realtà tutte le fedi sarebbero "portatrici di un messaggio di pace e fraternità". La tesi del cardinale Tauran è che le religioni sarebbero intrinsecamente buone e che quindi lo sarebbe anche l’islam. Ne consegue che se oggi l’estremismo e il terrorismo islamico sono diventati la principale emergenza per la sicurezza e stabilità internazionale, ciò si dovrebbe imputare a una minoranza "cattiva" che interpreterebbe in modo distorto il "vero islam", mentre la maggioranza dei musulmani sarebbe "buona" nel senso di rispettosa dei diritti fondamentali e dei valori non negoziabili che sono alla base della comune civiltà dell’uomo. La realtà oggettiva, lo dico con serenità e animato da un intento costruttivo, è esattamente il contrario di ciò che immagina il cardinale Tauran. L’estremismo e il terrorismo islamico sono il frutto maturo di chi, a partire dalla sconfitta degli eserciti arabi nella guerra contro Israele del 5 giugno 1967 che ha segnato il tramonto dell’ideologia laica, socialista e guerrafondaia del panarabismo, innalzando il vessillo del panislamismo ha voluto essere sempre più aderente al dettame del Corano e al pensiero e all’azione di Maometto. La verità, dunque, è che l’estremismo e il terrorismo islamico corrispondono genuinamente al "vero islam" che è un tutt’uno con il Corano che a sua volta è considerato un tutt’uno con Allah, opera increata al pari di Dio, così come corrispondono al pensiero e all’azione di Maometto. Alla radice del male non vi è dunque una minoranza di uomini "cattivi", responsabili del degrado generale, mentre le religioni sarebbero tutte ugualmente "buone". La verità è che le religioni sono diverse, mentre gli uomini – al di là della fede e della cultura di riferimento - potrebbero essere accomunati dal rispetto di regole e di valori comuni. La verità è che il cristianesimo e l’islam sono totalmente differenti: il Dio che si è fatto uomo incarnato in Gesù, che ha condiviso la vita, la verità, l’amore e la libertà con altri uomini fino al sacrificio della propria vita, non ha nulla in comune con Allah che si è fatto testo incartato nel Corano, che s’impone sugli uomini in modo arbitrario, che ha legittimato un’ideologia e una prassi di odio, violenza e morte perseguita da Maometto e dai suoi seguaci per diffondere l’islam.La verità, lo dico sulla base dell’oggettività della realtà manifesta e della consapevolezza legata all’esperienza diretta, è che non esiste un "islam moderato", così come invece ha sostenuto lo stesso cardinale Tauran, mentre certamente ci sono dei "musulmani moderati". Sono tutti quei musulmani che, al pari di qualsiasi altra persona, rispettano i diritti fondamentali dell’uomo e quei valori che non sono negoziabili in quanto sostanziano l’essenza della nostra umanità: la sacralità della vita, la dignità della persona, la libertà di scelta.L’amara verità è che quella parte della Chiesa ammalata di relativismo e di islamicamente corretto rischia di diventare più islamica degli stessi islamici. Mi domando se la Chiesa si rende conto dell’arbitrio commesso nell’assumere la tesi del Corano creato anziché increato, al fine di consentire l’interpretazione e la contestualizzazione storica dei versetti, quindi la rappresentazione di un islam dove fede e ragione sarebbero del tutto compatibili, quando storicamente e a tutt’oggi la stragrande maggioranza dei musulmani crede in un Corano increato al pari di Allah, dove i versetti hanno un valore assoluto, universale, eterno, immodificabili? Come può la Chiesa prestarsi al gioco di chi strumentalmente e ideologicamente decontestualizza, scorpora, seleziona arbitrariamente il contenuto e il messaggio coranico, al fine di evidenziare quei versetti che estrapolati da ciò che precede e ciò che segue, consentirebbero di affermare l’esistenza di un "islam moderato"? Come può la Chiesa legittimare sostanzialmente un sedicente "islam moderato", finendo per accreditare un personaggio abietto e criminale, che non ha avuto alcuna remora a ricorrere a tutti i mezzi, compreso lo sterminio di chi non aderiva all’islam, per sottometterli alla sua mercé?Mi domando se la Chiesa si rende conto che se non afferma e non si erge a testimone dell’unicità, assolutezza, universalità ed eternità della Verità in Cristo, finisce per rendersi complice nella costruzione di un pantheon mondiale delle religioni, dove tutti ritengono che ciascuna religione sia depositaria di una parte della verità, anche se ciascuna religione si auto-attribuisce il monopolio della verità? Perché stupirsi poi del fatto che il cristianesimo, posto sullo stesso piano di una miriade di fedi e ideologie che danno le risposte più disparate ai bisogni spirituali, cessi di affascinare, persuadere e conquistare la mente e i cuori degli stessi cristiani, che disertano sempre più le chiese, che rifuggono dalla vocazione sacerdotale e più in generale che escludono la dimensione religiosa dalla propria vita? Per me il cristianesimo non è una religione "migliore" dell’islam, o la religione "completa" dal messaggio "compiuto" rispetto ad un islam considerato come una religione "incompleta" dal messaggio "incompiuto". Per me il cristianesimo è l’unica religione vera, perché è vero Gesù, il Dio che si fa uomo e che ha testimoniato in mezzo a noi uomini tramite le opere buone la verità, il fascino, la ragionevolezza e la bontà del cristianesimo. Per me l’islam che riconosce un Gesù solo umano, che pertanto condanna il cristianesimo come eresia perché crede nella divinità di Gesù e come idolatria perché crede nel dogma della Santissima Trinità, è una falsa religione, ispirata non da Dio ma dal demonio. Per me l’islam che ottemperando alle prescrizioni coraniche ed emulando le gesta di Maometto corrompe l’animo di chi si sottomette e uccide il corpo di chi si rifiuta, è una religione fisiologicamente violenta e si è rivelata storicamente aggressiva e conflittuale, del tutto incompatibile con i valori fondanti della comune civiltà umana.Proprio la mia esperienza di "musulmano moderato" che perseguiva il sogno di un "islam moderato", mi ha fatto comprendere che si può certamente essere "musulmani moderati" come persone ma che non esiste affatto un "islam moderato". Dobbiamo pertanto distinguere tra la dimensione della persona da quella dalla religione. Con i musulmani moderati, partendo dal rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e dalla condivisione dei valori non negoziabili della nostra umanità, si può dialogare e operare per favorire la civile convivenza. Ma dobbiamo affrancarci dall’errore diffuso che immagina che per poter amare i musulmani si debba amare l’islam, che per rapportarsi in modo dignitoso con i musulmani si debba attribuire pari dignità all’islam.Sua Santità Benedetto XVI, la Chiesa, il Cristianesimo e la Civiltà occidentale oggi stanno soccombendo per l’imperversare della piaga interna del nichilismo e del relativismo di chi ha perso la propria anima, sotto l’incalzare della guerra di conquista di natura aggressiva dell’estremismo e del terrorismo islamico, in aggiunta alla deriva di un mondo che si è globalizzato ispirandosi alla modernità occidentale ma solo nella sua dimensione materialista e consumista, mentre non ha affatto recepito la sua dimensione spirituale e valoriale. Finendo per avvantaggiare coloro che rincorrono una concezione materialista e consumista della vita, scevra da valori e regole, violando i diritti fondamentali dell’uomo, così come è certamente il caso della Cina e dell’India. In questo contesto assai critico e dalla prospettiva buia, Lei oggi rappresenta un faro di Verità e di Libertà per tutti i cristiani e per tutte le persone di buona volontà in Occidente e nel Mondo. Lei è una Benedizione del Cielo che mantiene in piedi la speranza nel riscatto morale e civile della Cristianità e dell’Occidente. Ci ispiriamo a Lei e confidiamo nella sua benedizione per ergerci a Costruttori della Civiltà Cristiana in grado di promuovere un Movimento di riforma etica che realizzi un’Italia, un’Europa, un Occidente e un Mondo di Fede e Ragione. Che Dio l’assista nella missione che Le ha conferito e che Dio ci accompagni nel comune cammino volto all’affermazione della Verità, all’accreditamento del bene comune e alla realizzazione dell’interesse generale dell’umanità.

mercoledì 14 maggio 2008

La legge marittima per la "governance" di Internet

Se Internet è “un oceano da navigare”, come spesso si dice, allora, serve una legislazione che lo regolamenti sul “modello di accordi internazionali come, per esempio, le leggi marittime”. È intervenuto così, oggi, il giurista Stefano Rodotà, docente all’Università La Sapienza di Roma, al convegno “Internet, informazione e democrazia” promosso dall’Unione cattolica della stampa italiana (Ucsi) presso la Sala conferenza dell’Enel. Siamo “ancora nella fase della self-regulation”. Ma, “l’idea che sia sufficiente un’auto-regolamentazione è insostenibile, contraria ad ogni evidenza di quanto accade nel web”, ha detto Rodotà. Infatti, “anche i vecchi sostenitori di una concezione libertaria di Internet riconoscono che occorre definire regole condivise per riconoscere quali comportamenti sociali su web siano accettabili e quali no”. E “queste regole – ha aggiunto Rodotà – non possono essere affidate ai soggetti che operano in una logica mercantile e di interesse”. È “un problema di democrazia”. Da qui è nato “un movimento per una Internet Bill of Rights, una Carta dei diritti per l’era digitale, alla quale sta lavorando il Parlamento europeo”. Si tratta di “un’impresa multilivello”, ha concluso il giurista, cioè, “l’applicazione di accordi generali che possono diventare operativi ove è presente un’autorità sopranazionale”.
[Fonte: SIR 14 maggio 2008]

mercoledì 13 febbraio 2008

Roma. Anno Europeo per il dialogo interculturale

Si è aperto oggi a Roma l'anno europeo per il dialogo interculturale. “Un anno necessario - afferma Jan Figel, commissario europeo per l'istruzione, la formazione, la cultura e il multilinguismo, presentando l'evento - il dialogo tra culture è una caratteristica dell’integrazione europea. Oggi l’Ue è cambiata moltissimo, i cittadini sono liberi di muoversi e in essa risuona una grande varietà di lingue”. Ma per il Commissario “abbiamo bisogno di imparare a vivere insieme. Ciò significa vivere appieno la propria identità, nel rispetto del prossimo, arricchendoci a vicenda. Arriveremo così oltre la tolleranza e verso una mescolanza di culture. Questo è il fondamento dell’anno europeo per il dialogo”. L'anno che si apre oggi in Italia, ma celebrazioni analoghe si svolgono in tutti i Paesi europei, ha un programma denso di eventi, otto di questi, i più significativi, sono contenuti nel “Progetto Mosaico” promosso dal ministero per i Beni e le Attività culturali consultabili sul sito ufficiale dell'Anno, w.dialogue2008.eu. Filo rosso che lega le iniziative, sparse in tutto il territorio nazionale, è il multiculturalismo e la diversità culturale.

lunedì 3 dicembre 2007

Le "elites" e i cittadini. Europa e democrazia partecipativa

Frank TurnerEurope infos - Comece

All'inizio di novembre, il Parlamento europeo ha organizzato un'Agorà (in greco, una piazza del mercato, un pubblico foro), a cui erano attesi circa 500 rappresentanti della società civile per discutere sul tema: "Nuovi trattati: sfide, opportunità, strumenti". L'Agorà cittadina è stata concepita per rimediare al "deficit democratico" interno all'Unione europea, offrendo così un esempio di "democrazia partecipativa". Tale concetto merita una riflessione.Gli Stati membri dell'Unione costituiscono delle "democrazie rappresentative", in cui i cittadini eleggono coloro che ritengono più atti a governare. La "democrazia rappresentativa" è generalmente opposta alla "democrazia diretta", in cui gli elettori prendono decisioni politiche specifiche invece di eleggere a tal fine delle persone idonee. Votando per i propri rappresentanti, i cittadini rinunciano al potere decisionale diretto, per esempio tramite referendum. Un referendum può sembrare "più democratico" di una decisione parlamentare, in quanto consente alla voce dei cittadini di svolgere un ruolo decisivo. Ma si tratta di un meccanismo brutale. E' evidente che in questo caso colui che formula una domanda semplice su un problema inevitabilmente complesso si trova nelle mani un potere immenso. Questa procedura priva inoltre i rappresentanti eletti della loro funzione e delle loro competenze più preziose.La democrazia rappresentativa fa alternare il dominio dei cittadini, ogni quattro o cinque anni, con il dominio prolungato degli eletti rispetto ai cittadini. Questa alternanza comporta una relazione reciproca, e non semplicemente unilaterale, tra i cittadini e i loro rappresentanti. Ma essa crea anche una struttura vuota, in cui l'impegno dei cittadini può restare latente tra un'elezione e la successiva, cosa che favorisce l'allontanamento tra la classe politica e l'insieme della popolazione. Questo allontanamento è evidente in Europa occidentale, in cui si ritiene che la "democrazia" sia di per sé giusta, ma in cui essa è trascurata.Il pericolo va nella direzione del suo stesso rimedio. La democrazia partecipativa comporta un processo continuativo, tramite il quale i singoli cittadini e le comunità possono istruire i propri rappresentanti e informarli, portandoli così a rispondere delle proprie azioni, senza tuttavia controllarli. Ai giorni nostri, i forum online permettono ai gruppi interessati di comunicare idee di grande qualità ai parlamentari, ma manca ancora una struttura complementare tramite le quali tali idee possano venire prese sul serio. Uno dei miei colleghi ama citare l'esempio incoraggiante dell'enciclopedia online Wikipedia: vi si trova non soltanto una procedura chiara per la correzione degli errori e per il controllo degli abusi, ma gli articoli di base consentono dibattiti e "forum di discussione" a margine. La ricchezza di questa combinazione evita il rischio del fondamentalismo che consisterebbe nell'accettazione dei consigli e dei giudizi altrui senza preoccuparsi della qualità del pensiero che vi è sotteso.Grazie all'Agorà cittadina, l'Unione europea riconosce la necessità di istituzionalizzare questo processo di democrazia partecipativa. Come osserva un commentatore americano, James Fishkin, " ci troviamo di fronte al problema fondamentale e ricorrente della consultazione pubblica. Se facciamo appello alle élite, abbiamo le delibere senza l'uguaglianza politica. Se facciamo direttamente appello ai cittadini, abbiamo l'eguaglianza politica ma generalmente senza delibere". Poiché non è immaginabile una situazione in cui le élite politiche siano scomparse, l'arricchimento del dibattito pubblico è l'unica soluzione plausibile per il futuro.
[Fonte: SIR Europa, dicembre 2007]

sabato 22 settembre 2007

Identità europea e dialogo interculturale

“L’Europa rischia di sprofondare in un melting pot imperfetto o di frammentarsi ancor più sul piano culturale e di allontanare così le sue istituzioni dalla società. Si pone dunque il problema – come spesso nella sua storia - di definire una identità europea sul piano delle sue dimensioni culturali e religiose, delle sue istituzioni e delle sue frontiere geografiche e politiche”. Con questa premessa é iniziato oggi all’Abbazia di Neumünster in Lussemburgo il colloquio su “Identità europea e sfide del dialogo interculturale” per iniziativa dell’Istituto di cultura italiano e dell’Istituto Werner dello stesso Lussemburgo, dalla Fondazione Schuman e dall’Istituto internazionale Maritain. Alla base del colloquio, che proseguirà domani, é la convinzione che “l’Ue malgrado i suoi limiti esprime un modello pluralista nel cui cuore si trovano la persona umana e i suoi diritti. Malgrado le sue tensioni interne, l’Europa comunitaria é consapevole del patrimonio spirituale e morale che riunisce i suoi popoli e fonda il loro destino comune”. In effetti, ha affermato Jacques Santer, presidente della Fondazione Schuman e già presidente della Commissione europea, “l’Ue non é una federazione di Stati come sono gli Usa, e la sua originalità ha bisogno oggi di un pensiero che senza rinunciare alla memoria si ponga sui nuovi sentieri della storia”.

giovedì 20 settembre 2007

Collaborazione tra cattolici e ortodossi per un'Europa migliore

“In Europa ci troviamo oggi a confrontarci con una scristianizzazione” che riguarda “la consistenza della famiglia, l’identità della persona, il venir meno di una coscienza dei doveri sociali del cristiano”, e sono tante le “questioni che potremmo affrontare con gli ortodossi a livello europeo”: lo ha detto in un’intervista al SIR mons. Antonio Mennini, nunzio apostolico presso la Federazione russa. “Ora che l’Europa si è allargata e ha incluso nazioni a maggioranza ortodossa come Romania e Bulgaria – prosegue mons. Mennini -, ci sono valori etici fondamentali che nel profondo si rifanno al cristianesimo, che possono essere difesi, ma anche integrati e riesplorati insieme”. Per il nunzio le “strade migliori” nel dialogo tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa sono “quelle dell’amore, della comprensione e della pazienza reciproca”, ma vi è anche un problema di “mancanza di mutua conoscenza”. Per questo, spiega, “il metropolita Kirill tempo fa ha proposto che “suore, sacerdoti, teologi cattolici scrivessero sulle riviste della Chiesa ortodossa” e “lo stesso avvenisse ad opera di ortodossi sulle riviste cattoliche”.

mercoledì 4 luglio 2007

Benedetto XVI: l'Europa deve tutelare la sua tradizione

Oggi l'Europa deve tutelare la sua antica tradizione e riappropriarsene, se desidera restare fedele alla sua vocazione di culla dell'umanità. La crisi attuale, comunque, ha meno a che fare con l'insistenza della modernità sulla centralità dell'uomo e delle sue ansie, che con i problemi sollevati da un "umanesimo" che pretende di edificare un regnum hominis alieno dal suo necessario fondamento ontologico. Una falsa dicotomia fra teismo e autentico umanesimo, spinta all'estrema conseguenza di creare un conflitto irrisolvibile fra diritto divino e libertà umana, ha condotto a una situazione in cui l'umanità, per tutti i suoi progressi economici e tecnici, si sente profondamente minacciata.

domenica 24 giugno 2007

Università: un nuovo umanesimo per l'Europa

L’Università “non può sfuggire alla necessità di trovare nuove risposte al problema basilare del rapporto tra etica e scienza”. Lo ha detto Renato Guarini, rettore dell’Università “La Sapienza” di Roma, salutando oggi il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, che ha presenziato all’incontro dei rettori delle Università europee, svoltosi nell’ambito dell’incontro europeo dei docenti universitari, in corso a Roma (fino a domenica, 24 giugno), sul tema: “Un nuovo umanesimo per l’Europa”. Rivolgendo un “particolare ringraziamento” al capo dello Stato per aver dimostrato “ancora una volta attenzione istituzionale e sensibilità personale verso i temi della cultura e della formazione nella cornice europea”, Guarini ha sottolineato come le Università oggi siamo “chiamate a essere protagoniste attive della costruzione dell’universalità europea basata sul valore della conoscenza”, contribuendo ad essa “attraverso la qualità della ricerca, la formazione di eccellenza e la cooperazione internazionale”. Tra le “questioni fondamentali” da affrontare, per il rettore della Sapienza, “la ricerca dell’identità dell’Europa in una visione unitaria, per costruire l’Europa della cultura; l’esigenza irrinunciabile di un’apertura totale e solidale alle tradizioni culturali diverse”.
“Sarebbe disumanizzante lasciare lo studente, con i suoi desideri infiniti, ridotti dalla tecnica, senza anche illuminare la sua intelligenza e insegnargli a gestirli con misura”. Ne è convinto il card. Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, che intervenendo oggi all’incontro dei rettori delle Università europee, organizzato nell’ambito del Convegno promosso dal Ccee su “Un nuovo umanesimo per l’Europa”, ha esortato gli atenei del nostro continente a “unire la formazione professionale a una formazione etica”. “L’Università deve dare una formazione etica proporzionata alla formazione professionale che comunque rimane il suo scopo istituzionale”, ha ammonito il porporato, secondo il quale “di fronte alla tentazione centrifuga dello studente che tende a collocare la sua anima nei mezzi di accesso al sapere, l’Università è chiamata a mostrargli che egli non si prepara a inserirsi nel mondo esterno – il mondo professionale, la società – se non formando la sua interiorità”. Di qui la necessità di una “integrazione delle conoscenze”, per scongiurare “il rischio, oggi sempre più crescente, di una specializzazione unilaterale e del crescente frazionamento delle conoscenze”.

domenica 25 marzo 2007

Benedetto XVI, 50 anni dal Trattato di Roma (COMECE)

24 marzo 2007. Il papa ha ricevuto in udienza i partecipanti al Congresso "I 50 anni dei Trattati di Roma - Valori e prospettive per l’Europa di domani", promosso dalla Commissione degli Episcopati della Comunità Europea. Uno stralcio dal discorso:
"... Da tutto ciò emerge chiaramente che non si può pensare di edificare un’autentica "casa comune" europea trascurando l’identità propria dei popoli di questo nostro Continente. Si tratta infatti di un’identità storica, culturale e morale, prima ancora che geografica, economica o politica; un’identità costituita da un insieme di valori universali, che il Cristianesimo ha contribuito a forgiare, acquisendo così un ruolo non soltanto storico, ma fondativo nei confronti dell’Europa. Tali valori, che costituiscono l’anima del Continente, devono restare nell’Europa del terzo millennio come "fermento" di civiltà. Se infatti essi dovessero venir meno, come potrebbe il "vecchio" Continente continuare a svolgere la funzione di "lievito" per il mondo intero? Se, in occasione del 50.mo dei Trattati di Roma, i Governi dell’Unione desiderano "avvicinarsi" ai loro cittadini, come potrebbero escludere un elemento essenziale dell’identità europea qual è il Cristianesimo, in cui una vasta maggioranza di loro continua ad identificarsi? Non è motivo di sorpresa che l’Europa odierna, mentre ambisce di porsi come una comunità di valori, sembri sempre più spesso contestare che ci siano valori universali ed assoluti? Questa singolare forma di "apostasia" da se stessa, prima ancora che da Dio, non la induce forse a dubitare della sua stessa identità? Si finisce in questo modo per diffondere la convinzione che la "ponderazione dei beni" sia l’unica via per il discernimento morale e che il bene comune sia sinonimo di compromesso. In realtà, se il compromesso può costituire un legittimo bilanciamento di interessi particolari diversi, si trasforma in male comune ogniqualvolta comporti accordi lesivi della natura dell’uomo. ..."

mercoledì 21 marzo 2007

Oggi è San Benedetto. "Europa attingi alla tua fonte!"

"Se oggi daremo forma all'Europa attingendo alla fonte della spiritualità benedettina, potremo essere certi che la convivenza pacifica in Europa e il modo in cui l'Europa opera nel mondo potranno essere il lievito per tutto il mondo. E allora diverrà realtà il significato del nome Benedetto: che l'Europa diventi una benedizione per questo mondo". E’ quanto afferma Anselm Grün, monaco dell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach, autore cristiano tra i più letti oggi, in una nota per SIR Europa (on line su www.agensir.it), in occasione dell’odierna festa di san Benedetto da Norcia, patrono d’Europa. "La spiritualità di Benedetto è una spiritualità terrena, che forgia questa terra, legandosi al modo in cui viviamo e lavoriamo – si legge nel testo -. Scrisse una regola per la sua comunità, una regola caratterizzata dalla saggezza e dall'amore per la persona. Esteriormente, Benedetto non ha cambiato il mondo. Ma la comunità che fondò nel mezzo di un periodo turbolento di migrazioni di popoli, divenne un fattore di stabilizzazione per il periodo del VI secolo. Si tratta innanzitutto della cultura della convivenza. Questo condusse ad un nuovo approccio con la persona in Europa, a quel riconoscimento della dignità di ciascuno e al rispetto del mistero che ogni essere umano porta dentro di sé".
"Oggi, nel mondo economico – prosegue Anselm Grün - si scorge un nuovo interesse a dirigere le persone secondo il modello guida di San Benedetto. Molti manager e imprenditori hanno scoperto che un semplice orientamento al profitto non apre la porta al futuro: ciò è possibile solo con il rispetto delle persone e la capacità di destare la vita in ciascuno". E ricordando come papa Gregorio Magno "lodava soprattutto il dono della saggezza e della misura" il monaco scrive: "nei nostri tempi in cui non solo usiamo il Creato senza alcuna misura, ma in cui anche le pretese verso noi stessi e la società sono senza misura, proprio la virtù della misura sarebbe un rimedio per le persone e per la convivenza. La spiritualità umile e allo stesso ottimista di Benedetto sarebbe un rimedio anche per i nostri tempi". Da qui l’esortazione, "se oggi daremo forma all'Europa attingendo alla fonte della spiritualità benedettina, potremo essere certi che la convivenza pacifica in Europa e il modo in cui l'Europa opera nel mondo potranno essere il lievito per tutto il mondo".
... E allora diverrà realtà il significato del nome Benedetto: che l'Europa diventi una benedizione per questo mondo.

giovedì 15 febbraio 2007

Poettering richiama le "Radici"

“L’allargamento dell’Unione europea” fino a 27 Stati, “insieme alla riunificazione della Germania, rimangono per me il miracolo di questa generazione”. Hans-Gert Poettering, eletto a gennaio presidente del Parlamento, ha rivolto questa mattina all’emiciclo di Strasburgo il suo discorso programmatico: il politico tedesco resterà in carica fino alle prossime elezioni del giugno 2009. Nell’intervento Poettering ha inserito citazioni di Delors, Bartoszewski, Schuman, Kohl; ha fatto riferimento ai cinquant’anni di integrazione comunitaria, ha rilanciato la Costituzione quale “strumento per superare i deficit attuali dell’Unione”. Ha ribadito la centralità del Parlamento nell’architettura istituzionale Ue, preannunciando una riforma dell’organizzazione interna. Ma il presidente si è soffermato anche sulla “necessità di rispondere, insieme, alle sfide della globalizzazione”, di “riscoprire le radici dell’Europa e i suoi valori”, per poterli “testimoniare” e “condividere” con il resto del mondo. “Le nostre radici risiedono nella filosofia greca, nel diritto romano e nella tradizione giudaico-cristiana”, ha affermato; esse hanno modellato l’Europa di oggi, che “è un continente multiculturale e multireligioso”.

venerdì 8 dicembre 2006

Nuova linfa alle radici cristiane dell'Europa

ROMA – L’omaggio del papa alla Madonna, l’incontro con i romani e un appello perché dalle antiche radici cristiane sappiano i popoli trarre nuova linfa per costruire il loro presente e il loro futuro": pomeriggio a piazza di Spagna per Benedetto XVI, che ha rinnovato una tradizione che va avanti dal 1953. Il papa è arrivato ai piedi della Colonna dell’Immacolata, nei pressi di una delle più celebri piazze romane, per pregare di fronte alla statua in bronzo della Madonna istallata nel 1856, in ricordo del dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato da Pio IX nel 1854.

"Vergine piena di grazia - ha pregato il papa – mostraTi Madre tenera e premurosa per gli abitanti di questa tua città, perchè l'autentico spirito evangelico ne animi ed orienti i comportamenti; mostraTi Madre e vigile custode per l'Italia e per l'Europa, affinché dalle antiche radici cristiane sappiano i popoli trarre nuova linfa per costruire il loro presente e il loro futuro; mostraTi Madre provvida e misericordiosa per il mondo intero, perché, nel rispetto dell'umana dignità e nel ripudio di ogni forma di violenza e di sfruttamento, vengano poste basi salde per la civiltà dell'amore". "MostraTi Madre - ha continuato invocato ancora Benedetto XVI - specialmente per quanti ne hanno maggiormente bisogno: per gli indifesi, per gli emarginati e gli esclusi, per le vittime di una società che troppo spesso sacrifica l'uomo ad altri scopi e interessi. Dacci il coraggio di dire no agli inganni del potere, del denaro, del piacere; ai guadagni disonesti, alla corruzione e all'ipocrisia, all'egoismo e alla violenza”.

sabato 11 novembre 2006

Dal discorso del Papa ai Vescovi svizzeri

[...] D'altra parte si tratta, come il vescovo Grab ha già detto, di renderci garanti dei valori portanti, essenziali e che provengono da Dio della nostra società. Qui abbiamo noi tutti insieme, protestanti, cattolici ed ortodossi, un grande compito. Ed io sono felice che la coscienza di ciò cresca. In oriente è la Chiesa in Grecia che, sebbene qualche volta abbia rapporti difficili coi latini, tuttavia sempre più chiaramente dice: in Europa possiamo realizzare il nostro compito solo se noi ci impegnamo a favore della grande eredità cristiana. Anche la Chiesa in Russia vede ciò sempre più, e anche ne sono coscienti i nostri amici protestanti. Penso, se impariamo ad agire gli uni con gli altri in questo campo, allora possiamo anche qui realizzare un buon pezzo di unità, dove la piena unità teologica e sacramentale ancora non è possibile. [...]
Città del Vaticano, 7 novembre 2006

lunedì 30 ottobre 2006

Rivalutiamo il latino e il greco

Città del Vaticano, 30 ott. (Apcom) - "Nonostante le deludenti politiche scolastiche adottate in questo settore negli ultimi decenni occorre ribadire con forza, e a tutti i livelli istituzionali, l'importanza delle lingue classiche per una cultura che è alla base non solo dell'Europa presente e futura e di Paesi che risentono di queste radici culturali, ma che, in ultima analisi, rappresenta un patrimonio culturale per l'intera umanità": a partire da questa considerazione, il Pontificio comitato di scienze storiche ha deciso di promuovere un "premio giornalistico" per articoli su quotidiani o periodici dedicati ad "attualità e significato delle lingue classiche per lo sviluppo scientifico e culturale"; "importanza delle lingue classiche sul piano pedagogico"; "politiche sviluppate dagli Stati al fine di favorire lo studio delle lingue classiche".

Se non si corre ai ripari, spiega il dicastero vaticano in una nota diffusa oggi dalla sala stampa vaticana, si rischia il "decadimento della ricerca seria in quei settori". A questo fine, la Santa Sede ha deciso di incoraggiare lo studio di latino e greco non solo in ambito accademico e scolastico, "ma anche nell'ambito piu' vasto dell'opinione pubblica".

martedì 10 ottobre 2006

Un "ricco patrimonio" che non risiede solo nel passato

“Ogni persona che rivendica questa eredità deve mantenerla viva, per oggi e per domani. Poiché abbiamo viva coscienza di essere gli ereditieri di un ricco patrimonio religioso, dobbiamo farlo fruttificare in quanto esso non risiede solo nel passato ma determina anche la nostra visione dell’avvenire e dei rapporti tra gli uomini. Non possiamo, tuttavia, invocare questa eredità senza assumerne i paradossi. Ad esempio, siamo chiamati a non riservare la nostra sollecitudine solo a chi é del nostro popolo ma a offrirla a tutti”. È un appello alla responsabilità dei cristiani nella “storia europea da scrivere” quello che mons. Hyppolite Simon, arcivescovo di Clermont Ferrand e membro della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), ha rivolto questa mattina al seminario di studio sui 50 anni del Trattato di Roma: "Quali valori perl'Europa?" in corso nella stessa Clermont Ferrand. Sui temi della responsabilità, del progetto e dell’impegno per l’Europa, si concentreranno fino all’11 ottobre la riflessione e la proposta degli esperti di diversi Paesi europei affiancati da oltre 250 giovani. Nelle prossime giornate interverranno, tra gli altri, Michel Dumoulin (Università di Lovanio), Hans Jürgen Küsters (Università di Bonn), Bino Olivi (già portavoce della Commissione europea - Università di Roma), Jean-Dominique Durand (Università di Lione), Michel Camdessus (Settimane Sociali di Francia).

sabato 30 settembre 2006

Islam violento, Europa codarda

[...]
Di fronte alle richieste dei musulmani, in occidente si sceglie la rinuncia ad affermare i diritti umani, in nome della cultura, della pazienza, del buonismo, della multiculturalità… In realtà si sta perdendo la coscienza di cosa sia l’identità europea e il suo valore. Manca anche un minimo di fierezza. In genere, fra i francesi, gli italiani, i tedeschi, si diffonde un dubbio sull’identità europea, una reticenza, una vergogna.
Invece, proprio noi africani e asiatici riconosciamo in voi europei un fondo comune, che il papa stesso ha fatto emergere parlando dell’ellenismo, del cristianesimo, dell’illuminismo… Occorre riprendere coscienza dell’identità europea, che ha alla base il cristianesimo come collante, senza rigettare niente del Rinascimento e dell’illuminismo, ma purificando tutto (cristianesimo compreso). E occorre anche essere fieri di quest’identità.
L’Europa ha portato al mondo dei valori assolutamente unici: la persona umana, l’uguaglianza, i diritti umani, la libertà, la democrazia, l’ecologia, un rapporto non violento con la natura (anche sotto l’influsso dell’India)... Sono delle acquisizioni servite anche a Gandhi e ad altre culture mondiali.
Il discorso del papa a Regensburg era anche un suggerimento a far rinascere la coscienza europea ed aprirla a un dialogo universale. Mettendo in luce i due pilastri - la religione senza violenza e l’integrazione fra fede e ragione – Benedetto XVI ha lanciato un vero programma per il mondo del terzo millennio: riflettere tutti insieme sulla violenza e la non-violenza, in particolare nel suo rapporto alle religioni e ideologie; riflettere insieme sulla rilettura dei nostri testi sacri, per darne un’interpretazione degna di Dio e dell’Uomo; riflettere insieme sui progetti per una società più equa e più umana; sulla libertà, i suoi meriti e i suoi limiti; sulla secolarizzazione e la sana laicità; sulle culture e il multiculturalismo; etc. Ecco alcuni dei temi suggeriti dal Papa nel suo discorso di Regensburg, per un dialogo sincero e autentico.
[Tratto da un articolo di Samir Khalil Samir, 30 settembre 2006]

giovedì 28 settembre 2006

Svegliati, Europa!

“Di fronte alle folle minacciose delle capitali islamiche l’Europa è apparsa incerta e timida. È giunto il momento di preparare una risposta della ragione, capace di convincere ed unire, ma anche di svegliare”. Lo afferma il vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini, in un suo intervento che uscirà domani sul quotidiano “Avvenire”. “Dobbiamo saper guardare alle religioni come a spazi privilegiati di importanti esperienze individuali e collettive di cui è difficile fare a meno”, si legge nel testo di cui il quotidiano fornisce un’anticipazione. “L’Europa ha fin qui scelto più che il silenzio il silenziatore della religiosità, salvo la tiepida difesa dall’antisemitismo o più recentemente dall’islamfobia”. “Il tema delle radici cristiane – prosegue Frattini – rappresenta oggi una triplice sfida: della nostra identità europea, di un universo religioso che ritorna, di un cristianesimo che, nel porre il tema della libertà come via del dialogo, è parte del nostro futuro”. Info: www.avvenire.it

giovedì 14 settembre 2006

Da Ratisbona

Nella Lectio Magistralis tenuta il 12 settembre preso l'Università di Ratisbona, Benedetto XVI ha ricordato le origini dell’Europa: l’incontro tra Cristianesimo e pensiero greco, arricchito dal patrimonio di Roma. “Lo scambio tra fede biblica e pensiero greco – ha precisato – è un dato di importanza decisiva non solo dal punto di vista della storia delle religioni, ma anche da quello della storia universale. Considerato questo incontro – ha aggiunto Papa Ratzinger –, non è sorprendente che il cristianesimo, nonostante la sua origine e qualche suo sviluppo importante nell’Oriente, abbia infine trovato la sua impronta storicamente decisiva in Europa”.
Il cristianesimo nascente ha felicemente incontrato la visione della legge naturale nel mondo greco-romano, parallela a quella già esistente nel mondo ebraico, coniugando il Logos con la Rivelazione e la Venuta del Signore Gesù.
Negarlo è assurdo: più che antireligioso, è antistorico. I primi cristiani, a partire da Giustino martire, nel II secolo, sostenevano proprio questo: noi seguiamo la retta ragione, la razionalità della fede perché esiste una ragione capace di non ridurre tutto l'uomo alla scienza e alla tecnica e ad aprirgli orizzonti di 'vera' libertà.

sabato 9 settembre 2006

Turchia e UE. Ambasciatore serbo presso la Santa Sede: "Non fare troppe concessioni"

“Non dobbiamo sottovalutare il fatto che per la prima volta dopo Ataturk oggi la Turchia ha un governo islamista. Con molta intelligenza loro vogliono essere europei, ma i loro comportamenti e le politiche di normalizzazione ci devono mettere in guardia dall’essere indulgenti e fare troppe concessioni”. Così Darko Tanasković, ambasciatore della Serbia presso la Santa sede, ha commentato oggi a Gazzada (Varese) l’iniziativa delle autorità turche di rimaneggiare alcuni noti racconti, come le avventure di Pinocchio. “Si tratta di una falsificazione fatta in nome della verità – ha aggiunto il diplomatico a margine della settimana europea sulla Storia religiosa dell’Islam nei Balcani, organizzata dalla Fondazione ambrosiana Paolo VI e dall’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano -. Però questa presunta verità altro non è che quella di cui si credono gli unici detentori, e in nome della quale pensano di essere legittimati ad intervenire senza remora alcuna anche in ambiti come la cultura e l’arte”.